Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


MONDOVI'

(2a, 9a, 10a, 11a e 114a Compagnia)

 

anno 1915

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Anno 1915

Dalla sede di pace, il battaglione è inviato, fin dall'agosto 1914, a Chiusaforte.
All'inizio delle ostilità il comando è a Pietratagliata e le compagnie sono distaccate a Ponte del Cristo, fondo val Fella, Stauli Buric, S. Rocco, M. Slenza, Casere alta e bassa di Slenza; l'11a sul M. Kila, a disposizione del "Val d'Ellero". Alla dipendenza del settore valle Fella (Zona Carnia), il "Mondovì" ha il compito di impedire qualsiasi azione dell'avversario lungo la rotabile del fondo valle e di dare protezione alle artiglierie di grosso calibro destinate a prendere posizione.
Il 1° giugno, la 114a compagnia si porta a Casera la Valle e distacca i suoi plotoni nelle località: La Veneziana, Termine 10, Ankalter Sattel, M. Piccolo.
Dal 25 agosto, il comando del settore è assunto dalla 24a divisione. Gli alpini del "Mondovì" provvedono alla sorveglianza delle linee, all'invio di pattuglie per mantenere il contatto con il nemico, e, con opportuni lavori, migliorano l'efficienza delle posizioni.
Il 25 settembre, il comando del battaglione si sposta a Casera Poccet, per assumere quello di un nucleo di truppe composto dalla 9a, 114a compagnia alpina e 9a del 3° fanteria. La 10a è sempre a Casera alta di Slenza.
Nei giorni 18, 19, 20 e 23 ottobre vengono svolte, a mezzo di pattuglie, che si portano fin sotto le linee del nemico, alcune azioni dimostrative in concorso ai riparti che operano nella valle dell'Isonzo.
Fino al termine dell'anno le compagnie si avvicendano nelle posizioni.
L'11a da M. Killa, dopo vari spostamenti, il 26 luglio si trasferisce a M. Uplanjah e distacca un plotone a M. Guarda.
All'inizio delle operazioni del IV corpo d'armata nella conca di Plezzo, il 14 agosto l'11a, in rinforzo al "Val d'Ellero" ("colonna Giardina"), occupa Gozdica Planina. Compiuto dalle altre truppe un primo sbalzo, l'azione ha una sosta, durante la quale vengono rafforzate le posizioni raggiunte. Il 23 viene ripresa l'offensiva tendente all'occupazione del M. Rombon; il "Val d'Ellero", la 11a compagnia ed il "battaglione Bes" ("colonna Giardina") hanno il compito di conquistare il M. Rombon e il M. Cukla. All'alba il "Bes", dopo aver catturato un posto avanzato austriaco, attacca di sorpresa ed occupa M. Cukla; l'11a compagnia, in concorso al "Val d'Ellero", conquista Goricica Planina. Respinti violenti contrattacchi nemici nella giornata del 24, i riparti, sistemate le nuove linee, provvedono ai preparativi per la ripresa dell'azione.
Nella notte sul 27 si inizia il nuovo attacco; l'11a è di riserva, con il compito d'intercettare il sentiero tra il fondo valle e la cima di M. Rombon. A causa però delle grandi difficoltà del terreno e del violento tiro del nemico, l'azione viene sospesa ed i battaglioni "Bes" e Val d'Ellero tornano sulle posizioni di partenza.
Per ricostituire i riparti maggiormente provati, giungono rinforzi ed il 1° settembre, l'11a, unitamente alla 2a ed all'80a, forma il battaglione speciale "Piazza", restando nella posizione a cavaliere del sentiero che da Goricica Planina va al M. Rombon.
Per l'occupazione di detto monte viene formato un nucleo di truppe alpine, i battaglioni "Bes", "Piazza" e Val d'Ellero. Ripresa l'offensiva, l'11 settembre, mentre la 1a compagnia (battaglione "Bes") occupa q. 2105, l'11a riesce con rapida puntata ad avvicinarsi alle difese nemiche; ma gli altri riparti, in seguito alla violenta reazione avversaria, non possono raggiungere l'obiettivo.
Il mattino seguente si riprende l'avanzata, però, gli sforzi non sono coronati da successo; ridotte di numero per le gravi perdite, le compagnie si rafforzano sul costone antistante Planina Rob.
L'11a, ridotta negli effettivi, viene ritirata dalla prima linea. Il 16, è nuovamente chiamata in trincea per svolgere un'azione dimostrativa tendente a trattenere sulla propria fronte il nemico, mentre altre truppe operano contro il Javorcek.
La compagnia, fino al 19 novembre, resta a difesa delle posizioni di prima linea, sempre alla dipendenza del battaglione "Piazza"; in detto giorno, sostituita da riparti del "Bassano", si porta a M. Cukla, per lavori, il 27 a Pluzne.

Il 2 dicembre si trasferisce a Prato di Resia, il 7 a Chiusaforte, ove provvede al suo riordinamento. Il 23 raggiunge il battaglione a M. Poccet.

 

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Anno 1916

Il nuovo anno trova il "Mondovì" nelle posizioni del sottosettore alto Fella, ove trascorre tutto l'inverno. Il freddo è intenso e numerose valanghe distruggono trincee e baraccamenti, obbligando gli alpini ad un continuo lavoro di riattamento. Nonostante l'inclemenza del clima, ardite pattuglie si portano sovente presso le prime linee nemiche per disturbare i lavori di rafforzamento.
Nei primi giorni di marzo, il comandante del battaglione assume il comando del fronte M. Piccolo. Il 24, la 24a divisione prende il nominativo di 36a. Il 31 la 114a compagnia, pur restando nelle trincee di M. Piccolo, è assegnata al "M. Clapier" e l'11 aprile, lascia la prima linea, per raggiungere il nuovo battaglione a Dogna.
Il 21 il "Mondovì" è assegnato al 7° gruppo alpini.

Per tutto l'anno, nella zona non si hanno operazioni offensive. Le nostre opere di difesa sono solide e l'attività bellica dei riparti si limita all'invio di pattuglie, talvolta a scopo dimostrativo (29 giugno e 16 luglio), che si spingono fino alle località di Pontafel e di Leopoldskirchen, venendo sovente a contatto di nuclei nemici. L'attività di dette pattuglie non scema col sopraggiungere del nuovo inverno. Le nevi, che cadono abbondantemente, rendono disagiata la condizione dei riparti; le frequenti tormente e valanghe interrompono le comunicazioni, ostacolano i rifornimenti, che debbono effettuarsi a spalla d'uomo, e costringono gli alpini ad un lavoro intenso e snervante.

 

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Anno 1917

Il "Mondovì", trascorso il mese di gennaio senza notevoli avvenimenti, il 24 febbraio, sostituito dal "M. Canin", si porta a Dogna. Il 5 marzo, cessa di appartenere al 7° gruppo ed inizia la marcia per trasferirsi a Nimis, dove è raggiunto dalla 2a compagnia, che, assegnata al battaglione il 5 dicembre 1916, è rimasta dislocata in valle Aupa.
Il 7, passa a far parte del 2° gruppo alpini (comando dei gruppi 1° e 2°), 52a divisione.
Dopo un breve periodo di riordinamento e di istruzioni, il gruppo si reca sull'altopiano dei Sette Comuni ed il "Mondovì", il 22 marzo, parte per Primolano, poi per Tombal si trasferisce a Malga Fossetta, ove giunge il 24; la 2a compagnia si porta ad Osteria alla Barricata.
I riparti sono adibiti alla sistemazione delle linee di difesa della zona Castelloni di S. Marco.
Il 15 maggio il battaglione accampa in val Gozzo, ove si è già portato la 10a compagnia, continuando ad essere impegnato per la predetta sistemazione.
Gli alpini, oltre ad attendere ai consueti lavori, svolgono intense istruzioni atte a completare la loro efficienza bellica, in vista delle operazioni che deve svolgere la divisione.
Concretata l'azione contro il M. Ortigara, i battaglioni del 2° gruppo, che fanno parte della colonna di sinistra, hanno per obiettivo immediato la conquista delle difese nemiche del costone Ponari, del fondo valle Agnella, del saliente di Corno della Segala e degli elementi antistanti alla linea di M. Campigoletti. Il "Mondovì" ed il "Vestone" fanno parte della prima ondata. All'alba dell'8 giugno, il battaglione si trasferisce nelle trincee di Busa della Segala, pronto a scattare al primo cenno, ma a causa della fitta nebbia, che impedisce il tiro delle artiglierie, l'azione è ritardata.
Il giorno 10, dopo un lungo e violento bombardamento, si sferra l'attacco; il "Mondovì", sulla sinistra, punta su M. Campigoletti. Con un'azione di sorpresa, la 10a compagnia occupa la posizione avanzata di Corno della Segala, denominata "Groviglio", le altre si lanciano verso l'obiettivo, rincalzate da riparti del "Ceva" e, protette dalla nebbia, riescono a portarsi sotto le difese passive del nemico. Mentre si cerca di superare in ogni modo i reticolati, la nebbia si dirada mettendo allo scoperto gli attaccanti, continuando, però, ad avvolgere il terreno, ove sono postate le artiglierie, ne paralizza l'azione. Il nemico ne approfitta per intensificare il proprio fuoco, che mette fuori combattimento un rilevante numero di alpini.
Il "Mondovì" subisce forti perdite, fra cui il comandante e l'ufficiale che lo ha sostituito.
Per evitare inutili sacrifici di vite, viene dato l'ordine di ripiegare, e, mentre altri riparti restano sulla linea raggiunta nelle vicinanze delle difese nemiche, il battaglione, lasciata la 10a compagnia al "Groviglio", si porta nelle trincee di Busa della Segala. Le perdite della giornata ammontano a 22 ufficiali e 458 militari di truppa.
Il giorno seguente riunisce tutte le sue compagnie alla Crocetta ed il 23 si reca a Malga Moline, ove provvede al proprio riordinamento.
Ultimati i preparativi per la ripresa dell'operazione, il battaglione viene messo alla dipendenza tattica del 9° gruppo (colonna nord), che ha il compito di impossessarsi della q. 2105 del M. Ortigara.
All'alba del 19 giugno, dopo una marcia lenta e faticosa e dopo aver subito qualche perdita, giunge ai roccioni di M. Ortigara, ove rimane in riserva.
Sferratosi l'attacco, si sposta subito verso la cresta del monte; i primi nuclei giunti si uniscono alle truppe d'assalto, occupano la contrastata quota e si lanciano all'inseguimento del nemico, cooperando alla cattura di parecchi prigionieri; gli altri provvedono alla costruzione della nuova linea tra le q. 2105 e 2101. Il battaglione riunitosi, assieme al "M. Baldo" ed al "Verona", rimane a difesa della posizione. Il 20, sostituito dai riparti del 10° fanteria, si porta, in riserva dell'8° gruppo, a passo dell'Agnella; il 21 accampa a Baita Moline, ritornando alla dipendenza del proprio gruppo (2°).
In queste giornate di lotta, il "Mondovì" perde 9 ufficiali e 119 uomini di truppa.
Mentre provvede al proprio riordinamento, il 25 è richiamato alla Crocetta ed il 29, riceve l'ordine di proteggere il ripiegamento di alcuni riparti avanzati entro le nostre posizioni del costone Ponari.
Il 30 accampa sul rovescio del M. Lozze, ove viene adibito a lavori per il rafforzamento della linea di resistenza tra q. 1912 e q. 1966 ed il 10 luglio, ricevuto il cambio dal "Verona", si trasferisce ad Osteria alla Barricata.
A prova del valore del "Mondovì", sta la ricompensa al valore concessagli in seguito.
Ultimata la sua riorganizzazione, il 15 si porta in val Brenta, accampando nelle prossimità di Tezze, il 16, dalla stazione di Primolano, parte in ferrovia alla volta di Thiene e nella stessa giornata prosegue per Piovene, passando, insieme al 2° gruppo, alla dipendenza della 9a divisione (X corpo d'armata). Nella suddetta località provvede alla propria sistemazione e ad istruzioni. Il 23, il gruppo passa a far parte del II raggruppamento alpini.
Destinato nel settore Posina, nella notte del 6 agosto, il "Mondovì" si trasferisce ad Arsiero ed il 7 sostituisce riparti del 217° fanteria nella linea di difesa M. Caviogio, Malga Pierini, "Fortino", con una compagnia distaccata in linea a Cason Brusà. Il comando del battaglione assume quello del sottosettore Malga Pierini.
Nelle nuove posizioni il "Mondovì" mantiene attiva la sua vigilanza a mezzo di pattuglie. Il 9 settembre estende la sua occupazione e, ritirata la compagnia distaccata, disloca i suoi riparti dalla mulattiera di Cason Brusà, fino ai posti avanzati di Frighi, Laghi, Martini, Valsondrà e sbarramento della strada di Campomolon. Il giorno 11, a movimento ultimato, il comando del battaglione, a Maso Vangelista, assume quello del sottosettore "Lunetta Simoni".
Fino al 13 ottobre il "Mondovì" esplica la sua attività bellica con l'invio frequente di pattuglie. Il giorno seguente, ricevuto il cambio dal III/141°, si trasferisce a Maglio di Caltrano.
Assegnato, il 2° gruppo, al IV corpo d'armata (2a armata), cessando di appartenere al II raggruppamento, il battaglione, la sera del 17, parte in ferrovia per Cividale, per proseguire il 18 in autocarri alla volta di Kuntri (alto Isonzo), passando alla dipendenza della 50a divisione. Il 21, trasfertosi a Jama Planina, a disposizione del settore Cezsoca, disloca la 9a compagnia nella linea di vigilanza del vallone dei Caprioli e la 10a nella località "Due Abeti", di rincalzo. Il 24, all'inizio dell'offensiva austro - tedesca, il violento fuoco delle artiglierie nemiche procura numerose perdite ed arreca gravi danni alle difese; alle ore 14, la 11a occupa la linea "delle Vette" (Veliki Vrh) e la 2a quella di resistenza.
Nel pomeriggio, il "Mondovì" riceve ordine di ripiegare su M. Stol, seguendo l'itinerario ponte di Ternova, Starijski Vrh; le compagnie iniziano il movimento, la 9a e la 10a a contatto del nemico, passato il fiume, il mattino del 25, unitamente ad altri riparti del gruppo, prendono posizione nelle trincee del M. Stol, al bivio di Saga, per spostarsi poco dopo fronte allo sbocco di valle Uccea. A sera si riprende il ripiegamento, ma, dopo un'ora di marcia, il battaglione riceve ordine di ritornare nelle posizioni di M. Stol. Il nemico, però, lo ha prevenuto, e gli alpini, con le altre truppe, si slanciano all'attacco, per riconquistarle. Il combattimento si protrae fino a notte inoltrata, con varia fortuna. La lotta è violenta; a causa anche della forte oscurità, i riparti si frammischiano ed il battaglione viene diviso in vari gruppi. Ripreso il ripiegamento, un nucleo, il 26, oppone resistenza ad ovest di Bergogna e passato il Natisone si porta a Subit, ove raccoglie alcuni superstiti. Il 27, messo a disposizione del comandante la brigata Bisagno, insieme ad alcuni alpini dell'"Argentera", occupa una linea tra M. S. Giacomo e M. Jauer. Il 28 riprende il movimento e per Spresiano, raggiunge poi Rovigo, ove si scioglie ed i componenti vengono assegnati ad altri riparti.
Un altro nucleo forte di 150 fucili, il 26, si porta a Platischis, ove, avuto conoscenza che riparti alpini sono a M. Cavallo, vi si dirige e si riunisce ai superstiti del 2° gruppo. All'imbrunire riprende il ripiegamento ed il 27, dopo una sosta nelle posizioni di M. Ban, il movimento continua. Ancora una volta il nucleo del "Mondovì" si distacca dal gruppo, per riunirsi però, a Buia il 28. Il giorno seguente, gli alpini, passato il Tagliamento al ponte di Cornino, per Flagogna e Sequals si portano a Fanna. In detta località, il 30, al nucleo si riuniscono le salmerie del battaglione ed alcuni sbandati.
Il 1° novembre, il 2° gruppo, ritorna alla dipendenza del II Raggruppamento.
Ripresa la marcia, nello stesso giorno, per Toppo, San Leonardo, Cittadella, ponte della Priula, Albaredo, Campo S. Piero, il "Mondovì", ricostituito in parte, giunge il 9 a Grantorto, ove vengono raccolti altri dispersi. Il 12 riparte, e, dopo una breve sosta dal 14 al 18 a S. Croce di Angiari, riprende nuovamente la marcia e per S. Giorgio di Mantova, Colorno giunge a Ciriano il 26. In detto giorno, sciolto il II raggruppamento, il 2° gruppo passa alla 21a divisione.
Il 30 i resti del "Ceva", disciolto, rinforzano il "Mondovì" il quale, formato su due compagnie (9a e 10a), si trasferisce a Vernasca.
Assegnato il 2° gruppo alla 1a armata, il 6 dicembre il battaglione parte dalla stazione di Pontemure, raggiunto Edolo il giorno 8, prosegue, subito per Corteno.
Passato, insieme al gruppo, alla dipendenza della 5a divisione, provvede fino al termine dell'anno alla sua riorganizzazione, per prepararsi ai nuovi cimenti.

 

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Anno 1918

Fino al 13 gennaio, il battaglione rimane a Corteno, ove svolge continue ed intense istruzioni; il 14, parte per raggiungere il territorio del 1° sottosettore, alla cui dipendenza è stato assegnato.
Il 16, il comando è a Bormio; la 9a compagnia accantona a S. Niccolò ed il 17, la 10a si porta a S. Caterina Valfurva, per essere impiegata in lavori.
Il 5 febbraio, la 10a è chiamata in trincea a M. Forno, da dove distacca tre plotoni al passo del Zebrù; il 13, la 9a si trasferisce a Capanna Milano, per assumere la difesa della linea Trafoier, passo dei Volontari, passo dei Camosci.
Il 20 marzo, il "Mandovì" è assegnato la 15° gruppo (V raggruppamento) e nello stesso giorno la 1a compagnia volontari alpini diventa la terza del battaglione.
Il 24 marzo, la 9a, sostituita da altro riparto, passa ad occupare i trinceramenti di Albergo Ghiacciaio del Forno; il giorno seguente il comando si trasferisce a S. Caterina Valfurva per portarsi, poi, il giorno 8 aprile, al predetto Albergo.
I riparti provvedono alla sorveglianza delle difese, mantenendo attiva la vigilanza a mezzo pattuglie.
La 10a compagnia, il 29 aprile, rilevata in linea, si trasferisce a Baita di Pradaccio. Il 3 maggio, alpini e mitraglieri, con rapida azione e slancio ammirevole, occupano le qq. 3410 e 3452 a sud - ovest di M. Mantello, che vengono poi presidiate dalla 3a. Il 10, l'attiva vigilanza ed una pronta reazione degli alpini riescono a frustrare un attacco nemico, il quale, scavata una galleria nel ghiaccio e nella neve, cercava di sorprendere i difensori delle predette quote.
L'11, la 9a compagnia, superando le enormi difficoltà del terreno impervio di alta montagna, occupa la Cima S. Giacomo. La posizione viene, in seguito, mantenuta dalla 10a.
Dopo alcuni spostamenti, durante i quali i riparti vengono adibiti in lavori stradali, il "Mondovì", il 1° agosto, è così dislocato: comando del battaglione e della 10a, con un plotone, nei baraccamenti di val Manzina; 2 plotoni della 10a, a Cima S. Giacomo, val del Forno; la 9a in linea ad Albergo del Forno; la 3a in detta località, impegnata in lavori.
Il giorno 13, mitraglieri ed arditi dalla 3a compagnia, unitamente a skiatori del "M. Ortler", procedendo per itinerari irti di eccezionali difficoltà, riescono ad occupare le posizioni nemiche di Punta S. Matteo e di M. Mantello, catturando prigionieri.
Il 30 settembre, sostituito dall'"Intra", il battaglione si riunisce a Baite Cerena.
Il 1° ottobre, per Bormio, Bolladore si porta a Lovere, ove giunge il 5 ed accantona, per un periodo di riposo. Il 2° gruppo, insieme al raggruppamento, si trasferisce sulla fronte del Piave.
Il 14 il "Mondovì", a scaglioni, parte da Tirano. Il 16 giunge alla stazione di Pojana del Granfion e, riunite le compagnie a Campodoro, si reca a Mestrino, ove sosta.
Il 24 parte per Bevadoro, prosegue il 27 per Campo S. Martino, il 28 per Vallà, il 29 per Selva. Nella notte del 1° novembre passa il Piave sul ponte di barche di Vidor e giunge a Bigolino, il 2 è a S. Stefano.

In detta località il battaglione è raggiunto dalla notizia dell'armistizio.

 

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