Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "ACQUI"

(17° e 18° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace: 17° Fanteria Ascoli Piceno; 18° Fanteria, Chieti.

Distretti di reclutamento: Ascoli Piceno, Brescia, Caltanissetta, Chieti, Frosinone, Genova, Novara, Padova, Verona.

 

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Anno 1915

Partita il 21 di maggio dalle sedi di pace, la brigata Acqui trovasi alla sera del 28 a Tapogliano alla dipendenza della 14a divisione (VII Corpo d’armata): il 7 giugno passa l’Isonzo sul ponte militare nei pressi di Pieris, trasferendosi a Turriaco.
Iniziate le operazioni per la conquista del margine dell’altipiano Carsico, il 9 giugno avanza in regione di S. Elia (S. Pietro dell’Isonzo) che occupa, vincendo a prezzo di sensibili perdite (400 uomini fuori combattimento, dei quali 14 ufficiali) la resistenza del nemico.
Proseguendo nei giorni successivi la lenta avanzata sulle pendici del Carso, prende parte alla 1a e 2a battaglia dell’Isonzo (23 giugno - 8 luglio; 18 luglio-3 agosto) mirando alla conquista delle posizioni nemiche tra Selz e M. Sei Busi. Il 23 e 24 giugno, supera le difficoltà opposte dall’inondazione provocata dal nemico nella pianura del basso Ionzo, si spinge fino a Ronchi ed alle Cave di Selz, ed il 27 occupa Vermegliano; ai primi di luglio, dopo avere invano tentato di oltrepassare sotto un violento fuoco i profondi e robusti reticolati che difendono il M. Sei Busi, riesce ad affermarsi alle falde dell’altura. Ripreso l’attacco il 18 luglio, il 18°, apertosi un passaggio nei reticolati, raggiunge le prime difese avanzate del nemico ad est di Vermegliano.
Fra il 19 e il 22 luglio, mentre il 17° rinnova i tentativi per superare le difese nemiche alle cave di Selz, i tenaci attacchi del 18° permettono di conquistare il ciglio delle alture di q. 45 (est di Vermegliano) e di mantenervisi a malgrado degli energici contrattacchi del nemico.
Per il valore e la tenacia dimostrati in queste sanguinose azioni, fu decretata alla Bandiera del 18° reggimento la medaglia d’argento al valor militare.
Dopo un periodo di riordinamento e di riposo, il 22 agosto la brigata ritorna in prima linea, e prosegue durante i mesi di settembre e ottobre in una metodica avanzata, intercalata da piccoli scontri, rettifica e migliora notevolmente le nostre posizioni, fino a portarle a brevissima distanza da quelle nemiche di q. 118 del M. Sei Busi. In tale metodica attività, superando le difficoltà del terreno e la resistenza avversaria si segnalò in modo speciale il I battaglione del 17° al quale, in riconoscimento del valore e dell’abilità dimostrate, venne conferita la medaglia di bronzo al valor militare.
Frattanto si erano compiuti i preparativi ed apprestati i mezzi per procedere alla conquista dell’altopiano Carsico, alle cui falde le nostre truppe si mantenevano faticosamente aggrappate. Si viene così alla 3a battaglia dell’Isonzo, (18 ottobre-4 novembre), cui la brigata partecipa concorrendo all’attacco delle posizioni nemiche nel tratto fra q. 118 di M. Sei Busi e le alture ad est di Vermegliano: il 21 ottobre, mentre il 17° (I battaglione) a prezzo di gravi perdite, ottiene qualche successo a sud di q. 118, catturando anche 43 prigionieri, il II battaglione del 18°, procedendo per la strada di Doberdò contro le trincee nemiche ad est di Vermegliano, raggiunge ed occupa, nonostante l’intenso fuoco ed i solidi reticolati, un elemento della trincea detta “della morte”; però la reazione del nemico non permette al battaglione, logoro dalle forti perdite (250 uomini dei quali 14 ufficiali), di mantenere la posizione, che viene abbandonata la sera stessa. Il contegno tenuto il 21 ottobre venne consacrato nella motivazione della medaglia di bronzo al valor militare concessa al valoroso II battaglione del 18°.
L’attacco, rinnovato il 22 ottobre, consente solo al 18° fanteria di avanzare ed affermarsi presso i reticolati delle trincee nemiche ad est di Vermegliano.
Per le gravi perdite subite (22 ufficiali ed oltre 630 uomini di truppa fuori combattimento), la brigata si limita nei giorni successivi a piccole azioni per tenere impegnato il nemico. Il 29 un tentativo di tre compagnie del 17° si infrange davanti ai reticolati intatti. Più fortunate, due compagnie del 18° riescono a penetrare in un tratto di trincea, ma il mancato afflusso dei rincalzi, arrestati dal violento tiro di interdizione dell’artiglieria austriaca, non permette ai reparti assalitori, fortemente indeboliti dalle perdite, di mantenerne la conquista.

Il 5 novembre la brigata si trasferisce nelle retrovie per un periodo di riposo, dopo il quale viene inviata, l’11 dicembre, nella zona di Monfalcone.

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Anno 1916

La brigata Acqui rimane nella zona di Monfalcone fino alla metà di febbraio, recandosi poscia ad Aquileja per un periodo di istruzioni e di riposo.
Destinata nuovamente nel settore di Selz, il 21 marzo vi si trova in prima linea; ed il 27, ricevuto l’ordine di occupare una trincea nemica sovrastante al valloncello di Selz, dopo due giorni di combattimento ne occupa un tratto catturando circa 200 prigionieri e mantiene poi la conquista a malgrado dei violenti contrattacchi sferrati dal nemico. Il 18° reggimento perde in quell’azione oltre 250 uomini, dei quali 19 ufficiali.
Il 22 aprile il I battaglione del 17° ed il II del 18° riescono a completare la conquista dopo aspra lotta, resistendo al tiro di distruzione delle artiglierie nemiche; ma, nella giornata del 23, un energico contrattacco li obbliga ad abbandonare la posizione, ridotta oramai dal cannoneggiamento ad un cumulo di macerie. Il fatto d’armi costa alla brigata quasi 600 uomini. La condotta tenuta dai due battaglioni in quell’occasione è ricordata nella motivazione della medaglia di bronzo al valor militare concessa alle Bandiere dei reggimenti, della Brigata. Altri contrattacchi, tentati dal nemico nei giorni successivi, vengono nettamente respinti. Ai primi di maggio la brigata si trasferisce ad Aquileja per riordinarsi.
Allorché gli austriaci, iniziata l’offensiva nel Trentino e superate le nostre difese, invadono un lembo del suolo italiano, la brigata Acqui è chiamata, come tante altre delle valorose ed agguerrite brigate del Carso, a difendere il territorio minacciato.
Il 22 giugno essa trovasi già in linea sull’altipiano di Asiago, alla dipendenza della 29a divisione; il 26 e 27, superando la resistenza nemica, occupa il M. Catz. Avanzando poscia contro le posizioni di M. Rasta e M. Interrotto, tenacemente difese dagli austriaci, la sera del 1° luglio raggiunge la linea di C. Carlini - M. Catz - Roccolo, donde continua a premere sul nemico. Nuovi tentativi per impadronirsi di M. Rasta e M. Interrotto, condotti l'11, 12 e 13 luglio e ripresi il 22 e 24 luglio non danno che scarsi risultati per la tenacissima resistenza incontrata, resa più efficace da un terreno particolarmente difficile.
La brigata perde in queste azioni oltre 600 uomini dei quali 21 ufficiali.
La motivazione della medaglia di bronzo al valor militare concessa alle Bandiere dei due reggimenti ricorda le prove di valore, fermezza ed ardimento date dai fanti della Acqui anche in questa occasione.

La brigata rimane nel Trentino fino a novembre, alternando i turni di trincea tra M. Colombara e M. Palo con periodi di riposo ai Campi di Mezzavia e nei pressi del Bosco di Gallio; il 19 novembre inizia il ritorno nel settore di Monfalcone alla dipendenza della 14a divisione e il 15 dicembre passa in prima linea nel tratto: ferrovia a nord-ovest del Lisert - q. 111 - Officine Adria.

 

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Anno 1917

La brigata rimane nel settore di Monfalcone fino al maggio allorché, decisa l'azione offensiva sul basso Isonzo (10a battaglia dell'Isonzo, 12 maggio-8 giugno), viene destinata quale riserva nel settore di Castagnevizza alla dipendenza della 31a divisione.
Il 23 maggio, iniziato l'attacco delle posizioni di Hudi Log - Castagnevizza, i battaglioni vengono successivamente inviati a rincalzo della brigata Bologna e, rinforzando la prima linea, concorrono a mantenere le posizioni conquistate.
Nei giorni successivi, proseguendo l’offensiva per completare l’occupazione del saliente di Hudi Log sino alla linea q. 213 - q. 232, il 17° reggimento, insieme con le truppe della brigata Cosenza, appoggiandosi colla sinistra a q. 219, riesce ad occupare un tratto della linea nemica; anche il 18° unitamente alle truppe della brigata Lombardia, ottiene qualche risultato. Nuovi tentativi compiuti subito dopo fino al 26 riescono infruttuosi, a malgrado degli sforzi degli attaccanti.
La brigata, che ha subito perdite rilevantissime (2000 uomini dei quali 73 ufficiali), viene ritirata dalla prima linea il 26 maggio e, dopo qualche altro turno di trincea, è dislocata nella zona di Fogliano per un periodo di riposo, di istruzione e di lavori di rafforzamento.
In agosto, mentre a nord di Gorizia si svolge la grande offensiva (11a battaglia dell'Isonzo, 17 agosto - 12 settembre), la brigata, inviata in prima linea nel settore di Castagnevizza, è incaricata della conquista delle due linee nemiche fra q. 244 e q. 220 (Pod Koriti). Iniziato l’attacco il giorno 19, il 17° fanteria, col concorso del I battaglione del 18° e di due battaglioni della brigata Barletta, riesce ad occupare il giorno 21, dopo sforzi sanguinosi, la q. 220 oltrepassandola di poco; gli sforzi fatti in seguito per progredire ancora non riescono. Anche quest’azione costa alla brigata perdite molto forti (600 uomini, dei quali 64 ufficiali) che rendono necessario il suo ritiro dalla prima linea: il 24 agosto infatti, viene inviata a Sagrado per riordinarsi.
Ma quando sul finire d’ottobre gli austro-tedeschi, iniziano la grande offensiva contro il fronte italiano (12a battaglia dell'Isonzo), la brigata Acqui è di nuovo in linea nel settore di Castagnevizza. A malgrado delle gravi perdite inflittele, specialmente al 17° fanteria, dal tiro dell'artiglieria e dai poderosi assalti nemici, essa resiste accanitamente per tre giorni, finché, avvolta sul fianco sinistro e perduti, dopo viva resistenza, due battaglioni del 17°, inizia per ordine alle ore 19 del 27 il ripiegamento, riunendosi nella notte ad Ajello, ridotta a 2000 uomini del 18° ed a soli 650 del 17°.
Fra il 25 ed il 30 giunge a Bolzano, sulla riva destra del Tagliamento, vi prende posizione lungo l’argine fra S. Paolo e Mussons, in corrispondenza dei ponti di Madrisio; e ivi rimane fino al 4 novembre, impedendo al nemico il riattamento dei ponti stessi, interrotti il 31 ottobre, ed ogni suo tentativo di passaggio del fiume. Il 5 novembre, in seguito ad ordine ricevuto, ripiega sulla Livenza a Corbolone e poscia sul Piave, ove giunge il 6 schierandosi tra S. Andrea di Barbarano e Zenson.

All’alba del 12 novembre l'estrema destra del 18° fanteria sostenuta dai reparti di rincalzo prontamente accorsi, concorre ad arginare la puntata offensiva eseguita dal nemico che, passato il Piave in direzione di Zenson, era riuscito a penetrare nelle nostre linee di difesa dell’ansa omonima; e nel pomeriggio la brigata partecipa al contrattacco per la riconquista delle posizioni perdute al mattino. Fra il 12 ed il 13 la brigata si raccoglie a Carbonera, ad ovest di Treviso, ritornando in linea fra il 12 ed il 13 dicembre nel settore di Vidor, ove rimane fino al febbraio dell’anno successivo alla dipendenza della 65a divisione francese dal cui comando è vivamente encomiata per i notevoli lavori compiuti e per la salda disciplina dimostrata.

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Anno 1918

In febbraio, la brigata è trasferita nel settore di Val Posina e si schiera nel tratto M. Novegno - Pria Forà - Sogli Bianchi, alla dipendenza della 32a divisione.
Quivi alternando turni di trincea con periodi di riposo, rimane fino all’ottobre, per passare poi nella zona di Arsiero.
Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre) il 1° novembre la brigata, sostituita nelle posizioni di Arsiero, si trasferisce colla 32a divisione ad Ala, quale riserva del XXIX Corpo d’armata; ed iniziatasi la nostra avanzata lungo la Valle Lagarina, la brigata giunge il 3 novembre a Rovereto, già occupata la sera precedente dai nostri, mentre le avanguardie del XXIX Corpo d’armata entravano trionfalmente a Trento.

Ivi la brigata si trasferisce il giorno 4.

 

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