Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "ALESSANDRIA"

(155°e 156° Fanteria)

Costituita il 1° marzo 1915 il Comando di Brigata ed il 155°, formato fin dal 2 febbraio, dal deposito del 37° Fanteria; il 156°, costituito il 26 marzo 1915, dal deposito dell'89° Fanteria.

 

 

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Anno 1915

Il 2 giugno la brigata, assegnata alla 30a divisione, raggiunge la zona Lonato - Desenzano e vi intraprende un periodo di esercitazioni e di allenamento.
Trasferita sulla fronte isontina, il 7 luglio arriva, per ferrovia, a Cormons e si disloca fra Brazzano e S. Rocco di Brazzano per spostarsi il 12 fra Tapogliano e Campolongo.
La imminente nostra offensiva prepara per la brigata un cruento battesimo del fuoco. Il 20, raccolta fra Versa ed il ponte del Torre, entra in azione, ma i reggimenti non combattono ai suoi ordini diretti. Il 155°, passando per il ponte di Sagrado, si porta alla Filanda di Sdraussina a disposizione del comando della 22a divisione e punta, il 25 luglio, contro il Bosco Cappuccio ed il Bosco Lancia, sostenendo, nei giorni 26 e 27, ripetuti attacchi che fruttano la conquista di qualche elemento di trincea.
Il 28 i due battaglioni I e III, sono ritirati in riserva a Sdraussina, mentre il II continua a combattere con altri vantaggi territoriali conseguiti il 31 luglio, nel qual giorno riesce a portarsi avanti di 150 metri. Sono poi richiamati in linea anche i battaglioni I e III e così tutto il reggimento sostiene una lotta accanita sul Bosco Cappuccio durata fino al 17 agosto nel qual giorno è inviato a riposo fra Versa e Medea.
Il 156°, messo a disposizione del comando della 21a divisione, invia, il 21 luglio, il I battaglione a concorrere alle operazioni verso Bosco Cappuccio, e gli altri due contro le posizioni di q. 170 - M. S. Michele. Il nemico, con due attacchi consecutivi, riesce a sfondare le fronte fra la Sella di S. Martino e M. S. Michele, ma ne è ricacciato e respinto fino alla vetta del M. S. Michele, perdendo oltre 500 prigionieri. L'azione continua intensa ed il 156°, il 25, ha il compito di agire dimostrativamente verso la Sella di M. S. Martino, contro la quale i suoi battaglioni, specialmente il II, si accaniscono in una lotta tremenda, che mentre arresta ogni attacco avversario, consente ulteriori vantaggi territoriali. In questa sola giornata, le perdite del reggimento sono di 13 ufficiali e 390 militari di truppa quasi tutti del II battaglione.
L'attivo contegno del nemico su questa fronte mantiene sempre accesa la battaglia. Il 156° passa intanto alla diretta dipendenza del comando della brigata Alessandria, che, dal giorno 11 agosto, assume la difesa del settore di destra della 30a divisione, e ivi combatte ogni giorno per trattenere l'avversario e per impadronirsi di nuove posizioni atte a rendere più sicura la difesa dell’importante zona.
Dopo vari tentativi e piccole avanzate, effettuate giorno per giorno, il 19 agosto è completata l’occupazione del "boschetto rettangolare" sito a nord della strada di S. Martino. I riparti puntano ora nuovamente verso la Sella di S. Martino, contro la quale nei successivi giorni vengono sferrati ripetuti attacchi e qualche pattuglia riesce a raggiungere l’obbiettivo, che non può essere però mantenuto a causa del violento fuoco di artiglieria nemica. Il 24 agosto il 156°, sostituito dal 111°, è inviato fra Meda e Versa a riordinarsi, mentre il comando della brigata resta in linea per dirigere le operazioni che altri riparti svolgono nel citato settore di destra della 30a divisione.
Dal 6 al 13 settembre la “Alessandria” ritorna tutta in linea sulla fronte S. Martino- S. Michele e vi riprende la sua consueta attività. Il nemico tenta ripetuti attacchi, facendosi precedere da militari isolati e disarmati simulanti la resa, ma è sempre respinto e, il 23, il 156° occupa il costone che da S. Michele scende a Peteano.
Sostituita dalla “Piacenza”, il 25 settembre la brigata è inviata a riposo a Romans, ma il 6 ottobre ritorna in linea, in vista della nuova offensiva nostra.
Fin dal giorno 9, i riparti iniziano una lenta e progressiva avanzata per mettersi in condizioni più vantaggiose per la prossima azione. Difatti il giorno 10 ottobre, mentre in diversi punti la nostra linea si avvicina di molto a quella avversaria, la 5a compagnia del 155° occupa un’altura dominante la valle di S. Martino; il 14 altri progressi vengono fatti da riparti del 156° contro la Cima 4 del M. S. Michele. Il 16 l'avanzata continua alternata da fitte raffiche della nostra artiglieria; un munito trincerone avversario sul M. S. Martino è conquistato, ma non può essere tutto mantenuto a causa del violento tiro di mitragliatrici che non ne permette l’occupazione di alcuni tratti; le perdite della brigata sono di 17 ufficiali e 276 gregari.
Il 21 è sferrata la nostra offensiva sulla fronte carsica: il 155°, a sinistra, deve occupare, in primo tempo, il tratto tra il bosco detto "ferro di cavallo" e la trincea detta "casse da morto" e poi la cresta S. Martino - S. Michele, tra "l'albero isolato" e la chiesa di S. Martino. Il 156°, a destra, deve, da Cima 4, aggirare le trincee nemiche site nella conca di S. Michele ed occupare la cresta del contrafforte S. Martino - S. Michele tra Cima 4 "l'albero isolato". Le prime ondate s'impadroniscono del trincerone del bosco "ferro di cavallo" e puntano verso Cima 4, che non riescono a raggiungere nella giornata a causa della resistenza avversaria. I prigionieri fatti dalla brigata superano i 1000 ed è rilevante il bottino di guerra.
Il 22 ottobre l'azione è ripresa: Cima 4 cade per opera di riparti del 112° e del 155° colla cattura di 400 prigionieri: nel frattempo il 155° attacca il trincerone sul versante est del bosco "ferro di cavallo", rimasto, il 21, per 200 metri in mano del nemico: lo occupa catturandone i 200 difensori e colla sua ala destra raggiunge la trincea "casse da morto" ove prende altri 300 prigionieri. Resta ora da occupare, per raggiungere l'obbiettivo principale, il trincerone sotto la cresta S. Martino - S. Michele e la trincea dell'"albero isolato": anche questa operazione è felicemente condotta a termine colla cattura di altri 600 austriaci.
Il nemico lancia tre attacchi che sono respinti; al terzo però riesce a porre piede sulla trincea di Cima 4; ma è effimero il suo vantaggio, poiché i riparti della brigata si sono arrestati pochi metri al di sotto della Cima stessa. La brigata, il 24, sostituita dalla “Regina”, è inviata a riposo a Mariano: l'eroico contegno delle sue truppe ha meritato, per entrambi i reggimenti, la medaglia di argento al valore: le sue perdite, nei tre giorni di combattimento, ammontano a 66 ufficiali e 1412 militari si truppa.
Il 2 novembre la “Alessandria” è in linea nelle stesse posizioni da essa conquistate, dalle quali riprende l'attacco e, mentre il giorno 3 non riesce a conseguire alcun vantaggio per la intensa reazione avversaria, il 4 il 156° riprende Cima 4 ma, contrattaccato da forze preponderanti e preso tra fuochi incrociati, deve lasciarla, mantenendo però l'occupazione della trincea prossima alla vetta; il 155°, sebbene il suo attacco sia vivamente contrastato dal nemico, conquista una nuova trincea che porta la nostra occupazione verso S. martino di oltre 300 metri avanti.
Il 7 novembre la brigata, che ha perduto altri 12 ufficiali e 465 gregari, è sostituita dalla “Ferrara” ed inviata a riposo a Cavenzano, per spostarsi, il 17, fra Claujano e S. Maria la Longa. Il 156°, che fin dal giorno 8 novembre è dislocato fra Mocchetta e Mainizza, destina, il 26, sulla fronte di Boschini il I battaglione, che riesce a respingere un contrattacco nemico catturando 56 prigionieri.
Nei giorni dal 25 al 28 dicembre il 156° è sostituito dal 155° e si reca a riposo fra Visco e Palmanova.

 

 

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Anno 1916

Il 29 gennaio, mentre il 155° permane sulla fronte M. Fortin - Mocchetta - Mainizza, il comando di brigata e quello del 156° sono inviati a Percotto ed i tre battaglioni di questo reggimento sono dislocati, per lavori, rispettivamente a Staranzano, Chiopris e Villesse.
Il 155°, sostituito in linea, il 2 marzo invia due battaglioni a riposo a Percotto e lascia l'altro (I) a Romans. L'11 aprile la brigata è inviata nella zona fra Chiopris e Medeuzza, ma il 1° maggio ritorna in quella di Percotto - Trivignano - Melarolo.
Iniziatasi l'offensiva nemica nel Trentino, il 19 maggio la brigata è inviata in autocarri alla volta di Tavernelle, ma, durante il trasferimento, un nuovo ordine la fa proseguire per Breganze e di qui, il 20, prima per Asiago e poi per Ghertele (34a divisione).
Da quest'ultima località i battaglioni, appena giunti dal lungo viaggio, sono così scaglionati: il II/155° a Porta Manazzo, il II e III del 156° alle Mandrielle ed il I e III del 155° a Termine.
Sono subito impiegati in linea per arrestare l'avanzata nemica, ma l'irruenza di questa impone successivi ripiegamenti che portano i riparti della “Alessandria”, il 22 maggio, alla occupazione della linea: M. Mosciagh - M. Meatta - Bocchetta di Portule - Cima Portule - Cima Undici. Il 24 anche la Cima Portule e M. Meatta stanno per cadere, ma l'intervento personale del comandante della brigata vale a riportare le truppe a q. 2003 ad ovest di M. Cucco.
Fino al giorno 27 maggio, i riparti combattono con alterna vicenda per il mantenimento delle posizioni. Il 28 la “Alessandria” è raccolta a Turcio, il 29 è inviata a Breganze ed il 31 fra Romans e Schiavon.
Posta alla dipendenza del X corpo d'armata, il 1° giugno è inviata fra Levà e Vignole, il 3 a Corte ed il 6 a Piovene, ove il 155° è messo a disposizione del comando della 20ª divisione, che lo impiega a rincalzo del 35° fanteria operante verso M. Cengio.
Il 10 giugno il comando di brigata ed il 156° sono inviati, per ferrovia, fra Villafranca Padovana e Piazzola (19a divisione), ove giunge, nei giorni 14 e 15, anche il 155°. Dopo un periodo di riordinamento, il 1° luglio, la brigata è trasferita fra Castion di Mure - Muscoli - Villa Codis ed il 4 raggiunge Staranzano col 156°, mentre il 155° è schierato nel settore tra "la Mandria" e le pendici sud - ovest di q. 121. Il 9 luglio tutta la brigata è in linea sulla fronte q. 89 - q. 108 (zona di Monfalcone).
Sferratasi, il 4 agosto, la nostra offensiva per la conquista della fronte q. 85 - q. 121 catturandone parte dei difensori, ma la reazione avversaria ed il fuoco di artiglieria provenienti dal Debeli e da Duino le obbligano al parziale abbandono delle posizioni conquistate.
Il 6 l'azione è ripresa continuando, con alterna vicenda, nei giorni successivi: più volte le colonne di attacco raggiungono gli obbiettivi ed altrettante sono costrette a lasciarli con gravi perdite per la intensa reazione avversaria.
L'11 l'azione è sospesa per riprendersi non appena la divisione operante verso il Debeli abbia raggiunti i propri obbiettivi. Intanto il 12 il nemico cede alla pressione degli attaccanti ed abbandona le q. 85 e 121 che sono subito occupate. Il 14 settembre, ripreso l'attacco, la brigata punta colle sue colonne verso le quote 77 e 57; la prima delle due è raggiunta il 15 e, nello stesso giorno, le colonne operanti contro q. 57 avanzano di circa 250 metri, ma tutte queste posizioni devono essere sgombrate per il micidiale fuoco avversario. Il 25 settembre la brigata, sostituita dalla “Arezzo”, è inviata fra Scodovacca e Villa Vicentina ed il 4 ottobre è fatta proseguire per S. Maria la Longa (28a divisione).
Richiamata sul Carso, il 16 ottobre è dislocata sulla fronte di Ferleti e Nova Vas, sostituendovi riparti del 90° e del 142° (34a divisione). Il 1° novembre, dopo diversi tentativi resi vani dalla continua pioggia, la brigata inizia un'azione contro il Lukatic ed il Versic; il 2 sono raggiunte alcune trincee nemiche verso il primo obbiettivo e sono catturati 150 prigionieri, ma, anche questa volta, furiosi contrattacchi ed intenso fuoco avversario consigliano il parziale ripiegamento dei riparti avanzati e la sospensione dell'operazione. Il 30 novembre la brigata è sostituita dalla “Salerno” ed inviata a Polazzo quale riserva divisionale; il 10 dicembre è trasferita fra Castion di Mure, Aiello e Strassoldo, ove permane fino al 26, nel qual giorno ritorna in linea al posto della “Salerno”.

 

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Anno 1917

ANNO 1917
Rilevata in linea il 10 gennaio è inviata nella zona fra Remanzacco, Orzano, Selvis e Molino di Porpetto, poi, tra il 16 ed il 21, è destinata sulla fronte Vodil - Dolje (46a divisione) a sostituirvi la “Palermo”.
Da tale data fino all'offensiva nemica di Caporetto, la brigata presidia il citato settore ove alterna i suoi battaglioni fra turni di linea e di riposo.
Essa spiega la sua attività con un continuo invio di pattuglie e coll’esecuzione di colpi di mano, fra i quali sono di maggior rilievo quello del 10 febbraio e quello del 19 agosto. Il primo, operato dal II/156° per contrattaccare un riparto nemico riuscito a penetrare in una nostra trincea nel settore del Vodil, ha esito favorevole, poiché gli attaccanti sono respinti con molte perdite fra morti e prigionieri. Il secondo, condotto da riparti di entrambi i reggimenti, tende alla conquista del Mrzli, contro il quale si spingono arditamente le colonne attaccanti, ma il terreno insidioso e gli apprestamenti difensivi esistenti, non permettono di conseguire un risultato pari allo sforzo compiuto e che costa la perdita di 16 ufficiali e 290 militari di truppa.
Coinvolta nell'offensiva austro-tedesca, il 24 ottobre la “Alessandria” oppone una tenace resistenza, ma non può contenere le forti colonne attaccanti e subisce molte perdite fra caduti e dispersi.
Raccolti a Nimis i suoi elementi superstiti, è trasferta il 27 ottobre a Gajo sulla destra del Tagliamento e, dopo successive tappe, raggiunge il 14 novembre la zona fra Legnago - Cerea e Bovolone, ove il 18 è disciolta e i suoi riparti sono assegnati alla brigata Venezia.

 

 

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