Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "AOSTA"

(5°e 6° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:

5° Fanteria, Girgenti (era su due battaglioni, avendone uno in Libia, si mobilita su 3 battaglioni a 3 compagnie. Il nuovo battaglione costituito manca di sezione mitragliatrici.); 6° Fanteria, Palermo

Distretti di reclutamento:Aquila, Cagliari. Cefalù, Firenze, Girgenti, Lecce, Livorno, Mantova, Spoleto, Vicenza.

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

Alla vigilia della guerra la brigata si trova nella regione di Gemona, alla diretta dipendenza del comando della zona Carnia.
Il 3 luglio viene assegnata alla 24a divisione. Nei mesi di giugno e luglio il 6° è inviato sulla fronte passo di M. Croce-Pal Piccolo-Freikofel-M. Cuestalta, dove concorre con gli alpini nell’organizzare le posizioni e respingere parecchi attacchi nemici; i battaglioni del 5° vengono inviati a turno nelle posizioni di prima linea a M. Kila, Sella Nevea e nell’alta Valle Raccolana, ove, insieme a reparti alpini, appoggiano, dall’alto, l’azione offensiva sviluppata nella conca di Plezzo dalle truppe del IV Corpo d’Armata.
Il 21 agosto, per meglio assecondare l’avanzata della divisione bersaglieri su Plezzo, il comando di brigata si trasferisce a Saga ed ivi il generale Giardina, comandante della brigata Aosta, ha ai suoi ordini una colonna speciale composta di un battaglione del 5°, due del 6°, dei battaglioni alpini Ceva e Val Ellero e delle batterie da montagna 38a e 50a.

Nei mesi successivi viene iniziato l’attacco per la conquista delle linee nemiche di Ravnilaz e Ravna, ma la brigata si accanisce invano contro la saldezza delle posizioni nemiche appoggiate all’impervio massiccio del Rombon; si riesce tuttavia a portare la nostra linea a pochissima distanza da quella nemica, appoggiandola al Cukla, espugnato il 23 agosto dagli alpini. Nel frattempo i battaglioni della brigata rimasti in Val Raccolana svolgono un normale periodo di permanenza in trincea con azioni di pattuglie e piccoli reparti in ricognizione verso la testata di Valle Seebach e i costoni del Fischbach.

 

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Anno 1916

Ai primi di marzo i tre battaglioni rimasti nella zona Carnia vengono a riunirsi agli altri, entrando in linea nella conca di Plezzo e precisamente nel settore di Ravnilaz, dimodoché tutta la brigata si trova scaglionata lungo il tratto di fronte Isonzo-pendici M. Cukla, alla dipendenza della 24a divisione.
Il 19 marzo il nemico, dopo intenso bombardamento, sferra un attacco contro le nostre posizioni di destra Isonzo. L’attacco è violento, tuttavia i reparti dell’Aosta riescono a respingerlo nel settore di q. 700-900, ma nel fondo valle il nemico penetra in un tratto delle trincee italiane; il giorno appresso l’8a e 9a compagnia del 5° con una compagnia del XXVII battaglione bersaglieri si lanciano al contrattacco e riescono a riprendere parte delle trincee perdute.
Il 6 giugno il 5° fanteria passa alla dipendenza tattica dell’8a brigata di cavalleria nella zona di Ronchi e vi compie un periodo laborioso di trincea fino al 22 luglio; l’8 agosto si trasferisce da Serpenizza a Zagora alla dipendenza del comando del settore di Plava; il III battaglione rimane sul Carso e, dopo aver preso parte alla sanguinosa azione contro il Debeli durante la battaglia di Gorizia, nei giorni dal 6 al 12 agosto, raggiunge il reggimento il 25 agosto.
Il I e II battaglione del 5° durante la 6a battaglia dell’Isonzo operano dal fronte di Zagora per conquistare l’importante costone del Kuk-M. Santo difeso e tenuto tenacemente dalla 62a divisione austriaca.
Il 25 agosto il 5° fanteria si riunisce in conca di Plezzo al 6°.
Il 2 novembre la brigata passa a Devetaki, sul Carso, alla dipendenza della 25a divisione e presidia, nel settore del Pecinka, quelle posizioni tormentate continuamente dal nemico con intensi tiri di artiglieria che causano, specie al 5°, sensibili perdite.
Il 12 novembre un battaglione per ciascun reggimento si porta sulle linee del Dosso Faiti e in tali posizioni la brigata rimane fino al termine dell’anno.

 

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Anno 1917

Nell’aprile la brigata da Palmanova, ove è dall’8 febbraio, passa nel territorio della 6a Armata; ai primi di giugno si trova presso Enego come unità di riserva del XX Corpo d’Armata; il 5 luglio sostituisce la 3a brigata bersaglieri in prima linea nel tratto Strigno-Regione Mesola-V. Coalba falde nord Cima Caldiera, ove trascorre un periodo di normale attività fino al novembre.
Col ripiegamento delle truppe italiane, avvenuto negli ultimi giorni dell’ottobre, comincia per la brigata Aosta un periodo di attività che le dà occasione di mostrare immutato l’antico spirito di disciplina, di valore e di costanza.
Dalle posizioni di prima linea la brigata ripiega verso il Grappa l’8 novembre. Allo sbarramento di Tezze un nucleo di arditi del 6° attacca audacemente un reparto esplorante nemico catturando prigionieri. Tutto il reggimento schierato sulla nuova linea del Grappa tra Col Caprile-Col della Berretta-Col Bonato, alla dipendenza della 51a divisione, resiste tenacemente ai numerosi e formidabili attacchi, del nemico che non lascia alcun mezzo intentato per conquistare quelle importantissime posizioni. Il giorno 17 incoraggiato dall’occupazione di Col Bonato tenta con forze maggiori di espugnare tutta la linea, ma è ancora sanguinosamente respinto dai reparti italiani che si sono trincerati qualche centinaio di metri indietro.
Il 26 numerose forze avversarie, valutate a circa tre reggimenti, rinnovano l’attacco contro le posizioni di Col della Berretta: in un primo tempo giungono ad impossessarsi di alcuni elementi di trincea, ma, per l’eroica resistenza opposta dal II battaglione del 5° ed il pronto accorrere dei rincalzi, il nemico, dopo sanguinosa lotta, è ricacciato e l’intera linea è riconquistata. Al contrattacco fulmineo e travolgente, presero parte anche la 7a compagnia del 6°, due plotoni del battaglione alpini Val Brenta ed un battaglione del 94° fanteria; il nemico, che lasciò alquanti prigionieri nelle nostre mani, dopo il grave insuccesso desistette da ulteriori attacchi.
Il valore dimostrato dai fanti della brigata Aosta in questa circostanza che fu di grande ausilio alla stabilità della nuova linea, è riconosciuto dall’avversario; leggiamo infatti nel diario della XIV Armata germanica: “Alle 4 del pomeriggio reparti della divisione Edelweis occupano il Col della Berretta, ma non riescono, in seguito a forti contrattacchi del nemico, a mantenere il successo”.
La divisione Edelweis era una delle migliori divisioni nemiche.
Il giorno 12 dicembre i reggimenti vanno in zona di riposo nelle immediate retrovie ; ma il 13 il 5° fanteria è chiamato nuovamente in linea per arginare una poderosa offensiva ritentata dal nemico. Due battaglioni presidiano la linea di Col Fenilon, il III è inviato a Cà d’Anna ove con lotta durata tre giorni sostiene, con strenuo valore, l’urto nemico.
Il 26 dicembre tutta la brigata si ricongiunge nella Conca di Onè per un periodo di riposo e riordinamento, alla dipendenza della 50a divisione.

 

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Anno 1918

Nel nuovo anno la brigata, che ha già scritto una gloriosa pagina nella storia della nostra guerra con la meravigliosa resistenza su Col della Berretta (M. Grappa) ha occasione di prendere parte ad avvenimenti degni delle sue splendide tradizioni di gloria.
Ai primi di giugno la brigata si sposta per occupare i capisaldi della linea difensiva arretrata M. Grande (Asolo)- Caerano - Biadene, ma il 15 giugno viene richiamata per ricacciare nella zona di Volpago il nemico oltre il Piave.
L’azione ha inizio il 16; dai pressi di Volpago la brigata con magnifico slancio riesce a respingere il nemico per oltre un chilometro, è costretta a ripiegare verso sera sulla linea di resistenza del Corpo d’Armata.
Raccolta presso Volpago, il 17 è inviata a rinforzare le truppe della 48a divisione, che si battono eroicamente da tre giorni nella regione di Nervesa, e riesce il 18 a ristabilire la continuità della linea all’altezza dell’argine della ferrovia nei pressi di S. Mauro, respingendo per due interi giorni, i poderosi e reiterati attacchi nemici.
Il 21 la brigata, che nei sei giorni di lotta ha perduti 1223 uomini di cui 39 ufficiali, è sostituita e, dopo turni di trincea e di riposo compiuti nella regione del Grappa, si trova schierata ai primi di ottobre nel tratto M. Medata - Porte di Salton.
Nella battaglia di Vittorio Veneto ad essa, che è sempre alla dipendenza della 50a divisione, è affidato l’arduo compito di impadronirsi di M. Valderoa e dello Spinoncia e, la sera del 23, il 5° fanteria si trova ammassato in fondo Val Calcino ed il 6° occupa la linea alta e bassa di M. Medata. Alle ore tre del 24 ha inizio il tiro di distruzione sul Valderoa, alle ore 5 precise il 5° avanza in direzione della selletta Solarolo - Valderoa, mentre il 6° con un battaglione ne protegge il fianco destro. I primi ordini di trincee nemiche sono oltrepassati di slancio e verso sera tre battaglioni del 5° e uno del 6° conquistano il Valderoa ed i suoi roccioni. Perdute quelle importanti posizioni, il nemico inveisce con un violento bombardamento che aumenta le perdite della brigata ed arresta l’avanzata verso lo Spinoncia e le Porte di Salton.
La situazione diviene più difficile e la posizione quasi insostenibile nei giorni successivi, per il fatto che le truppe incaricate dell’attacco di q. 1672 (M. Solarolo) non riescono ad impossessarsi di tale posizione, cosicché la brigata viene a trovarsi sul Valderoa col nemico in posizione dominante sul fianco sinistro. La giornata del 25 trascorre in una continua azione di fuoco da parte delle opposte artiglierie. La selletta del Valderoa e i rovesci delle posizioni sono battuti con particolare insistenza dal fuoco nemico. Fervono frattanto le azioni nel vicino settore per la conquista del Solarolo e vi concorrono anche reparti del 5° con fuoco di mitragliatrici, ma il 27 il nemico contrattacca violentemente la selletta Valderoa - Solarolo e riesce a cadere sul fianco e a tergo del 5° reggimento; così che i battaglioni del 5° sostenuti dal 6° sono costretti a ripiegare combattendo e, malgrado le gravissime perdite, arrestano il nemico e si aggrappano al dentino roccioso immediatamente sottostante alla vetta del Valderoa. Su quella roccia i resti del 5° e i battaglioni del 6°, resistono con mirabile tenacia per tutta la giornata del 27 e del 28, respingendo continui attacchi nemici e catturando un’ottantina di prigionieri.
Durante la notte si provvede alla sostituzione dei reparti dell’Aosta più duramente provati e nella notte sul 29 il 5° fanteria si porta per Val Calcino, a S. Andrea ed ivi accampa; il 6° si riunisce alla testata dell’Archeson.
Il 31 ottobre le creste del Solarolo e dello Spinoncia sono finalmente occupate dai nostri; il 6° fanteria è lanciato all’inseguimento del nemico per Val Cinespa, Tas e Val Maora. All’imbrunire giunge nella Conca di Schievenin ove riceve l’ordine di sostare e prendere gli alloggiamenti.
Nell’epica lotta il sangue dei meravigliosi fanti della brigata Aosta corse abbondante per la riconsacrazione delle vette del Solarolo e dello Spinoncia: il 5° reggimento ebbe 34 ufficiali e 1005 uomini di truppa fuori combattimento; il 6°: 16 ufficiali e 419 uomini di truppa; per le prove di valore, fermezza ed ardimento date dalle truppe nelle epiche giornate del novembre 17 e del giugno 18 e nella battaglia della riscossa, le Bandiere dei reggimenti della gloriosa brigata Aosta vennero decorate con medaglia d’oro al valore militare.

 

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