Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "BERGAMO"

(25° e 26° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace: Piacenza.

Distretti di reclutamento: Nola, Piacenza, Pinerolo, Pistoia, Reggio Calabria, Roma, Siracusa, Sulmona, Teramo, Venezia, Voghera.

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

All’inizio della guerra la brigata Bergamo è dislocata in Val Judrio, alla dipendenza della 7a divisione, alla quale è affidato l'incarico, dopo aver passato il confine, di attaccare la testa di ponte di Tolmino, costituita dalle alture di S. Lucia e S. Maria, organizzate a difesa e protette oltreché da robuste trincee ed estesi reticolati, dallo schieramento di artiglierie della piazzaforte di Tomino. Nei primi mesi di guerra infatti la brigata Bergamo, a prezzo di gravi sacrifici, giunge ad ottenere alcuni progressi contro le formidabili difese del nemico ed a costituire una linea di trincee a contatto di quelle avversarie.
Il 16 agosto, iniziatasi una nuova offensiva contro tutte le posizioni di Tolmino, la 7a divisione rinnova i suoi attacchi contro la testa di ponte e la brigata riesce a conquistare le trincee delle falde occidentali della collina di S. Lucia, trincee che mantiene saldamente a malgrado dei frequenti e impetuosi contrattacchi dell'avversario, riuscendo anzi ad ampliare l’occupazione verso q. 588, senza però conquistarne la cima. La incrollabile tenacia dei fanti tutti della brigata e più specialmente lo strenuo valore dimostrato dal 25° fanteria sono consacrati nella motivazione della medaglia d’argento al valor militare che fregia le due gloriose bandiere. (Dal 16 agosto al 17 ottobre la Bergamo perdette oltre 1600 uomini e 57 ufficiali).
I tentativi vengono rinnovati con pari tenacia nella 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre), ma ancora una volta i reparti della Bergamo non possono raggiungere la contrastata cima, a malgrado dell’accanimento nella lotta, che costa nuove, gravi perdite (oltre 1900 uomini, di cui 31 ufficiali).
Durante la 4a battaglia dell’Isonzo (10 novembre - 5 dicembre) la brigata attacca le posizioni di S. Maria, ma nonostante il valore spiegato ed i cruenti sacrifici (oltre 1100 fra morti e feriti, dei quali 33 ufficiali) non riesce che a strappare alcuni elementi di trincea, fra i quali il così detto "Ridotto di S. Maria".

Così si chiude, col finire dell’anno, questo primo periodo di ininterrotta e faticosa lotta per la brigata Bergamo; lotta che, se non ha consentito ad essa, come a tante altre gloriose brigate, di realizzare tangibili successi contro le formidabili alture di S. Maria e S. Lucia ha però sottoposto ad un diuturno logoramento l’avversario.

 

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Anno 1916

La brigata trascorre il nuovo anno quasi per intero, alternando tra 1a e 2a linea i suoi reparti nello stesso settore e non prendendo parte ad avvenimenti degni di particolare nota: la sua attività è caratterizzata, oltre che dal faticoso servizio di trincea, da azioni dimostrative, scontri di pattuglie, episodi locali di breve portata.
Tra questi più importante è quello del 17 - 19 maggio, in cui reparti della Bergamo contribuiscono al contrattacco sferrato dalle altre due brigate della divisione (Valtellina e Palermo) per ricacciare il nemico penetrato nelle prime linee di dette brigate.

Il 22 novembre, la brigata lascia il settore di S. Lucia e S. Maria trasferendosi per circa 20 giorni in riposo nella zona di Fauglis e Perpotto donde passa, il 14 dicembre, alla dipendenza della 16a divisione.

 

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Anno 1917

Dal 15 dicembre del 1916 all’inizio della 10a battaglia dell’Isonzo (12 maggio - 8 giugno 1917) la brigata presidia il settore Debeli Vrh - q. 144, alternando i turni di trincea con periodi di riposo.
Iniziatasi il 23 maggio, da parte della 3a Armata, l’offensiva sul Carso, la brigata Bergamo attacca le munitissime posizioni nemiche di q. 144 - q. 92. L’avversario oppone vivace resistenza, ma i reparti della Bergamo, con vigorosi attacchi, conquistano il giorno 24 le trincee di q. 92 e q. 43 e raggiungono la linea: q. 36 - Sablici - q. 100; da questa, il giorno 25, riprendono l’attacco assieme a reparti della brigata Gaeta (263° - 264°) ed occupano la linea nemica di Flondar, nonostante il violento fuoco di sbarramento dell’artiglieria avversaria e la partecipazione alla lotta di aeroplani austriaci, che falciano i nostri col tiro delle mitragliatrici e col lancio di bombe. La condotta mirabile del 25° fanteria "magnifico di ardimento, di vigoria e d’impeto nella conquista di Flondar" si trova ricordata nella motivazione della medaglia d’argento concessa alla Bandiera del reggimento.
La conquista delle posizioni nemiche costa alla brigata, nei tre giorni di combattimento dal 23 al 25, oltre 2700 uomini, dei quali 94 ufficiali.
Il giorno 26 maggio la Bergamo viene ritirata dalla linea, ed inviata a Pieris prima, indi ad Oleis per riordinarsi. Nei primissimi giorni di luglio ritorna a far parte della 7a divisione nella zona di Gorizia e vi presidia la linea dei Sober e della Vertojba. Il 16 agosto, dopo qualche giorno di riposo, si schiera nel settore Merna - Savogna per partecipare all’imminente battaglia (11a dell' Isonzo: 17 agosto - 12 settembre).
Mentre le nostre truppe fanno progressi sulle pendici occidentali dell’altipiano della Bainsizza, anche ad oriente di Gorizia si tenta di sorpassare le formidabili difese nemiche. La brigata Bergamo opera in direzione di Raccogliano; il 26° fanteria, rinforzato dal II/25°, conquista le prime tre trincee avversarie, occupa q. 76 e l’ansa di Raccogliano e cattura numerosi nemici e molto materiale bellico. Il 20 e 21 agosto anche il I e II/25°, insieme a reparti del 125° fanteria, tentano la conquista di q. 86 e del "Groviglio" (Vertojba), ma l’avversario, reagendo col fuoco di numerose mitragliatrici e bombarde, la contrasta efficacemente.
Il contegno tenuto dal 26° fanteria nella prima giornata dell’aspra lotta, è sancito dalla motivazione della medaglia d'argento concessa alla Bandiera.
Dopo qualche giorno di riposo, per colmare i vuoti prodotti dalle forti perdite (1600 uomini dei quali 40 ufficiali), la brigata ritorna il 27 agosto in trincea, sulla fronte q. 174 Est - Belpoggio (S. Marco di Gorizia). Quivi tenta la conquista di q. 193 - Sanatorio, ma nonostante il valore spiegato, la tenace resistenza avversaria impedisce ogni progresso. Alla fine del mese la brigata si raccoglie a Mariano (Gradisca) per riordinarsi e il 25 settembre ritorna ancora alla dipendenza della 7a divisione, in prima linea, nel settore Vertojba - Raccogliano - Vippacco, ove trovasi all’inizio della grande offensiva austro-tedesca.
Deciso, per effetto della ritirata dell’ala sinistra della 2a Armata, il ripiegamento della 3a Armata dal Carso, la brigata Bergamo è tra quelle destinate a proteggere il ripiegamento dalle prime linee verso l’Isonzo. Tale compito assolve con grande spirito di sacrificio, sino al passaggio del Tagliamento, contenendo insieme con altre truppe la pressione del nemico.
Particolarmente degna di nota è l'azione della brigata nella notte sul 30 a Pozzuolo del Friuli. Quivi la 2a brigata di cavalleria (Genova cavalleria e lancieri di Novara), asserragliata nel paese, sostiene tenacemente la incalzante e crescente pressione dell‘avversario, che vuol cadere sul fianco settentrionale delle truppe della 3a Armata in ritirata verso il Tagliamento. La brigata, da Carpeneto, invia a Pozzuolo due battaglioni (II/25° e III/26°) che insieme coi reparti di cavalleria, in fraterna comunione di intenti e di sforzi, si battono per la difesa del paese, prolungandone la resistenza fin verso l'imbrunire; ma dopo cinque ore di dura ed esasperata lotta, dopo aver subite gravi perdite, i due battaglioni non possono più contenere il nemico, che penetra in Pozzuolo.
Caduto il paese nelle mani dell’avversario, la situazione dei battaglioni schierati ad est di Carpeneto e già fortemente premuti dall’avversario diviene sempre più critica. I nostri tentano aprirsi un varco attraverso le schiere nemiche, dalle quali sono oramai avvolti, ma solo pochi riescono a ripiegare su S. Maria di Sclaunicco.
Della lotta sostenuta dal II/25° e dal III/26°, tenaci nel resistere a Pozzuolo del Friuli al soverchiante urto avversario, è lasciato imperituro ricordo nella motivazione della medaglia d’argento concessa alle Bandiere dei due reggimenti.
Nella tragica giornata del 30 ottobre circa 3500 uomini di truppa e 80 ufficiali della brigata rimangono dispersi. I suoi superstiti si ritirano su Latisana e, varcato il Tagliamento, proseguono la marcia di arretramento, finché il 29 novembre si raccolgono presso Padova, ove la Bergamo fino al 6 dicembre attende alla sua ricostituzione.

L’8 dicembre si trasferisce sull'altipiano di Asiago, occupa la linea di resistenza arretrata M. Corno - Campo Rossignol - M. Bertiago ed accudisce, alla dipendenza della divisione, a lavori difensivi sino tutto il gennaio dell'anno successivo.

 

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Anno 1918

Nel febbraio la Bergamo porta in prima linea i suoi battaglioni nel settore di M. Valbella - Col del Rosso, rimanendovi fino al 22 marzo. Si riunisce poi nella zona di Mestrino (Padova), per svolgervi un periodo di istruzioni, fino al 14 giugno.
All’inizio della grande battaglia del Piave (15 - 24 giugno) è in attesa tra Asseggiano - Spinea - Gazzera; il 17 segue la divisione, che raggiunge Monastier di Treviso, per contenere l'avanzata dell'avversario, che ha superato il Piave, e per respingerlo oltre il fiume.
La brigata, appena giunta, viene attaccata da notevoli forze ed è obbligata a cedere all’impeto sempre più incalzante del nemico. Ingaggia con esso una tenace lotta, sferrando violenti contrattacchi, finché riesce a ritogliergli le posizioni del caposaldo di Monastier - Quadrivio - S. Pietro Novello - S. Michele - Fornaci, che erano state temporaneamente perdute. I sanguinosi combattimenti, dal 17 al 20 costano alla Bergamo circa 1000 uomini di cui 40 ufficiali; ma tuttavia la sua azione offensiva continua ancora nei giorni successivi, finché il giorno 25, il nemico è costretto alla ritirata. La fede e il sacrificio dei fanti della Bergamo sono esaltati dalla motivazione della medaglia d’argento concessa alle Bandiere dei reggimenti.
Rimasta ancora sulla fronte del Piave nel tratto Salgaredo - Zenson, il 23 luglio la brigata ne è allontanata; trascorsi circa due mesi nella zona di Pojanella (Vicenza), in riposo, raggiunge il 21 ottobre le posizioni di Val Frenzela - S. Francesco - Cornone, nella zona di Valstagna (V. Brenta).

Iniziatasi offensiva di Vittorio Veneto, la Bergamo è tenuta in riserva ed il 29 ottobre, in seguito ai successi riportati dalle nostre truppe sulla fronte del Piave, le vien dato l’ordine di tenersi pronta per irrompere contro le trincee nemiche ed impossessarsi di M. Badenecche. Col primo novembre il nemico, premuto ovunque dai nostri, si ritira anche dall’altipiano di Asiago: la Bergamo segue anch’essa il movimento; nella notte del 2 occupa M. Badenecche, indi nella stessa giornata M. Lisser; prosegue quindi verso Ospedaletto e Borgo, raggiungendo, alla conclusione dell’armistizio, il tratto: Torre - M. Panarotta - S. Osvaldo.

 

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