Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "BISAGNO"

(209° e 210° Fanteria)

Costituita il 24 marzo 1916: il Comando di Brigata ed il 209°, già formati sin dal 4 dicembre 1915, dal deposito del 90° Fanteria; il 210°, costituito sin dal 12 dicembre 1915, dai depositi del 21°, 22° e 88° Fanteria.

 

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Anno 1916

Nei giorni 20 e 21 marzo il 209° parte da Genova e da Novi Ligure ed accantona, nei giorni successivi, tra Castions ed Orcenigo Inferiore, mentre il 210°, partito nelle stesse giornate dalle sedi di Pisa, di Massa e di Livorno, si accantona nella zona di Zoppola, di Murlis e di Ovoledo. Il 24 la "Bisagno" si costituisce a Castions, alla dipendenza della 27ª divisione, ed attende, nelle località suddette, ad un intenso periodo di esercitazioni e di allenamento. Nei giorni 17 e 18 maggio, quando sugli Altipiani già ferve l'offensiva austriaca, la brigata riceve ordine di spostarsi in Val d'Astico. Parte dalla stazione di Casarsa, giunge a Chiuppano e si accantona tra Velo d'Astico, San Giorgio, Cogollo e Arsiero. I primi battaglioni che giungono hanno il compito di sostenere il ripiegamento delle divisioni 35a e 9a dall'alta Valle Posina e dall'Altopiano di Tonezza. Il 19 occupa la linea M. Aralta - Montagnola - San Rocco - Monte Cimone - Pedescala. Il 22 la "Bisagno" passa alla dipendenza della 9a divisione, che le assegna la difesa del settore Posina (riva destra dell'Astico). Caduta la difesa di M. Cimone dopo strenua resistenza del gruppo alpino che lo presidia, si impone lo sgombero della posizione di S. Rocco minacciata da tergo. I due battaglioni del 209° (I e III) che la occupano, ripiegano il 26 su Meda e Colletto Grande, mentre il 210°, schierato sulla fronte M. Rozzo Covole - pendici "inaccessibili" di M. Cengio, ha il compito di trattenere a qualunque costo il nemico, in attesa di rinforzi. Il 28 il II/209° che occupa M. Aralta è costretto a ripiegare su M. Priaforà nella quale importantissima posizione si afforza, aiutato validamente da altri riparti della brigata e del 153° fanteria, inviati in suo soccorso. Nei giorni successivi, 29 e 30, tutto il 209° viene spostato a M. Priaforà, oltre ad una compagnia del 210°, un battaglione alpini ed alcuni riparti del 49° fanteria. La difesa ad oltranza di questo caposaldo diviene assolutamente necessaria per garantire la linea di tutta la 9a divisione, e, pertanto, le truppe ivi dislocate hanno anche il compito di sbarrare la strada che da Roccolo dei Sogli sale a M. Novegno, prendendo strettissimo contatto coi riparti della 27a divisione che occupa M. Giove e M. Brazome. Ma nel pomeriggio del 29 giunge notizia che i riparti del 209°, che mantengono eroicamente il caposaldo di M. Priaforà, sono costretti ad abbandonarlo e ritirarsi su M. Novegno e M. Giove. L'eroica resistenza del II/209° su M. Aralta, merita speciale ricordo nella motivazione della medaglia d'argento al valore che verrà più tardi concessa alla Bandiera del reggimento.
Da questa ultima posizione tentano il giorno 30, coadiuvati dal battaglione alpini M. Clapier, di riprendere la perduta posizione di M. Priaforà, ma, malgrado due attacchi valorosamente condotti, non riescono nel compito loro assegnato. Il giorno 31 il nemico attacca l'ala sinistra della 9ª divisione, tra Rozzo Covole e Casara Stortime, ma viene respinto. Il mattino del 1° giugno l'attacco si ripete e si estende all'ala destra, fra Velo d'Astico e Seghe di Velo. Il nemico però è respinto ancora dai valorosi fanti del 210°, con gravissime perdite. Altri attacchi nemici, ripetuti con ostinazione nei giorni 2, 3, 4 ed 8 giugno, vengono anche nettamente respinti. Ma la pressione è formidabile, sì da richiedere una rettificazione della fronte, arretrandone il centro, fermi restando i capisaldi estremi. Pertanto alcuni riparti del 210° e del 153° vengono ad occupare una linea svolgentesi ad arco, che da M. Tre Bocchette (estrema sinistra) per Poggio Curegno, i Colletti, M. Summano, Costa Roncina, Castello di Meda, va a riattaccarsi alle pendici rocciose di M. Cengio (estrema destra). La linea precedente Rozzo Covole - Velo d'Astico - Seghe di Velo, segna la corda dell'arco della nuova e viene anch'essa mantenuta dai restanti riparti del 210° e del 153°, costituendo essa una linea avanzata da doversi abbandonare solo quando la pressione nemica dovesse continuare imponente e soverchiante. Il ripiegamento si compie nella sera stessa dell'8. Il successivo giorno 9, per concorrere all'azione che si sta svolgendo nel settore di Asiago, tutte le truppe della 9ª divisione hanno l'ordine di tenere impegnato il nemico della conca d'Arsiero, eseguendo vigorose puntate offensive in direzione di S. Ubaldo ed Arsiero. Il 209°, dalle posizioni di Colletti, ove sin dal 3 giugno erasi sistemato a difesa, deve sostenere la 35a divisione che attacca M. Priaforà, mentre truppe della 20a divisione avanzano per conquistare la linea Cà della Forcella - Schiri. Nei giorni 10 ed 11 l'azione dimostrativa continua ed i riparti tutti vi spiegano la massima energia onde alleggerire la pressione nemica sugli Altipiani. Il 16, mentre il 209°, avuto il cambio ai Colletti dal 154° fanteria, si riunisce tutto a Meda e occupa la linea arretrata Poggio Curegno - Costa Roncina - M. Summano, il 210° procede ad una vigorosa puntata offensiva su Case Meneghetti, che ripete nei giorni dal 21 al 24.
Il 25 si manifestano i primi indizi della ritirata nemica. La "Bisagno", trovate sgombre le linee nemiche, occupa senza colpo ferire Arsiero e S. Rocco e si spinge sino a M. Caviogio e al Redentore, ma trova fortemente occupati gli accessi di M. Cimone. Nei giorni successivi 29 e 30 il 209° tenta invano l'attacco di questa posizione, mentre il 210° avanza lungo la Valle Riofreddo.
Il 4 luglio, alcuni riparti della brigata ripetono l'attacco del Cimone, mentre altri muovono, lungo il Riofreddo, all'attacco delle posizioni di Cava, di Vallà e di Valle per aggirare il nemico da tergo risalendo il versante occidentale dell'altopiano di Tonezza. Ma la reazione avversaria impedisce il raggiungimento di tutti gli obbiettivi e le nostre truppe sono costrette a ripiegare sulle linee di partenza dopo aver subito non lievi perdite. Il giorno 5 si rinnovano gli attacchi anche per Val Valeza e Val Camugara, mentre riparti del 209° raggiungono q. 1230 del Cimone che devono poi abbandonare. Sulle posizioni raggiunte di M. Caviogio, Redentore, Val Riofreddo, le truppe della "Bisagno" permangono vari giorni, rafforzando la linea e premendo il nemico con continue azioni di pattuglie. La brigata, sostituita in linea dalla "Novara", si raduna, tra il 14 ed il 20, fra Velo d'Astico, Meda e Poggio Curegno. Il 23, dopo lunga e poderosa preparazione di artiglieria, la brigata Novara e il battaglione alpini Val Leogra muovono all'attacco degli accessi di M. Cimone per sboccare sull'Altopiano. Il I e II battaglione del 209° si trasferiscono a M. Caviogio ed il III sulle pendici di Redentore, a disposizione della "Novara". Gli eroici sforzi degli alpini riescono a vincere la fiera resistenza nemica: verso sera espugnano la ridotta di q. 1230 e si affermano sulla quota conquistata, malgrado i ritorni offensivi dell'avversario.
Mentre gli alpini assalgono frontalmente il Cimone, colonne del 209° e della "Novara" operano lateralmente per Val Valeza e per Val Riofreddo. Ma nessuna di esse riesce a raggiungere gli obbiettivi. Necessita pertanto attaccare di viva forza q. 1217, ove il nemico si è ritirato: una volta superatala e sboccati sull'Altopiano, sarà possibile, operando di concerto con le colonne laterali, allargare la fronte d'attacco. Il 29, dopo conveniente preparazione di artiglieria, si lanciano le truppe all'attacco della q. 1217, mentre da Val Valeza e Val Riofreddo si tenta con ogni sforzo di coadiuvare, con azioni a fondo e dimostrative, l'attacco della quota suddetta. Ma le munite difese accessorie nemiche impediscono ogni progresso. Il 28 un battaglione del 210° viene inviato a Redentore, di rincalzo al 209°. Il 31 l'avversario attacca fortemente le nostre posizioni, ma viene respinto dai fanti della "Bisagno", della "Novara" e dagli alpini.
Il 1° agosto il comando della brigata, l'intero 210° ed il III/209°, sostituiti dalla brigata Sele, si trasferiscono fra Centrale, Grumolo e Zugliano, a disposizione del comando della 1ª armata, mentre il I e II/209° rimangono, sino al 7, con la "Novara" nelle posizioni del Caviogio, del Cimone e di Malga Pierini. L'8 anche questi due battaglioni si riuniscono alla brigata che attende, nelle anzidette località, al suo riordinamento.
Le perdite subite dalla "Bisagno", durante tutto il periodo dal 15 maggio al 31 luglio, sono ingentissime: esse ammontano a 70 ufficiali e 2789 uomini di truppa.
Tra il 12 e il 13 agosto essa si trasferisce sull'altopiano di Asiago. Giunta a Campiello sostituisce la "Padova" nella linea Cima Ardè - Le Fratte – torrente Ghelpach, passando alla dipendenza della 30a divisione. Rimane in linea sino al 15 ottobre senza partecipare ad alcuna azione; il 16 scende a riposo nella zona Malga Cava - Campiello - Val di Gevano.
Il 26 ottobre la "Bisagno" sostituisce, nella linea di prima resistenza e di vigilanza, sulle due rive della Val d'Assa, la brigata Forlì. Il 209° occupa la riva sinistra dell'Assa, da M. Viscali a Le Fratte e Cima Ardè; il 210° la riva destra, da M. Viscali alla strada di Canove - Roana e da Canove a Camporovere. In queste linee la "Bisagno" rimane sino al 21 novembre, per passare in quel giorno a riposo sempre nella zona Malga Cava - Campiello - Val di Gevano. Il 22 riceve ordine di trasferirsi, per ferrovia, nella zona Carsica. Parte nei giorni 24 e 25, giunge a Vicenza e prosegue, sempre per ferrovia, per S. Maria la Longa. Qui giunta nei giorni 27 e 28, si accantona a S. Stefano, passando alla dipendenza della 45a divisione.

In questa località la brigata passa il resto dell'anno in continue istruzioni.

 

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Anno 1917

Sino al 4 gennaio la "Bisagno" rimane a S. Stefano; il 5 parte per Chiopris (4a divisione); prosegue il 6 per Sagrado distaccando due battaglioni nel Vallone: uno a Vizintini, l'altro a Devetaki. Il 17 la brigata, tutta riunita, sostituisce in 1a linea, nel settore Dosso Faiti - Castagnevizza, la "Barletta", assumendo la fronte compresa tra il bivio ovest di q. 229 - q. 285 - pendici nord di q. 309, mentre i due comandi di reggimento occupano rispettivamente le doline "Edera" e "Castagno". Il 18 gennaio il tentativo di offensiva del nemico dal Faiti al mare, iniziatosi con lancio di gas asfissianti e violentissimo bombardamento, trova la "Bisagno" ferma al suo posto. Essa sventa tutti gli attacchi nemici iniziatisi verso sera.
L'attacco è ripetuto, fulmineo, il giorno 29: il nemico riesce a penetrare in qualche elemento di trincea, facendo prigioniero una parte del presidio, ma il pronto accorrere dei rincalzi lo obbliga a ritirarsi.
Nei giorni dal 6 all'8 febbraio, la brigata viene sostituita in linea dalla "Brescia" e parte per la zona di riposo, dislocandosi tra S. Maria la Longa, Sagrado e Vizintini. Dal 4 al 6 marzo torna a presidiare la prima linea, assumendo la solita fronte. L'8 respinge nettamente un attacco nemico in forze, ed il 12, con ardita azione di pattuglia, occupa un posto avanzato facendone prigionieri i difensori. Dal 20 al 22 torna a riposo a Sagrado, distaccando alcuni battaglioni per lavori a Devetaki e Vizintini. Fino al 4 maggio la brigata alterna turni di riposo e di linea, mantenendo la sua consueta attività aggressiva con frequenti colpi di mano, fra i quali degno di rilievo quello compiuto il 18 aprile contro il posto nemico N° 1 che viene occupato con la cattura dei difensori.
La 10a battaglia dell'Isonzo trova la "Bisagno" ancora schierata nel solito settore. Il 14 maggio cede una parte della sua fronte alla "Barletta" ed inizia, da essa coadiuvata, una energica azione dimostrativa. Alle ore 12 un battaglione (II/210°) attacca da sud le posizioni nemiche di q. 363. Giunto sulle trincee avversarie è preso sotto il fuoco di mitragliatrici e pezzi da montagna. Arrestato in tal modo nel suo mirabile slancio, il battaglione, ridotto a pochissimi uomini, è costretto a rientrare nella linea di partenza.
Dal 15 al 22 le truppe, con assiduo lavoro, riattano le difese distrutte, malgrado l'incessante fuoco di artiglieria.
 Il 23 la brigata passa alla dipendenza tattica della 28ª divisione e ripete l'azione sospesa il giorno 14. Tre suoi battaglioni, coadiuvati da uno della "Pallanza", muovono all'attacco, e, benché fatti segno a fuoco d'interdizione, con slancio ammirevole riescono a penetrare nella trincea avversaria prendendovi numerosi prigionieri e largo bottino di armi e munizioni. La sera dello stesso giorno, causa i violenti contrattacchi nemici, sono costretti a rientrare nella linea di partenza. I battaglioni, che hanno preso parte all'azione, vengono mandati a Sagrado per riordinarsi, mentre in linea sono sostituiti da riparti della brigata Parma. Il 24, tutta la "Bisagno" viene inviata a Sagrado a riposo (4a divisione). Essa, dal 14 al 24 maggio, ha perduto 66 ufficiali e 1848 uomini di truppa. Il 26, passata di nuovo alla dipendenza della 28a divisione, si trasferisce tra Jalmicco e Visco.
Il 4 giugno, in autocarri, viene trasportata a Ferleti. Quivi, comando di brigata e 209°, passano a disposizione della 20a divisione e il 210° alla dipendenza del 16a. Il giorno 5 tutta la brigata è in linea nel settore Sablici - ponte di S. Giovanni, e propriamente a q. 144, q. 146 e q. 100. In questo settore il nemico, con assalti continui, era riuscito a strapparci parte dei vantaggi conseguiti nella nostra offensiva del maggio. Nello stesso giorno 5 il 209°, coadiuvato da altri riparti, muove tre volte all'attacco delle posizioni perdute, ma il violento fuoco nemico cagiona ingenti perdite ed impedisce ogni avanzata.
In questa sola giornata la "Bisagno" perde 16 ufficiali e 626 uomini di truppa. Il 12, il comando di brigata ed il 209° si trasferiscono a Selz e S. Valentino ed il 16 a Rivignano. Il 210° rimane in linea sino al 18, poi si trasferisce nella zona fra Teor - Campomolle - Driolassa. Tutta la brigata così dislocata passa, prima alla dipendenza della 28a divisione, poi a quella della 16a.
L'8 e 9 luglio parte per Ponzano Veneto e Vascon e si accantona fra Paderno - Merlengo - Lovadina - Breda di Piave - Saltore - Vacil (2a divisione). In questa zona attende al suo riordinamento sino al 10 - 11 agosto, nei quali giorni si trasferisce, per via ordinaria e per ferrovia, a Visco indi a Biasiol, ove accantona. Il 18 si trova schierata nel settore di Selo e propriamente nei trinceramenti di 2ª linea tra Palichisce - Vizintini - Ferleti - Oppacchiasella. Il 20 si sposta a q. 158 (Colle Nero), il giorno successivo nelle trincee di q. 208 sud e di q. 208 nord ed il 23 sostituisce la brigata Granatieri nel tratto di linea fra la Cappelletta di Selo, il Vallone di Brestovizza e l'acquedotto ad ovest di q. 241.
Nelle notti sul 31 agosto e 1° settembre la "Bisagno" è rilevata dalla "Catania"; il 210° occupa la 2ª linea, nelle trincee del Colle Nero, mentre il comando di brigata ed il 209° scendono a Soleschiano (61a divisione). Il 5 il 210° si sposta nelle caverne del Vallone, presso Bonetti, ed il 209° nella zona compresa tra Nad Bregom e Nova Vas (20a divisione). Nella notte dello stesso giorno 5, il 209° ed il I/210° sostituiscono la "Pistoia" nella linea delle doline Platz - Bauer - Bild - Caverne e Garibaldi, mentre il II e III/210° si spostano nelle trincee e doline a sud di Lukatic, quali riserva di corpo d'armata. In queste località la brigata costruisce robuste difese e respinge ogni ritorno offensivo del nemico.
Il 28 settembre, sostituita in linea dalla "Barletta", raggiunge per via ordinaria Redipuglia, indi, in autocarri, la zona tra Palmanova e Bagnaria Arsa (63a divisione), ed il 3 ottobre alloggia, tutta riunita, nei pressi di S. Maria la Longa.
Il 25 ottobre, in seguito agli avvenimenti provocati dall'offensiva austro-tedesca, si sposta a Nimis (21a divisione); il 26 si schiera in difesa su M. Cavallo - M. Janer (34a divisione), per proteggere la ritirata del IV corpo d'armata. Il 27 ripiega ancora su Nimis ed Attimis e giunge a Tarcento il 28. Quivi il 209° prende posizione sulla riva destra del Torre, dal ponte di Tarcento al ponte di Molinis, mentre il 210° viene inviato a M. Stella in rinforzo del 9° bersaglieri. Il 29 tutta la brigata ripiega su S. Giorgio, occupando la fronte S. Giorgio - S. Tommaso, e poi, il giorno successivo, quella di q. 231 - Borgo Pozzo - Borgo Repudio. Arriva il 30 al Tagliamento, passandolo al ponte di Pinzano (21a divisione). Il 31 prosegue per Travesio e Toppo: nei giorni seguenti continua la marcia, ed il 4 novembre, per S. Leonardo e Nogaredo, giunge a Fiaschetti occupando le posizioni del Colle M. Croce e del Colle di Ferro. Il 5 la "Bisagno" passa il Piave al ponte della Priula ed è assegnata alla 50a divisione. Giunge verso sera a Camalò, il 6 ad Istrana, il 7 a Camposampiero e l'8 a Piazzola sul Brenta (Fornace), tornando alla dipendenza della 21a divisione.
Dopo qualche giorno di riposo, riprende la marcia faticosa; il 12 novembre è a Cervarese S. Croce, il 13 fra Monterosso ed Abano Bagni ed il 15 a Guizza, nei pressi di Padova, passando a far parte prima della 13a, poi della 47a ed infine della 33a divisione. Nei giorni successivi si disloca tra Montemerlo - S. Marco - Creola e Saccolongo ed in queste località attende alla sua riorganizzazione. Durante il tormentoso periodo del ripiegamento la brigata ha perduto 24 ufficiali e 890 uomini di truppa.

Il 2 dicembre tutta la 33a divisione si sposta, per via ordinaria, sull'altopiano di Asiago, ove giunge il 9, passando per Pontevigodarzere, Noale, Badoere, Camposampiero, Gazzo e Dueville. Il 10 è già in linea tra M. Bertiaga e Montagna Nuova, al posto della "Piemonte", ed in questo settore rimane sino alla fine dell'anno, alternandovi i suoi riparti. Il 31 dicembre la "Bisagno" passa alla dipendenza della 2a divisione.

 

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Anno 1918

Il 28 gennaio, la brigata, tornata alle dipendenze della 33a divisione, occupa le trincee di Cima Echar - Costalunga - Busa del Termine. Quattro battaglioni sono messi a disposizione della 4a brigata bersaglieri: uno opera con la brigata Sassari (III/209°), mentre gli altri tre sono di riserva alla 2a e 33a divisione. Il 29 un attacco nemico in forze, obbliga la nostra ala destra a ripiegare, per breve tratto, da M. Valbella. I e II/209° si lanciano con ardimento al contrattacco, ricacciano l'avversario catturandogli armi e materiale, e riconquistano parte delle perdute posizioni. Ritorni offensivi avversari vengono annientati con valore e tenacia dai riparti della "Bisagno", ormai saldamente rafforzatisi sulla riconquistata Cima Valbella.
Il 31, proseguendo nell'azione, il II/209° raggiunge Casera Melaghetto, ma verso sera è costretto a ripiegare sulla linea di partenza. Il 3 e 4 febbraio i riparti della "Bisagno" lasciano la prima linea e si dislocano in posizione arretrata fra M. Melago e Busa del Termine (7a divisione). Il 13, costituendo la brigata massa di manovra del XXV corpo d'armata, si sposta in prossimità di Cima Echar e di q. 1341 di Costalunga.
Dal 2 al 6 marzo viene ritirata dalla linea e inviata a riposo a Vittarolo e S. Caterina di Lusiana (33a divisione). Il 15 si trasferisce a Valrovina, il 16 tra Loria e Cusinati, il 23 tra Fratte e S. Anna Morosina ed il 27 a Vigodarzere, ove attende ad istruzioni varie. Il 2 giugno inizia il trasferimento verso il Sile, nei pressi di Scorzè, ove giunge, per Pionca - Mellaredo - Salzano - Noale, il giorno 7. Si accampa nella zona Gardigiano - Ghetto - Peseggia, riprendendo alacremente il periodo d'istruzione interrotto. Il 15, all'inizio della battaglia del Piave, si sposta nella zona di Roncade e S. Cipriano (53a divisione) ed il 16 tra Vallio e Caseria per sostituire la "Jonio" nelle linee fra il caposaldo delle Fornaci di Monastier, Meolo ed il caposaldo di Monastier. Vengono inoltre occupate, da riparti della brigata, C. Nini, C. Pisani, Ville Berengan e Madonna di Vallio. Il 17 passa di nuovo alla dipendenza della 33a divisione, ma dopo poche ore viene improvvisamente chiamata ad agire, in condizioni difficili, nel settore del XXIII corpo d'armata per sferrare un contrattacco dalla fronte C. Malipiero - C. Bellesine - C. di Rosa contro la linea del Fosso Gorgazzo, mentre altri riparti debbono operare in modo analogo dalla fronte Losson – Gorghetto verso la linea dei capisaldi Capo d'Argine - Osteria Fossalta e Croce, allo scopo di arrestare l'invasione nemica e riconquistare il terreno perduto. Dopo dura e sanguinosa lotta durata tre giorni, la "Bisagno", rinforzata dal 1° battaglione Czeco - Slovacco, dal IV gruppo ciclisti, dal 226° fanteria e da altri riparti, riesce ad arginare ed a respingere l'invasione degli Austriaci, nel tratto di sua maggiore penetrazione, infliggendo loro rilevanti perdite.
Il 20 giugno la brigata Sassari ed il III/209° riconquistano e difendono eroicamente il caposaldo di Losson che il nemico era riuscito a strapparci nel mattino dello stesso giorno 20, dopo intensa preparazione d'artiglieria. Le perdite subite dalla "Bisagno" in questi quattro giorni di lotta ammontano a 34 ufficiali e 919 uomini di truppa. I suoi riparti, per il brillante risultato conseguito, ottennero l'onore della citazione sui bollettini di guerra del Comando Supremo del 20 e 21 giugno.
Nei giorni successivi la brigata, tornata alla dipendenza della 33a divisione, si trasferisce nella zona di Losson ed in quella a sud-est di Meolo. Ivi permane, quale riserva divisionale, sino al 1° luglio e attende al suo riordinamento. La sera del 2 luglio, messa a disposizione della 54a divisione, raggiunge, parte per via ordinaria, parte su autocarri, Croce di Fossalta. Essa è destinata ad operare nel delta del Piave, sulla fronte Intestadura - Capo Sile dove urge ristabilire la critica situazione causata da infiltrazioni nemiche avvenute tra Piave nuovo e Piave vecchio.
A disposizione della "Bisagno" vengono messi i seguenti riparti: brigata Granatieri, 153° fanteria, 3° raggruppamento bersaglieri ciclisti. Il giorno 3 si procede alla rettifica della linea della fronte La Trezza - C. Del Negro - C. del Bosco - Casoni - C. Brasi Zuliani. Il terreno acquitrinoso, seminato di nidi di mitragliatrici, rende lenta l'avanzata. L'artiglieria nemica apre contemporaneamente violento fuoco, prendendo di fianco e da tergo i riparti impegnati, contribuendo a rendere ancora più difficile l'azione. Il III/209°, decimato, si arresta davanti a C. Gradenigo e così pure il I/209° operante sulla destra. Necessita chiudere gl'intervalli ancora esistenti tra riparto e riparto, operazione che viene compiuta malgrado ogni difficoltà, nel mattino stesso del 3. Nel pomeriggio viene ripresa l'avanzata su tutta la fronte, ma la resistenza nemica è formidabile, pur tuttavia si riesce a conseguire qualche vantaggio, saldamente mantenuto. Giunti, a rinforzo, due riparti ed una compagnia d'assalto, l'azione viene ripresa nella notte sul 4, essa ha poi pieno svolgimento nel mattino seguente, riuscendo, malgrado rilevanti perdite, a fare avanzare la linea di qualche centinaio di metri.
Nel settore sud, il III/210°, coadiuvato da altri riparti, riesce, nel pomeriggio, con fulmineo colpo di mano, ad impossessarsi del caposaldo di C. Bosco, e più tardi, puntando sul Colle dell'Orso e C. Colombera, sorprende un comando di reggimento nemico, catturandovi qualche centinaio di prigionieri, tra i quali diversi ufficiali. Il nemico contrattacca in forze, e riprende, dopo tenace lotta, C. Bosco, costringendo i nostri ad indietreggiare sino alla linea di partenza.
Nella notte sul 5 l'avversario pronuncia forte contrattacco su tutta la fronte, ma è arrestato dal tempestivo intervento delle nostre artiglierie e dalla pronta reazione di tutti i riparti. Il giorno 5, mentre si predispone l'attacco dei capisaldi di C. Bosco e di La Trezza, nostre pattuglie ardite constatano la diminuita resistenza nemica, ciò che fa prevedere un possibile ripiegamento. Viene in seguito confermata la ritirata dell'avversario oltre il Piave nuovo, iniziatasi fin dalla mezzanotte precedente. Il mattino del 6, occupato di sbalzo il caposaldo di C. Bosco, tutta la linea riprende l'avanzata vittoriosa sino a congiungersi con le truppe della 4a divisione provenienti da Cortellazzo e da Cavazuccherina. Viene in tal modo liberato l'intero territorio compreso nel delta del Piave. Dal 2 al 7 luglio la valorosa brigata ha perduto 9 ufficiali e 363 uomini di truppa.
Nelle posizioni di Osteria - Passo del Palazzetto - C. Bergamo e di Porte di Taglio - C. Gradenigo, la "Bisagno" permane, vigile, sino al 14 - 15 luglio. A quella data viene ritirata dalla linea ed inviata nei pressi di Pralungo e Roncade, tornando alla dipendenza della 33a divisione. Nei giorni 19 - 20 si trasferisce nei pressi di Mestre, e precisamente nella zona fra Rossignago - Martellago - Chirignago e Zelarino. Quivi trascorre il meritato riposo ed attende al suo riordinamento.
Tra il 31 agosto e il 1° settembre la "Bisagno" si sposta, per ferrovia, nella zona tra S. Pietro in Gù - Gazzo - Grantorto - Ospitale di Brenta, proseguendo attivamente il periodo di esercitazioni iniziato nelle precedenti località. Il 9 ottobre nuovo spostamento nella zona S. Martino - Castel di Godego e poi, il 12, tra Padernello e Musano. L'inizio della battaglia di Vittorio Veneto trova la "Bisagno" dislocata nei pressi di Paderno.
Nei giorni 27 - 28 ottobre passa il Piave presso Palazzon portandosi tra C. Tonon - C. Ancillotto - pressi della stazione di Susegana - Molino Zanardo. Proseguendo l'avanzata, occupa la stazione di Susegana facendovi numerosi prigionieri e conquistando copioso materiale di guerra. Il 29 occupa Granze e, coadiuvata dalla "Sassari", muove all'attacco di Conegliano, ove, malgrado la forte resistenza nemica, penetra nella notte. Il 30 la brigata muove in direzione di Piano del Cansiglio ove giunge il 31, dopo avere infranto serie resistenze nemiche a Pian di Spina e Farra. Il 1° novembre ha per nuovo obbiettivo Spilimbergo. Muove pertanto verso Cordignano, passa la Livenza il 2 e nella sera di quel giorno entra in Rovereto in Piano. Il 3 passa il Cellina ed il Meduna e giunge a notte inoltrata a Tesio e Tauriano ove sosta.
In queste località, il giorno 4, la raggiunge la comunicazione dell'armistizio "Badoglio".

Per il tenace valore, dimostrato nei combattimenti cui la brigata prese parte dal maggio 1916 al novembre 1918, le sue gloriose Bandiere furono decorate di medaglia d'argento al valor militare.

 

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