Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "BOLOGNA"

(39° e 40° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:Napoli.

Distretti di reclutamento: Alessandria, Ancona, Benevento, Cremona, Cuneo, Firenze, Girgenti, Milano, Perugia, Sacile, Sassari.

 

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Anno 1915

La brigata, partita il 4 giugno 1915 dalla sua sede ordinaria (Napoli), insieme alla 19a divisione, X Corpo d’Armata, si trasferisce nella zona di Talmassons (2a Armata).
L’11 giugno, la brigata occupa la testa di Ponte di Pieris, ove organizza a difesa le alture che dominano i ponti sull’Isonzo e quelle che proteggono da nord l'importante ferrovia Turriaco - Ronchi.
Il 22 giugno, all’inizio della 1a battaglia dell’Isonzo, nella quale la 3a Armata attacca il margine dell’Altipiano Carsico, alla 19a divisione è assegnata la fronte Redipuglia - Fogliano.
La brigata Bologna, il mattino del 23 giugno, dopo aver riattati i ponti sul Canale Dottori (Zona di Fogliano), sebbene ostacolata dal fuoco della fanteria e artiglieria nemica, si riunisce sull’argine della ferrovia Ronchi - Sagrado e con celere avanzata occupa Fogliano.
I battaglioni II e III/39° si slanciano all’attacco della q. 92 di Castelnuovo e la occupano sloggiandone l’avversario mentre il IV/40° (I) s’impossessa di primo impeto delle posizioni di Chiesa Diruta e q. 64 di Castelvecchio. Affrontando la viva resistenza nemica, i fanti della Bologna incalzano il nemico: il giorno seguente le compagnie 6a e 8a del 39° si spingono sino ai reticolati di Castelnuovo senza poterli oltrepassare, ma, nel mattino del 25, il I/40°, dopo essersi aperta la strada attraverso le mine di cui è cosparso il terreno, rinnova il tentativo e con brillante attacco di sorpresa s’impossessa di quella importante posizione.
Conquistato Castelnuovo, il 40° fanteria concorre con le brigate Pisa e Siena all’attacco della ridotta nord del paese, mentre il 39° amplia e rafforza il possesso di q. 92.
890 uomini, dei quali 24 ufficiali, costituiscono il tributo di sangue offerto dalla brigata in questa 1a battaglia dell’Isonzo.
Già nella seconda metà di luglio il Comando della 3a Armata riprende, senza ulteriori indugi, la propria azione offensiva per non dar tempo all’avversario di riaversi dalle perdite subite nella precedente battaglia e per migliorare la situazione delle truppe che aggrappate lungo le pendici del margine dell’Altipiano Carsico, sono continuamente soggette alle offese del nemico sovrastante.
Obiettivo principale dell’azione è la conquista del M. S. Michele, posizione importante, il cui possesso avrebbe facilitata la caduta di tutto il Carso, a sud, e del campo trincerato di Gorizia, a nord.
La 19a divisione, provvisoriamente assegnata all’Xl Corpo d’Armata, attacca S. Martino del Carso: i battaglioni II e III/39°, dopo vari tentativi infruttuosi, la sera del 19 luglio, con aspra e cruenta lotta, s’impossessano della ridotta nemica ad est di q. 92 e subito ne rovesciano la fronte.
Contrattaccati dal nemico, lo respingono sanguinosamente e alla loro volta lo incalzano alla baionetta, avanzando ancora, in quel difficilissimo terreno, di circa 400 metri. Nè il 40° fanteria rimane inattivo: assegnato provvisoriamente alla 21a divisione, concorre col I battaglione alle operazioni che la brigata Regina conduce contro le pendici di S. Martino, mentre il IV battaglione, nel pomeriggio del 18, con brillante attacco, conquista uno dei trinceramenti nemici del Bosco Cappuccio. Da questa posizione lo stesso battaglione, rincalzato dal II, nelle prime ore del pomeriggio del 25, collegato a sinistra col 29° fanteria e a destra col 30°, può occupare definitivamente e sistemare validamente a difesa tutto il margine meridionale del M. Cappuccio.
Il 2 agosto la brigata, che anche in questa 2a battaglia ha subito sensibili perdite (875 uomini, dei quali 24 ufficiali), si riunisce a Villesse in zona di riposo e, sempre alla dipendenza della 19a divisione, tornata a far parte del X Corpo, provvede a ricostituire e riordinare i propri reparti.
Fino alla metà di ottobre nessun avvenimento importante: la Bologna si alterna con la brigata Siena nelle posizioni di Castelnuovo, che rafforza con assiduo lavoro, e svolge frequenti ricognizioni e azioni dimostrative verso le posizioni nemiche.
In questo settore la brigata si trova ancora all’inizio della battaglia autunnale, che ha per iscopo di completare la conquista del campo trincerato di Gorizia, prima che i rigori invernali vengano ad interrompere le operazioni offensive.
Il X Corpo avanza contro il formidabile groviglio di trincee e di difese del cosiddetto "Pentagono" (q. 121 - q. 118 - q. 101 e q. 93) che il nemico ha costruito da lunga mano, a sbarramento degli accessi di Doberdò. Il 39° fanteria, dopo alcune azioni dimostrative eseguite nei giorni 18 e 19 ottobre, nelle prime ore del 21, collegato a sinistra con la brigata Siena e a destra col 63° fanteria, si lancia all’attacco della trincea nemica delle "Celle" e la occupa col IV battaglione, catturando circa 500 prigionieri. I reparti laterali non possono però seguirne l’esempio, perché arrestati dai reticolati nemici, ancora intatti. Sebbene isolati e colpiti di fianco e di rovescio dal fuoco nemico, i valorosi fanti per circa tre giorni resistono ai violenti e tenaci contrattacchi dell’avversario, cedendo solo nella notte del 23. Ma la brigata non rinunzia al raggiungimento del proprio obbiettivo: il mattino seguente il 39° fanteria, rinforzato dal 40°, il cui I battaglione già nella giornata del 23 ha completata la conquista della ben munita trincea ad Ipsilon, rinnova l’attacco, rioccupa definitivamente la contesa posizione e prontamente la organizza a difesa mediante due trincee di raccordo, a protezione dei fianchi.
Ulteriori tentativi fatti sino al 28 ottobre per allargare l’occupazione con la conquista della trincea dei Morti, quantunque condotti con perizia ed ardimento, non hanno fortuna.
Il 7 novembre, il XIII Corpo sostituisce il I sul fronte S. Martino - M. Sei Busi e la Bologna, consegnate alla brigata Macerata le proprie posizioni, con tanto valore conquistate e così tenacemente mantenute, si riunisce a riposo nei pressi di Campolonghetto. Vi rimane poco tempo, perché, riordinati i reparti, già il 23 novembre passa alla dipendenza della 31a divisione del XIII Corpo. Il 40° reggimento sostituisce pertanto il 16° fanteria nelle trincee di M. Sei Busi e concorre con le altre truppe della divisione a ripetute azioni dimostrative, tendenti ad impedire all’avversario eventuali spostamenti di forze verso il M. S. Michele, che viene ancora una volta attaccato dal nostro XI Corpo d’Armata. Il 39° fanteria costituisce riserva alla diretta dipendenza del XIII Corpo e il 4 dicembre col suo III battaglione sostituisce nelle trincee ad est di Redipuglia il 13° fanteria.

Finalmente il 14 dicembre la brigata, che dall’ottobre ha perduto 1960 uomini dei quali 48 ufficiali, riceve il cambio dalla Chieti e si riunisce con la 19a divisione X (Corpo d’Armata) a Castions di Mure - Molin di Ponte e Campolonghetto in zona di riposo, col vanto di poter legare alla sua storia la motivazione delle medaglie d’argento al valor militare concesse alle Bandiere dei suoi reggimenti per il contegno eroico tenuto nelle quattro prime e difficili battaglie del Carso.

 

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Anno 1916

Dato vivo impulso ai lavori di sistemazione delle linee arretrate, rinsanguati i propri reggimenti, addestrati i reparti con proficue istruzioni, il 25 gennaio, per ordine del Comando Supremo, la brigata abbandona la fronte Giulia e si trasferisce nella zona della Ia Armata, dislocata sulla fronte Trentina, dallo Stelvio alla Croda Grande (testata del Cismon).
Dopo una breve sosta a Vezza d’Oglio (39°) e a Pisogne (40°), durante la quale la brigata forma, con i rinforzi avuti, un battaglione complementare per ciascun reggimento, l’8 marzo il 39° fanteria sostituisce in prima linea, fra le nevi e le tormente del Tonale, le compagnie di M. M. del V alpini. La brigata entra così a far parte della 5a divisione, III Corpo d’Armata, e col 39° fanteria assume il fronte da q. 2733 del Tonale a q. 2013 dell’Alpe Paiola, mentre il 40°, che già ha dislocato il IV battaglione in Val Chiese alla dipendenza della 6a divisione, rimane a riposo con gli altri reparti nella zona Pisogne - Lovere.
Sino ai primi giorni d’agosto i reggimenti si alternano nelle posizioni avanzate, senza prendere parte ad alcun fatto di notevole importanza.
Col ritorno di migliori condizioni atmosferiche si riaccende la lotta. Nella notte sull’8 agosto, dopo violento bombardamento, il nemico attacca con forze prevalenti le nostre posizioni della Sella Tonale. Respinto sanguinosamente dal I/39°, riesce solo ad occupare, con largo impiego di mezzi e sacrificio di uomini, il posto avanzato di q. 2100.
Temporaneo successo: nelle prime ore del mattino successivo, un nostro contrattacco ci dà nuovamente il possesso della contesa posizione.

Alla metà di novembre la Bologna riceve il cambio sulle proprie posizioni dai reggimenti della brigata Marche (55° e 56°) e ritorna alla fronte Giulia dove, già il 26 dello stesso mese, si trova in prima linea nei trinceramenti di q. 126 (pendici nord del Volkonjak) dopo di aver sostituita la brigata Pinerolo (13° e 14°). Fa parte organicamente della 4a divisione, XI Corpo d’Armata, ma dipende tatticamente dalla 49a divisione.

 

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Anno 1917

Dopo un turno di trincea, (19 gennaio - 7 febbraio), trascorso senza avvenimenti importanti nelle linee del Veliki Hriback - q. 376 e dopo un periodo di riposo passato a Peteano - Boschini, il 26 marzo la Bologna viene assegnata alla 31a divisione, XIII Corpo d’Armata; dà il cambio alla brigata Re (1° e 2°) nelle trincee di Oppacchiasella - Castagnevizza, e vi svolge attiva vigilanza con frequenti azioni di pattuglie e audaci colpi di mano contro le trincee nemiche. Ai primi di maggio, dopo un breve periodo di riposo nella zona di Villesse, sempre con la 31a divisione, si trasferisce nelle trincee di Hudi Log, sostituendovi la brigata Lombardia (73° e 74°).
Nella seconda metà di maggio ha inizio la nostra 10a offensiva dell’Isonzo: dopo che, in primo tempo, le truppe della 2a Armata avranno attaccato la fronte della zona di Gorizia (M. Kuk - M. Santo - M. S. Gabriele - M. S. Marco), la massa principale delle artiglierie verrà trasportata nel territorio della 3a Armata, che svilupperà così l’attacco principale, con obbiettivo la linea Trstely - Hermada. La 31° divisione ha il compito di puntare con direzione generale nord-ovest-sud-est sulla fronte Voiscizza Inferiore - Krapenca per poter quindi, assieme alle altre truppe del XIII Corpo, attaccare l’Hermada, aggirandone le difese.
Collegata a destra colla brigata Lombardia e a sinistra con la 35a divisione, il 23 maggio la Bologna si slancia all’attacco Ed i battaglioni I e III/40°, subito rincalzati dal II/40° e dal III/39° avanzano sulla fronte Korite - q. 244, conquistano la 1a linea, travolgono il nemico catturandogli 200 prigionieri e puntano decisamente sulla 2a linea avversaria. Contemporaneamente i battaglioni I e II/39°, con audace e rapida azione, oltrepassano il vertice del saliente di Hudi Log, prendono all’avversario 500 prigionieri e gran numero di mitragliatrici, e, sebbene accerchiati da tre lati, respingono all’arma bianca i contrattacchi nemici. Nella notte del 24, però, essendo fallita l’avanzata delle truppe laterali, i reparti della Bologna, che hanno perduto 1175 uomini, dei quali 64 ufficiali, hanno l’ordine di rientrare nelle posizioni di partenza. Il valore dimostrato in tale occasione dalla brigata è ricordato nella motivazione della medaglia di bronzo al valor miitare alle Bandiere dei due reggimenti.
Sostituiti sulle posizioni dalla brigata Cosenza (243° e 244°), i reggimenti della Bologna vengono inviati dopo un breve periodo di riposo a Redipuglia; tornano in trincea, con la 20a divisione (VII Corpo d’Armata) nel tormentato settore di Flondar, il 13 giugno e vi rimangono fino al 7 luglio; il 16 agosto sono dislocati: il 39° fanteria nel Vallone (27a divisione) e il 40° a sud di Oppacchiasella (54a divisione), ove partecipano alla nuova battaglia che impegna il nemico dall’Idria al Timavo.
Le divisioni 27a e 54a fanno parte del XIII Corpo d’Armata, che si propone la conquista della linea nemica di Voiscizza, a cavallo del vallone di Brestovica. Il 22 agosto il 39°, dopo essersi attestato avanti alla q. 232 di Versic, col III battaglione attacca e occupa le posizioni nemiche di q. 246 e si rafforza su di esse, mentre i battaglioni I e II/40°, che hanno il compito di mantenere il contatto fra la brigata Lazio e la 14a divisione, conquistano la q. 244 e stabiliscono una linea quasi continua a 4 m. circa ad oriente di Korite. Costretti nella notte a retrocedere, perché attaccati sul fianco da prevalenti forze nemiche, il mattino seguente, collegati colle truppe della 14a divisione, riconquistano brillantemente la posizione e la organizzano saldamente a difesa. Anche in questa 11a battaglia la brigata subisce sensibili perdite (485 uomini, dei quali 26 ufficiali).
Dopo un alterno periodo di riposo e di turni di servizio in prima linea, nelle trincee di Jamiano - Flondar, dove il 13 ottobre respinge un attacco nemico, la brigata, che nei mesi di settembre e ottobre viene a trovarsi successivamente alla dipendenza della 58a, 28a e 21a divisione, il 26 ottobre è dislocata, con la 33a divisione, sulla destra del torrente Stella, fra Titiano e Precenicco.
Durante l’avanzata austriaca dall’Isonzo al Tagliamento, il 29 ottobre, con la 33a divisione entra a far parte del Corpo d’Armata speciale Di Giorgio e, rinforzata da un battaglione del 137° fanteria (brigata Barletta), si schiera lungo la linea Villuzza - Ragogna - Muris - Collo Lungo, col compito di coprire ad ogni costo il ponte di Pinzano.
In tali posizioni la brigata resiste tenacemente agli attacchi dei reggimenti di due divisioni nemiche, sino a che, interrotto nella giornata (ore 11,25) del 1° novembre il ponte di Pinzano, è costretta, dopo strenua resistenza a cedere; solo 800 uomini riescono a ripassare il Tagliamento.

Attorno a tali residui della brigata (due compagnie per ciascun reggimento) si riuniranno i nuovi fanti della Bologna per prepararsi alle battaglie della riscossa e della vittoria; stremati residui, ma sufficienti però a consegnare ai nuovi compagni, coi gloriosi vessilli, la tradizione purissima che si riassume nel motto: "audaci nell’offensiva, eroici nella difesa".

 

 

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Anno 1918

Completata e riorganizzata, alla dipendenza della 15a divisione, la brigata Bologna, il 21 e 22 gennaio col 39° fanteria dà il cambio al 14° Gruppo Alpino allo sbarramento di V. Damoro e col 40° sostituisce nelle trincee a sud di M. Asolone il 12° Gruppo Alpini, passando così a far parte della 47a divisione.
Sostituita a sua volta dalla brigata Massa Carrara (251° e 252°), la brigata Bologna, dopo un breve riposo e un non lungo periodo di permanenza nelle trincee di M. Cosenet - Croce di Lebi - Malga Valpore di Cima e di Fondo e Col dell’Orso, dove l’11 maggio un gruppo di arditi del 40° fanteria si impossessa di un posto nemico catturando prigionieri ed armi, il 4 giugno, sempre con la 47a divisione, XXX Corpo d’Armata, occupa nel territorio della 8a Armata, in previsione di una eventuale offensiva nemica, i capisaldi della linea difensiva arretrata Venegazzù - La Contea - Postioma. Il 15 giugno infatti il nemico sviluppa nella zona montana, nel tratto V. Brenta - Grappa, e attraverso il Piave, nel territorio del Montello e di Zenson - S. Donà, tre attacchi convergenti che, secondo i suoi piani, avrebbero dovuto dargli, col completo crollo della nostra fronte, il sicuro possesso della pianura veneta e forse la vittoria decisiva.
Il grande concentramento di forze e di mezzi gli consente nei primi giorni di battaglia di occupare, non senza grave sacrificio di uomini, la parte nord-occidentale del Montello dove, nella giornata del 18 giugno, si accinge a riordinare le proprie forze per puntare dall’alto su Treviso. La ferrea volontà dell’Esercito italiano vuole altrimenti e riesce ad imporsi al nemico. Il giorno 19, l’8a Armata italiana, col XXII e XXX Corpo, si lancia alla riscossa. Il 39° fanteria, provvisoriamente assegnato alla 50a divisione, occupa saldamente la trincea del Cavalletto sulle pendici nord-est del Montello, vi ferma il nemico, si spinge al contrattacco e avanza circa un chilometro, ricuperando ingenti materiali bellici, precedentemente abbandonati. Contemporaneamente i battaglioni II e III/40°, rimasti con la 47a divisione, insieme alla brigata Lombardia, con epico attacco occupano le posizioni di C. Bandiera, ma a sera, contrattaccati da prevalenti forze nemiche, debbono nuovamente abbandonarle. Ulteriori tentativi non hanno fortuna, ma il 23 giugno, i fanti della Bologna, incalzando il nemico in ritirata raggiungono completamente la linea marginale del Piave.
Sostituita dalla brigata Pisa (29° e 30°), e nuovamente riunita alla dipendenza della 47a divisione, (XXX Corpo d’Armata, 4a Armata), dopo un breve periodo di riordinamento e completamento nella zona di Porcellengo, la Bologna, che in questa battaglia ha perduto 1349 uomini, dei quali 33 ufficiali, si alterna sino all’ottobre nelle posizioni di Malga Valpore, di Cima e di Fondo, Col dell’Orso e Alto Vallone di Boccaor con le brigate Ravenna (37° e 38°), Umbria (53° e 54°) ed Emilia (119° e 120°).
Nella battaglia finale la 4a Armata deve agire fra Brenta e Piave con obbiettivo il corridoio Primolano - Arten - Feltre, per ottenere così la separazione delle masse austriache del Trentino da quelle del Piave. Il XXX Corpo d’Armata con la sua ala sinistra, formata dalla 47a divisione, deve raggiungere pertanto lo sbocco di V. Stizzon che domina appunto il solco Primolano - Feltre. Il 24 ottobre la Bologna si slancia all’attacco della fronte V. Stizzon - M. Forcelletta. Le posizioni, rafforzate da lunga mano, sono potenti e il nemico si difende disperatamente, ad oltranza. A sera, tuttavia, è occupata la cresta di M. Forcelletta, mentre, dopo tre giorni di incerta lotta, nel pomeriggio del 26, col concorso del battaglione Alpini M. Pelmo, anche tutte le posizioni del Col del Cuc sono in nostro possesso. I violenti contrattacchi nemici non hanno effetto: il 31 ottobre la brigata, travolte le ultime difese nemiche a Malga Fossa di Confin e Val di Pez, incalza il nemico, avanza in Val Stizzon ed occupa Feltre, catturando 963 prigionieri e grande quantità di materiale bellico; il 2 novembre si spinge sino al Col del Melone - Altin e al Col della Croce.

Il 3 novembre questa zona viene assegnata alla 9a Armata e la brigata si riunisce con la 47a divisione a Feltre, dove si trova alla cessazione delle ostilità. 

 

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