Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "CALABRIA"

(59° e 60° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:59° Fanteria, Civitavecchia; 60° Fanteria, Viterbo.

Distretti di reclutamento:Castrovillari, Catania, Milano, Mondovì, Novara, Padova, Siena, Siracusa, Venezia.

 

anno 1915

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anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

Partita il 15 maggio da Roma, la brigata Calabria trovasi il 25 nella zona di Agordo, alla dipendenza della 18a divisione.
Iniziatesi il 5 luglio le operazioni per l’attacco degli sbarramenti dell’Alto Cordevole, vi concorre, operando nella zona del Col di Lana: l'8 luglio il I e III/59° occupano lo sperone Col di Lana - Castello, favoriti dall'avanzare della 6a compagnia sullo sperone Col di Lana - Agai; nei giorni successivi altri tentativi di avanzata incontrano una tenace resistenza e non riescono.
Il 28 luglio i due reggimenti passano ad operare sul costone di Salesei, sempre sul Col di Lana.
Il 2 agosto viene ripresa l’avanzata: il II/60° raggiunge ed occupa una trincea nemica sul cosiddetto "Panettone" del Col di Lana, ma, fatto segno da un intenso tiro di artiglieria, è costretto a lasciarla dopo avere subito rilevanti perdite.
La notte sul 28 agosto il 59° sostituisce il 60° ed il mattino successivo il III/59°, avanzando sul costone di Agai riesce, malgrado la vivace resistenza incontrata, a portarsi fin sotto la posizione nemica detta "Cappello di Napoleone".
Riprese le operazioni ai primi di ottobre, alla "Calabria" è affidato il compito di attaccare la zona fortificata: La Corte - Montagna del Sief, per poi procedere alla completa conquista del Col di Lana.
L’azione si svolge fra il 18 ottobre ed il 2 novembre. Le truppe della brigata si addentrano nella zona del forte La Corte, diroccato dalle nostre artiglierie, ma, violentemente contrattaccate, sono costrette a ripiegare.
Due battaglioni del 59° che, insieme con uno del 51°, costituiscono una colonna speciale, al comando del tenente colonnello Garibaldi, riescono il giorno 26 ottobre ad impadronirsi oltre che della forte posizione detta "Cappello di Napoleone", anche della sella tra "Cappello" e la Cima Lana. Il 7 novembre, infine, il III/60°, con un magnifico attacco riesce a raggiungere la Cima del Col di Lana, ma nella notte ne viene ricacciato da un contrattacco. Il 20 novembre due compagnie speciali del 59° e due del 52° tentano di riprendere la Cima Lana; ma l’attacco, condotto in condizioni atmosferiche pessime, non riesce, nonostante le perdite notevoli.

Il 31 dicembre la brigata si trasferisce nella zona Caprile - Alleghe, donde i reggimenti vanno alternativamente a presidiare le posizioni del Col di Lana.

 

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Anno 1916

Mentre si apprestano i lavori di mina sotto la vetta del Col di Lana, i reggimenti, alternandosi in prima linea, attendono con perseveranza, malgrado i rigori dell’inverno, ai lavori di rafforzamento; piccole operazioni vengono anche compiute; fra esse notevole è quella del 28 febbraio, nella quale reparti del 59° e 60° occupano una posizione avanzata sul fianco occidentale della montagna, costituendovi una base di partenza per l’attacco del rovescio di Cima Lana.
Il 18 aprile, avvenuto lo scoppio della mina precedentemente preparata, il I/59° avanza risoluto sulla Cima Lana, occupandola e catturando 170 prigionieri, un cannone, 4 mitragliatrici e numeroso materiale da guerra.
Contemporaneamente il III/59° attacca il rovescio della posizione ma tenta invano di raggiungere l’obiettivo assegnatogli (selletta fra Cima Lana e Cima Sief). L’azione costa al 59° nove ufficiali ed oltre 170 uomini di truppa fuori combattimento.
Il 20 e 21 aprile il 60° fanteria continua l'azione, puntando sul M. Sief e sul "Montucolo austriaco": il IV/60° giunge fin sotto il così detto "Dente del Sief", ma non può progredire pel violento fuoco di sbarramento: l’assalto del "Montucolo" riesce, dopo ripetuti sforzi, all’alba del 21 aprile.
L’azione sul M. Sief è ripresa il 26 maggio dal III/59°: la 12a compagnia si spinge fin verso la cima, ma, decimata dal tiro nemico di repressione, è costretta la sera stessa a ripiegare.
Il 18 luglio la brigata, passando alla dipendenza della 17a divisione, inizia il trasferimento in Val Travignolo.
Ivi ha l’incarico di attaccare la fronte fra Colbricon Piccolo e Cima Stradon, spingendosi fino a Pragarol, in armonia ad operazioni che altre truppe svolgono nelle regioni di Val Cismon e Val Vanoi.
Iniziata l’azione il 20 luglio, viene compiuto qualche progresso; il giorno 26 poi, la brigata Calabria irrompe nelle posizioni nemiche di Cima Stradon, impossessandosene e catturando circa 200 prigionieri ma, immediatamente contrattaccata, è costretta a ripiegare. La "Calabria" perde in queste operazioni oltre 1000 uomini, dei quali 45 ufficiali.
Ripresa l’azione, il 4 agosto superando difficoltà di ogni genere i reparti della brigata giungono fin sotto i reticolati del Colbricon, ma non possono progredire. Dopo una sosta di alcuni giorni, l’attacco è ripreso ancora nei giorni 23, 24, 25 agosto; una compagnia del 59° (6a) riesce ad occupare le trincee del Piccolo Colbricon, ma fatta segno a violentissimo tiro di repressione è costretta a ripiegare.
Le perdite sofferte dalla brigata nel mese di agosto ammontano ad oltre 600 uomini fuori combattimento, dei quali 14 ufficiali.

Fino al dicembre quindi i reparti si alternano nelle prime linee rafforzandole e limitando la loro attività combattiva a ricognizioni di pattuglie.

 

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Anno 1917

Fino al novembre nessun avvenimento notevole; la brigata rimane nelle stesse posizioni mentre il nemico tenta, il 22 maggio ed il 1° agosto, alcuni attacchi contro le nostre posizioni del Piccolo Colbricon e Cima Stradon, ma viene sempre respinto.
Il 14 novembre, in seguito alla ritirata dalla fronte Giulia, la brigata inizia essa pure il ripiegamento: riunitasi il 5 a Fiera di Primiero, per Fonzaso e Cismon si porta l’8 a Bassano, quindi sul rovescio del M. Tomba, quale unità di riserva a disposizione del IX Corpo d’Armata; il 18 novembre occupa la linea difensiva arretrata Belvedere - Vettorazzi - Castelli, inviando il I e II/60° in prima linea nel tratto Osteria Monfenera - M. Tomba, ove più minacciosa si manifesta la pressione del nemico, ivi i fanti della "Calabria" fronteggiano per più giorni l’urto poderoso dell’avversario; il 22 novembre, sopraffatti dalla veemenza degli assalitori, sono costretti in un primo tempo a ripiegare dal M. Tomba, ma, ritornando prontamente alla riscossa, riescono, dopo cinque contrattacchi, a ricuperare parte delle posizioni perdute, fino a q. 877 del M. Tomba. Lo stesso giorno il II e III/59°, vigorosamente attaccati sul saliente dal Monfenera (C. Naranzino), resistono strenuamente. Nella giornata del 22 novembre vengono posti fuori combattimento circa 650 uomini, dei quali 41 ufficiali.
Il 28 novembre, il I/59° ed il II/60° concorrono con altri reparti ad una azione svolta dalla brigata Re per rioccupare la q. 868 del M. Tomba.
Per le prove di valore, fermezza ed ardimento date dalle truppe durante le azioni del Col di Lana, Colbricon, Cima Stradon e sul Piave, le Bandiere dei reggimenti vennero decorate con medaglia d’argento al valor militare.
Tra il 2 e il 5 dicembre la brigata riceve il cambio sulla linea da truppe francesi e si trasferisce nella zona di Onè di Fonte per riordinarsi.

Il 17 dicembre, alla dipendenza della 59a divisione, si schiera nella regione del Grappa, occupando le posizioni di seconda linea tra, Col Moschin e Col Fenilon e la linea di resistenza Col del Gallo - Col dell’Orso; il 26 dicembre passa alla dipendenza della 18a divisione.

 

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Anno 1918

La brigata rimane nel settore di Col Moschin - Valle S. Lorenzo (regione del M. Grappa) alternando il servizio di prima linea con periodi di riposo nella zona di Bassano; nessun avvenimento notevole si verifica fino all’offensiva austriaca del giugno (battaglia del Piave, 15-24 giugno).
Il 15 giugno, il nemico alle ore 3 inizia un violentissimo bombardamento nella zona da C. Cestarotta a Rocce Anzini e sulle posizioni di Col Fagheron e Col Moschin.
Il 59° fanteria, vivamente attaccato, resiste accanitamente, ma per le notevoli perdite riportate è costretto a ripiegare dalle linee di Col del Miglio; anche il 60°, dopo strenua difesa, cede la prima linea (Case Gallon - V. S. Lorenzo), ma resiste indomito sulle posizioni di seconda linea di V. Manara.
In questa fase della lotta la brigata soffre gravi perdite, specie in prigionieri (5 ufficiali e 66 soldati morti, 12 ufficiali e 220 soldati feriti, 48 ufficiali e 2227 soldati fra prigionieri e dispersi). 
Arginata nei giorni successivi la poderosa offensiva, il 2 luglio la brigata, con deciso slancio, attacca e rioccupa la linea di Ca’ d’Anna - Col del Miglio; il 3, proseguendo l’azione, tutte le posizioni sono riconquistate.
Nei mesi successivi la brigata alterna i reggimenti nelle posizioni di prima linea, limitando la sua attività ad azioni di pattuglie ed arditi colpi di mano. Notevole la piccola azione compiuta il 10 settembre da reparti arditi del 60° fanteria, azione che porta alla conquista di un' importante elemento di trincea detto "Fortino Regina" (M. Asolone): la posizione viene mantenuta, nonostante che il nemico reagisca con tiro di repressione e ripetuti contrattacchi.
Nell’imminenza della battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre) la brigata Calabria concorre il 23 ottobre col I/60° ad un attacco tentato dalla brigata Bari, sull’Asolone. Nella notte sul 28 riceve ordine di tenersi pronta per sferrare l’attacco contro le posizioni di Col della Berretta. Preceduta dai reparti d’assalto IX, XXIII e LV, alle ore 9,30 del 29 muove decisamente all’attacco, ma la reazione del nemico è così violenta che i reparti, dopo aver sofferto sensibili perdite (830 uomini dei quali 20 ufficiali), sono costretti a ripiegare sulle posizioni di partenza.

Il giorno dopo la brigata viene sostituita ed inviata nei pressi di Bassano, ove rimane fino al cessare delle ostilità.

 

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