Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "CASALE"

(11° e 12° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:11° Fanteria, Forlì; 12° Fanteria, Cesena.

Distretti di reclutamento:Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Ferrara, Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Siracusa, Trapani.

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

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Anno 1915

La brigata Casale all’inizio della guerra ha l’arduo compito di espugnare il Podgora, e quivi i due reggimenti combattono ininterrottamente per 14 mesi, riuscendo, nella 6a battaglia, a conquistare l’aspro e forte pilastro della testa di ponte di Gorizia.
Entrata in azione con la 12a divisione, la brigata Casale, avanzando in direzione delle alture del Podgora, l'8 giugno alle ore 15 perviene alle pendici di esso e a ridosso delle prime case di Lucinico. Negli ultimi giorni del mese e nei primi di luglio (Ia battaglia dell'Isonzo 23 giugno-7 luglio) assalta più volte le trincee nemiche, saldamente presidiate e munite di reticolati solidissimi. Non può raggiungere alcun decisivo risultato, per la pronta ed efficace reazione del nemico, e per l’impossibilità di rimuovere i robusti reticolati che formano una barriera inespugnabile davanti alle linee avversarie, forti di tiratori e di mitragliatrici, appostate in modo da battere con tiri incrociati tutto il terreno di attacco.
I tentativi, sempre sanguinosi, sono rinnovati con pari tenacia e ardimento, nella 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio - 3 agosto); durante la quale, dopo fieri ed aspri combattimenti, i fanti della Casale si portano a pochi metri dai reticolati avversari.
Il loro accanimento culmina nella dura e lunga lotta combattuta nella 3a e 4a battaglia (18 ottobre - 4 novembre, 10 novembre - 5 dicembre), lotta estremamente difficile sostenuta con costante ardimento, benché in condizioni di terreno e di clima avverse e contro linee di formidabili trinceramenti. Il Podgora infatti, come il Sabotino, costituiva uno dei due fortissimi sostegni della testa di ponte di Gorizia, ed era stato già da tempo fortificato e reso quasi inespugnabile dagli austriaci, che a tali posizioni annettevano la maggiore importanza; su di esse avevano anche predisposto un violento fuoco di sbarramento e di repressione, che si scatenava istantaneamente ogni qualvolta si pronunziava un nostro attacco.
Il 18 ottobre, ripresa l’offensiva contro la testa di ponte di Gorizia e contro il S. Michele, i reggimenti della brigata Casale, partendo dalle loro posizioni alle falde del Podgora, sostenendosi a vicenda e talora integrandosi e confondendosi nella lotta, avanzano lentamente, ma irresistibilmente sui trinceramenti nemici: superano una prima linea che difendono con incrollabile tenacia dagli attacchi avversari, il 22 espugnano la seconda linea; il 28, a prezzo di grandi sacrifici, attaccano la terza, che, dopo quattro giorni di lotta accanita, resa particolarmente esasperante dall' imperversare di una tremenda bufera di pioggia, vento e nevischio, cade in nostro potere.
Davanti alla quarta linea nemica i nostri ristanno e, a malgrado dei tentativi d'irruzione degli austriaci, respinti in furiosi corpo a corpo, e degli intensi bombardamenti sopportati con rara abnegazione essi si rafforzano, nell’attesa di potere presto riprendere, con eguale slancio, l’assalto. Le loro perdite sono gravi, il cattivo tempo, ed il freddo intenso aumentano i loro disagi, il fango inutilizza le armi, ma i bravi fanti della Casale rimangono saldi di fronte ai furiosi contrattacchi sferrati dal nemico nelle notti sul 7 e sul 10 novembre e non cedono neppure un palmo del terreno, così a caro prezzo e faticosamente conquistato.

L’11 novembre, pur perdurando le sfavorevoli condizioni di tempo e di terreno, i battaglioni della Casale assaltano la quarta linea nemica. L’azione pronta ed energica, è magnifica: le trincee avversarie sono espugnate e sorpassate fino al Vallone dell’acqua, ove il nemico abbandona oltre 600 cadaveri. Né qui si arresta l’azione dei nostri, che, attaccando sempre con maggior lena, il 19 e 20 tolgono agli austriaci la quinta e sesta linea e si portano quindi a contatto dei reticolati avversari sull’alto del Calvario (q. 184) e del Podgora. Quivi in trincea, sotto le continue offese del nemico e in mezzo al fango prodotto dalle persistenti piogge, la brigata resta fino alla fine di dicembre. Nei primi di gennaio del nuovo anno, dopo sette mesi di lotta ininterrotta, lascia quelle posizioni sulle quali ritornerà presto a rinnovare la gloria e l’eroismo che hanno fruttato ai suoi reggimenti la medaglia d’oro al valor militare. Passa quindi a riposo presso Pradis e Villanova dell'Isonzo per riordinarsi. Nelle due ultime battaglie la brigata ha avuto fuori combattimento 2822 uomini di truppa e 86 ufficiali.

 

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Anno 1916

Alla fine di gennaio essa è di nuovo in linea sul Podgora e vi rimane per circa un mese; vi ritorna poi il 22 marzo e non se ne allontana che il 12 agosto, dopo avere definitivamente strappato al nemico quelle forti e importanti posizioni, guadagnata la riva opposta dell'Isonzo, e messo piede in Gorizia redenta.
Nell’attacco della testa di ponte di Gorizia, alla brigata, schierata per ala col 12° contro il Podgora e l’11° contro il Calvario, sono assegnati, come primo obbiettivo, l’espugnazione di questo forte pilastro e il raggiungimento della riva sinistra dell'Isonzo.
Nella mattinata del 6 agosto le nostre artiglierie aprono con estrema violenza il fuoco contro le difese nemiche; alle ore 16 l'11° scatta con balzo travolgente e, vinte successive accanite resistenze, riesce, all'imbrunire, a superare le difese di cresta del Calvario ed a discendere il versante orientale del monte fino al villaggio di Podgora. Il nemico tenta, contrattaccando violentemente, di contrastargli l’avanzata e da “Tre Croci” e dalla “Cappelletta” ne ostacola in tutti i modi il movimento. Alle ore 17 viene dato ordine al 12° di avanzare. Al 12° fanteria era stato affidato l’attacco di q. 240 (Podgora) e doveva subordinare la propria azione ai risultati dell’11° fanteria; esso perciò attacca risolutamente la Cappelletta e le Tre Croci riuscendo a metter piede nelle prime trincee di dette posizioni. La testa di ponte di Gorizia intanto incomincia a crollare dinanzi agli irresistibili attacchi del VI Corpo d’Armata italiano ed il giorno 7 l’unica speranza austriaca è riposta nel contrattacco che le truppe del Podgora debbono sferrare contro il Calvario per ristabilire, in quel tratto, la situazione e mantenere ancora una piccola occupazione sulla sinistra del fiume. Accanitamente contrattaccano alle ore 21 del giorno 7 i battaglioni austriaci del Podgora, ma le truppe della Casale resistono tenacemente costringendo il nemico a ripassare il fiume e lasciare quelle forti posizioni che avevano visto 14 mesi di aspra e sanguinosa lotta. Durante i tre giorni di combattimento erano caduti nelle mani della brigata Casale 2000 prigionieri, oltre ad un ricco ed abbondante bottino di guerra.
La brigata Casale proseguendo nella sua avanzata ed essendo stati i ponti dell’Isonzo interrotti, verso le ore 15 dell’8 agosto, con alcuni reparti del II e tutto il I battaglione dell’11° passa a guado l'Isonzo ed occupa la riva sinistra del fiume.
Quindi il 10 e l’11 agosto muove all’assalto delle alture di S. Marco e di quelle a sud-est di S. Andrea (Gorizia), raggiungendo la linea del Vertojbica, ove è arrestata dalla vivace resistenza nemica, anche da fortissimi ostacoli di vario genere che non è possibile rimuovere, e dalla forte linea di difesa da tempo organizzata.
Il giorno 12 agosto la brigata Casale, si raccoglie per riordinarsi nella zona di Subida e Pradis. Trascorsovi appena un mese ritorna in linea l'11 settembre e vi rimane fino al 4 novembre, prendendo parte alla 7a, 8a e 9a battaglia ed avendo sempre come obbiettivo le alture ad oriente del Vertojbica.
Nella 7a battaglia (14-18 settembre), la brigata, schierata per ala tra Vertojbica e Merna, agisce solo dimostrativamente sul detto fronte; nell'8a battaglia attacca la q. 86 (est di Vertojba) senza però giungere a conquistarne la posizione.
Né miglior fortuna arride alla brigata Casale nella 9a battaglia (31 ottobre - 4 novembre), durante la quale i suoi battaglioni danno l’assalto alle colline (q. 88 - q. 76) ad oriente del Vertojbica per poter aprire il passo verso Biglia. La vigilanza del nemico, le sue pronte reazioni e soprattutto le condizioni del terreno, reso impraticabile, impediscono ogni progresso. Solo la 6a compagnia del 12° può, il 31 ottobre, occupare un elemento di trincea nemica, sulla quale si batte animosamente resistendo a più contrattacchi. Alla fine però è costretta a ripiegare; ed ugual sorte tocca il 3 novembre al III battaglione del 12° penetrato anch’esso con un energico attacco in un tratto di trincea austriaca, catturandovi alcuni prigionieri.

Il 4 novembre, cessate le operazioni, la brigata Casale si riunisce, nella zona di Villanova dell'Iudrio e Medeuzza e vi trascorre un periodo di riordinamento fino al 22 dicembre, giorno in cui viene inviata nella zona di Kambresco perché assegnata alla 7a divisione.

 

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Anno 1917

L’anno 1917 è un periodo molto tranquillo per la brigata Casale.
Rimasta nelle trincee tra Doblar e Canale fino al 25 gennaio, ritorna alla fine di febbraio dopo un breve periodo di riposo nella zona di Buttrio, a far parte della 12a divisione; passa quindi nella zona Breganze-Fara Vicentino, ove trascorre tutto il mese di aprile. Il I° maggio, lasciato un reggimento a Lugo, in riposo, è con l’altro in linea sull’altipiano di Asiago, nel tratto Ghelpach - Cesuna - Casera Magnaboschi.
Nell’offensiva dei Corpi d'Armata laterali (XX e XXII) contro le posizioni dell’Ortigara e di M. Zebio, la brigata dall'8 al 20 giugno ha il solo compito dimostrativo di tenere il nemico, spingendo audaci esplorazioni fino all'Assa, sotto la minaccia di un imminente attacco contro la linea Castelletto - Rotzo.
Durante la ritirata dell’ottobre la brigata Casale ha tre battaglioni in prima linea dal Fosso Stella a M. Cengio e quattro (compreso quello complementare) a C. Magnaboschi, ove fino al dicembre non si manifesta altra attività che quella dell’artiglieria e di numerose pattuglie spinte verso il fondo Assa, a C. Ambrosini, a Cima Tre Pezzi.
Il 22 dicembre la 7a compagnia dell’11° irrompe di sorpresa nell’appostamento nemico di C. Ambrosini e Case Rosse e cattura 22 nemici e una mitragliatrice. Il 28 l’irruzione è ripetuta con felice esito, dal I battaglione dello stesso reggimento.

L’anno si chiude e la brigata resta sulle stesse posizioni, non cessando dal molestare e tenere continuamente in allarme l’avversario con ardite ricognizioni, specie da parte del 12° fanteria verso Pedescala (V. d'Assa - Astico).

 

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Anno 1918

Nell’anno 1918 la brigata rimane sull'altipiano di Asiago, nelle stesse posizioni fino al 6 aprile, giorno in cui, sostituita in linea dalla 5a brigata bersaglieri, si porta nella zona Chiuppano - Carrè, per riordinarsi.
Vi rimane due mesi circa e il 7 giugno ritorna in linea, schierandosi con l’11° da Punta Corbin a “Le Fratte” e con l’altro reggimento a Treschè Fondi - M. Panoccio - M. Belmonte.
Durante la grande battaglia del giugno, essa svolge solo un’azione dimostrativa avendo gli austriaci limitato su quel fronte la loro attività a semplici tiri di artiglieria.
Dal 26 agosto ai primi di ottobre la brigata Casale è a riposo nella zona Carrè - Zanè; il 3 di ottobre, essendo l’intera 12a divisione di cui fa parte, passata nella zona Cittadella - Camposampiero alla dipendenza della 9a Armata, la Casale si accampa tra S. Martino Lupari e S. Andrea del Musone; il 21 si trasferisce a Montebelluna e il 24, giorno in cui si inizia la nostra ultima offensiva, si sposta a Volpago, pronta ad entrare in azione.

Il 29 mattina a monte di Nervesa l'11° passa il Piave e sosta tra Fontigo e Sernaglia; all’imbrunire anche il 12° oltrepassa il fiume: l’ intera brigata si riunisce nella zona di Barbisano. Il 30 raggiunge S. Pietro di Feletto e il I° novembre è a Lago, ove viene fermata dall’avvenuto armistizio

 

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