Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "CASERTA"

(267° e 268° Fanteria)

Costituita il 20 maggio 1917: il Comando di Brigata ed il 267°, dal deposito dell'83° Fanteria; il 268° dal deposito dell'84° fanteria.

 

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1917

Veterani del Carso e del Trentino, elementi cioè delle brigate Aosta, Venezia, Campania, Piemonte, Perugia ed Arno si raccolgono, nella seconda metà del maggio, sulla sinistra del Brenta, tra Fontaniva, Tezze di Bassano, S. Croce, Bigolina, Stroppari, per costituire la brigata che inizialmente assume la denominazione di "A".
Il periodo d'inquadramento e di istruzione è relativamente breve. Il 9 giugno, infatti, la brigata viene trasportata in autocarri sugli Altopiani accampando nella Val Chiama, ove resta quale riserva della 6a armata. Viene ivi proseguita la preparazione morale e bellica della truppa. Vi permane fino al 18, per spostarsi in tal giorno a Ronco di Carbon (est del Siseml), e ritornare, poi, il 20, in val Chiama.
Nei giorni del 23 e 27 giugno, la brigata eseguisce vari trasferimenti. Dalla val Chiama, in varie tappe, raggiunge Sarcedo (1a armata) da dove il giorno successivo prosegue per Graziere e quindi per M. Magrè (V corpo d'armata) finché il 3 luglio, destinata sulla fronte carsica dalla stazione di Schio si trasferisce rilevando la brigata Murge, ed assumendo la difesa della zona compresa tra la strada Komarje – Brestovizza - "Roccione" (di fronte a q. 146) (267°) - q. 97, strada di Flondar q. 89 (268°), alla dipendenza della 28a divisione.
Dopo aver preparato con lena instancabile le trincee di approccio innanzi ai bastioni formidabili dell'Hermeda, la brigata, nelle notti sul 15 e 16 agosto sostituita dalla "Mantova" e da riparti della 2a brigata bersaglieri, si trasferisce tra S. Antonio, Papariano e Beliconda: ma il 22, passata alla dipendenza della 14a divisione, viene destinata nel settore Castagnevizza - Pod Korite.
Raggiunto Fogliano, nella notte sul 21 rileva riparti delle brigate Pinerolo, Acqui e del 18° reggimento bersaglieri. Più volte il nemico, su questa fronte, tenta di infrangere le nostre difese per riconquistare il terreno perduto precedentemente, ma cozza, sempre invano, contro le salde baionette della "Caserta".
Il 4 settembre, la brigata ha modo di dare prova del suo valore e della sua salda disciplina.
Sul far del mattino, alle 5 precise, il nemico, dopo aver concentrato un intenso fuoco di artiglieria di tutti i calibri sulle trincee di prima linea presidiate dal I/268° (tra dolina Sage e dolina 026) e dal II e III/267°, pronuncia l'attacco, dirigendolo contro il centro della fronte occupata dal I/268°, fra le due trincee ex austriache, nord e sud, presidiate dal II e III/267°, e contro la posizione di q. 244 tenuta dal 36° fanteria.
L'attacco diretto contro il centro del I/268°, iniziato con forti nuclei di riparti d'assalto, viene subito infranto dalla vigorosa resistenza dei nostri. Dalla q. 244, invece, il nemico, sfondata la prima linea comincia a dilagare sul rovescio delle posizioni occupate dal 268°. Dinanzi all'irrompente avanzata nemica la destra del I/268° ripiega verso nord, fino all'ex trincea meridionale austriaca, per evitare un possibile aggiramento e stabilire una prima difesa, verso sud. Contemporaneamente, nostre mitragliatrici, opportunamente appostate nella trincea stessa aprono un nutrito fuoco.
Senonchè il III/268°, dislocato nelle retrostanti doline, che all'inizio del bombardamento aveva già preso tutte le disposizioni per accorrere prontamente, non appena chiarita la situazione, con fulmineo sbalzo, effettuato in terreno completamente scoperto e sotto il violento tiro di interdizione si proietta in avanti. Sconcertato, prima, dalla valida resistenza opposta dal I/268°, sorpreso, poi dall'improvviso accorrere dei rincalzi, il nemico volge in fuga precipitosa abbandonando armi e munizioni.
Dopo circa un'ora la situazione è ristabilita e mentre l'artiglieria nemica continua a battere le posizioni, le nostre truppe si preparano a respingere ulteriori attacchi ed a compiere serenamente qualunque sforzo inteso a mantenere l'importante posizione affidata alla loro difesa. Nel pomeriggio dello stesso giorno 4, riparti dei due reggimenti hanno ordine di attaccare, allo scopo di includere la dolina Sage nella nostra linea e di eliminare il rientrante formato sulla fronte dei due reggimenti, con vertice alla dolina 026. Nuclei di arditi seguiti da altri più numerosi si spingono infatti risolutamente, attraversando la dolina Sage, nella trincea avversaria e dopo aver fiaccata la resistenza dei difensori, la occupano. Dopo poco, però, per il pronto accorrere dei rincalzi nemici e minacciati di fronte ed alle spalle, non possono più sostenersi e ripiegano sulla trincea di partenza.
Alla sera la calma è ristabilita e, nella notte, le truppe con incessante lavoro rimettono in efficienza la sconvolta linea. In questa sola giornata la "Caserta" ha perduto 18 ufficiali, 535 uomini di truppa. Nei giorni 9 e 10 settembre rilevata dalla "Pinerolo", scende a riposo tra Crauglio e Campolongo inviando, alternativamente, i propri reggimenti nel vallone di Palikisce per lavori di sistemazione difensiva. Il 16 ottobre la "Caserta", è nuovamente in prima linea nel settore Castagnevizza - Pod Korite ove sostituisce la "Piacenza". Su tale tratto si fronte l'offensiva austro - tedesca trova la brigata salda e tenace. Il 24, infatti, dopo intenso bombardamento diretto, specialmente, sul tratto occupato dal 267°, forti nuclei avversari vengono lanciati all'attacco, riuscendo ad occupare un nostro posto avanzato; prontamente contrattaccati vengono ricacciati. Solo alla sera del 27 la brigata ha ordine di ripiegare, e, durante la notte, dopo aver passato l'Isonzo al ponte di Sagrado, va a schierarsi sulla linea: Privano - Strassoldo - Castions di Mure, costituendo retroguardia d'armata. Il 30 è a Torsa, e nello stesso giorno, si schiera a difesa della testa di ponte di Ariis e Flambruzzo, sul fiume Stella (strada Flambruzzo - Rivignano). Il giorno successivo viene consolidata detta linea ed estesa l'occupazione Flambruzzo - Romana - Varmo, costituendo inoltre la testa di ponte di Madrisio sul Tagliamento. Durante il mattino del 31 si ha il primo contatto con pattuglie nemiche che vengono disperse, ma poi, fattasi più insistente la pressione, la brigata, dopo strenua difesa, ripiega oltre il Tagliamento e si raccoglie a Cordovado. Il 1° novembre è a Bagnarola (31a divisione), il giorno seguente a Savorgnano e, destinata quale retroguardia della 45a divisione, alla sera del 4 inizia il movimento per ripiegare oltre Livenza, su Motta, ove giunge l'indomani mattina. Nello stesso giorno 5 prosegue la marcia per portarsi sulla linea del Piavon affidando, al 267°, il tratto da Fossalta Maggiore a Chiarano, ed al 268° da Chiarano a Piavon passando per Cavaliere. L'8 novembre la "Caserta" è sostituita in linea dalla "Granatieri" e dalla "Pinerolo" e mentre il 267° viene posto alla temporanea dipendenza della 28a divisione, il comando di brigata ed il 268° ripiegano sulla destra del Piave a Candelù, ove il 10 sono raggiunti dal 267°. Il 14 questo reggimento viene schierato in  prima linea tra Salettuol e C. Pradano, ove rileva il 265  (brigata Lecce). Il 268° (riserva divisionale), si disloca dietro l'argine Ronchi - Candelù per lavori sulla seconda linea di resistenza. Il 16 novembre, avendo il nemico conseguito qualche vantaggio nella zona di Fagarè, riuscendo a passare sulla destra del fiume e ad occupare Molino della Sega, il 268° ha ordine di spostarsi verso la fronte Saletto - Molino Vecchio - Cappellette - Le Crosere per concorrere con riparti della 3a brigata bersaglieri all'azione intesa a ricacciare il nemico al di là del Piave. Il 268° brillantemente muove all'attacco e dopo lotta tenace e violenta batte l'avversario e lo costringe a ripassare sulla sponda opposta del fiume, catturandogli alcune centinaia di prigionieri e discreta quantità di materiale. Il contegno tenuto dal reggimento in quest'azione merita la citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.

Il 26 novembre la "Caserta" cede la difesa della linea, alla "Torino" dislocando il 267° tra C. Fontanelle, ed il 268° dietro l'argine Ronchi - Candelù quale riserva divisionale. I riparti attendono alacremente ai lavori di difesa delle linee arretrate. Il 19 dicembre la brigata torna a presidiare la consueta fronte, nel settore di Candelù, ove trascorre il resto dell'anno.

 

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Anno 1918

Fino al giugno i reggimenti si alterano nelle posizioni di prima e seconda linea nel consueto settore Maserada - Candelù, eseguendo lavori di rafforzamento e molestando il nemico con frequenti azioni di pattuglie.
L'alba del 15 giugno è alba di gloria e di vittoria per la "Caserta" che ancora una volta può scrivere una bella pagina, che si integra nella medaglia d'argento che verrà poi conferita alle sue Bandiere.
All'inizio della battaglia essa ha un reggimento in prima linea (268°) e l'altro in riserva dietro l'argine regio ed a C. Fontanella.
Dopo intensissimo ed improvviso bombardamento il nemico lancia all'attacco le sue fanterie che effettuano il passaggio del Piave a mezzo di numerose imbarcazioni, alcune delle quali riescono ad approdare verso la estrema destra della fronte della brigata, determinando una infiltrazione in direzione di C. Zonta.
Immediatamente, però, viene spinta avanti la 4a compagnia del 267° che trovasi in riserva dietro l'argine regio. Questa, malgrado il violento tiro d'artiglieria, con uno slancio veramente ammirevole, si porta sulla linea di raddoppio a C. Zonta ed in unione della 3a compagnia del 268°, muove al contrattacco, occupando in breve tempo tutta la prima linea, ricacciando i nuclei nemici che cercavano di approdare sulla nostra sponda. Contemporaneamente riparti del I/268° costretti a ripiegare sulla linea di raddoppio, avanzano anche essi celermente fino alla nostra prima linea. Il nemico sopraffatto, si spinge verso la frazione B3, ma ben presto anche in questa zona viene battuto. Appena ristabilita la situazione, la "Caserta" prende contatto, a sinistra, nella linea di raddoppio, col la brigata Veneto, e vengono subito inviati riparti mitraglieri e fucilieri per concorrere, in quella direzione, al contrattacco che truppe della "Veneto" stanno per sferrare.
Intanto, verso l'ala destra della brigata, nella frazione B3, il nemico sta esercitando una forte pressione e tende i suoi sforzi per occupare Candelù. Il III/268° resiste dapprima all'attacco, ma in seguito, sia per la superiorità numerica, sia per le infiltrazioni della frazione di destra, verso il limite della divisione, la compagnia di destra (8° del 268°) è costretta a ripiegare. Riuscito, quindi, a mettere piede sulla sponda destra del Piave verso Sette Casoni, il nemico, si inoltra rapidamente tra i due argini che si congiungono al "Fortino Triangolare" riuscendo in tal modo a minacciare alle spalle la "Caserta". Il I/267°, inviato sin da principio in rincalzo del III/268° per arginare l'irruzione e rigettarla, mentre con la 3a compagnia prende contatto con la 9a del 268° sulla linea di resistenza, non riesce a vincere, pur agendo con decisione e risolutezza, la resistenza opposta dall'invasione fra la linea di raddoppiamento e l'argine regio. Il nemico ha già avuto campo di occupare fortemente il "Fortino Maioli" e quello "Triangolare" appostando numerose mitragliatrici sugli alberi. Un ulteriore suo attacco, coinvolge la destra del III/268° che in parte viene catturato dopo strenua lotta.
Purtuttavia l'irruzione viene contenuta, lungo il camminamento N. 14 dai restanti riparti del I/267°, e lungo l'argine regio, il rio Piavesella ed il caposaldo di C. Pastori da quelli del III/267°, in concorso a riparti del 13° reggimento bersaglieri. Il sopraggiungere della notte fa sostare ogni azione e permette di riprendere i lavori di rafforzamento della nuova linea specialmente sul Piavesella malgrado la reazione dell'artiglieria austriaca. Durante la notte alcune imbarcazioni nemiche tentano avvicinarsi alla nostra riva ma vengono falciate e costrette ad allontanarsi da continue raffiche di fucileria e mitragliatrici.
Conscia del grave momento, della necessità imperiosa di tenere fermo, a costo di qualsiasi sacrificio, non solo, ma soprattutto dell'importante compito affidatole, la "Caserta" riesce a costituire una salda e tenace linea, contro la quale inutilmente s'infrangono i reiterati attacchi che tendono al possesso del nodo stradale di Candelù.
Viene ordinato al 267° di muovere al contrattacco per la riconquista del "Fortino Triangolare", ma ripetute volte esso cozza contro la resistenza avversaria del fortino stesso dove già sono state appostate numerose mitragliatrici. Alle prime luci del mattino, il nemico, dopo breve preparazione di artiglieria, sferra un nuovo attacco dal "Fortino Triangolare" contro le nostre posizioni di Candelù, ma viene sempre respinto.
Né la lotta in questo giorno ha termine: più volte i nostri, con supremo sforzo, cercano di rioccupare il fronte, e sempre più aspri sono gli attacchi dell'avversario che vuole ad ogni costo aprirsi un varco.
Verso sera, infatti, un nuovo bombardamento tempesta le nostre posizioni della frazione B6. La prima linea, tenuta ancora dalla 3a compagnia del 267° e da un nucleo di valorosi della 9a compagnia del 268° non cede di un palmo. Purtroppo, però, più tardi, la resistenza di questi baldi non vale a trattenere il poderoso attacco che viene sferrato contro tutta la nostra linea.
Apertosi un varco, il nemico, dilaga immediatamente in forze, occupando la parte alta del camminamento N. 14, il fortino di q. 17, e C. Armellini, catturando parte del III battaglione del 268° dislocato nei pressi del detto fortino. Contemporaneamente viene travolta anche la linea del caposaldo di C. Pastore ove alcuni riparti bersaglieri han dovuto cedere. Tenace è invece la difesa a Candelù (267°).
Durante la notte ed il giorno successivo, 17, nuovi e sempre sanguinosi attacchi sferrati dal nemico cozzano contro la salda resistenza dei nostri che, votati al sacrificio, ricacciano ovunque l'invasore.
Il 18, però, verso le ore 13 nel mentre la "Caserta" e la "Volurno" si accingono ad un successivo contrattacco per la riconquista della frazione B6, il nemico inizia un violento bombardamento, divenuto presto tambureggiante, sul camminamento N. 13 e su Candelù.
La nostra fanteria, che così valorosamente ha resistito ai potenti urti, anche questa volta tien fermo su tutta la linea.
Alle ore 14, un nuovo attacco delle fanterie avversarie, proveniente dal camminamento N. 14, dal Fortino di C. Armellini e dal Fortino Triangolare, riesce a Candelù a rompere la nostra resistenza, ed un grosso riparto d'arditi, passato il Piavesella, si spinge nell'abitato di Candelù presidiato dal 267°. Ivi il comandante, nobile ed eroica figura di soldato, colla rivoltella in pugno e col sentimento del dovere nel cuore, messosi alla testa di un manipolo d'eroi si lancia senz'altro contro gli Austriaci impegnando con essi lotta corpo a corpo. Una bomba a mano, lanciatagli a bruciapelo da un ufficiale austriaco, l'uccide, ma i suoi soldati, animati dal sublime sacrificio e dall'esempio del loro comandante, con violenta reazione ne vendicano la morte respingendo l'invasore con perdite enormi.
La lotta, aspra e continua, dura fino al 22, allorché il nemico stanco, affamato, disorganizzato dalla fiera resistenza delle nostre truppe abbandona la partita.
La battaglia è vinta; vi ha ben contribuito la "Caserta", la cui bella condotta le procura l'onore della citazione nel bollettino di guerra del Comando Supremo.
Le sue perdite ammontano a 66 ufficiali e 1754 uomini di truppa. Nei giorni 22 e 23 sostituita in linea da riparti bersaglieri la brigata si trasferisce nella zona di Limbraga per potersi riordinare e riposare.
Nelle notti sul 14 e 15 agosto è richiamata a presidio del consueto settore di Candelù.
Il 17 il nemico attacca in forze il nostro presidio nell'isola Caserta, ma, dopo viva lotta ed in seguito al brillante contrattacco sferrato dai reparti del II/267°, viene ricacciato e costretto a ripiegare.
Sino all'ottobre la "Caserta" alterna le proprie truppe nelle varie linee respingendo frequenti attacchi nemici e consolidando con lavori difensivi le propria fronte.
Il 16 ottobre sostituita dalla brigata Foggia, si porta nella zona di S. Ambrogio di Fiera - Biban - Selvana da dove, il 18, si sposta in quella di Borgo Furo (Treviso).
Iniziatasi la grande offensiva autunnale, la "Caserta" muove anch'essa alla riscossa, ed il 27, infatti torna sul Piave, ai Ronchi, quale riserva di corpo d'armata. Il 28 passa il fiume con l'ordine di raggiungere la zona di Rai per sostituire la 20a brigata inglese sul Monticano. Il 30, ha ordine di avanzare per raggiungere la linea Comarè - Gaiarine, indi proseguire alla Livenza, da Portobuffolè a Brugnerà.
Con slancio ammirevole il III/268° si porta sulla sponda opposta del Monticano, costringendo il nemico a ripiegare e facilitando il passaggio alla brigata. L'avanzata verso gli obbiettivi stabiliti è resa difficoltosissima dalla natura intricata del terreno.
Il nemico, saldamente fortificato nelle case di Levada, con raffiche di mitragliatrici, impedisce ogni ulteriore progresso, ma l’intervento del II/267° vale a fiaccarne la resistenza ed a permettere agli altri riparti di assolvere la linea: Gaiarine – Fattoria Zacchi – C. Pero – C. Topan.
All’alba del 31, ripresa l’avanzata, la brigata raggiunge la Livenza; ivi si schiera per ala.
Il 1° novembre effettuato il passaggio della Livenza raggiunge la linea Maron – Villanova; il 2 nostre pattuglie, assieme a nuclei del 332° reggimento americano, si spingono verso il Tagliamento per rendersi contro della situazione del nemico, ed avendo constatato che questo resiste sulla riva opposta del fiume, tutta la brigata, il giorno 3, ha ordine di avanzare e di preparare l’attacco per forzarne la linea e costituire una testa di ponte tra S. Lorenzo e Codroipo.
Viene designato per l’attacco il II/332° americano ed a suo rincalzo agirà, il II/267°.
Nelle prime ore del 4 ha inizio l’azione per la costituzione della suddetta testa di ponte; il nemico che resiste ancora, tenta inutilmente di arrestare l’impeto dei nostri.

Sulla linea Molino Romano – Villaorba, ferrovia Udine – Codroipo alla “Caserta” viene comunicato la conclusione dell’armistizio “Badoglio”.

 

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