Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "COMO"

(23° e 24° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:23° e 24° Fanteria, Novara.

Distretti di reclutamento:Catanzaro, Ivrea, Lodi, Lucca, Palermo, Savona, Varese.

 

anno 1915

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Anno 1915

La brigata Como il 23 maggio è schierata, con le truppe della 2a divisione (I Corpo d’Armata ; 4a Armata), in occupazione avanzata in Val Boite (Sentinella Chiapuzza - Punta Caiella), a sbarramento delle provenienze dalla via d'Alemagna.
Iniziatesi le ostilità, allo scopo di approfittare della presupposta inferiorità numerica dell’avversario, la 2a divisione, che opera in Val Boite, riceve il compito di occupare subito, con decisa azione offensiva, quelle posizioni d'oltre confine, la cui conquista, quando il nemico avesse il tempo di portarvi forze adeguate, costerebbe a noi gravi sacrifici. E pertanto la brigata Como, dopo un rapido e brillante sbalzo innanzi, il 29 maggio entra in Cortina d’Ampezzo e costituisce quella linea di investimento, dalla quale verrà poi intrapreso l'attacco delle ben munite fortificazioni dietro cui il nemico si è ritirato.
Già il 9 giugno, collegata a destra col 55° reggimento fanteria, e a sinistra col battaglione alpini Fenestrelle, la Como occupa Podestagno e nei giorni 13 e 15, insieme con le altre truppe della 2a divisione, attacca più volte, invano, le posizioni dello sbarramento di Son Pauses, da lunga mano preparate a difesa.
Il contegno di tutte le truppe, ed in special modo quello del I/23°, è tanto mirabile che il Comando della divisione ritiene opportuno segnalarlo ai superiori comandi. In questa azione il 23° subisce le prime e sensibili perdite (circa 180 uomini, dei quali 10 ufficiali).
Sospese, provvisoriamente, le operazioni offensive, per raccogliere e mettere in azione tutti i mezzi di distruzione dimostratisi indispensabili per superare le difese avversarie, la brigata, allo scopo di rendere più solida la propria linea di occupazione e di mantener desto lo spirito aggressivo delle truppe, inizia una serie di piccole azioni e di ricognizioni offensive in Val Fiorenza, verso Punta del Forame e M. Cristallo.
Il 30 giugno occupa, infatti, di sorpresa l’importante osservatorio nemico di Col Rosà. L'8 luglio la 1a compagnia del 23° reggimento, insieme alla 83a compagnia alpini, con audace colpo di mano, si impadronisce di un posto avanzato nemico, catturando una quindicina di prigionieri; il 19 il IV battaglione del 23° fanteria concorre con le truppe della 10a divisione alla presa di M. Piana, mente la 12a compagnia del 24° fanteria, durante tutta la seconda quindicina di luglio, dà bella prova di valore, partecipando con la brigata Reggio all’attacco del Rifugio Tofana.
A metà d’ottobre le condizioni atmosferiche, finalmente favorevoli, consentono alla 2a divisione di riprendere l’attacco delle pendici nord del Forame, dello Schonleitenschneit e del Rauchkofl per completare così la conquista del massiccio del Cristallo, già felicemente iniziata nel luglio con la occupazione del Cristallino e di Cresta Bianca. Vi prende parte, insieme alla brigata Umbria, la Como, che ha particolarmente il compito della conquista del Forame. Il 21 ottobre il 24° fanteria dalla Val Grande penetra nella Valle delle sorgenti del Felizon, occupandone la testata; nella notte sul 23 perviene sino ai reticolati nemici del Forame, ma non riesce a superarli, perché il nemico, forte della prevalente superiorità che gli deriva dal completo dominio del terreno, può respingere gli attaccanti ed infliggere loro sensibili perdite (circa 170 uomini dei quali 7 ufficiali). Nuovi tentativi fatti il 26 e il 27 novembre dal I e II/24 , insieme al XLVIII battaglione bersaglieri, falliscono perché viene a mancar loro l’elemento principale della riuscita, la sorpresa, su cui sono essenzialmente basati.

Le condizioni atmosferiche, divenute nuovamente avverse con l’avvicinarsi dell’inverno, costringono le truppe a sospendere ancora una volta le operazioni offensive.

 

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Anno 1916

La brigata è tuttora in Cadore, dislocata nel suo consueto settore. Il 13 febbraio però si trasferisce in Val Anziei e il 29 marzo in Val Padola sempre con la 2a divisione, sostituita in Val Boite dalla Ia, che, dopo di aver partecipato col IX Corpo d’Armata agli attacchi contro il Col di Lana e il M. Sief, a metà dicembre rientra al I Corpo. Anche in quest’anno l’attività della Como è essenzialmente caratterizzata da apprestamento di lavori difensivi, da ricognizioni e colpi di mano di piccoli reparti. Degne di particolare menzione sono però, le azioni svolte dal 23° fanteria nel marzo e nel giugno.
Sul massiccio del Cristallo il 29, 30 e 31 marzo la 17a compagnia del 23° fanteria partita dalla Val Fonda, dopo un’epica scalata lungo la cresta del Rauchkofl (pressi di Schluderbach) attacca le forti posizioni nemiche e con aspra lotta se ne impadronisce, catturando circa trenta prigionieri.
Alla metà di giugno il I Corpo d’Armata ha il compito di impegnare il nemico per impedirgli di trasportar forze nel Trentino, dove è in preparazione la nostra offensiva. Agisce la Ia divisione, alla quale provvisoriamente viene assegnato il 23° fanteria, con un’offensiva diretta alla conquista della linea M. Cadini - Croda dell’ Ancona - Rufreddo.
Il IV/23°, nei giorni dal 12 al 16, attacca e, quantunque il fuoco di numerose mitragliatrici avversarie di fronte e di fianco ne ostacoli l’avanzata, già nella prima giornata, riesce con le compagnie 15a e 16a a penetrare nei trinceramenti nemici. Dopo essersi rafforzato sulle posizioni raggiunte, il giorno 16 riprende l’attacco ma, dopo pochi progressi, è costretto a retrocedere con perdite sensibili (380 uomini, dei quali 14 ufficiali). L’azione viene continuata nei giorni successivi, dal 17 al 22, dal I/23°, rinforzato da una compagnia alpini mista (30° - 67° - 68°) e dall’11a compagnia del 49° fanteria, col mandato di aggirare da sud la q. 2056 e le difese che sbarrano la bassa Val Grottes. L’attacco, però, benché condotto con perizia ed energia, non raggiunge lo scopo, non tanto per le difficoltà del terreno e per la reazione avversaria, quanto per le potenti difese passive, contro le quali non sono stati sufficienti i nostri mezzi di distruzione. Anche questo attacco è assai cruento, perché costa alle due compagnie impiegate (2a e 4a del I battaglione) la perdita di 120 uomini, dei quali 3 ufficiali.
Il 10 giugno il 23° reggimento passa a far parte del "Nucleo Ferrari" che, dalle valli Cismon - Vanoi, attraverso le Alpi di Fassa, deve puntare verso la Val d’Avisio, e già il 22 e poi il 26 e il 27, partecipa con la 1a compagnia all’azione contro Forcella Ceremana.

Il 7 agosto, poi, un plotone della 19a compagnia del 23° fanteria muovendo da q. 2167 (Col di Valmaggiore), con rapido attacco ed aspra lotta, s’impossessa della q. 2212 della Fossernica (sud di Cima di Cece) sloggiandone i difensori.

 

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Anno 1917

Fra il 1° e il 10 febbraio il 23° fanteria lascia la 56a divisione (il nucleo Ferrari trasformato in divisione) e rientra alla propria brigata, che è sempre schierata sul fronte Cadorino (I e IV/23° da Cima Lavaredo e Croda Rossa; il 24° fanteria da Croda Rossa al Colle Montecroce di Comelico). Il V/23° occupa le posizioni dello sbarramento di Val Sesia in collegamento con la difesa della zona Carnia.
Fino a tutto ottobre 1917 nessun avvenimento importante. I reparti della Como, sempre in prima linea, vigilano attivamente eseguendo frequenti ricognizioni verso il nemico e, con lavoro assiduo rendono le proprie posizioni non solo fortissime, ma anche adatte, col grande sviluppo dato ai camminamenti coperti, a proteggere le truppe dai rigori dell’inverno incombente. Alcuni colpi di mano, tentati in giugno ed agosto dal nemico ad ovest del Passo della Sentinella e al Seikofl, vengono sanguinosamente respinti.
Per gli avvenimenti di fine ottobre alla fronte Giulia e il conseguente ripiegamento generale alla linea Piave - Grappa - Altipiani, la brigata abbandona le posizioni dell’Alto Cadore, tenute da oltre due anni, e ripiega insieme alle truppe della Ia divisione. Il movimento, iniziato la notte fra il 3 e il 4 novembre e protetto da reparti di retroguardia, si svolge nel massimo ordine, ad onta delle difficoltà logistiche mirabilmente superate, lungo tutta la Val Piave.
La notte sull’11, dopo aver respinti frequenti attacchi nemici, la brigata, che in questi critici giorni rimane compatta e dimostra morale elevatissimo, giunge a Quero e passa alla dipendenza della 17a divisione (IX Corpo d’Armata, 4a Armata) alla quale è affidata la difesa ad oltranza del tratto di fronte che allaccia la linea del Piave a quella montana del Grappa.
Tale arduo compito d’onore viene quindi assunto anche dalla Como, che, per interdire la discesa in Val Piave al nemico proveniente dal nord, organizza a difesa la linea M. Fontanasecca, Rocca Cisa -M. Cornella - Quero.
Essa si collega, mediante i battaglioni I e II del 23° fanteria, verso ovest, a M. Tese, con le truppe della 56° divisione che occupano M. Tomatico e M. Roncone, per dare profondità alla occupazione del Grappa ed impedire al nemico la libera disponibilità della conca di Feltre e l’arroccamento tra Piave e Brenta.
Il nemico non tarda ad attaccare violentemente tali importanti posizioni e, quantunque i fanti della Como non cedano di un passo, riesce egualmente, il 13 novembre, a raggiungere a Vas la destra del Piave, ed ad occupare M. Tomatico e M. Tese. Infiltratosi poi tra la 56a e la 17a divisione, con forze soverchianti muove all’attacco di M. Cornella. Il 24° fanteria, sebbene aggirato, non solo resiste tenacemente, ma contrattacca tre volte l’avversario, catturandogli prigionieri e mitragliatrici.
Alla sera del 16, però, un quarto attacco dell'avversario riesce ad aver ragione dei nostri che, malgrado l'eroico valore, per le perdite subite e per la mancanza di munizioni, debbono ripiegare. Ma la Como non cede ancora: i suoi uomini si raccolgono sulle rimanenti posizioni di Rocca Cisa e Quero e sebbene battuti di fianco e di rovescio dall’artiglieria nemica, resistono all’arma bianca ancora per un giorno e solo il 17, sopraffatti dal numero dei nemici, i gloriosi superstiti (la brigata ha perduto dall'11 al 17 novembre 3000 uomini e 92 ufficiali) si ritirano in ordine a M. Tomba e Monfenera. Su queste posizioni, il 24, respingono ancora un attacco nemico.
La strenua resistenza fatta nelle posizioni avanzate di Quero merita particolare rilievo perché, ritardando l’azione nemica, facilitò l’apprestamento della nostra difesa sui capisaldi del. M. Tomba e del Monfenera (I).
Il 5 dicembre la brigata raccoglie i suoi reparti a Bassano, alla dipendenza della 18a divisione, IX Corpo d’Armata, e provvede a ricostituirli e riordinarli. Il 19 dello stesso mese torna nuovamente in linea nella regione del Grappa, nel tratto M. Solarolo - Val Calcino, passando a far parte della 56a divisione, XVIII Corpo d’Armata.

(I) Il Ten. Generale Di Robilant, Comandante della 4a Armata, il 16 novembre invia al Comando del IX Corpo il seguente fonogramma:"Comunichi ai forti fanti della salda brigata Como il mio vivo compiacimento per la brillante condotta della brigata. Attaccata da forze superiori ha saputo e saprà ancora non solo resistere ma contrattaccare. Sia da tutti seguito l'esempio fulgido della Como e la Patria ci sarà riconoscente perché il nemico non passerà".

 

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Anno 1918

Nel settore dei Solaroli la brigata Como resta sino al giugno e poiché non si verificano in tale settore avvenimenti di particolare importanza, ha modo, alternando i propri reparti tra prima linea e zona di riposo, di riordinarli ed agguerrirli in vista della prossima grande offensiva nemica.
Alle ore 3 del 15 giugno, sulle posizioni tenute dalla brigata (estremità nord - ovest del saliente del Calcino, avanguardia della difesa del baluardo del Grappa), si scatena violento il bombardamento con proiettili a gas lacrimogeni e asfissianti e dura sino alle 7, quando le fanterie avversarie che, favorite dalla nebbia fittissima e dal bombardamento, si sono ammassate sotto le nostre posizioni, si irradiano in forti colonne all’attacco dei nostri.
Nelle trincee di q. 1601 - Valderoa - Calcino, più accanitamente attaccate, il 23° fanteria, e in modo particolare il suo II battaglione, resiste con eroico spirito di sacrificio al nemico e tenta in tutti i modi di contenerne l’avanzata. Sopraffatto dal numero, non può impedirgli alla fine di occupare le q. 1601, 1672 e 1676 dei Solaroli, mentre anche il I/24°, dopo tenace resistenza, deve abbandonare la q. 1671 (nord di Col dell’Orso).
Numerosi contrattacchi lanciati dai reparti nello stesso giorno e nel mattino seguente per la riconquista delle quote dei Solaroli, quantunque condotti con impeto e perizia, non hanno fortuna.
Essi raggiungono, però, lo scopo di arrestare definitivamente sul fronte della brigata quella offensiva che, nei piani del nemico, travolgendo tutte le nostre linee, doveva giungere alla pianura veneta, e di dimostrare all’avversario, con la ripresa della iniziativa delle operazioni, che lo spirito offensivo delle nostre truppe non è diminuito. Infatti, nelle prime ore del 17 giugno, le compagnie 5a e 6a del 24° fanteria, insieme alle compagnie 1a e 2a del XVIII Reparto d’assalto, concesse dal Comando della 56a divisione, con rapida azione e dopo aspra lotta, riconquistano la q. 1671, sentinella avanzata ed indispensabile organo di fiancheggiamento della nostra linea di resistenza Col dell’ Orso - Calcino. 1600 uomini e 30 ufficiali sono il tributo di sangue offerto dalla brigata in questi giorni di battaglia.
Dopo un breve periodo di sosta in seconda linea, la Como, ricostituita e riordinata, il 14 luglio è ancora in trincea nel suo consueto settore e già il giorno seguente il 23° fanteria, assegnato provvisoriamente alla brigata Ravenna, attacca le posizioni nemiche antistanti. L'azione ha lo scopo di conquistare la linea "Trincerone dell' Abete" - q. 1672 - q. 1676 - q. 1580 che, in mano del nemico, costituisce un’ottima base di partenza per ulteriori operazioni offensive contro le nostre posizioni. I battaglioni I e II/23° che, fiancheggiati sulla destra dal 37° fanteria e sulla sinistra dal 38°, formano la colonna centrale d’attacco, di primo impeto occupano la q. 1672. Un'ora dopo però un violento contrattacco di tre forti colonne nemiche ritoglie ai nostri la contesa posizione.
Il 23° fanteria perde circa 450 uomini, dei quali 11 ufficiali.
Il 18 luglio il XVIII Corpo d’Armata viene sostituito sulle sue posizioni dal XXX e pertanto anche la brigata Como lascia le proprie posizioni e si raccoglie a Castelfranco Veneto. Torna in linea nello stesso settore il 18 agosto; il 5 ottobre, sostituita dalla brigata Aosta, si trasferisce con la 56a divisione a Treviso. Il 23 dello stesso mese passa, quale riserva, alla dipendenza diretta della 10a Armata, che si prepara con un’energica azione dal basso Piave a cooperare efficacemente all'offensiva che dovrà darci la vittoria.
Iniziatasi il 24 ottobre la battaglia finale, ben presto la 10a Armata ottiene un successo considerevole, raggiungendo i propri obbiettivi al di là del Piave. Ma, poiché più a nord l’VIII Corpo, per la corrente impetuosa, non è riuscito nei primi giorni a passare il fiume e deve ritentarne il passaggio presso Nervesa e alla Priula nella notte sul 28, è indispensabile un’azione contemporanea dall’ala sinistra della 10a Armata per allargare la fronte di questa versa nord-ovest e facilitare così il compito dell’VIII Corpo.
Agisce il XVIII Corpo d’Armata con la 56a divisione, alla quale è stata nuovamente assegnata la Como che, dopo di aver passato alle ore 24 del 27 ottobre sotto il tiro delle artiglierie nemiche il primo braccio del fiume ed essersi raccolta nell’isola di Papadopoli, il 28 guadagna l’altro braccio del Piave, sostituisce sulla posizione di C. Tonon - C. Dalmedella la 23a divisione britannica e conquista valorosamente la linea C. Tost - C. Ancillotto - C. la Sega.
Il suo obbiettivo è raggiunto; ma essa continua la sua avanzata travolgente, finché, a sera, s'impossessa ancora delle posizioni di S. Lucia di Piave - C. Sabbioni - C. Marcon, catturando 260 prigionieri ed abbondante materiale bellico. Né qui si arresta il suo slancio: i fanti della Como il 29 ottobre incalzano il nemico e attraversato il fiume Monticano, tenacemente difeso dall’avversario, nelle prime ore del giorno seguente, proseguono per S. Fior - Godega – Villa di Villa (I). Circa 350 uomini costituiscono l’ultimo sagrifizio della brigata per il conseguimento della vittoria.
Il 30 ottobre le perviene, degno riconoscimento della brillante condotta da essa tenuta nella battaglia della riscossa, l’Augusto compiacimento di S. M. il Re col seguente telegramma:
Al Comando della brigata Como.
Con soddisfazione di antico Comandante esprimo alle valorose truppe della brigata il mio grande compiacimento per la loro brillante condotta nell’attuale battaglia.
VITTORIO EMANUELE.
Nei giorni successivi il 23° fanteria, nonostante la resistenza delle ultime retroguardie dell’avversario ormai in rotta, raggiunge all’alba del 31 Collalto; il 2 novembre la brigata si schiera fra Sarone e Col di Rust (sud-ovest di Polcenigo) ed occupa con distaccamenti di copertura M. Spia; il 3 riprende la marcia verso il Tagliamento, nel mattino del dì seguente il I/23° passa a guado il fiume, costituisce una testa di ponte presso S. Pietro di Ragogna e, alle ore 14, occupa S. Daniele, interrompendo poscia (ore 15) le ostilità per l’inizio dell’armistizio.
Le Bandiere dei reggimenti della Como vennero decorate con la medaglia d’argento al valor militare per le prove di valore date dalle truppe nell’eroica resistenza di Quero e nelle due battaglie del Piave e di Vittorio Veneto.

(I) L’opera svolta e lo slancio _d dimostrato dalla brigata è riconosciuta dal Generale Lord Cavan, Comandante del Corpo inglese in Italia e della 10ª Armata nella battaglia di Vittorio Veneto, il quale ne dà atto nella narrazione delle operazioni della 10ª Armata esprimendosi, al riguardo, in tali termini: “Le brigate Como e Bisagno per il magnifico slancio col quale effettuarono l’attacco, quantunque non avessero avuto modo di riconoscere sufficientemente il terreno d’azione, riuscirono a catturare circa 3000 prigionieri, sette pezzi d’artiglieria ed oltre 150 mitragliatrici”.

 

 

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