Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "CREMONA"

(21° e 22° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:21° Fanteria, Spezia; 22° Fanteria, Pisa.

Distretti di reclutamento:Ascoli, Bergamo, Campagna, Catania, Gaeta, Lucca, Massa, Orvieto, Torino, Treviso

 

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Anno 1915

Dall’inizio della guerra sino alla fine di luglio la brigata Cremona rimane nella zona di Bassano, alla dipendenza della 16a divisione, senza prendere parte ad operazioni.
Trasferitasi colla divisione sulla fronte della 3a Armata il 21 agosto, viene inviata in linea nel settore di Monfalcone e precisamente nel tratto q. 93 - Mandria - Officine Adria, dove alterna i suoi battaglioni fra le posizioni di prima e di seconda linea.
All’inizio della 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) ha il compito di attaccare le alture di Monfalcone (q. 121 - q. 85 e q. 77). Dopo una prolungata preparazione di artiglieria, il giorno 21, si lancia decisamente contro le posizioni nemiche e riesce ad occupare la q. 85 e parte delle trincee di q. 77, ma l’intensità del tiro dell’artiglieria ed i violenti contrattacchi avversari la costringono, dopo una lotta ostinata, a ripiegare sulle linee di partenza. Le perdite subite in due giorni d’azione (2500 uomini ed 86 ufficiali) attestano il valore spiegato dalla brigata.
Dopo il giorno 23, mentre continua intensa la battaglia su tutta la fronte dell’Isonzo, nel settore di Monfalcone la brigata svolge sino al 31 ottobre azioni dimostrative; indi passa a riordinarsi nella zona di Palazzatto.

Il 14 novembre ritorna in linea, assegnata alla 25a divisione, nel settore di Castelnuovo, ove riesce a conseguire sensibili progressi contro l’intricato sistema di trincee della sella di S. Martino. Il 13 dicembre si trasferisce ad Aquileja, ritornando alla dipendenza della 16a divisione.

 

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Anno 1916

Dopo aver compiuto, dal gennaio al marzo, turni di trincea sulle posizioni di M. Sei Busi (q. 111) e delle Cave di Selz, alla fine di aprile ritorna nel settore di Monfalcone, e precisamente nel tratto di linea: q. 61 - La Rocca - q. 98.
Nelle prime ore del 15 maggio il nemico, con attacco di sorpresa, occupa le trincee di q. 12 e di Adria, presidiate da squadroni della 4a divisione di cavalleria appiedata; il reggimento Nizza cavalleria e il VI battaglione del 22° fanteria corrono al contrattacco e riescono ad arrestare l’avanzata degli austriaci ed a scacciarli dalle trincee di Adria. Con un nuovo attacco sul tratto fra q. 93 e la ferrovia, il nemico, nel pomeriggio, si impadronisce di alcuni elementi di trincea, che vengono in parte riconquistati da reparti della Cremona e della Napoli, i quali arrestano l’avanzata avversaria.
Il 15 giugno viene ripresa l’azione per riconquistare il resto delle posizioni occupate dagli Austriaci nel maggio, e la VII brigata di cavalleria, con reparti di Nizza cavalleria e del IV/22° torna in possesso della q. 12; il 28, con una fulminea irruzione la brigata compie la riconquista totale della trincea del "Tamburo" già in parte ripresa dalla brigata Napoli.
Le operazioni vengono continuate per l’espugnazione delle scoscese e sconvolte posizioni di q. 85 e 121, e la sera del 3 luglio la brigata Cremona, con repentino sbalzo, se ne impossessa. Un vigoroso contrattacco nemico obbliga il 22° a cedere, dopo aspra lotta; ma esso fallisce contro la q. 85, difesa da reparti del 21° fanteria rinforzati da altri reggimenti, a prezzo di sacrifici non lievi (800 uomini fuori combattimento, dei quali 37 ufficiali).
Il 9 luglio la brigata si riunisce presso Staranzano e Begliano, ed il 23 ritorna in linea nel settore di Vermegliano, per prendere parte alla 6a battaglia dell’Isonzo (6 - 17 agosto). Ad essa concorre fin dall’inizio con azioni dimostrative: e quando il 10 agosto l’avversario, avendo perduto l’intera testa di ponte di Gorizia e la quadruplice vetta del S. Michele, è costretto a ripiegare oltre il vallone, anche la brigata Cremona insegue il nemico puntando a nord del lago di Doberdò, verso le posizioni del Crni-Hrib col 21° fanteria e verso i trinceramenti del Debeli con l’altro reggimento. Gli Austriaci, che hanno abbandonato tutto il terreno ad occidente del Vallone ed il piano di Doberdò, occupano ancora saldamente il Debeli, contro il quale le truppe della 16a divisione, e con esse quelle della brigata Cremona, rinnovano più volte gli attacchi sino al 12 agosto, giorno in cui il nemico abbandona anche quelle posizioni.
Alle ore 15 del 14 settembre, prima giornata della 7a battaglia dell’Isonzo, le truppe della 14a divisione dal Debeli muovono all’attacco della q. 144 simultaneamente su quattro colonne. Le due laterali sono formate dal 22° fanteria, le due centrali dal Genova cavalleria e da reparti della brigata Lazio: nella parte meridionale della quota viene occupato un breve tratto della trincea nemica; al centro ed all’ala sinistra i dragoni di Genova cavalleria ed i fanti del 22° reggimento, compiuta faticosamente l’ascesa dell’altura, benché ostacolati oltre che dall’intenso fuoco nemico, anche dalla asperità del terreno, conquistano quasi per intero le prime trincee avversarie.
Durante la notte le truppe, tempestate da un furioso temporale e continuamente sottoposte alle offese del nemico, ne sostengono e respingono più volte i contrattacchi. Il giorno dopo le quattro colonne, alle quali si sono uniti il V e VIII battaglione bersaglieri ciclisti, rinnovano l’attacco per completare la conquista di q. 144; quelle laterali incontrano gravi difficoltà; le due centrali, invece, si affacciano più volte con nuclei alla vetta, tormentata dall’artiglieria e dalle mitragliatrici nemiche. La reazione dell’avversario ed il suo fuoco micidiale consigliano di rimandare l’azione al dì seguente. Nella giornata del 16 il nuovo attacco è sferrato col concorso di elementi del 21° fanteria e del III e IX battaglione bersaglieri ciclisti, i quali, dopo una sanguinosa lotta corpo a corpo, conquistano l’intera quota. Invano da nord-est (Jamiano) e da sud-est (q. 92) l’avversario fa affluire le sue riserve, ché l’occupazione dell’estrema vetta di q. 144 e del versante settentrionale rimane a noi assicurata, anche dopo i suoi numerosi ritorni offensivi.
Nei tre giorni di faticosa e sanguinosa lotta, nella quale tutti i reparti subiscono perdite gravissime, il solo 22° fanteria annovera ben 970 nomini fuori combattimento, dei quali 38 ufficiali.
Trascorso circa un mese di riposo e di riordinamento nella zona di Terzo e di Aquileja, la brigata, il 25 ottobre, rientra in linea nelle trincee ad est del lago di Doberdò, tra q. 144 e q. 208 sud.
Iniziatasi nella zona ad oriente di Gorizia e sul Carso la nostra nuova offensiva (9a battaglia: 31 ottobre - 4 novembre), il 21° fanteria è chiamato a prendervi parte, operando in direzione dell’insellatura lago di Doberdò - Jamiano. Il 1° novembre, con un vigoroso attacco, esso conquista le trincee nemiche e cattura un centinaio di prigionieri, resiste poi tenacemente ai contrattacchi lanciati dal nemico nei due giorni successivi, e si rafforza sempre più saldamente sulle posizioni, pur subendo sensibili perdite.
Il 13 dicembre la Cremona ritorna in riposo nella zona di Aquileja e Palazzatto.

La mirabile condotta della brigata è consacrata nella motivazione della medaglia d’argento al valor militare, concessa alle Bandiere dei suoi reggimenti: "per il valore e la tenacia dimostrati negli aspri e fieri combattimenti dell’agosto - settembre e novembre 1916".

 

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Anno 1917

All’inizio dell’anno la Cremona è inviata nel territorio della 6a Armata a Sandrigo e il 9 marzo, raggiunto l’altipiano di Asiago, entra in linea nel settore di Cesuna, alle dipendenze della 30a divisione. Il 10 giugno, contemporaneamente alla nostra offensiva sull’Ortigara, un battaglione del 22° fanteria, rinforzato da un altro del 21°, muove all’attacco delle pendici di M. Rasta, per la sinistra di Val d’Assa, senza riuscire ad aver ragione della pronta ed efficace difesa nemica; uguale sorte ha un nuovo tentativo operato il 19 dello stesso mese dal III/21° e dal 254° fanteria.
Verso la fine di luglio la brigata lascia l’altipiano di Asiago e si trasferisce ad Udine, alla dipendenza del XIV Corpo d’Armata. Il 23 agosto raggiunge Gradno e s’impegna, assieme alle truppe della 3a divisione (II Corpo d’Armata), nella battaglia della Bainsizza (17 agosto - 12 settembre) già in pieno sviluppo: il 27 attacca le alture di q. 878 e q. 800 e, operando sempre sotto il violento fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici dell’avversario, ottiene qualche progresso.
Durante l’offensiva austriaca dell’ottobre, la brigata, che è in linea sin dal 17 nel settore Podlaka, inizia il ripiegamento nella notte del 25. Il 22° raggiunge la destra dell’Isonzo senza incidenti; il 21° fanteria, rimasto in retroguardia nei pressi di Lozice (Anhovo), contrasta il passaggio del fiume al nemico, tenendolo impegnato fino alle ore 14 del 27; ripiega poi su Verhovlie. Sull’imbrunire del 27 tutta la brigata, per S. Martino Quisca - Cosana - Vipulzano, ripiega a Subida (Cormons), passa il Torre sul ponte di Percotto e giunge il 28 a Lanzacco (nord di Palmanova); alle ore 12 del 29 riprende la marcia lungo la direttrice Lanzacco - Risano - Pozzuolo - Carpeneto - Dignano - Ponte di Bonzicco - Aurava (destra del Tagliamento). Giunta a Carpeneto la brigata ha l'ordine di cambiare itinerario e di proseguire per la strada Campoformido -Colloredo di Prato, per prendere posizione lungo la strada Faugnacco - Colloredo di Prato, fronte ad est. Tale movimento, però, non può essere eseguito perché impedito presso Campoformido da truppe nemiche, contro le quali s'impegnano alcuni reparti della brigata, riuscendo soltanto, mercé un energico contrattacco, ad evitare di essere accerchiati e catturati. L’oscurità della notte, le perdite subite, l’incertezza della situazione, la crescente e persistente pressione del nemico, consigliano però il comandante della brigata di svincolarsi dalla stretta nemica, per raggiungere la località assegnata, seguendo la strada adducente al ponte di Dignano. Con marcia estremamente difficile e lenta, attraverso una strada congestionata dal movimento dei carreggi e delle truppe, alle ore 12 del 30 la Cremona raggiunge Aurava, con organici sensibilmente ridotti.
Il 1° novembre i resti dei due reggimenti si schierano sulla destra del Tagliamento lungo la fronte sud-est di Valvasone (nord-ovest di ponte della Delizia), dislocando posti di guardia e mitragliatrici in prossimità del greto del fiume ed i rincalzi dietro gli argini. Il 5 si portano sulla Livenza e sostano presso il ponte del Rasego, per schierarsi l’indomani sulla destra del fiume, tra S. Cassiano e Portobuffolé. Nel pomeriggio del 7 raggiungono la destra del Monticano, che attraversano sul ponte di Lutrano e, nella notte sul 9, dopo essersi impegnati a Fontanelle col nemico infiltratosi attraverso le nostre colonne di marcia, riescono a disimpegnarsi e passano il Piave al ponte della Priula.
Il 10 novembre la brigata Cremona è a Vedelago (Treviso), ove riceve l'ordine di sciogliersi e di fondere i propri reparti con quelli della brigata Tortona (257° - 258°) ma il 22 novembre, per ordine del Comando Supremo, viene conservato alla nuova brigata in formazione il nome di brigata Cremona.

Appena 15 giorni dopo (25 novembre) il 21° reggimento trovasi già in prima linea lungo il tratto C. Fontana - Pecol (M. Tomba); il 22° accampa nella valle della Chiesa, a Possagno. In questo tratto di linea, i reggimenti si alternano fino al 6 dicembre, giorno in cui si trasferiscono nella zona S. Eulalia - Cassanego (Bassano) per riordinarsi. Il 17 sono inviati ad Osteria di Campo per attendere a lavori di sistemazione difensiva della linea M. Oro - Colli Vecchi - M. Meda.

 

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Anno 1918

Anche nel 1918 l’attività bellica della brigata Cremona si mantiene assai viva. Già all’inizio dell’anno è chiamata a battersi sull’Asolone, per ritogliere al nemico questa forte ed importante posizione. Il 13 gennaio infatti, con le truppe della 15a divisione, si schiera nel tratto V. di Damoro - q. 1473 (Asolone), e il giorno dopo è lanciata all'attacco. Il 22° fanteria riesce, con grande slancio, a travolgere le difese avversarie, ad oltrepassare la vetta dell’Asolone e a catturare 250 prigionieri con 9 mitragliatrici; il giorno stesso ed il successivo essa è contrattaccata dal nemico, deciso a riprendere il monte: il 22° fanteria resiste per due intere giornate al frequente irrompere dell’avversario, ma alla fine è obbligato a ripiegare, dopo aver perduto, durante tre giorni di lotta, circa 900 uomini, tra i quali 24 ufficiali.
Questa magnifica e brillante prova di valore dei fanti del 22° è ricordata nella motivazione della medaglia d’argento concessa alla Bandiera del reggimento. In seguito, dal gennaio al giugno, la Cremona alterna il servizio di trincea nel settore orientale del Grappa con turni di riposo nella zona del Mussolente. Il 15 giugno, schierata sulla linea Pertica - V. Cesilla, è investita dal nemico, che ha iniziata su tutta la fronte Asiago - Grappa - Piave la sua grande offensiva (battaglia del Piave: 15 - 24 giugno).
I battaglioni di prima linea della Cremona, che sono alla dipendenza della brigata Pesaro, oppongono per tutta la giornata del 15 strenua resistenza, rimanendo quasi completamente distrutti (la brigata ha circa 900 uomini, dei quali 30 ufficiali, fuori combattimento); i superstiti ripiegano sulla seconda linea: M. Oro - Colli Vecchi.
Il giorno 16 il nemico non rinnova gli attacchi e il 17 sulla fronte della brigata Cremona ritorna la calma, che non viene interrotta fino alla battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre).
In quest’ultima decisiva battaglia la brigata fa parte delle truppe d’attacco del M. Pertica: fino dal 23 ottobre i battaglioni sono riuniti in caverne nei pressi di q. 1511 e 1503 (regione del Pertica); alle ore 6 del 24 dopo breve ed intenso tiro di distruzione delle nostre artiglierie, i reggimenti della Cremona, costituenti due colonne d’attacco, si slanciano con decisione verso il loro obbiettivo: le forti difese di q. 1484 (Prassolan) e di q. 1474, che la nostra artiglieria ha del tutto sconvolte, vengono di primo impeto superate, e interi reparti nemici con una batteria da 105 cadono nelle mani dei nostri. 
L’avversario, però, vinta la prima sorpresa, contrattacca furiosamente, appoggiato da poderosi tiri di artiglieria e da raffiche di mitragliatrici, talché i nostri, verso sera, debbono ripiegare sulle trincee di partenza. Al mattino del 25, il II/21°, messo a disposizione della brigata Pesaro, dopo ardua lotta, strappa al nemico la cima di M. Pertica e poco dopo, in cooperazione col II/239°, conquista anche le forti posizioni di q. 1451, in modo da assicurare il possesso dello sperone: q. 1549 - q. 1551. Il 25 e il 26 gli altri battaglioni della Cremona lottano ancora tenacemente, ma non riescono a ottenere alcun sensibile progresso.
Il 27 ottobre l’avversario rinnova i suoi contrattacchi contro il Pertica e riesce in un primo tempo a riconquistarne la cima, di dove è però immediatamente ricacciato; mentre reparti della brigata Pesaro ed il II/21°, combattendo animosamente, impediscono al nemico di por piede sulla q. 1551.
L’accanimento della lotta sostenuta dai battaglioni della Cremona e il loro valore sono chiaramente dimostrati dalle gravi perdite subite nei tre giorni di combattimento (1500 uomini, dei quali 46 ufficiali) ed adeguatamente ricordati dalla motivazione della medaglia d’argento concessa alla Bandiera del 21° reggimento fanteria.

Le sera del 27 la brigata è ritirata sulle posizioni di seconda linea, ove rimane sino alla conclusione dell'armistizio.

 

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