Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "CUNEO"

(7° e 8° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:Milano.

Distretti di reclutamento:Arezzo, Bari, Ivrea, Potenza, Ravenna, Reggio Emilia, Treviso, Milano est, Monza.

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

La brigata Cuneo è inviata in linea nel settembre: lasciata Brescia, ove si è raccolta fin dal 24 maggio, si trasferisce nell’ alta valle dell’Oglio, con un reggimento tra il Passo del Tonale e Cima Cadj e l’altro a Ponte di Legno.

In questo settore resta fino al gennaio 1916, alternando i reggimenti nel servizio di prima linea; non ha occasione di svolgere altra attività che quella di spingere pattuglie in ricognizioni verso l’Osteria Locatori, l’Ospizio di S. Bartolomeo, oltre la Sella Tonale e verso i passi del Monticello.

 

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Anno 1916

Il 28 gennaio la brigata si riunisce nei pressi di Edolo e il 29 raggiunge Cormons a disposizione della 11a divisione. Dal 5 febbraio al 5 maggio è in trincea a “Lenzuolo Bianco” (Oslavia) e al Podgora e non prende parte che ad azioni vivaci di pattuglie e a piccole operazioni offensive, tendenti a logorare l’avversario. Il 27 marzo il III battaglione del 7° ed una compagnia dell’8° sostengono con tre compagnie della brigata Abruzzi strenua lotta di più ore per riconquistare le posizioni del cosiddetto “Naso del Podgora” ove catturano circa 127 prigionieri. Due giorni dopo il I battaglione del 7° concorre con reparti del 2° granatieri, per ricacciare il nemico che si è impadronito di alcune trincee del “Lenzuolo Bianco”. Il contrattacco svoltosi con molto slancio riesce allo scopo e giunge a riprendere tutte le posizioni perdute e catturare un centinaio di prigionieri.
Nell’agosto la brigata prende parte alla 6a battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto) battaglia che, per la conquista fattane, porta anche il nome di Gorizia.
La Cuneo, schierata nel tratto di fronte Osteria-Grafenberg, ha il compito di scacciare il nemico oltre Isonzo. Il 6 agosto il II e III battaglione dell’8° scattano dalle trincee e con impeto travolgente raggiungono il villaggio di Grafenberg e spingono sulla sinistra del fiume due pattuglie, prime tra tutte a passare l’Isonzo. A sostegno dei due battaglioni, che incominciano a subire gravi perdite per il continuo e violento fuoco nemico, vengono inviati il I battaglione dell’8° e il IV del 7°. Nella notte ed al mattino successivo, il nemico, dal Podgora e dal Peuma, posizioni rimaste nelle sue mani, contrattacca sui fianchi i battaglioni dell’8° e del 7°; questi asserragliati nelle case di Grafenberg oppongono tenace resistenza, ma stretti come in un cerchio, decimati dalle mitragliatrici e sopraffatti dal numero, dopo una lotta disperata vengono catturati. Soltanto un centinaio di uomini col comandante dell’8° fanteria risalgono le impervie e scoscese pendici del Grafenberg, ripiegando sulla cresta di esso, ove reparti del 7° reggimento continuano nella loro accanita resistenza.
I resti dell’8° e il 7° non abbandonano la lotta e il giorno 8 assieme al 231° fanteria, rinnovano l’attacco e, attraverso la selletta Grafenberg-Cave, raggiungono e riconquistano il paese di Grafenberg.
Nello stesso giorno anche il Fortino, dopo intenso bombardamento, cede all’assalto vigoroso dei reparti della Cuneo, che catturano circa 300 prigionieri: nella notte successiva viene costituita una piccola testa di ponte oltre il fiume e nelle prime ore del giorno la brigata, oltrepassato l’Isonzo, entra in Gorizia e prende posizione nei pressi di S. Andrea, rimanendovi fino al 30 agosto.
Trascorsa la prima decade di settembre nella zona Pradis-Villanova Ludrio - S. Giovanni di Manzano, ove ha modo di riordinarsi e ricostituirsi (nella 6a battaglia ha riportato 3.442 perdite di cui 112 ufficiali), la brigata Cuneo l’11 settembre ritorna in linea sulla Vertojbica per prendere brillantemente parte all’8a battaglia dell’Isonzo (9-12 ottobre).

In questo periodo con dura lotta, protrattasi violenta e accanita per più giorni, riesce a strappare al nemico le colline del Sober e q. 98, ove saldamente si afferma e resiste ai reiterati sforzi ed ai continui ritorni offensivi dell’avversario, che cerca in tutti i modi di ritogliere alla brigata la preziosa conquista, conseguita a prezzo di grandi sacrifici. Infatti il contributo di sangue pagato dalla brigata in questa occasione è rilevante: dal 10 al 19 ottobre, giorno in cui si raccoglie presso Villanova per riordinarsi, essa ha riportato 1550 perdite di cui 45 ufficiali.

 

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Anno 1917

La brigata rimane nello stesso settore (Sober q. 102-q. 95) fino alla 10a battaglia dell’ Isonzo (12 maggio-8 giugno), trascorrendo il lungo periodo ora in trincea ora nella zona di Moraro, Pubrida, S. Lorenzo e Pradis.
La normale attività non viene turbata da alcun notevole avvenimento, ma il 10 febbraio e più volte in marzo i suoi fanti sono costretti a rintuzzare i continui colpi di mano avversari contro la posizione di q. 102.
Il 13 e 14 maggio i due reggimenti si riuniscono a Gorizia per essere impiegati: il 15 si portano nel settore di Panovizza per entrare in azione verso il bosco omonimo, costituendo così elemento di saldatura tra le colonne operanti, a nord contro S. Gabriele, a sud contro S. Marco. Il 16 danno inizio al loro attacco che viene sferrato con la massima decisione e con estrema energia, ma non arride ai fanti della Cuneo il meritato successo; il nemico tenacemente impedisce loro ogni progresso e li costringe ad aggrapparsi alla q. 174.
L’avversario, cui sono stati catturati un centinaio di prigionieri e due mitragliatrici, vorrebbe ricacciarli anche da questa quota, ma gli attacchi da esso lanciati il 16, il 17 e il 18 vengono nettamente respinti; anzi nei giorni successivi l’occupazione di q. 174 viene rafforzata e il 25 reparti dell’8° riescono ad ampliarla verso sud, conquistando la così detta “Casa a Striscie”, che il nemico non lascia di contrattaccare più volte invano.
In questa battaglia (dal 16 al 25 maggio) la brigata perde 1270 uomini di cui 33 ufficiali.
Dal giugno all’ottobre essa è in linea nel settore del M. Santo ed alterna il servizio di trincea, con periodi di riposo presso Subida.
Il 3 ottobre è schierata con la 66a divisione nel settore del S. Gabriele e il 24, all’inizio dell’offensiva di Caporetto, non riesce ad impedire che il nemico penetri nel tratto della nostra linea tra q. 462 e V. Sorgente (M. S. Gabriele). La situazione viene ristabilita quasi del tutto mercé un pronto ed efficace contrattacco dei battaglioni di rincalzo; ma il 27, in seguito alle avverse vicende sulla fronte Giulia, è dato l’ordine a tutte le truppe di ripiegare sulla destra dell’Isonzo. La brigata prende posizione sulle alture di Gradiscutta - Valerisce, indi il 30, abbandonate quelle alture, inizia la marcia verso il Tagliamento.
Presso Codroipo le compagnie di coda dell’8° fanteria, vengono attaccate da reparti nemici e coinvolte in un’improvvisa lotta assieme a reparti di altri reggimenti ; tentano insieme a questi di disimpegnarsi e di difendere l’abitato, ma il nemico riesce a circondarli e catturarli. La brigata dopo aver avuto circa 1600 tra morti e dispersi, passa il Tagliamento, raggiunge il Piave e il 6 novembre si riunisce nei pressi di Rustega (Camposampiero) ancora con una forza di circa 3000 uomini e 114 ufficiali.
In dicembre, rinfrancata appena dalle fatiche del ripiegamento, ritorna in linea e si schiera nel settore occidentale di M. Pertica. Quivi, allo scopo di alleviare la pressione nemica contro la fronte Col Caprile - Col della Berretta, attaccata dall’avversario, il 14 dicembre tenta di ampliare l’occupazione di M. Pertica e lancia all’assalto il I battaglione dell’8° e il II del 7°, i quali, attaccando con il loro consueto slancio e valore, giungono rispettivamente nei pressi della cima del Pertica e del Col della Berretta, su cui però non possono affermarsi perché un contrattacco in forze, sostenuto da violento fuoco d’artiglieria, li costringe a far ritorno alle trincee di partenza.
Il 18 dello stesso mese il nemico attacca la nostra linea Ca’ d’Anna - M. Asolone, conquista quest’ultima cima e riesce a far ripiegare il I e III battaglione del 7°, di presidio alle pendici di Val Cesilla (fianco orientale dell’Asolone). I reparti di rincalzo della Cuneo, prontamente intervenuti nella lotta, con un deciso contrattacco arrestano l’irruzione degli austriaci, che devono limitare la loro occupazione alla sola sommità del monte.

Due giorni dopo una compagnia dell’8° con un improvviso colpo di mano rioccupa di primo impeto la linea di M. Asolone, ma ne è quasi immediatamente scacciata.

 

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Anno 1918

Nell’ultimo anno di guerra la brigata Cuneo prende parte solo alla battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre). Essa infatti dal gennaio, epoca in cui lascia il Col della Berretta e l’Asolone, al marzo è a Carmignano di Brenta, il 10 di questo mese si porta in linea nel settore di Cornuda, ove, durante la battaglia del giugno, esplica solo azioni di pattuglie. Ripiegato il nemico sulla sinistra del Piave (23 giugno), ardite pattuglie della brigata tentano più volte di passare il fiume, mantenendo l’avversario in continuo orgasmo.
Nella battaglia di Vittorio Veneto la Cuneo fa parte del XXVII Corpo d’Armata, che, assieme ad altre unità deve oltrepassare il Piave tra Onigo e Fontana del Buoro. Il 24 mattina essa è riunita a ridosso della strada militare poco sotto la sommità del versante sud del Montello; verso sera si attesta alla strada pedemontelliana sulla destra del fiume, in attesa di ripassarlo; ma le avverse condizioni atmosferiche ritardano l’operazione, che ha inizio la sera del 26 alle ore 20,30. Nella notte i fanti della “Costantissima”, usufruendo del ponte costruito in quella zona dal XXII Corpo e superando difficoltà non lievi derivanti dall’interruzione del ponte stesso e dalla vivissima reazione del nemico, la cui artiglieria tempesta furiosamente anche il greto del fiume, ne raggiungono la riva sinistra e portano subito il loro travolgente attacco alla linea avversaria tra Molino Pilonetto e C. Bastiani. Vinta in breve la resistenza di audaci nuclei nemici, che tentano vivamente ed ostinatamente di contrastar loro il passo, i fanti della Cuneo procedono con risolutezza verso Moriago e Mosnigo. Né il loro impeto si arresta davanti alle successive forti difese austriache, che essi oltrepassano, riuscendo la sera del 27 ad affermarsi lungo la linea Bosco Case Paludotti - pressi di Mosnigo, linea che difendono con tenacia e con felice esito dai continui contrattacchi nemici, a prezzo di perdite sensibili (328 di cui 19 ufficiali).
Il giorno successivo il nemico ritorna al contrattacco, ma le truppe della brigata resistono sulle posizioni conquistate per continuare, dopo riattati i ponti ed avuti i rinforzi, l’avanzata oltre il fiume. In questi due giorni i reparti della Cuneo sono vettovagliati a mezzo di audaci stormi di aeroplani discendenti a bassa quota. Due battaglioni dell’8° fanteria e uno della brigata Messina il giorno 29 occupano il Castello, le alture a nord di Vidor ed Abbazia, rendendo in tal modo facile e possibile il gittamento del ponte, necessario in quel tratto per far passare altri reparti.
Nei giorni successivi la brigata occupa Mosnigo ed il 30 raggiunge Fontana e Farra di Soligo, ove sosta sino al 4 novembre.

La condotta ammirevole tenuta per tutta la guerra dalle truppe della brigata, che anche l’avversario chiamò “una delle migliori brigate italiane” è stata premiata con la concessione alle Bandiere dei due reggimenti della medaglia d’argento al valor militare. A quella dell’8° è stata anche conferita un’altra medaglia di bronzo per il contegno tenuto nell’ultima battaglia, che portò le armi italiane a Vittorio Veneto.

 

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