Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "ETNA"

(223  e 224° Fanteria)

Costituita nel dicembre 1915: il Comando di Brigata ed il 223° dal deposito del 6° Fanteria; il 224° dal deposito del 75° Fanteria.

 

anno 1916

anno 1917

 

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Anno 1916

Dalle sedi di Palermo e di Siracusa, verso i primi di aprile, la brigata parte per la zona di guerra e, destinata in Carnia, si disloca tra Enemonzo - Villa Santina - Ampezzo ed attende alla sua preparazione bellica.
Sferratasi l'offensiva austriaca nel Trentino, l'"Etna" è chiamata in azione. Il 18 maggio inizia il trasferimento in autocarri dalla Stazione per Carnia, seguendo l'itinerario Treviso - Marostica - Thiene - Cesuna- Turcio. Il 23, è in Val Chiama ed accampa nella zona: Campo di Mezzavia - pendici di Montagna Nuova - pendici Cima Echar, costituendo, con la 28a divisione, alla cui dipendenza essa passa, riserva del XIV corpo d'armata.
Il 25 la brigata è destinata a mantenere saldo il possesso della nostra linea di resistenza su Cima Echar - Col del Rosso - Buso, con un posto avanzato sul M. Sisemol a guardia dello sbocco delle valli di Ronchi e di Campomulo.
Stante la forte pressione avversaria, nella notte sul 28 maggio, tutta la divisione ha ordine di ripiegare in Val Chiama, sulla linea marginale dell'Altopiano. La "Etna" dopo aver protetto tale operazione, assume nello stesso giorno 28, la difesa della nuova linea: Turcio - Costalunga - q. 1312 - Melaghetto e della dorsale che da Col del Rosso va al Buso, destinando una compagnia sul M. Sisemol. Mantiene inoltre la sorveglianza della Val Frenzela ed il giorno successivo estende la sua linea avanzata occupando il tratto di fronte M. Stenfle - M. Zomo.
Il 30 maggio, poiché il nemico minaccia di attaccare la fronte occupata dalla brigata, questa ha ordine di serrare a destra cedendo alla "Lombardia" il tratto Cima Echar - Costalunga - Col del Rosso - Val Frenzela e dei posti avanzati sul M. Sisemol - M. Stenfle - Val dei Ronchi - M. Zomo (q. 1130) - M. Longara.
Il 1° giugno, il nemico in forze penetra, per val Campomulo, fra l'estrema destra della linea occupata dal II/224° e Casera Melette. Il battaglione, per evitare l'accerchiamento, che già si pronuncia per il mancato collegamento alla sua destra con riparti alpini, è costretto a ripiegare dapprima sul margine sud del bosco di M. Zomo e poi, nella notte, a sud di M. Zomo, al Buso. Il giorno successivo, nuovamente attaccato dall'avversario, deve ancora ripiegare e con esso anche il II/224° che è venuto a trovarsi, di conseguenza, col suo fianco destro scoperto. Di guisa che la brigata è schierata sulla linea: M. Sisemol - M. Stenfle - Val Rasta - Melaghetto - Regione Portecche - Zaibena escluso, che saldamente appresta a difesa mentre svolge attive azioni di pattuglie per tenere l'avversario in continuo allarme.
Il giorno 8 giugno le nostre posizioni di M. Sisemol e dello Stenfle sono intensamente battute dal fuoco di artiglieria, ad esso segue un deciso attacco che coinvolge, malgrado la resistenza opposta, riparti del 223° i quali debbono ritirarsi su M. Valbella. Il 10, poiché risulta che il nemico si rafforza a N. O. di Zaibena, la brigata, muovendo dagli speroni di "Le Fol" verso il fondo Val Frenzela, ha ordine di ricacciarlo con azione di sorpresa, in concorso di altri riparti del settore Zaibena. Vi concorre anche il II/224°. L'azione, violentemente contrastata dall'artiglieria nei pressi di Gallio e da mitragliatrici piazzate sullo spalto di Campanella, fallisce ed a sera è sospesa e i riparti attaccanti si rafforzano sulle posizioni conquistate sul costone di "Le Fol". In questa giornata cade il comandante della brigata, vecchio soldato di Eritrea che ha lasciato il suo riparto territoriale per correre a battersi in prima linea.
Il 15 giugno, sostituita dalla "Salerno", la "Etna" scende a riposo a Grantorto, ove riordina i suoi riparti (43a divisione). Ivi permane fino al 31 luglio ed in tal giorno, dalle stazioni di S. Pietro in Gù e di Fontanive, parte in ferrovia, destinata sulla fronte isontina, raggiungendo Cà delle Valade.
All'inizio della battaglia di Gorizia (6 - 17 agosto) nella quale la Etna darà prove del suo valore, essa, nella notte sul 6 agosto, si schiera per ala: il 223° col comando di brigata a Cà delle Valade, ed il 224° per la rotabile Cà delle Valade - Blesivo, si trasloca con due battaglioni lungo il pendìo occidentale del costone di Medana ed uno lungo il costone di C. Iordano. Alla sera del 6, in seguito a notizia che truppe della 45a divisione hanno raggiunto il costone di S. Mauro, si ordina a queste ultime di dilagare verso sud, in direzione di q. 138, per facilitare l'avanzata della 24a divisione. In relazione a tali ordini sono assegnati alla 24a divisione due battaglioni del 224° (II e III), i quali si portano da Medana nella valletta immediatamente ad ovest di Snezatno (sud di Quisca) donde proseguono, nella notte sul 7, per Pri - Fabrisu (q.215). Il I/224°, messo a disposizione della brigata Lambro, che opera nel settore del "Lenzuolo Bianco", raggiunge S. Floriano.
Il comando di brigata ed il 223°, da Cà delle Valade si portano dapprima a Medana e poi raggiungono anch'essi Snezatno, ove sostano quale riserva di corpo d'armata. Al mattino del 7 agosto il II e III/224°, posti alla dipendenza della brigata Abruzzi, raggiungono la località "5 finestre" col compito di procedere all'attacco delle posizioni nemiche antistanti ad Oslavia; occupare cioè q. 165 e q. 130 e procedere quindi oltre l'Isonzo. Essi, sfilando per l'unico camminamento che unisce la posizione delle "5 finestre" a quelle di Oslavia, vanno a rinforzo della "Abruzzi".
Iniziato l'attacco di q. 165 i due battaglioni, con magnifico slancio, attraversano il "vallone dell'acqua" e, per quanto contrastati dalla reazione avversaria che produce loro perdite ingenti, muovono all'attacco di q. 165, che dopo viva lotta corpo a corpo, cade in possesso dei nostri. E' gravemente ferito il comandante del reggimento.
Nel contempo anche il I/224°, nel settore di q. 188, ha efficacemente concorso con la brigata Lambro all'occupazione di detta posizione.
Il comando di brigata ed il 223° raccoltisi, nello stesso giorno 7, a S. Floriano devono scavalcare la brigata Lambro sulle posizioni da essa conquistate (q. 188 e Dosso del Bosniaco) per vincere le eventuali successive resistenze nemiche ed affacciarsi all'Isonzo, su q. 138, proteggendo a sud l'azione della 24a divisione, sul q. 165, ed a nord quella della colonna volante della 45a divisione che, per Val Peuma, punta essa pure su q. 138. Viene destinata, quale avanguardia del 223° il I/224° che, passando per q. 188 e q. 138, ha il compito di raggiungere di slancio l'Isonzo.
All'ora fissata le truppe, appoggiate dall'artiglieria, avanzano arditamente verso l'obbiettivo e, dopo aver annientata la resistenza avversaria, conquistano la q. 138 catturandovi 580 soldati e 18 ufficiali.
La sosta della "Etna" su detta quota è breve: riordinate le sue truppe essa procede verso l'Isonzo. Ha per obbiettivo principale la conquista del Peuma, per precludere il passo al nemico che volesse ritirarsi attraverso i ponti.
Al mattino dell'8, infatti, la brigata riprende l'avanzata, verso Peuma, e mentre dirige il III/223° verso l'Isonzo, su q. 83, per impedire la ritirata al nemico, con azione decisa e travolgente attacca, col II/223°, il paese che occupa con furiosa lotta corpo a corpo, catturandone il presidio di un intero battaglione, che è costretto ad arrendersi.
Il giorno successivo, poiché occorre incalzare il nemico in ritirata, la "Etna" ha ordine di passare l'Isonzo e di dirigersi verso Borgo Carinzia, a nord di Gorizia.
Il passaggio del fiume avviene sotto il tiro dell'artiglieria che le produce grave perdite, pur tuttavia essa riesce a guadagnare la riva sinistra e per la via che dal ponte, per Borgo Carinzia, conduce alla stazione di Gorizia, disperde l'ultima ostinata resistenza nemica e schiera i suoi riparti nel tratto: ferrovia - stazione - rettifilo che conduce al cimitero - imbocco della galleria della ferrovia. Nella stessa giornata riparti del I/223° occupano il convento di Castagnevizza.
Il mattino del 10 agosto, poiché il nemico, sotto la pressione delle nostre truppe cede ancora terreno, la brigata muove da Borgo Carinzia per vincere la tenace resistenza opposta sulle posizioni di Castagnevizza (qq. 165 - 174).
L'avanzata è seriamente ostacolata; il 223°, che opera nel bosco del convento di Castagnevizza, lungo la dorsale del Panovitz, fra la destra del Rosenthal e la strada di Prestau, urta contro aspre difficoltà dovute alla fitta vegetazione e al fuoco preciso dei tiratori appostati sugli alberi. Pur tuttavia esso, dopo viva lotta, conquista la q. 165 e la sorpassa avanzando sul ripiano antistante fino a dominare la strada che dal bivio per Rafut, conduce alla strada di Prestau. Ivi giunto è arrestato dalla violenza del tiro di fucileria e di mitragliatrici appostate nel trincerone che sbarra la selletta interposta fra la q. 165 e quella 174. A tal punto l'azione del 223° viene sospesa poiché sulla sua destra il nemico mantiene saldo il possesso di q. 174, contro la quale operano riparti del 97° fanteria. Il 224°, che in quel giorno ha coadiuvato efficacemente il reggimento fratello, lascia sul campo il proprio comandante. Il giorno 11 agosto, vengono riprese le operazioni e la brigata attacca nuovamente la linea nemica che sbarra la valle di Rafut, ma viene arrestata dalla robusta organizzazione difensiva, mentre riparti del 97° fanteria riescono ad occupare la q. 147 ovest. Il giorno seguente, dopo aver posto in opera tutti i mezzi di offesa, la "Etna" rinnova l'attacco sagacemente preparato. La prima ondata, supera, infatti, la linea nemica e si lancia nei camminamenti, mentre una seconda corre ai fianchi ed a tergo per catturare i difensori che tentano fuggire. Le insidie del bosco e la impraticabilità del terreno, dovuta al fitto reticolato, favoriscono un furioso contrattacco, una l'accorrere pronto dei rincalzi vale a sventarlo, a ricacciare il nemico ed a catturargli altri prigionieri.
Così tutta la linea: q. 174 - trincerone - q. 165 rimane decisamente in saldo possesso della "Etna" che per il valore dimostrato in queste giornate di aspra lotta, ottiene la concessione della medaglia d'argento alle Bandiere dei suoi reggimenti. Essa ha perduto 85 ufficiali e 2433 uomini di truppa.
Nei giorni successivi lavora alacremente per consolidare la nuova linea occupata.
Il 15 agosto il I e III/224° vengono spostati nel settore di Salcano a protezione del fianco destro della 45a divisione che opera verso S. Caterina, mentre il II/224°, passato alla dipendenza della Brigata Abruzzi, avanza verso Rusic, ma viene trattenuto dal fuoco di mitragliatrici.
Il nemico, respinti gli attacchi dei riparti che operano verso S. Caterina, muove al contrattacco ma viene contenuto dal I e III/224°. Ristabilitasi la situazione il reggimento si porta nuovamente a Borgo Carinzia (in riserva alla brigata Abruzzi) dislocando un battaglione nei pressi del Cimitero.
Il 20 passa alla dipendenza della "Milano" che ha sostituito la brigata Abruzzi in linea.
Il 26 agosto tutta la "Etna" viene inviata a Subida per fruire di un turno di riposo e per riordinare le proprie truppe. Ivi permane fino al 4 settembre per spostarsi poi nella zona di Pri - Fabrisu.
Nei giorni 17 e 18 settembre è chiamata in linea a presidio delle posizioni antistanti a Gorizia sostituendo la "Lambro" nel tratto: sinistra T. Corno - q. 165 - bivio C. Rafut "trincerone" - C. Rossa - q. 174 ovest.
Verso la fine di ottobre, allo scopo di migliorare la situazione tattica, la 43a divisione deve occupare la q. 174 est e le pendici di Belpoggio. La "Etna" ha il compito di coadiuvare le fanterie che operano sulla sua destra, concorrendo anch'essa all'occupazione di q. 174 est e della "trincea blindata".
Le operazioni iniziate ed interrotte il 18 ottobre, riprendono il loro pieno sviluppo nelle giornate dell'1 e del 2 novembre. La tenace reazione avversaria non attenua lo slancio delle nostre fanterie ed infatti il 1° novembre riparti del 224°, per uno stretto varco aperto nel reticolato, irrompono su una prima trincea e la sorpassano, aggirano poscia quella "blindata" e proseguono verso q. 174 est, ove tentano affermarsi. Ma minacciati di aggiramento sulla sinistra, sono costretti a retrocedere sulla "trincea blindata" che non possono presidiare sia perché completamente ostruita da materiali, sia perché fatti segno a preciso fuoco. Si rende quindi necessario ripiegare sulla prima trincea ove restano tutta la notte, ma poi, l'indomani, battuti dal fuoco d'infilata, ripiegano sulla linea di partenza.
Nel contempo il 223°, non potendo avanzare verso il "trincerone" per il tiro d'artiglieria, forza l'avanzata sulla sinistra verso "Casa Vulcano" che raggiunge, ma un violento fuoco di mitragliatrici e di artiglieria costringe anch'esso a ripiegare. Il giorno seguente l'azione è ripresa con maggior accanimento ed infatti la brigata riconquista la "trincea blindata".
Nei giorni successivi essa lavora alacremente per riattare la linea occupata e svolge azioni di pattuglie.
Il 15 novembre, sostituita dalla "Genova", passa a riposo nella zona Pri - Fabrisu - Valerisce.
Essa ha perduto 36 ufficiali e 1378 uomini di truppa.

Il 6 dicembre il 224° si trasferisce a Gorizia quale riserva di corpo d'Armata, ed il 10, posto alla dipendenza della 48a divisione, sostituisce in linea, nel settore di M. S. Marco il 150° fanteria. Ivi trascorre il resto dell'anno.

 

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Anno 1917

Il 1° gennaio, mentre il 223° col comando di brigata è richiamato in linea a difesa della consueta fronte nel settore di Gorizia, il 224°, sostituito dal 206° fanteria, scende a riposo nella zona di Valerisce (43a divisione).
Il 13 gennaio il 224° lascia la zona di riposo per trasferirsi a Caporetto, ove giunge il 15, e nella notte sul 18, assume la difesa del settore Sleme, in sostituzione del 4° reggimento bersaglieri (46a divisione).
Il 20, il 223° cede la linea alla brigata Granatieri e portatosi a Valerisce inizia anch'esso il trasferimento per Caporetto. Il 26 rileva reparti del 2° reggimento alpini sulla linea M. Nero - selletta Sonza - M. Rosso - selletta Kozljak. Ivi i suoi riparti si alternano in turni di prima linea e di riposo, sostenendo, per la inclemente stagione invernale, aspra lotta con la neve e la tormenta.
Essi svolgono azioni di pattuglie, specie nel vallone di Krn, fino al 17 agosto. A questa data ha inizio una nostra ripresa offensiva su detta fronte, tendente all'occupazione, da parte della 46a divisione (alla cui dipendenza è il 224°), del Mrzli. L'azione principale è affidata alle brigate "Caltanissetta" e "Lombardia" mentre il 224°, pur avendo il compito di tener fermo sulle proprie posizioni per opporsi a qualsiasi tentativo d'attacco proveniente dalle posizioni di Ruderi - Rob e dello Sleme, approfittando dei varchi che l'azione distruttrice delle artiglierie avrà aperto sulle difese della "testa di Ramarro", deve irrompere in tale posizione, con plotoni d'attacco, per tenere fortemente impegnato il nemico.
Il 223°, sulla sinistra, deve impedire, con azione dimostrativa, spostamenti di truppe nemiche sulla fronte effettivamente attaccata. Il 18 agosto viene iniziato il tiro di preparazione ed il giorno successivo le nostre fanterie attaccano.
I riparti del 224° destinati ad operare verso la "testa di Ramarro", arrestati dalla reazione avversaria e visti vani i loro tentativi, ripiegano sulla linea di partenza.
L'offensiva austro - tedesca colpisce in pieno la "Etna" che salda si accanisce a difendere la propria fronte. Su M. Rosso, sulla selletta Soza, sullo Sleme e su Leskovca essa resiste con tutte le sue forze per non cedere terreno, ma alla fine è sopraffatta da forze superiori perdendo molti uomini che sono fatti prigionieri.
Il contegno del 224° sullo Sleme è ricordato nella motivazione della medaglia di argento concessa alla sua Bandiera.

I pochi superstiti, dopo aver ripiegato, combattendo, per Drezenca passano l'Isonzo superando la dorsale di M. Stol e con successivi trasferimenti raggiungono, il giorno 13 novembre, la zona di Spessa, ove la brigata viene disciolta.

 

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