Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "FERRARA"

(47° e 48° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace:47° Fanteria, Lecce - 48° Fanteria, Catanzaro.

Distretti di reclutamento:Belluno, Bologna, Cefalù, Firenze, Monza, Parma, Sacile, Salerno.

 

anno 1915

anno 1916

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Anno 1915

Subito dopo l'inizio delle ostilità, la brigata, lasciate le sedi di pace il 27 maggio, si trasferisce per ferrovia in zona di radunata, ed il 2 giugno accampa nei pressi di S. Giorgio di Nogaro, alla dipendenza della 22a divisione.
Successivamente si trasferisce nella zona di Medea (5 giugno), indi a S. Lorenzo di Mossa, come riserva della 22a divisione. 
Partecipa alle operazioni contro il campo trincerato di Gorizia, con ardite ricognizioni verso l'Isonzo ed azioni dimostrative. Il 30 giugno, mentre è in corso la 1a battaglia dell' Isonzo (23 giugno - 7 luglio), schierata di fronte a Lucinico, fa avanzare due battaglioni del 48° che, dopo avere invano tentato di aprire dei varchi nei reticolati antistanti ai ponti di Gorizia, ripiegano nelle posizioni di partenza. Il 3 luglio la "Ferrara" passa a disposizione della 3a Armata e si sposta a Turriaco, alla dipendenza della 20a divisione; il 5 luglio entra in linea fra Castelnuovo e Polazzo ed alle 12 inizia col 47° l'attacco contro le posizioni nemiche antistanti alla linea Castelnuovo - q. 92. Viene di primo slancio conquistato e oltrepassato un trincerone a sud del bosco di Castelnuovo, ma l'insufficienza di mezzi per superare i reticolati e l'intenso fuoco di sbarramento del nemico, che cagiona gravi perdite (25 ufficiali e circa 500 uomini di truppa fuori combattimento), impediscono di procedere ancora.
Ripresa l'offensiva il 18 luglio (2a battaglia dell'Isonzo - 18 luglio - 3 agosto): la brigata, alla dipendenza della 19a divisione, opera ancora contro le posizioni di Castelnuovo. Il 19 luglio, il 48° conquista la trincea nemica detta "a squadra", ed il 47°, insieme con reparti del 39° e del 19° fanteria, riesce, il giorno successivo, ad occupare il "Trincerone" fra Castelnuovo ed il "Bosco Triangolare".
Nuovi sforzi per estendere l'occupazione falliscono. Date le sensibili perdite sopportate dal 48° (circa 500 uomini, dei quali 98 ufficiali), tale reggimento il 1° agosto viene inviato a Cavenzano (Palmanova) per riordinarsi, mentre il 47° rimane sulle posizioni di seconda linea tra Bosco Lancia e q. 143, e raggiunge poi, il giorno 19, il 48° a Cavenzano, ove la brigata rimane in riposo. Il 17 settembre il 48° fanteria si trasferisce per ferrovia a Tolmezzo, indi nel settore But - Degano, in rincalzo di truppe alpine operanti nella zona di M. Paularo; ma viene impiegato soltanto in lavori difensivi; l'8 ottobre, ritorna per scaglioni a Cavenzano.
Il 7 novembre la brigata è di nuovo in linea sul Carso schierata fra Cima 4 del S. Michele e la strada Sdraussina - S. Martino. 

Iniziatasi la 4a battaglia dell'Isonzo (10 novembre - 5 dicembre), fra il 10 e 24 novembre assalta più volte la Cima 4; il 21, il II/47° riesce ad occupare parte della così detta "Trincea curva", catturando circa 200 prigionieri; respinto nella notte un ritorno offensivo del nemico, il giorno successivo viene conquistata la posizione detta "La Cappella", con la cattura di circa 230 prigionieri; infine, il giorno 23, il II/48° penetra nella trincea nemica detta "Superiore" (fra Cima 4 e l'"Albero Isolato"), e vi conquista un ridotto, catturando altri 500 prigionieri. Alla brigata, esausta per l'aspra lotta e per le fortissime perdite (circa 1400 uomini fuori combattimento, dei quali 76 ufficiali) viene concesso quindi un meritato riposo; fra il 23 e il 26 novembre viene sostituita e inviata a Romans per riordinarsi. Il 13 dicembre torna di nuovo in linea fra Cima 4 e S. Martino, ove i reparti si alternano fino al 29, giorno in cui la brigata viene inviata in riposo a Chiopris.

 

 

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Anno 1916

La brigata trascorre i mesi di gennaio e febbraio alternando periodi di prima linea sul S. Michele con turni di riposo nella zona Versa -Chiopris ; in marzo partecipa alla 5a battaglia dell'Isonzo (11-29 marzo), attaccando, il giorno 13, la linea Cima 4 - Cappella Diruta di S. Martino: la resistenza nemica consente soltanto l'occupazione temporanea di un elemento di trincea, ove vengono catturati circa 500 prigionieri.
Nei successivi mesi di aprile e maggio la "Ferrara" continua ad alternare periodi di trincea sulle stesse posizioni con turni di riposo; il 28 giugno, trovandosi in linea fra Cima 3 e la Cappella Diruta, compie un'azione dimostrativa, in sostegno di operazioni offensive che altre truppe stanno attuando; le compagnie 5a e 6a del 47°, a prezzo di gravi perdite (6 ufficiali e oltre 200 uomini di truppa), conquistano, dopo vivace combattimento, un elemento di trincea.
Il giorno dopo, 29 giugno, all'alba, nubi di gas asfissianti lanciate improvvisamente dagli austriaci, investono la sinistra e il centro della linea tenuta da reparti del 48°, i quali, decimati dal terribile veleno e dal furioso cannoneggiamento, sono costretti a ripiegare; ma i reparti di destra, meno colpiti, reagiscono prontamente con fuoco di mitragliatrici, interdicendo al nemico, penetrato nelle trincee abbandonate, di ricevere rinforzi, finché le compagnie di rincalzo del 48° ed una compagnia del 47°, con energico contrattacco, riprendono tutte le posizioni, catturando anche un centinaio di prigionieri.
L'infausta giornata costa al 48° fanteria la perdita di 25 ufficiali ed un migliaio di uomini di truppa.
Nessun avvenimento importante si verifica nel mese di luglio. Ai primi di agosto ha inizio la 6a battaglia dell'Isonzo (6 -17 agosto), durante la quale la brigata conquista finalmente le tanto contese posizioni fra Cima 4 e la Cappella Diruta, mentre le brigate Brescia e Catanzaro occupano le altre cime del M. S. Michele. Nei giorni successivi, avanza in direzione di Cotici, ed il 14 si schiera fra Oppachiasella e q. 187, ad oriente del Vallone, sostituendovi la brigata Regina; attacca il giorno stesso le posizioni nemiche di Segeti - q. 202, a sud del Pecinka, senza risultato, ma il giorno dopo l'attacco è ripreso e due battaglioni del 47° (I e III) ed uno del 48° (III) riescono, dopo breve preparazione d'artiglieria, a penetrare nelle dette linee, catturandovi 150 prigionieri.
Malgrado le gravi perdite subite (circa 2700 uomini fuori combattimento, dei quali 84 ufficiali), la brigata rimane sulle posizioni fino al 26 agosto, attendendo a lavori di sistemazione difensiva; quindi viene trasferita alle falde del S. Michele per un periodo di riposo e di riordinamento.
All'inizio della 7a battaglia dell'Isonzo (14 - 18 settembre), la brigata, in linea nel settore di Oppacchiasella, attacca le posizioni nemiche fra q. 194 e la strada Oppacchiasella - Castagnevizza: il 14 settembre, il III/48° ed il I/47° assaltano ed occupano alcune trincee nemiche, catturando circa 500 prigionieri; proseguendo la lotta, resa più aspra dal terreno difficile e fittamente coperto, il I/47°, il giorno 15, avanza per circa 400 metri, mentre il II/48°, puntando decisamente verso la linea q. 172 - q. 202, conquista brillantemente alla baionetta tre doline occupate dal nemico; nel pomeriggio del 16, l'avanzata viene ripresa lentamente ed alla sera la brigata trovasi colla destra, all'altezza di q. 201 (strada Oppacchiasella - Castagnevizza); il 17 l'azione va affievolendosi, per cessare il 18.
Oltre 1100 uomini di truppa e 41 ufficiali rappresentano il nuovo sacrifizio della brigata in queste azioni.
Ai primi di ottobre l'offensiva viene ripresa (8a battaglia dell'Isonzo, 9 - 12 ottobre): il giorno 10 il III/47° ed il I/48° occupano la linea austriaca fra la Dolina di Tercenca e q. 201, catturando circa 300 prigionieri; l'azione, tenacemente ostacolata dal nemico, prosegue 1'11 e il 12, ma senza risultati sensibili. Il giorno 14, la brigata viene sostituita e si trasferisce nei pressi di Versa, per riordinarsi.
Dopo un breve riposo la "Ferrara" viene inviata nel settore del Pecinka, per partecipare alla 9a battaglia dell'Isonzo (31 ottobre - 4 novembre): essa, avanzando il 1 novembre a cavaliere delle strada Segeti - Castagnevizza, riesce, il giorno seguente, con dura lotta a spingersi fino a un centinaio di metri dalle prime case di Castagnevizza, perdendo circa 1400 uomini di truppa e 41 ufficiali.

Sospese le operazioni, i reparti si alternano nelle posizioni di prima linea sino alla fine dell'anno.

 

 

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Anno 1917

Dopo un periodo di riordinamento e d'istruzione trascorso ne pressi di Palmanova, la brigata si schiera il 7 febbraio nel settore Fajti - Pecinka e vi compie fino a maggio turni di trincea senza avvenimenti notevoli, tranne alcuni attacchi nemici respinti nei giorni 24, 29 e 30 marzo. Il 14 maggio, essendo in linea nel sottosettore fra q. 376 e q. 319, partecipa alla 10a battaglia dell'Isonzo (12 maggio - 8 giugno), attaccando la 3a linea difensiva nemica ad oriente del Vallone, nel tratto fra q. 484 e q. 378; i reggimenti raggiungono gli obbiettivi, ma ne vengono ricacciati da violenti contrattacchi nemici e ripiegano sulle linee di partenza; altri tentativi, rinnovati il 23 e 24 maggio, falliscono.
Il 26 la brigata riceve il cambio e, dopo breve riposo, viene inviata il 5 giugno in trincea nel settore di Monfalcone, fra q. 144 e q. 77, ove rimane fino al 18; si trasferisce quindi nelle retrovie.
A metà agosto l'imminente battaglia dalla Bainsizza (18 agosto - 12 settembre), richiama la "Ferrara" in linea; il 19 agosto due battaglioni del 48° e due del 47 ° (22a divisione), passato l'Isonzo su un ponte gettato a nord di Auzza, si lanciano all'attacco delle posizioni fra Auzza e Na Raunick ed il 20 riescono a raggiungere le pendici nord ovest del Veliki Vhr: sono catturati complessivamente 800 prigionieri e prese numerose mitragliatrici.
Dal 21 al 23 prosegue l'azione, vivamente contrastata; il 25 agosto, dopo lotta accanita, reparti del 47° giungono sino a q. 763 (Hoje) ed il 48° sino all'abitato di Mesnjak.
Per le forti perdite subite (circa 1400 uomini di truppa e 75 ufficiali), la "Ferrara" viene inviata indietro a riordinarsi.
Dopo un breve periodo di riposo, il 9 settembre si trasferisce sulla destra dell'Isonzo, a Marmorie (zona di Gorizia), ed il 12, alla dipendenza della II divisione, entra in linea nel settore del S. Gabriele, ove, fino al 29, esegue alcuni attacchi parziali contro quelle aspre posizioni nemiche. Esausta dalle nuove gravi perdite (27 ufficiali ed oltre 1800 uomini di truppa), il 30 settembre, ricevuto il cambio, si trasferisce nella zona di Percotto, passando alla dipendenza della 60a divisione.
Il 25 ottobre, in seguito alla grave situazione determinatasi sulla fronte della 2a Armata, la brigata va a schierarsi lungo la linea M. Purgessimo - Castel del Monte - Miscek (fondo Valle Judrio) alla dipendenza della 62a divisione.
Nella giornata del 27 si hanno i primi contatti col nemico la cui pressione diventa sempre più tenace. Perdute le posizioni di M. Purgessimo e di Castel del Monte, a stento la brigata riesce a sfuggire alla stretta avversaria ed a ripiegare per la Val Chiaro su Ipplis e poi a Premariacco dopo aver subito sensibili perdite.
Il 28, i resti della brigata sono a Beivars, ma nella notte sono costretti ancora a ripiegare, suddivisi in due colonne, in direzione del Tagliamento, e quindi del Piave.

Passato il 3 novembre il Piave, la brigata giunge finalmente nei pressi di Camposampiero ove, posta alla dipendenza della 25a divisione, attende a ricostituirsi.

 

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Anno 1918

Dal febbraio al giugno la brigata, sempre alla dipendenza della 25a divisione, alterna i reggimenti nelle linee del settore di Fossalta di Piave.
All'inizio dell'offensiva austriaca (battaglia del Piave, 15 - 24 giugno) è schierata col 48° in prima linea fra Case Isola di Sopra e Lampol (S. Donà di Piave) e col 47° in riserva. Il giorno 15, dopo 5 ore di violento bombardamento, il nemico riesce a forzare il Piave a nord di Isola di Sopra costringendo i reparti di sinistra del 48° a ripiegare sulla linea Lampol - C. Romano - Villa Premuda - C. del Bosco, dopo avere opposto accanita resistenza; invano il III/48° ed il 47° reggimento, accorsi in linea, reagiscono con vigorosi contrattacchi.
Sulla destra, il I/48° mantiene saldamente le posizioni dell'ansa di Lampol - C. Romano.
Il giorno 16 i reparti, benché assottigliati dalle perdite, tentano, col concorso di battaglioni della brigata Ionio, di riprendere le posizioni perdute, ma invano. Il mattino del 17 il nemico obbliga la sinistra del I/48° a ripiegare; viene immediatamente contrattaccato e respinto e la linea tra C. Romano e C. Cappelletti è ristabilita; ma alle 13 la fronte della brigata cede all'altezza di Villa Premuda, permettendo al nemico di avanzare verso sud; i superstiti dei reggimenti sono costretti quindi a ripiegare sullo scolo Palumbo; il I/48°, circondato da ogni parte, benché ridotto ad una esigua schiera, con un ultimo sforzo riesce ad aprirsi il passo ed a ritirarsi a C. Levi. Alla sera stessa, i resti della "Ferrara" e della "Ionio" contrattaccano ancora, catturando 200 prigionieri e molto materiale bellico.
Benché dissanguata dalla perdita di 36 ufficiali ed oltre 500 uomini di truppa fra morti e feriti, oltre a 2100 dispersi, dei quali 65 ufficiali, il 19 la brigata si sposta sulla linea Meolo - Case Calderini - S. Pietro Novello; ivi sostiene un altro poderoso attacco, difendendo strenuamente il terreno a palmo a palmo ed infliggendo gravi perdite al nemico, che, in seguito, è costretto a ritirarsi.
Il 20 riceve il cambio e si trasferisce nei pressi di Mestre, per riordinarsi.
Per le prove di valore, fermezza e ardimento date dalle truppe durante la battaglia del Piave e negli anni precedenti, le Bandiere dei reggimenti della "Ferrara" vennero decorate con medaglia d'oro al valor militare.
L'8 agosto, la brigata ritorna in linea nel settore di Fossalta di Piave e compie turni di trincea, senza fatti di speciale importanza, fino alla battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre). Il 30 ottobre, quando la battaglia è già in pieno sviluppo, il 47° fanteria passa il Piave a sud di Sabbionera a rincalzo della brigata Avellino (231° - 232°), ed il 31, con audace avanzata, si spinge nei pressi di Motta di Livenza, catturando numerosi prigionieri.
Il 48° invece, costituendo riserva della 53a divisione, si trasferisce per Ponte di Piave ad Oderzo.
Il 2 novembre, oltrepassata la Livenza, l'avanzata prosegue sempre più celere verso il Tagliamento, che viene raggiunto a Bolzano il giorno 3, dopo aver superato deboli resistenze di retroguardie.
Il 4 novembre, forti pattuglie di arditi del 47°, passato a guado il fiume, attaccano il nemico a difesa del ponte di Madrisio e catturano circa 600 difensori con 40 mitragliatrici, impossessandosi del ponte ed estinguendo l'incendio appiccatovi dal nemico.

Alle ore 15, in seguito all'armistizio, cessano le ostilità.

 

 

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