Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "FOGGIA"

(280°, 281° e 282° Fanteria)

Costituita il 15 luglio 1917: Il Comando di Brigata ed il 280°, dal deposito del 26°; il 281° dal deposito del 50° ed il 282° dal deposito del 53°.

 

anno 1917

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Anno 1917

Nella seconda metà di luglio tra Zuliano, Terenzano, Lumignacco affluiscono i contingenti destinati alla formazione della brigata "F" (67a divisione); ivi essa permane fino all'8 agosto, attendendo alla preparazione bellica dei propri riparti, iniziando in tal giorno il trasferimento nella zona tra S. Giovanni di Manzano e Cà delle Valade.
L'11 la brigata assume il nome di "Foggia". Il 16 agosto subisce un nuovo spostamento dislocandosi tra Medana e Bigliana, ove viene intensificato il periodo d'istruzione ed il 20 è inviata tra Hum e Snezatno.
Il 4 settembre, chiamata in prima linea nel sottosettore di S. Gabriele, la brigata si porta dapprima tra Podsabotino e Podsenica, ed il giorno successivo, passata a disposizione del VI corpo d'armata, assume la seguente dislocazione: il 281° con due battaglioni (I e II) sulla sinistra dell'Isonzo, tra passerella N. 13 di Salcano e Villa Principe; il III battaglione, dalle Cave di Dol (11a divisione) viene posto poi alla dipendenza della brigata "Palermo" nelle trincee di q. 862. Nello stesso giorno 5, il I/281° è a Casa Bianca ed il II alle Cave di Dol; il 282° da Podsenica occupa la linea fino a quel momento tenuta dal 281° (ponte N. 14 sulla sinistra dell'Isonzo) ed il 280° da Hum raggiunge Podsabotino.
Il 6, mentre il 281°, posto alla dipendenza della brigata "Arno", raggiunge le posizioni del Veliki Hrib, S. Gabriele per sviluppare, il giorno seguente, un'azione tendente alla conquista di q. 600 del S. Gabriele, il 282°, occupando le posizioni già tenute dal 281°, schiera il I battaglione nelle vicinanze dell'albergo Preval (tra M. Santo e le pendici del Veliki Hrib), il II alle Cave di Dol ed il III a Villa Principe. Il 280° da Podsabotino si trasferisce al ponte N. 14.
Nella notte sull'8, il 282° passato alla dipendenza della "Girgenti", che ha sostituito la "Arno", occupa con il I e II battaglione il tratto di fronte compreso fra la q. 526 e q. 552, mentre il III è inviato sul versante sud-occidentale del S. Gabriele collegandosi col I/281° a sinistra e col I/247° a destra. Le truppe in linea provvedono al rafforzamento delle posizioni occupate subendo perdite per effetto del continuo tiro delle artiglierie e respingendo infruttuosi attacchi di pattuglie.
Il 10 settembre il III/280° va a presidiare q. 343 nord passando alla dipendenza della brigata Palermo.
Durante la notte sull'11 il nemico bombarda le prime linee ed esegue fuochi di sbarramento su Salcano, sulla strada di Dol e sui camminamenti che adducono a q. 343 nord ed a Cima Verde. Il mattino attacca in forze il sottosettore ove è dislocato il III/281° che però resiste tenacemente catturando anche prigionieri.
Il 12 settembre l'attacco si sferra più violento nel tratto di fronte compreso fra la selletta nord di q. 552 e l'estrema falda sud-occidentale del S. Gabriele occupata da riparti della "Foggia" e della "Girgenti".
L'azione nemica si pronuncia, alle prime ore del mattino, preponderante contro la destra del I/281° e la sinistra del II/282° e quasi contemporaneamente contro il I/247° e la destra del II/282°: l'avversario è preceduto da riparti arditi che lanciano bombe; trattenuto dal nostro fuoco ingaggia lotta accanita, mentre i rincalzi seguono in masse compatte.
Più tardi esso comincia in taluni punti ad avere il sopravvento. Le nostre mitragliatrici, rimaste con scarso personale e danneggiate dal tiro delle bombe, riducono sensibilmente la loro azione; contemporaneamente, al punto di congiunzione tra il I e II/281°, si sviluppa altro attacco, pur esso in forze prevalenti, fatto da colonne provenienti dalle falde orientali del S. Gabriele.
Il nemico, forzata la linea fra il I/281° e il II/282°, sosta un poco nell'avanzata, sia per gli ostacoli che il terreno gli oppone, sia per armonizzare la propria azione con quella delle colonne laterali; il suo ammassamento si fa più denso per il sopraggiungere dei riparti retrostanti, dilagando a poco a poco verso il Veliki Hrib, lungo il costone con cui culmina il versante occidentale del S. Gabriele, e verso ovest scendendo per la falda che si protende in direzione di Kamarka. In entrambe tali direzioni l'avanzata dell'avversario ha ragione della nostra resistenza.
La sinistra del II/282° che può ripiegare, in parte, a tergo per il terreno meno impervio, viene coinvolta dalla colonna austriaca che, avanzando da S. Caterina, si è incuneata tra detto battaglione e il I/247°, anch'esso sopraffatto.
I superstiti del II/282° ripiegano frammischiandosi, parte con le truppe del sottosettore di S. Caterina (III/281°) e parte con la 10a compagnia del 280°. E' appunto col concorso di alcuni riparti del III/281° e III/280° che si può migliorare la situazione fronteggiando ed arrestando la minaccia avversaria, per il vallone a nord-ovest del S. Gabriele.
Critica ancora si presenta la situazione sulla fronte del 281°; contro il punto di congiunzione dei due battaglioni converge da due direzioni l'attacco nemico: da est e da sud-ovest; ma la resistenza dei nostri si accanisce in una lotta aspra e violenta: il I/281° che ha perso quasi tutti i suoi ufficiali, ostacola in tutti i modi l'avanzata nemica ma finisce poi col soccombere.
Con elementi tratti da vari riparti viene improvvisata una nuova resistenza riuscendo così a trattenere gli Austriaci e ad infrangerne i tentativi più volte ripetuti.
I riparti in linea provvedono al rafforzamento delle posizioni.
Dal 13 al 15 settembre il 281° e 282°, sostituiti da riparti della "Ferrara" e della "Palermo" si portano fra Na Pani e Hum per riorganizzarsi, lasciando il 280° alla difesa del sottosettore di S. Caterina. Il 22 settembre anche questo reggimento, ritirato dalla prima linea, si porta sulla destra dell'Isonzo quale riserva divisionale. La brigata ha perduto 82 ufficiali e 2975 uomini di truppa.
Il 7 ottobre essa inizia lo spostamento nella zona di Ravne; il 23 è raccolta presso Caporetto.
L'inizio dell'offensiva austro-tedesca la trova così dislocata: il 281° e 282° sulla riva sinistra dell'Isonzo, il 280° (che dalla valle Rieca, ove si trovava, è passato alla dipendenza della 50a divisione) ha i suoi battaglioni; I a Loc Cezsoca, II allo sbarramento della stretta di Saga e III a Luico.
I reggimenti oppongono tenace resistenza all'invasore. Il I/280°, attraversato l'abitato di Serpenizza, si porta sullo Stol e dopo aver sostenuto un forte urto è costretto a ripiegare; per Nimis, Mels, Baseglie, Arba, Grizzo, giunge il 31 a Dardago ed il 1° novembre si unisce alla brigata a S. Vendemiano. Il II/280°, arretrando sulle pendici nord-est del Monte Guarda, va a sbarrare dapprima valle Uccea, il 25 prosegue per la sella di Carnizza, Valle Resia, Prato di Resia ove è posto in rincalzo dietro S. Giorgio; il 31 ripiegando ancora oltrepassa il ponte di Tolmezzo sul Tagliamento ed ai primi di novembre è anch'esso con la brigata a Sardella. Il III/280° che occupa con altri riparti le linee di Planina, pur avendo resistito, viene sopraffatto. Il 281°, già accantonato a Caporetto passa il 24 sulla sponda sinistra dell'Isonzo, costituendo una testa di ponte lungo la dorsale del Volnik; nelle prime ore del pomeriggio, attaccato in forze dal nemico e privato di una strada di ritirata per il brillamento del ponte sull'Isonzo, rimane tagliato fuori. I pochi superstiti, il 25, sono a Premariacco ed il 26 si uniscono, a Beivars, ai resti della brigata.
Il 282°, che trovasi anch'esso a Caporetto, inizia il 24 la marcia per portarsi sulla destra dell'Isonzo allo scopo di presidiare la linea Ladra, Idersko; ma in seguito a nuovi ordini il solo III battaglione vi giunge; è più tardi però richiamato per concorrere coi resti degli altri due battaglioni alla difesa di Caporetto. Peggiorata la situazione, il reggimento retrocede verso l'abitato di Staroselo, indi verso quello di Robic, di Creda, di Stanovisce; il 25 raggiunge Bergogna, ed il 26 si unisce al gruppo principale della brigata a Beivars.
Il 29, la "Foggia" è a Fontana Fredda ed a Sacile; nei giorni seguenti si sposta verso S. Vendemiano, stazione di Conegliano, e per ferrovia raggiunge Trevignano, successivamente per via ordinaria, Loreggia, finchè il 6 novembre va ad accantonarsi ad ovest di Piazzola sul Brenta, in regione Sardella.
Il 12, la brigata si trasferisce a Bosco di Nanto ed il giorno seguente accantona fra Orgiano e Casa Muzzana.
Nei giorni 15 e 16 novembre gli elementi del 282° vengono inquadrati negli altri due reggimenti; la brigata è così ridotta a due reggimenti.

Dopo successivi trasferimenti per Bastia, Isola Dabba e Legnaro, il 7 dicembre la "Foggia", passata alla dipendenza della 70a divisione, si concentra a Vigodarzere. Il 9, destinata in Val Lagarina, inizia il trasferimento per ferrovia da Padova giungendo il giorno seguente a Borghetto ove, dislocatasi fra Mama e Sabbionara vi trascorre il resto dell'anno completando il proprio riordinamento (37a divisione).

 

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Anno 1918

Nei giorni dal 12 al 15 gennaio il 281° sostituisce gradualmente il 12° reggimento di marcia nella quarta linea di resistenza tra S. Valentino, Postemone, Montagnola. Dal 26 al 30 tutta la brigata si schiera in prima linea rilevando nel settore di Brentonico la "Macerata" (Coste di Tierno, q. 382, Malga Sorgente, Sottocastello, Dosso Alto di Castione, Talpina, Monte Giovo).
Fino ai primi di maggio la "Foggia" resta a difesa del suddetto settore esplicando, con azione di pattuglie, attiva vigilanza e respingendo frequenti colpi di mano dell'avversario.
Il 4, ceduta la linea alla "Vicenza", si trasferisce in ferrovia nella zona di Custoza (Monte Godi, Guastalla Nova).
Il 16 giugno, in seguito all'inizio dell'offensiva del Piave, la brigata, partendo dalla stazione di Dosso Buono giunge a Camposampiero. Di qui il giorno successivo è fatta proseguire su autocarri fino alla zona di Treviso, Ponte di Piave, ove il 281° viene schierato nelle posizioni del secondo sistema difensivo (caposaldi Pero e S. Biagio di Collalta) con incarico di appoggiare le truppe dell'XI corpo d'armata che occupano in corrispondenza le difese antistanti sul Piave.
Il 280° posto, il giorno successivo, alla dipendenza della brigata Pavia nel tratto di fronte compreso tra il passaggio a livello a nord-est di S. Biagio, Molino Nuovo, margine nord del caposaldo di C. Martini, ove un forte attacco nemico ha prodotto larghe e pericolose falle, concorre vigorosamente ai contrattacchi di tutta l'11a divisione, riconquistando la linea Molino Nuovo, gomito del Meolo fino a sud di C. Pavan (q. 11) e catturando prigionieri.
Il 20 giugno al 281° viene affidato il compito di eseguire un deciso contrattacco per rioccupare le cosiddette linee delle riserve e cioè: Villanova, C. Nova, C. Pavan, caposaldo Martini. Esso agisce su due colonne: quella di sinistra, composta dal III battaglione, deve avanzare con obbiettivo Villanova; quella di destra (II battaglione), per il caposaldo di S. Biagio, deve puntare su C. Pavan.
Sebbene l'azione sia contrastata dal nemico, pur tuttavia la colonna di sinistra raggiunge l'obbiettivo occupando la linea Casanova, Crosere, Villanova.
Più accanita invece è la resistenza sulla fronte della colonna di destra. Giunta, questa, tra la Casa Calion e il Fosso a sud di C. Martini viene arrestata dal violento fuoco di mitragliatrici appostate tra C. Pavan e Fosso Zenzanato.
Ripetuti ed impetuosi tentativi, fatti col concorso anche del I/281°, già in rincalzo a Casa Marinetti, falliscono per la strenna difesa che l'avversario oppone. Verso sera i riparti, sostenuti dalle nostre artiglierie, riescono a conseguire qualche progresso, ma, contrattaccati da preponderanti forze, dopo aver tenacemente resistito, sono costretti a ripiegare sulla linea C. Calion, Ferrovia, K. 14, contro la quale più volte s'infrangono i tentativi del nemico che vuole ad ogni costo aprirsi un varco.
Il 21 giugno, il 280° torna alla dipendenza della propria brigata; il 22, viene estesa la nostra occupazione fino all'argine S. Marco ed il 23, fiaccata la resistenza avversaria, la "Foggia" schiera le sue truppe sul Piave. Subito provvede al risanamento del campo di battaglia ed al rafforzamento della linea. Esercita attiva vigilanza con frequenti invii di pattuglie sulla sponda opposta del fiume.
Le perdite della brigata, in questa battaglia, sommano a 28 ufficiali e 609 uomini di truppa.
Fino alla seconda metà di settembre la brigata rimane a presidio della consueta fronte. Nei giorni dal 19 al 21, sostituita dalla VI brigata bersaglieri, si porta nella zona di riposo tra Limbraga, S. Maria della Rovere.
L'imminente nostra offensiva la chiama nuovamente in linea. Essa il 14 ottobre torna sul Piave sostituendo la "Caserta" nel tratto Salettuol, Sette Casoni, Maserada.
Suonata l'ora della riscossa, la "Foggia" inizia, il 24, il passaggio del fiume; all'alba le truppe del I e II/281° col II/280° sono già sull'isola Caserta. Nostre pattuglie tentano il passaggio verso l'isola Maggiore, ma ogni sforzo è infruttuoso per l'inguadabilità del fiume.
Causa il continuo aumento delle acque, nella notte sul 25 le truppe dell'isola Caserta vengono ritirate sulla linea primitiva.
Sospesa così l'azione, questa viene ripresa nella notte sul 26 con obbiettivo l'occupazione dell'isola Maggiore fino a sud-est delle Grave di Papadopoli, lungo il fosso di Borongot. All'alba l'isola è occupata dal II/281°, nonostante la tenace resistenza degli avversari. L'avanzata alle Grave di Papadopoli procede subito dopo e con mirabile slancio il fosso di Borongot è conquistato. Il I/281° da Casa Zonta prolunga l'occupazione dell'isola lungo il fosso anzidetto mentre il II/280° si disloca sull'isola Caserta; entrambi raggiungono poscia il III/281° alle Grave di Papadopoli ed unitamente a questo formano tre colonne d'attacco pronte a scagliarsi sulle difese nemiche che trovansi sulla riva opposta del fiume. Nella notte sul 27 la nostra artiglieria inizia il tiro di preparazione; all'alba le truppe, benché disturbate dal fuoco, con magnifico slancio, occupano le trincee avversarie.
Riordinati i riparti e spinte grosse pattuglie all'inseguimento di ostinati nuclei sfuggiti alla cattura, le tre colonne, rinforzate dal II/281°, riprendono l'avanzata malgrado le difficoltà del terreno, la resistenza avversaria e le perdite subite. All'imbrunire del 27, la colonna di destra (III/281° e II/280°), raggiunge la linea di C. Formosa ove la resistenza è ostinata; quella centrale (II/281°), le prime case di S. Polo di Piave e quella di sinistra (I/281°), le adiacenze del cimitero di Caminada e del parco di S. Polo. Viene quindi proiettato in avanti il III/280° in corrispondenza dell'abitato e del parco di S. Polo, ove gli Austriaci mantengono in saldo possesso le loro difese. Sulle posizioni raggiunte la truppa addiaccia e provvede al proprio riordinamento per riprendere il giorno seguente l'offensiva. Il 28, infatti, la brigata con abile manovra, dopo aver accerchiato l'abitato ed il parco di S. Polo, li occupa e procede verso i successivi obiettivi di Rai e Tempio, catturando 5 cannoni, molte armi e gran numero di prigionieri. 
Il nemico, ormai battuto, ripiega disorientato, la brigata lo insegue; il 29 si sposta dalla linea Tempio - Fontanellette a quella di Lutrano - Cornara, spingendo pattuglie verso il Monticano ove nuclei avversari ritirandosi ostacolano la marcia.
Il 30, riparti del 280° passano il fiume in corrispondenza di Casa Mayno costituendovi una piccola testa di ponte che permette il gittamento di una passerella utile per le operazioni seguenti. Il 31, tutta la brigata passa il Monticano e procede verso la Livenza, lungo la quale si schiera per ala tra Motta di Livenza e Fossabiuba. Il 2 novembre la "Foggia" passa la Livenza ed il 4, inseguendo sempre il nemico in rotta, raggiunge la sinistra del Tagliamento tra Codroipo, Biauzza, Rivolta e Zompicchia. Ivi la conclusione dell'armistizio "Badoglio" pone fine alla sua azione.

Per il tenace valore dimostrato negli aspri combattimenti sul M. S. Gabriele e nell'offensiva di Vittorio Veneto le sue gloriose Bandiere vengono decorate: quella del 280° di medaglia di bronzo e quella del 281° di medaglia d'argento al valor militare.

 

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