Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "GRANATIERI"

(1 e 2° Reggimento)

Sede dei reggimenti in pace: Roma. — Reclutamento nazionale.

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

Home

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1915

La dichiarazione di guerra trova la brigata granatieri nei pressi di Palmanova.
Assegnata alla 13a divisione, essa si impegna nelle prime operazioni il 5 giugno e passa l’Isonzo in direzione di Papariano-Pieris; nei giorni successivi amplia l’occupazione della riva sinistra del fiume nel tratto Begliano-S. Canziano.
Nel pomeriggio dell’8 e il 9 svolge il primo vero e proprio attacco contro posizioni organizzate, nella regione a sud di Selz (Monfalcone); quivi i granatieri hanno già modo di mettere in luce il proprio valore, ma il violento fuoco dell’ artiglieria avversaria e la resistenza del nemico, protetto da profondi e robusti reticolati, frustrano ogni loro tentativo; al solo 1° reggimento sono inferte 282 perdite, di cui 10 ufficiali.
Nella Ia battaglia dell’Isonzo (23 giugno-7 luglio) alla brigata, in linea nel settore di Monfalcone dal 15 giugno, è assegnato il compito di attaccare le forti ed importanti posizioni di q. 121 e q. 85, contro le quali essa il 30 manda all’assalto i suoi granatieri. Ma gli sforzi vengono infranti oltre che dai reticolati, che animosi reparti di volontari più volte tentano di svellere od intaccare, anche dal fuoco improvviso delle mitragliatrici avversarie, che procurano alla brigata perdite non lievi, e le inibiscono qualsiasi progresso.
Nella 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio- 3 agosto) essa, tuttora in linea nello stesso settore, non prende parte attiva alla lotta ad eccezione del IV battaglione del 1° reggimento, che il 21 luglio con truppe del 93° fanteria e il giorno dopo con elementi del 17° fanteria, concorre agli attacchi che la 14a divisione sferra a q. 70 e presso le cave di Selz, riportando un centinaio di perdite.
Il 10 agosto poi, entrambi i reggimenti hanno l’ordine di rinnovare l’attacco: il 1°, che vi destina il I battaglione, di q. 121; il 2°, che vi destina il III battaglione, di q. 85. Mentre l’azione di questo non può svilupparsi a causa del fuoco avversario, che la infrange fin dall’inizio, il I battaglione contro q. 121, superando gravi difficoltà e le insidie dell’aspro terreno, ha ragione della difesa nemica e con violento contrastato sforzo riesce ad occupare la quota. Ma la dura lotta per il raggiungimento dell’obbiettivo, gli ostinati ritorni offensivi del nemico che mal sopporta la perdita di si importante posizione, il nutrito fuoco delle artiglierie avversarie, che impedisce alle truppe retrostanti di portare aiuto all’animoso presidio, stremato di forze e ormai ridotto a 5 ufficiali (di cui 2 feriti) e 152 granatieri, costringono i superstiti alla resa.
Dal 23 agosto, giorno in cui lascia il settore di Monfalcone per trasferirsi nei pressi di Palmanova prima e poi di Cividale, fino al 26 ottobre, giorno in cui, assegnata alla 4a divisione, giunge a Podsenica e prende posizione sul Sabotino, per concorrere alle operazioni della 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) la brigata attende al suo riordinamento. Arricchita di nuovi elementi, ritemprata e rinfrancata dal riposo, essa, con rinnovata lena, si appresta ai nuovi cimenti.
Ricevuto l’ordine di attaccare il “Fortino” e tendere a S. Mauro, il 28 ottobre alle ore 13 lancia all’assalto il I battaglione del 2° reggimento, cui però non arride il successo; anche le forti trincee, contro le quali il I e II battaglione del 1° reggimento e il III del 2° ripetono con gagliardia e tenacia gli assalti nei giorni 29 ottobre, 1 e 2 novembre, vengono loro aspramente contese dal nemico, che non solo non cede allo slancio dei granatieri, ma infligge loro perdite assai gravi; queste infatti, nei quattro giorni di combattimento, ascendono a 32 ufficiali e 1010 uomini di truppa.
Ben presto i granatieri fanno però sentire al nemico il peso del loro impeto e della loro tenacia, e precisamente all’attacco della q. 188 (Oslavia), che la 4a divisione nella 4a battaglia (10 novembre-5 Dicembre) ha ad essi affidato. Se dal 10 al 18 novembre i loro tentativi si esauriscono perché l’ostinazione del nemico nel difendere le forti pozioni, il persistente maltempo, le difficoltà del terreno impervio non consentono ai granatieri alcun successo, il 20 novembre i loro sforzi trionfano.
In un assalto, così deciso che nella sua relazione il generale Boroevic lo qualifica “improvvisa irruzione”, la località viene strappata al nemico. Né vale che esso il giorno dopo si accanisca in una violenta reazione: i suoi reiterati contrattacchi non gli danno alcun beneficio; i granatieri, che in dieci giorni hanno perduto 854 uomini (di cui 50 ufficiali), non cedono.
Il giorno 22 novembre la brigata, depauperata di ufficiali ridotta negli effettivi, affidate ad altri le posizioni conquistate, si trasferisce nella zona di S. Floriano per qualche giorno e quindi a Manzano prima e a Passian Schiavonesco (Udine) poscia, per riordinarsi.

Le Bandiere dei due reggimenti, per l’attività mirabile e la bella condotta da essi tenuta in questi primi mesi di guerra, per la tenacia, l’aggressività e lo spirito di sacrificio con cui i granatieri attaccarono le tormentate colline di Monfalcone e le fortissime posizioni del Sabotino, per l’aspra e gloriosa conquista della contrastata dorsale di q. 188 (Oslavia), vennero decorate con medaglia d’argento al valore militare.

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1916

Trascorso un periodo di circa due mesi di riposo, i granatieri sono nuovamente in linea nel settore di S. Floriano, alla dipendenza della 4a divisione, dal 23 gennaio al 19 aprile.
Solo avvenimento degno di nota è la lotta sostenuta il 29 marzo per respingere un forte e ben preparato attacco avversario, nella regione “Lenzuolo Bianco” (Oslavia).
Il I battaglione del 2° reggimento ed il II del 1° ne ricevono per i primi l’urto, che cercano di infrangere; ma il nemico con forze notevoli, superati i reticolati sconvolti e le trincee spianate per il lungo intenso bombardamento, irrompe nelle nostre posizioni ed occupa il tratto compreso fra la strada S. Floriano-Gorizia e il Peumica. Effimero successo! Con immediato contrattacco infatti, i rincalzi retrostanti, in unione al 1° battaglione del 7° fanteria, accanitamente lottando ritolgono al nemico le trincee perdute, e gli catturano circa 150 uomini. In questo combattimento la brigata riporta 690 perdite, di cui 34 ufficiali.
Ma s’approssimano le epiche giornate dal 29 maggio al 3 giugno a M. Cengio, in Val Canaglia, a Cesuna, a Magnaboschi.
La brigata ha appena potuto ricostituirsi, che è chiamata sugli Altipiani, per concorrere ad arginare la minacciosa invasione nemica.
Lasciato Percotto (Udine), ove ha dimorato un mese (20 aprile 20 maggio), il 22 maggio, per ferrovia, si trasferisce a Bassano e quindi, con autocarri, i suoi battaglioni raggiungono successivamente la 30a divisione, dalla quale ricevono il compito di sbarrare il passo al nemico sul tratto M. Cengio-Monte Lemerle.
Il nemico, sfruttando con abilità il terreno coperto ed intricato del Ghelpac, tenta insinuarsi nelle nostre linee, ivi in allestimento. Audaci nostre pattuglie, cui è anche affidato il compito di accertare l’entità dell’avversario, procurano di impedirgli l’avanzata.
La lotta, che accenna a diventare assai dura trova i granatieri decisi a battersi con tenacia ed abnegazione.
Il 29 maggio il II battaglione del 2° reggimento resiste al nemico che, vinta e superata la nostra difesa di Val d’Assa, avanza verso le alture di Treschè Conca-M. Belmonte e verso Treschè Fondi e Sculazzon, posizioni affidate alla difesa del battaglione.
La lotta si accende accanita su tutta la fronte, specialmente presso Cesuna, Fondi e Monte Cengio, e si protrae quasi ininterrotta il 30 e il 31 maggio. Né essa accenna a scemare d’intensità nei giorni successivi, che anzi il nemico, imbaldanzito dal successo, stringe sempre più i nostri.
Il 1° giugno i granatieri, che a causa delle alterne vicende del combattimento sono frammisti ad altri reparti delle brigate Campobasso, Pescara, Catanzaro e Trapani in una stessa comunione di eroici sforzi, spiegano tutto il loro valore nella difesa della testata di Val Canaglia, M. Cengio. M. Barco, M. Belmonte e fieramente contendono il terreno al nemico. A malgrado di ciò la situazione non migliora. Il 2 giugno essa diventa assai grave: l’avversario, valendosi delle anfrattuosità del terreno, spinge grossi reparti sul Cengio, a M. Barco e a M. Belmonte; i difensori, sebbene esausti per la lunga lotta e consci dell’impossibilità di aiuti e rifornimenti, riescono tuttavia a mantenere ancora le posizioni già abbondantemente bagnate del loro sangue. II nemico però riceve continui rinforzi e i suoi mezzi vanno sempre più aumentando.
Il 3 giugno sul Cengio, preceduto da un poderoso bombardamento, viene sferrato un furioso assalto contro i nostri: le fanterie austriache, dapprima a piccoli nuclei e quindi con reparti in formazioni serrate, avanzano avvolgendo la nostra difesa sulla destra di Val Canaglia ed a cavallo della strada Cesuna-Magnaboschi.
I granatieri del I battaglione del 2° reggimento e quelli del IV battaglione del 1°, rispettivamente al comando del tenente colonnello Ugo Bignami e del Capitano Federico Morozzo Della Rocca, entrambi decorati della medaglia d’oro al valor militare per l’eroica condotta tenuta in questa azione, si prodigano in tutti i modi in una disperata difesa, ma circuiti da soverchianti forze avversarie, soccombono. A Casera Magnaboschi, intanto, il comando del 2° reggimento con pochi uomini, costituenti il nucleo dello Stato maggiore, riesce a stento a liberarsi dall’avvolgimento.
Con uguali forze e intensità gli austriaci attaccano le posizioni di M. Belmonte, Malga della Cava e M. Barco, ove lottano strenuamente altri granatieri del 1° reggimento.
Verso mezzogiorno per ordine della 32a divisione, che nella notte sul 3 ha assunto il comando della zona, i pochi superstiti della brigata hanno l’ordine di ripiegare sul M. Pau; ove il giorno 4, con due battaglioni del 211° fanteria, organizzano una nuova linea di resistenza tra M. Pau e M. Busibollo, sul versante meridionale di Val Canaglia.
Il 7 giugno, sostituiti dal 95° fanteria, i resti della brigata, riuniti in un sol battaglione, vengono raccolti a Fara Vicentino e indi a Poiana, alla dipendenza della 24a divisione.
In tate periodo il 1° Granatieri ebbe 15 ufficiali morti, 16 feriti e 49 dispersi; il 2° Granatieri 13 ufficiali morti, 21 feriti e 23 dispersi. La brigata fra morti, feriti e dispersi subì la perdita di 4478 uomini.
Nella zona di Poiana si provvede alla ricostituzione della brigata che vi resta fino al 31 luglio.
Sull’Isonzo intanto fervono i preparativi per l’investimento della testa di ponte di Gorizia e dell’altopiano carsico (6a battaglia dell’Isonzo, 6-17 agosto). Molte brigate che hanno partecipato alle operazioni sugli Altipiani, ove la lotta è stata contenuta e il nemico costretto a ristare o indietreggiare sono trasportate sulla nuova fronte di battaglia.
Il 6 agosto il VI Corpo d’Armata ha iniziato l’attacco sulla fronte di Gorizia e l’XI Corpo su quella del S. Michele; la brigata granatieri che fa parte della 23a divisione, è già sul territorio di quest’ultimo corpo d’armata, pronta ad intervenire nella lotta. La sera del 6 agosto la quadruplice vetta del S. Michele, così a lungo e duramente contesaci, è conquistata, dopo aspri combattimenti, dalla 22a divisione (brigate Catanzaro, Brescia e Ferrara). I ritorni offensivi del nemico sono numerosi e sempre più violenti; a sostenere le truppe della brigata Catanzaro, sulla prima e seconda cima, sono inviati i reggimenti granatieri, nella notte sul 7 il 1° e all’alba del giorno 7 il 2°.
Durante la notte sul 7 gli austriaci contrattaccano ancora più volte, ora di sorpresa ed ora dopo violenta preparazione di fuoco, ma le valorose truppe della 22a divisione, cui si sono uniti i granatieri del 1° reggimento, sostengono sempre l’urto del nemico e nell’infrangere l’ultimo suo attacco, lo contrattaccano alla loro volta, l’inseguono e gli catturano un centinaio di prigionieri.
L’avversario però manifesta chiara l’intenzione di non volersi rassegnare alla grave perdita delle cime del S. Michele e, pur essendo falliti ovunque i suoi contrattacchi, non desiste per tutta la giornata del 7 dall’attaccare con insistenza qua e là, ora in forze, ora con piccoli reparti, la fronte della 22a divisione, battendo anche furiosamente le linee e il rovescio della nostra occupazione per sgretolare, stancare, disorientare la vigile difesa. Alle ore 19 poi inizia un violentissimo fuoco di distruzione su cima 1 e 2 e d’interdizione sul tergo. Ma alla violenza dell’avversario le truppe della Catanzaro, e i granatieri in modo speciale, non cedono e non abbandonano le posizioni, sulle quali è stato profuso tanto sangue. Quando, poco dopo le ore 21, il nemico manda innanzi le sue fanterie contro le posizioni sconvolte, i superstiti della Catanzaro coi bravi granatieri le attaccano e le fugano non senza riportare ed infliggere al nemico gravi perdite.
Perduta l’intera testa di ponte e la città di Gorizia per opera del VI Corpo, strappategli dall’XI Corpo le cime del S. Michele, il nemico il 10 agosto è costretto ad abbandonare il Carso e ripiegare oltre il Vallone, su una linea già in gran parte da tempo organizzata.
I granatieri hanno l’ordine dalla 23a divisione, entrata anche essa in linea e della quale son ritornati a far parte, di attaccare l’avversario sulle nuove posizioni nel tratto Nad Logem (a nord), q. 187 (a sud), obbiettivo che, dopo vivace combattimento, raggiungono nei giorni 11 e 12. Il 13 e il 14 la brigata, già ridotta di numero, ma non d’ardimento, continua tenacemente a combattere e, superando numerosi ostacoli e la persistente opposizione del nemico, cui toglie gran numero di prigionieri, prosegue la faticosa ascesa del Veliki Hriback e del Pecinka.
Sostituita in linea, la sera del 14, ridotta ad un sol reggimento di due battaglioni (dal 7 al 14 ha riportato 3550 perdite di cui 116 ufficiali), si trasferisce a Peteano. Nella stessa notte però chiamata ad est del Vallone, quale riserva della 49a divisione, entra in linea nel settore S. Grado di Merna-Nad Logem.
Il 22 agosto raggiunge Versa, inquadra i complementi ivi già da qualche giorno arrivati, e il 25 ritorna in linea nel settore S. Grado di Merna-Bosco pendici del Veliki, ove, ultimando il suo riordinamento, si appresta a prender parte alla 7a battaglia (14-18 settembre).
Opera con la 23a divisione contro la fronte Veliki Hribach-S.Grado ed il primo giorno di lotta, superati vari ordini di trinceramenti, raggiunge con slancio la strada S. Grado-Lokvica.
Il 15 il IV battaglione del 1° reggimento, col concorso di un battaglione del 76° fanteria, con magnifico impeto conquista l’altura di S. Grado, fortemente presidiata e assai ben munita, catturandovi circa 800 prigionieri. Nei giorni 6 e 17 la brigata continua la lotta col proposito di trarre maggior vantaggio dagli ottimi iniziali risultati ottenuti, ma la ostinata resistenza nemica non le consente ulteriori progressi. Anche in questa battaglia il contributo di sangue offerto dai granatieri è assai largo, giacché essi nei quattro giorni di combattimento, dal 14 al 17, hanno riportato 1610 perdite delle quali 58 ufficiali.
Dal 25 settembre al 3 novembre la brigata, che non partecipa ne all’8a ne alla 9a battaglia dell'Isonzo, è nella zona tra Clauiano e Jalmicco a riposo; dal 3 novembre al 15 dicembre trovasi in linea con la 47a divisione nel settore di Hudi Log, ove non prende parte ad alcun rilevante avvenimento.

Lo slancio e l’ardimento negli attacchi sanguinosi del S. Michele e durante la conquista del Nad Logem (6a battaglia dell’ Isonzo) sono ricordati nella motivazione della medaglia d’argento al valor militare concessa alle Bandiere dei due reggimenti, mentre gli atti di valore compiuti nel Trentino e i grandi sacrifici sopportati in quella dura lotta trovano menzione nella motivazione della medaglia d’oro concessa loro posteriormente.

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1917

Fino alla 10a battaglia dell’Isonzo (12 maggio - 8 giugno) alla quale anch’essi partecipano, i granatieri, ad eccezione di un breve periodo (20-31 gennaio) trascorso in linea nel settore di Gorizia (fronte torrente Corno-q.156- q.174) sono in diverse località della zona di Gorizia, intenti a lavori difensivi e ad istruzioni.
Alla vigilia della battaglia la brigata si raccoglie, alla dipendenza della 61a divisione, nella regione tra Villa Castions di Mure e Strassoldo (sud di Palmanova), il 22 raggiunge la zona Sei Busi-Redipuglia, il 23 passa a far parte della 23a divisione e si trasferisce a Boneti. Il I battaglione del 1° reggimento entra lo stesso giorno in azione. Esso infatti, unitamente al 114° fanteria ed a nuclei della brigata Padova, conquistano nel pomeriggio del 23, con una mirabile irruzione, q. 235 nella regione di Fornaza (ovest di Selo), spingendosi poi verso sud-est sulla selletta di q. 219, mentre il 113° fanteria, che tende a nord su q. 238 e 241, riesce ad impadronirsi di quest’ultima località.
Nella notte sul 24 il nemico contrattacca vigorosamente con ingenti forze e, per quanto i nostri cerchino di spezzarne l’impeto, dopo alterna vicenda riesce a ritoglierci le trincee, compresa
q. 241.
All'alba i due reggimenti granatieri, in una alle brigate Padova e Mantova, attaccano con grande slancio e, pur infuriando violento il fuoco e la reazione nemica, riconquistano tutte le posizioni, catturando anche 450 prigionieri e 8 mitragliatrici.
Nel pomeriggio del 24 la brigata granatieri prosegue nella lotta, quanto mai difficile; essa deve tendere a Selo, obiettivo assegnatole dal comando della 33a divisione, ma i suoi sforzi, che le procurano gravi perdite, non le consentono alcun altro vantaggio, data la vigile attività e l’opposizione ostinata del nemico. Questo, anzi, verso sera riesce, con improvviso attacco, preceduto e accompagnato da violentissimo bombardamento, ad aver ragione dei nostri e a mettere piede sulla contrastata q. 241.
Il 2° reggimento granatieri, cui è stata ritolta, l’indomani mattina, a malgrado della disperata difesa e del tiro intenso dell’avversario, lancia all’assalto della quota il I battaglione, che la riconquista, catturando 4 mitragliatrici e un centinaio di uomini. I tentativi, che i granatieri, per aprirsi la via verso Selo, compiono ancora più volte il giorno 25, non hanno successo, sicché le truppe, constatata l’inanità dell’impresa, ricevono l’ordine di rafforzarsi nelle posizioni raggiunte, fra q. 219 e q. 241. La brigata, per quanto stremata di forze (le sue perdite nei giorni 24 e 25 sono 2277, delle quali 75 ufficiali), rimane a presidiare la linea fino al 4 giugno.
La sera del 3 giugno il I° granatieri, che in un improvviso e forte contrattacco nemico ha perduto brevi elementi della prima linea, con immediata reazione, in una furiosa lotta corpo a corpo, ricaccia l’avversario. La notte sul 5 la brigata, sostituita da truppe del 139° e 70° fanteria passa in riserva a Boneti; ma il mattino del 6 il 1° reggimento è chiamato di nuovo in linea. Il nemico che non ha cessato di tenere sotto il suo fuoco le posizioni perdute, contro le quali ha sferrato continui ma infruttuosi contrattacchi, riesce all’alba del 6, con deciso attacco, a rioccupare q. 219 e q. 235, ma il IV battaglione del 1° granatieri con nuclei del 139° fanteria, sostenuto dagli altri due battaglioni del reggimento, dopo breve e intensa preparazione di fuoco, rioccupa le posizioni perdute.
Per l’esemplare contegno tenuto durante la battaglia, nella quale la brigata, mai smentendo la sua bella tradizione e rinnovando gli eroismi di Monfalcone, del Sabotino, di Oslavia, del Cengio e del S. Michele, è riuscita a strappare al nemico, a prezzo di ingenti sacrifici e di gran copia di sangue, munitissime posizioni, le Bandiere dei suoi due reggimenti sono state decorate con medaglia d’oro al valore militare.
Nella stessa regione di Fornaza, ove ha così aspramente combattuto, ritorna la brigata il 24 giugno, dopo soli 18 giorni di riposo, trascorsi tra Saliceto, Perteole e Ruda. I reggimenti si alternano nel servizio di trincea del settore: q. 241- q. 219 - strada Komarje-Selo, alla dipendenza della 61a divisione. Il 15 luglio reparti delle brigate Siena e Bari hanno l’ordine di ampliare la nostra occupazione di q. 241; a questa azione partecipano il II battaglione del 2° reggimento, la 5a compagnia del 1° e un centinaio di arditi scelti nella brigata. Ma, sia per il mancato collegamento alle ali, sia per il fuoco assai violento e la reazione decisa e pronta del nemico, i granatieri, che si sono spinti rapidamente innanzi, vengono arrestati davanti ad un robusto duplice ordine di reticolati; né il giorno seguente, rinnovando con audacia l'attacco, riescono a vincere la vigile difesa nemica.
Gli sforzi di tutta la brigata si rinnovano energici e tenaci nella 11a battaglia (17 agosto-12 settembre), ch’essa combatte nello stesso settore.
Ritornatavi il 13 agosto, dopo essere stata circa 20 giorni (22 luglio- 13 agosto) nella zona Perteole-Saliceto, riceve l’ordine di tendere alla conquista dello Stari Lokva (q. 274). I granatieri all’alba del 19 agosto scattano con slancio dalle trincee e oltrepassano due linee di trinceramenti nemici; costretti dall’avversario, che si difende disperatamente, a fermarsi davanti alla linea, cosiddetta delle mitragliatrici, il giorno seguente riprendono con maggior foga l’attacco e si spingono fino all’acquedotto ad est di Selo, ove si trincerano. Il 23 agosto la brigata, cui, nei giorni 19 e 20 sono state inferte 1518 perdite delle quali 50 ufficiali, si trasferisce a Vermegliano per riordinarsi; il 6 settembre ritorna in trincea nel sottosettore di Selo, rimanendovi fino al 23, quindi si aduna nella zona di Bicinicco fino al 18 ottobre e poi in quella di Romans-Chiopris-Versa.
Durante l'offensiva austriaca, che portò il nemico sul Piave e sul Grappa, la brigata fa parte della 4a divisione, che ha il delicato incarico di proteggere il ripiegamento della 3a Armata, resosi ormai ineluttabile dopo la ritirata della 2a.
Il 27 ottobre i granatieri si schierano fra Chiopris-Medea-Corona-Monte Fortin ed hanno elementi avanzati ai ponti di Peteano e Gradisca; il 28 ripiegano sulla linea del Cormor, occupandone il giorno dopo il tratto da Lestizza a S. Andrat. Durante la marcia di arretramento verso il ponte di Madrisio, che compiono il 30, il 1° reggimento a Bertiolo, il 2° nei pressi di Flambro, respingono forti attacchi di reparti celeri, armati di numerose mitragliatrici e di artiglieria: il colonnello Emidio Spinucci, comandante del 2° granatieri, cade ucciso e la medaglia d’oro al valor militare, conferita alla sua memoria, ne consacra l’eroismo.
Il contegno risoluto ed audace dei nostri rende incerto e un po’ perplesso il nemico, che arresta per poco l’inseguimento, sicché i granatieri, nella notte sul 31, riuscendo a disimpegnarsi dalla minacciosa stretta, proseguono la marcia verso il Tagliamento, che oltrepassano il 31.
Il 5 novembre la brigata occupa, sulla Livenza, il tratto tra Ponte di Meduna e Ponte di Lorenzago; due giorni dopo il nemico, che incalza con audacia, riesce a passare, presso San Stino, sulla destra del fiume; i granatieri, sotto la sua incessante pressione e sempre vivacemente combattendo, si portano lentamente e contrastandogli il più possibile l’avanzata, sulla destra del Monticano e ne fanno saltare i ponti di Redigole e di Albano. L’8 hanno l’ordine di ripiegare sulla destra del Piavon, nel tratto Frassene-Chiarano; mentre il 2° reggimento può raggiungere la nuova linea, il 1°, sorpreso da forti nuclei avversari, è attaccato e, in gran parte, catturato. Nella notte si rinnovano gli attacchi mentre prosegue il movimento verso il Piave, che la brigata passa alle ore 5 del 9 a Ponte di Piave.

Estenuata da questa lunga, faticosa e snervante marcia di ripiegamento, ch’essa ha compiuto cospargendo di morti il terreno, la brigata raccoglie i suoi resti sulla zona di Monastier-Vallio, con la ferma volontà di riprendere presto la lotta. Dal 18 novembre 1917 al 21 gennaio 1918, pur attendendo alla ricostituzione dei reparti, invia a turno i battaglioni in linea sulla Piave Vecchia, a Capo Sile, a Zenson, a far vigile guardia sul fiume, che sarà reso sacro dall’eroismo, e dalle virtù di nostra gente.

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1918

Nel primo periodo la brigata sul Piave non partecipa ad alcun avvenimento degno di essere ricordato, se si eccettua l’azione sostenuta dal II battaglione e da qualche altro reparto del 2° reggimento il 14 gennaio a Capo Sile, per ampliarne la testa di ponte; compito che, nonostante l’energica attiva opposizione del nemico, il suo immediato contrattacco e il fuoco intenso della sua artiglieria, i granatieri assolvono con bravura. Nelle prime ore del 16 però la reazione nemica si manifesta improvvisa e violenta, sia per i mezzi impiegati sia per le ingenti forze. La lotta si protrae con accanimento circa tre ore; gli austriaci riescono a metter piede nelle nostre linee, ma ne vengono scacciati subito dopo da un pronto e deciso contrattacco, che i granatieri del 2° reggimento in una a reparti del 13° bersaglieri e del II e VII battaglione bersaglieri ciclisti, animosamente sferrano, togliendo anche al nemico un centinaio di uomini.
Dal 21 al 30 gennaio la brigata si raccoglie a Carbonera di Treviso a riposo; dal 30 gennaio al 14 marzo è con la 54a divisione in trincea nel tratto fra Candelù e Salettuol; il 17 marzo si aduna a S. Maria del Rovere (Treviso) e quindi il 31 dello stesso mese, trasportatavi per ferrovia, nella zona Bussolengo-Pastrengo-Sandrà (Verona) territorio della I Armata.
Passa poscia nel sottosettore di Brentonico (dal 3 al 18 giugno) in Val Lagarina; non viene impegnata e ritorna sulla fronte del Piave, ancora alla 54a divisione a Roncade (Treviso).
Non prende parte alla grande battaglia del giugno, ma il 2 luglio la brigata ha l'ordine, partendo dalla linea Intestadura-testa di ponte di Capo Sile, di raggiungere la Piave Nuova.
I granatieri memori dell’eroismo di cui ha ognora dato prova la brigata, muovono all'attacco, passano fulmineamente la Piave Vecchia tra Ponte del Taglio e Castaldia e catturano al nemico, sorpreso dalla improvvisa irruzione, un migliaio di prigionieri. Ma l'avversario, riavutosi, riesce, lungo l'argine del Piave, a contenere l’attacco e a far retrocedere alquanto i granatieri, i quali, però, non abbandonano la riva sinistra della Piave Vecchia.
L’azione, costata alla brigata 715 perdite di cui 33 ufficiali, viene ripresa nei giorni seguenti: il 1° reggimento passa alla dipendenza tattica della brigata Bisagno, il 2° va in riserva divisionale; la lotta si protrae fino al giorno 6 con alterna vicenda. Il mattino del 6 finalmente, in seguito alla persistente pressione di tutto il Corpo d'Armata, la resistenza nemica è fiaccata; l’avanzata di tutte le truppe prende celere corso e i battaglioni del 1° granatieri, alla fine della giornata, si schierano lungo la Piave Nuova, sul tratto La Trezza - Passo del Palazzetto.
L’11 luglio i granatieri si trasferiscono nei pressi di Torreselle (Treviso), ove restano fino al 14 agosto; il 19 tornano nuovamente in linea nel settore di Cavazuccherina (S. Donà di Piave), fino al 22 ottobre. Il 23 la brigata vien raccolta nella testa di ponte di Capo Sile, quale riserva del XXVI Corpo d’Armata, che si dispone ad attaccare il nemico nell’ultima battaglia (24 ottobre-4 novembre), che combatterà l’Esercito Italiano e che prenderà il nome da Vittorio Veneto.
Il 30 ottobre, iniziatosi il passaggio del Piave, il 1° reggimento, alle dipendenze della 54a divisione, attraversa il fiume a “La Chiavica”, senza incontrare resistenza, mentre altre unità lo passano in corrispondenza dell’ansa di Gonfo.
Il nemico, che si ritira incendiando magazzini e lasciando nelle nostre mani numerosi prigionieri e abbondante materiale, è incalzato dai nostri; il 1° granatieri il 2 novembre prosegue verso la fronte Portogruaro-Concordia Sagittaria; il 3, avuto il compito di forzare il Tagliamento a S. Michele, varca il fiume e costituisce una testa di ponte a Latisanotta, respingendo l’ultima resistenza tentata dal nemico, ormai in rotta e disgregato.
L’ordine della cessazione delle ostilità, per l’avvenuto armistizio, raggiunge il 1° granatieri nei pressi di S. Giorgio di Nogaro, ove più tardi perverrà anche il 2° reggimento.

Per il valore dimostrato in ogni contingenza la brigata Granatieri destò anche l'ammirazione del nemico che la classificò una delle migliori brigate di fanteria.

 

Torna su