Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "LECCE"

(265° e 266° Fanteria)

Costituita nell'aprile 1917: Il Comando di Brigata ed il 265°, dal deposito del 9° Fanteria;

il 266° dal deposito del 10°.

 

 

anno 1917

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Anno 1917

Il 265° viene formato coi terzi battaglioni dei reggimenti 124°, 220°, 234° e col battaglione del Deposito convalescenza e tappa di Verona; il 266° coi terzi battaglioni dei reggimenti 79°, 154°, e 246°. La brigata fa parte della 54a divisione.
A mano a mano che i battaglioni raggiungono le zone di concentramento, Sopraponte, Gavardo e Mascoline per il 265°; Gavardo e Soprazzocco pel 266°, si dà inizio alle istruzioni tecniche necessarie ad amalgamare i riparti.
Il periodo di organizzazione viene interrotto il 25 aprile allorché la "Lecce" inizia il suo concentramento a Rezzato per essere trasportata a Palmanova ove passa alla dipendenza della 63ª divisione. Il 265° si accantona nelle baracche di S. Stefano; il 266° in quelle di S. Maria la Longa; in dette località continua la preparazione intrapresa.
Nelle notti sul 19 e sul 20 maggio la brigata rileva con il 265° il 9° fanteria nelle sconvolte trincee del Dente del Dosso Fajti e della selletta del Volkovnjak e con il I e II/266° il 29° fanteria al nodo del Volkovnjak; il III/266° rimane in riserva a villaggio Gandolfo. La difesa della linea "elemento quadrangolare (compreso) - Dente del Dosso Fajti" è commessa alla brigata.
Il giorno 22 un'ardua prova è assegnata alla "Lecce": impadronirsi, con energica azione, delle alture da q. 196 al "Tamburo", (q. 236), cioè del costone interposto fra i valloncelli di Orzeni e Spacapani e le trincee che avvolgono la q. 236, e di agire dimostrativamente contro quelle che da nord del "Tamburo" per q. 140 vanno a q. 126, facendo assegnamento sopra le sole sue forze.
L'attacco decisivo è commesso al I e II/265° ed al III/266°; il III/265° è in riserva reggimentale; quello dimostrativo al I/266°, il II/266° costituisce la riserva di brigata. Dopo aver sostenuto, per due giorni, un violento tiro d'artiglieria, i riparti scattano animosamente dalle trincee nel pomeriggio del 23, ma l'intensità del fuoco nemico arresta qualsiasi slancio. Le prime ondate del I/265° sono quasi annientate, quelle del II/265° possono giungere con pochi uomini fin presso le vedette avversarie, ma non possono essere rincalzate con ondate successive, perché il tiro d'interdizione è micidiale, quelle del III/266° giungono in fondo al burroncello di Spacapani e lo risalgono fino all'altezza della curva 200, ma violentemente battute sul fianco da tiri di artiglieria e di mitragliatrici postate su q. 126, non avanzano. Solamente dopo un tenace sforzo, alcuni animosi riescono, per un pendio sud occidentale del "Tamburo", a procedere fin sulla cima della quota 236, ma debbono tosto ritirarsi dinanzi a forze assai superiori per non essere fatti prigionieri. Data l'impossibilità di far concorrere all'occupazione della citata quota i battaglioni del 265°, avanza il I/266° che scavalca la selletta del Volkovnjak, scende verso il valloncello di Spacapani e giunge nel boschetto di q. 218, ma un fuoco infernale gli impedisce di procedere e di alimentare l'azione del III/266°.
Al calar della notte le truppe che non hanno potuto conseguire altro vantaggio riorganizzano le posizioni occupate.
L'attacco contro il "Tamburo" (q. 236) viene ripreso il mattino del 24 dovendo l'XI corpo d'armata, di cui fa parte la 63ª divisione, cooperare dimostrativamente all'azione dei corpi d'armata laterali. Il nemico ininterrottamente e con violenza inaudita fin dalle prime ore del mattino batte la selletta del Volkovnjak e le trincee del Dente del Fajti. E' una vera tempesta di fuoco che si rovescia sulle truppe della brigata. Ma i fanti della "Lecce" ammirevoli nella pienezza del sacrificio, muoiono, ma non cedono un palmo di terreno.
Il II e III/265° sono incaricati dell'azione, mentre il I/265° ne proteggerà il fianco destro. Il 266° deve concorrere all'azione con lo spingere dei nuclei sul margine del bosco di q. 218 e nella valletta a destra del Volkovnjak. L'avanzata di detti nuclei produce violenta reazione nemica. Queste azioni dimostrative vengono continuate fino al giorno 26, nella cui notte, la brigata, rilevata dalla Rovigo si porta in seconda linea, il 265° fra le quote 123, 180; il 266°, passato alla dipendenza tattica della "Rovigo", con il II battaglione dà il cambio al II/227° schierato sul Vippacco, da Caldieri all'ansa di Conek e disloca gli altri a Gabrje Superiore.
Le perdite della brigata, durante le operazioni, sono state di ufficiali 46, truppa 1760.
Il 30, il 265° si trasferisce a Farra per un periodo di riposo, che non può effettuare, dovendo quasi ogni sera portarsi in rincalzo sulle pendici occidentali del Nad Logem. Nella notte del 4 giugno il 266°, in previsione di un attacco nemico, mette a disposizione della "Rovigo" i battaglioni arretrati sul Vippacco, dislocando il III sul rovescio di q. 123, e il II sul caposaldo del Nad Logem, meno una compagnia distaccata sulla linea di resistenza dell'armata. Il I/266° con azioni di pattuglie oltre il Vippacco e con colpi di mano su Raccogliano, appoggia le piccole azioni della "Rovigo" fino alla notte del 5. Il 6 tutto il reggimento è riunito nel vallone di Merna. Nelle notti sul 9 e sul 10 la "Lecce" sostituisce la "Rovigo" in prima linea: il 265  nel settore dolina Toscana, selletta del Volkovnjak, elemento quadrangolare, con il I e II battaglione in linea ed il III in riserva a villaggio Gandolfo; il 266° nel settore Konec, Pristanti, Vippacco, Vrtoce, valloncello Gullo, elemento quadrangolare, con il II e III battaglione in linea ed il I in riserva a q. 123. Durante il periodo di linea, che dura fino al 4 luglio, i fanti svolgono azioni di pattuglia su Spacapani e dimostrano in ogni circostanza spirito offensivo sia nel tendere agguati al nemico, sia rintuzzandone i tentativi di sorpresa. Eseguono inoltre sulla linea lavori di sistemazione e rafforzamento. Il 5, rilevata dalla "Rovigo", si trasferisce tra Farra e Borgnano per tornare nuovamente in linea nella notte sul 15 agosto, sostituendo la predetta brigata.
Fervono i preparativi per l'offensiva generale da Tolmino al mare. La 63a divisione, schierata dalla dolina dell'Acqua al Vippacco, ha per primo obbiettivo, la seconda linea nemica, che passa per lo sperone di q. 113 ad est di Orzeni. La "Lecce", mentre la "Rovigo" attaccherà decisamente il "Tamburo", provvederà all'occupazione del sistema difensivo di q. 126, profittando degli effetti del tiro intenso eseguito sulle posizioni dall'artiglieria e dalle bombarde; il I e III/266° punteranno su q. 126, due compagnie del 265°, passato il Vippacco, attaccheranno q. 94 e q. 100; il I e II/265° sono in riserva di corpo d'armata. Il III/265° e il II/266° in riserva divisionale a q. 80 e q. 123.
Il 19 mattina il 266° si slancia audacemente sull'obbiettivo e piomba di sorpresa nelle caverne ubicate sulle pendici nord del versante del boschetto di q. 126, ove fa numerosi prigionieri. L'impeto generoso non fa attendere il movimento dei riparti di destra ed il III battaglione prosegue verso q. 94, ove viene arrestato dal fuoco e dai contrattacchi nemici. I fanti lottano disperatamente e dopo ripetuti assalti alla baionetta finalmente conquistano la quota, ma l'occupazione è di breve durata; costretti a ripiegare si affermano sulla dorsale di q. 126, ma la reazione si fa sempre più accanita, il fuoco scatenato sulle posizioni conquistate è un uragano che aumenta e distrugge. La truppa resiste, ma infine, sopraffatta da un improvviso e furioso contrattacco, ripiega nel burroncello di Spacapani, disponendovisi per la difesa. Il 20 mattina l'attacco viene ripreso. Il I/265°, messo a disposizione del 266° al posto del III di quel reggimento, raggiunge q. 126 e riesce dopo alterna vicenda ad occupare q. 100 assieme al 266°. Quivi giunti i battaglioni devono sostare e rafforzarsi, impedendo al nemico ogni ulteriore avanzata. Nella nottata successiva il 265° sostituisce il 266°. Il 21, mentre le truppe che sono a q. 100 non possono procedere all'occupazione del sistema difensivo di q. 126, perché ostacolate dalla reazione proveniente da un fortino ancora in piena efficienza, le due compagnie che si trovano sulla linea del Vippacco, avanzano ed occupano le trincee nemiche ad est di Biglia ed a nord – est di q. 94, catturando prigionieri e materiale. Tale brillante avanzata non ha il risultato che avrebbe meritato in quanto, mancando ogni collegamento colle truppe operanti su q. 126, fermate dal fuoco nemico ed essendo quella della 7a divisione ancora arretrate, le compagnie, per non essere prese fra due fuochi, ripiegano ordinatamente sulle posizioni di partenza. Nelle notti successive non si riesce che a rettificare il tracciato della nuova avanzata, smussando il saliente troppo accentuato creato sulla destra e progredendo verso est di qualche centinaio di metri.
Nella notte sul 25 agosto, la brigata si riunisce a Boschini e poi si trasferisce a Farra, passando alla dipendenza della 31a divisione, dopo aver consegnato le posizioni conquistate, consolidate e rafforzate, alla "Parma". Dopo breve periodo di riposo e di riordinamento, nella notte sul 9 settembre, la brigata rileva la "Parma" sulla fronte Volkovnja, Vippacco ove rimane fino al 29 respingendo e contrattaccando il nemico che cerca di irrompere nelle trincee. Il 25, per nulla preoccupata dei danni che il tiro nemico produce alle opere di difesa, respinge i riparti austriaci che, oltrepassati i reticolati, avevano raggiunto le difese nostre. La lotta violenta ed aspra costringe il nemico a ripiegare.
Nelle notti sul 29 e sul 30 la brigata rileva dalla "Parma" accampa tra Borgnano, Chiopris, Visco passando alla diretta dipendenza del XXX corpo d'armata. Il 18 ottobre ritorna a far parte della 31a divisione e si trasferisce a Farra.
Per effetto della situazione che si va delineando sulla fronte della 2a armata, il 23 ottobre il 266° occupa con il I battaglione il caposaldo di q. 376 e le trincee del Veliki - Kribac, col III quelle del Nad - Logen, tenendo di riserva il II a Peteano; il 265° si disloca col III Battaglione a q. 123 (Volkovnjak) con gli altri due a Farra. Aggravatasi la situazione, nel pomeriggio del 25 il 265° si porta su M. S. Michele coi battaglioni I e II sulle posizioni fronteggianti le alture del Nad - Logem, il III è di rincalzo alla brigata Torino sul Volkovnjak. Il compito della brigata è arduo: difendere ad oltranza le posizioni per coprire la ritirata della 31a divisione, far saltare il ponte di Peteano quando riparti e servizi lo avranno oltrepassato. Il bombardamento nemico diviene tambureggiante e micidiale, ma i fanti, consci della missione e del sacrificio che loro si chiede, tengono testa al nemico che cerca di avanzare ad ogni costo. Il 27 ottobre, il 266° ripiega lentamente ed ordinatamente sul ponte di Peteano e lo difende, il 265° si dirige a Versa ove più tardi viene raggiunto dal reggimento fratello, che con grande abnegazione ha assolto il compito affidandogli.
La brigata, oltrepassato il ponte sul Versa, si porta sulla linea dei trinceramenti del Torre; il 29 protegge la linea ferroviaria Palmanova - Cervignano, il 30 prende posizione sulla destra del torrente Stella, fronte a nord ed a est, per garantire il passaggio delle truppe e impedire che infiltrazioni nemiche da nord, possano ostacolare il libero transito sul ponte di Mandrisio; il 31, sostituita in linea dalla "Caserta", passa il Tagliamento e si porta a Morsano.
Il 4 novembre è inviata tra Roncadelle e Borgo del Mulino sulla sinistra del Piave per difendere il ponte di Folina e per proteggere il ripiegamento delle colonne in ritirata.
Tra il 7 e l'8 la brigata, dopo aver protetto il ripiegamento dal ponte di barche di Folina si porta sulla destra del Piave; il 265° si dispone tra C. Onesti e Candelù, il 266° tra C. Pradano e Candelù. Con grande alacrità si iniziano i lavori di difesa. Il 10, il 265° provvede all'occupazione delle Grave di Papadopoli, l' 11 viene sostituito dal XIX battaglione d'assalto. All'alba del 16 il nemico, che nella notte ha gittato dei pontoni ed è passato sull'isolotto che fronteggia l'estrema destra del 266°, viene decisamente respinto.
Il contegno della "Lecce" merita una prima citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
Un intero battaglione nemico è annientato, 300 prigionieri, 8 mitragliatrici ed altro bottino di guerra cade in possesso del 266°.
Fino al 27, giorno nel quale i reggimenti della "Lecce" si trasferiscono a Carbonera (50a divisione) per un periodo di riposo, essi si prodigano in mille modi eseguendo lavori, inviando pattuglie a molestare il nemico, recuperando materiale bellico e sventando ogni velleità molestatrice avversaria.

Il 14 dicembre, la brigata sostituisce in linea la “Aqui”: il 265° dalla frazione M. 9 alla frazione M. 11; il 266° con il III battaglione in riserva di brigata dietro l’argine regio, il II battaglione in riserva divisionale a Cà Giudici ed il I a disposizione della "Pinerolo". La brigata fa parte della 14a divisione.

 

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Anno 1918

Il nuovo anno trova la "Lecce" sulla linea del Piave. I reggimenti si avvicendano nel servizio di vigilanza, di difesa e nei lavori fino al 4 febbraio nel qual giorno la brigata, sostituita dalla "Ionio", si porta nella zona Mogliano, Peseggia. Il 26 marzo si trasferisce in quella di S. Caterina del Tiveron, Villa Nova, Ospedaletto, Levada, Badoere. L' 8 aprile la 14a divisione sostituisce la 47a divisione francese Chasseurs des Alpes sulla linea Cima Echar, M. Val Bella. La "Lecce" la sera dell' 8 si trova così dislocata: 266° con due battaglioni in linea, dalle pendici orientali di M. Val Bella a C. Caporali, con un battaglione in riserva; il II/265 in riserva di brigata sulle pendici occidentali di M. Melago, I e III/265 a Fontanelle in riserva divisionale. Appena in linea le truppe iniziano con gran lena i lavori di sistemazione. Dall'8 aprile al 15 giugno i reggimenti si alternano nel servizio di trincea. Attivo è il contegno della truppa, quasi giornalmente escono pattuglie per riconoscere le posizioni avversarie e frequenti sono i colpi di mano per fare prigionieri.
Il 15 giugno, iniziata la grande offensiva austriaca, la brigata ha per compito la difesa ad oltranza della linea M. Val Bella, Col del Rosso. I battaglioni sono così dislocati: sulla prima linea II/266°, sulla seconda il III/266°, sulla terza, per lo sbarramento di Val Chiama, il II/265°, sulla marginale, a presidio dello sbarramento di Puffele, il I/266°. Nella nottata il I/265° si porta sulla marginale di Montagna Nuova, il I/266° si restringe in quella Bertiaga, Lambreche, il II/265° in Val Lunga.
Dopo la calma più completa, nelle ore del mattino, il nemico inizia un intenso fuoco di artiglieria, specialmente sulla prima linea e sulle vie di accesso. Allungato il tiro le ondate nemiche si lanciano all'attacco del costone di M. Val Bella.
I primi gruppi vengono respinti, ma i successivi, riusciti a penetrare nella frazione 2 si dirigono verso Costalunga e M. Val Bella, ma il piano è sconvolto dall'artiglieria italiana che, con tiro preciso e continuato, ne impedisce la discesa in fondo alla valle. Nel frattempo l'avversario, apertasi un'altra via in corrispondenza della sezione 4, si dirige verso il fondo valle, la destra della frazione 3 obbliga il nemico ad arrendersi, ma più tardi minacciata da truppe scendenti da Casera Melago, è costretta a ritirarsi sulla strada in fondo Val Melago. Il nemico è arrestato ancora una volta, ma avuti rinforzi provenienti da Val Bella, tenta l'aggiramento dell'interno II/266°, che si difende strenuamente e si slancia con i furiosi contrattacchi contro il nemico accerchiante, ma sopraffatto da ogni parte, si ritira sulla seconda linea. Il nemico imbaldanzito da questo primo successo, risalito in forze Col del Rosso inizia l’attacco della seconda linea, ma è ricacciato dal tiro di artiglieria, dal fuoco micidiale di mitragliatrici e dalla resistenza disperata dei fanti.
Il combattimento, cessato la sera del 15, viene ripreso alle prime ore del 16 e dura per tutta la giornata con alterna vicenda.
I riparti del 266° resistono incrollabili, in epica lotta corpo a corpo, alle successive ondate d'assalto, finché, dopo un ultimo disperato attacco, in unione con la "Pinerolo" respingono definitivamente il nemico.
Per l'abnegazione e lo spirito di sacrificio con cui ha assolto il compito ricevuto il 266° è citato sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
Il 29, dopo un periodo di riordinamento e di sistemazione, viene ripreso l'attacco per la riconquista delle posizioni di M. Val Bella e di Col del Rosso con due colonne, ciascuna di una compagnia fucilieri (7° e 8° del 265°) ed un nucleo di truppe czeco slovacche, collegato a sinistra colla "Regina" a destra con la "Teramo". La colonna sinistra (8° compagnia) con il riparto czeco slovacco si lancia animosamente all'attacco di M. Val Bella e raggiunge l'obbiettivo, quella di destra (7° compagnia), malgrado il fuoco ininterrotto o micidiale di mitragliatrici piazzate a Casera Melago, prosegue imperterrita, ma non ricevendo appoggio sulla destra è obbligata, in un primo tempo a sostare e poscia a ripiegare. Il 30 mattina viene ripresa l'azione: un gruppo di arditi del III battaglione del 265°; la 7a compagnia del 265° e il II riparto zappatori con scatto fulmineo hanno ragione della resistenza avversaria e la linea è tutta rioccupata.
Per la terza volta la "Lecce" ha l'onore della citazione nel bollettino di guerra del Comando Supremo.
Il nemico che ha perduto uomini e materiale in quantità, sferra violenti contrattacchi che s'infrangono contro la saldezza delle nostre truppe. La 14a divisione tiene ed organizza poderosamente le posizioni riconquistate con tanto eroismo e con tanto sacrificio. Il 5 luglio, rilevata dal 3° bersaglieri, la brigata si trasferisce col 265° nella zona di Vallonara, col 266° in quella di Marostica per ritornare in linea nelle notti sul 25 e 26 e rimanervi sino al 16 agosto; a questa data rilevata dalla "Pinerolo" si trasferisce nella zona di Campi di Mezzavia, Montagnola, Fontanelle, Conco. Il 4 novembre la "Lecce" ritorna nelle posizioni di M. Val Bella, Buso del Termine, sbarramento Val Chiama, Costalunga, Cima Echar, ove viene sostituita dal 9° e 10° gruppo alpino, nelle notti sul 24 e 25 va ad accampare nella zona di Lavarda, in quella di S. Luca il 266°. Dopo successivi spostamenti nelle zone di Vallonara, Caribollo, prima, e Conco, S. Caterina, poi, il 23 ottobre la brigata è così dislocata: I/265° cima Echar a disposizione della "Pinerolo", II/265° alla Montagnola, III/265° a Costalunga; I/266° a M. Frolla, II e III/266° a Fontanelle. Nella notte sul 1° novembre la "Lecce" in unione col LII e LXX riparto d'assalto, deve eseguire un'azione tendente alla conquista del costone di Stenfle e delle difese nemiche fra questo e la selletta ad ovest del Melaghetto, con obbiettivo finale la conquista della linea Echar, Covola, valle dei Ronchi.
Alle ore 22, dopo un breve ma violento tiro di artiglieria, i riparti scattano: superati i varchi dei reticolati, penetrano nelle trincee nel tratto delle Portecche fra lo Stenfle e la selletta ad ovest del Melaghetto.
Superati gli ultimi centri di resistenza, si occupano le posizioni avversarie e si respingono pattuglie in val Frenzela. La situazione del momento consiglia la costituzione di due colonne, quella di sinistra comprende il I e III/266°, la 29a compagnia mitragliatrici di brigata ed i battaglioni d'assalto (LII e LXX); quella di destra il I e II/265°, la terza compagnia del LXX battaglione d'assalto e la 175a compagnia mitragliatrici di brigata. Ciascuna colonna ha a disposizione una batteria da montagna.
I due terzi battaglioni restano in attesa di ordini rispettivamente sulla linea di Costalunga e di Val Bella.
La colonna di sinistra raggiunta val dei Ronchi e, superate le ultime resistenze nemiche, s'impossessa del costone di q. 1246 ove cattura numerosi cannoni e grande quantità di materiale, verso le ore 9 occupa M. Zomo; quella di destra, passando per val Fonda e val Frenzela, avanza anch'essa decisamente su M. Zomo. Raggiunto il primo obbiettivo si procede immediatamente alla conquista del secondo.
Riparti della colonna si sinistra, oltrepassato M. Zomo, raggiungono ed occupano Melette di Ristecco; la colonna di destra, raggiunto M. Zomo, prosegue per Casera Meletta Davanti che occupa.
Raggiunti gli obbiettivi, i riparti debbono sostare sulle posizioni, mentre il gruppo di assalto, deve lanciarsi all'inseguimento, ad occidente della strada di val Campomulo, per avvolgere dal nord di M. Mosciagh. In seguito la “Lecce” si trasferisce a Gallio dove inizia la marcia per osteria Sertile e per Galdonazzo. Il 4 si dirige ai Campi di Mezzavia, ove è sorpresa dall’armistizio “Badoglio”.

I reggimenti della brigata, le cui Bandiere non conobbero mai altro sole che quello fulgido della vittoria, ben meritarono la medaglia di bronzo al valor militare.

 

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