Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "MARCHE"

(55° e 56° Fanteria)

Sede dei reggimenti in pace: 55° Fanteria, Treviso; 56° Fanteria, Belluno.
Distretti di reclutamento: Benevento, Casale, Caserta, Chieti, Cosenza, Forlì, Messina, Modena, Napoli, Siracusa, Vercelli

 

 

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Anno 1915

Nelle prime settimane del 1915 la brigata Marche lascia le sedi di pace per recarsi in occupazione avanzata. Allo scoppio delle ostilità essa è infatti in Cadore, nelle Valli del Boite, dell'Ansiei e del Padola.
Il primo sbalzo avanti la porta all’occupazione, non ostacolata dal nemico, della fronte Forca - Tre Croci lembo orientale del Piano della Bigontina. Quivi la brigata ha ordine di sostare, e per tutto giugno, oltre ai necessari lavori di afforzamento, essa provvede ad inviare numerose ricognizioni in Val Rimbianco, Valle Popena Bassa e Val Grande.
Un nuovo passo avanti, mosso alla metà di luglio (15 e 16), porta la brigata al primo urto sanguinoso contro le ben munite posizioni del nemico.
Due battaglioni del 55° devono avanzare contro M. Piana e la loro azione è sostenuta dall’altro battaglione del 55° operante in Val Popena e da uno del 56° in Val Rimbianco. L’avanzata della colonna centrale è però quasi subito ostacolata da micidiale fuoco nemico d’artiglieria e fucileria, proveniente quest’ultimo da robuste trincee nemiche scavate nel versante nord di M. Piana e difese da forti ed intatti reticolati; a 200 metri circa da questi, le truppe sono costrette a fermarsi e costruire ripari.
Il battaglione di Val Popena Bassa avanza per circa due chilometri sino a contatto delle linee austriache di Carbonin (Schluderbach) mentre il battaglione del 56° da Val Rimbianco riesce a portarsi fin quasi alla confluenza con la Rienz.
Dal 17 al 20 si rinnovano tenaci tentativi per progredire nella avanzata; questi giorni di battaglia costano alla brigata Marche dolorose perdite, e cioè quasi 800 uomini fuori combattimento, fra i quali 87 morti (8 ufficiali).
Riposata e riordinata in pochi giorni la brigata, ai primi di agosto, col rinforzo dei battaglioni alpini Cadore e Val Piave, può compiere una brillante operazione offensiva di assestamento della fronte.
L’ordine è di agire offensivamente dai piani di Lavaredo e di Cengia in direzione dei Monti Paterno e Oberbacher, per impadronirsi del valico di Toblinger Riedel ed interrompere così le comunicazioni più dirette fra gli sbarramenti di Landro e di Sexten.
Occupate le posizioni di M. Paterno, M. Oberbacher e Sexten i reparti si affermano solidamente sul valico di Toblinger ed occupano alcuni trinceramenti in Val Bacher.
Il 29 agosto il comando della brigata col 55° fanteria si porta ad Auronzo a disposizione del IX Corpo d’Armata, mentre il 56° rimane in regione Lavaredo, M. Popena e Giralba.
Ai primi di settembre il I/55° concorre, con reparti della 10a divisione, all'attacco della cresta C. Vanscuro - Roteck.
Seguono alcune settimane di calma, durante le quali i reggimenti si alternano nel presidiare le linee avanzate, finché al 23 ottobre la 10a divisione inizia il suo trasferimento sulla fronte dell’Isonzo, dove la battaglia divampa senza sosta.
Sbarcati i battaglioni alla stazione di S. Giovanni di Manzano, la brigata Marche si riunisce a Dobra il 29 ottobre e il 30 si porta nel Vallone di Dol, subito dietro la vetta inespugnata del Sabotino, contro la quale, fin dall’inizio delle ostilità, si erano prodigati invano il valore e il sangue dei nostri fanti.
Durante la 3a battaglia dell’Isonzo i due reggimenti della Marche muovono, il 1° e 2 novembre, all’assalto delle formidabili trincee, ma il micidiale fuoco nemico ne arresta lo slancio e li obbliga a sostare. Cadono sul campo più di 200 morti, fra cui 14 ufficiali e attorno a loro, oltre 1100 feriti.
Nella successiva 4a battaglia dell’Isonzo la brigata si scinde. Il 55° fanteria, messo alla dipendenza della brigata Livorno, concorre ancora alle operazioni contro il Sabotino; in una prima fase, e cioè dal 19 al 28 novembre, con sole azioni dimostrative di fuoco e di pattuglie; il giorno 29 invece, con un vero e proprio attacco che è costretto ancora una volta ad arrestarsi contro insormontabili difficoltà.
Il 56° fanteria, intanto, è travagliato da una grave epidemia di gastro-enterite, ma nonostante i vuoti cagionati dal nemico e dal morbo, il suo valore combattivo non sminuisce; le file assottigliate si serrano fedeli attorno alla Bandiera del reggimento, che, costituito in un solo battaglione, prende onorevole parte alle azioni nella zona di Oslavia. Il 21-22, insieme ad altre truppe, concorre alla riconquista di alcune trincee che il nemico ci aveva strappate sulla quota 188. Successivamente, rimasto a presidio della posizione, resiste fieramente agli attacchi e ai furiosi bombardamenti del nemico, fino al giorno 29, in cui passa in seconda linea.
Il 14 dicembre la brigata intera si trasferisce nella zona di Meretto di Tomba, per riposare e riordinarsi.

 

 

 

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Anno 1916

Nel primo semestre di quest’anno la brigata Marche lascia la fronte italiana per essere trasferita a quella albanese. Il movimento viene eseguito in due scaglioni: primo a partire è il 55°, che il giorno 5 febbraio inizia il movimento ferroviario per Taranto. Il 56° rimane ancora nella zona di Meretto fino al 7 marzo, quando, alla sua volta, imbarcatosi per ferrovia a Pasian Schiavonesco, si trasferisce a Taranto, mentre il comando della brigata Marche cessa di funzionare, come tale, ed assume il comando della brigata Volturno.
Il 55° sbarca a Valona l’11 febbraio e il 16 dello stesso mese si trasferisce a Grnec, aggiungendosi alle truppe del 2° settore. Il 15 marzo anche il 56° giunge a Valona e la brigata Marche può così nuovamente costituirsi alla dipendenza della 43a divisione. Le viene assegnato il settore est (Haderai) dove il 55° fanteria occupa Grnec e il 56° Sevaster.
Nei mesi in cui i reparti della Marche rimangono in Albania non si verificano avvenimenti notevoli, ma solo qualche scaramuccia e qualche azione di artiglieria.
Il 5 giugno cominciano le operazioni d’imbarco per rientrare in Italia; e già il 13 dello stesso mese il comando della brigata ed il 56° fanteria giungono a Terzo nei pressi di Cervignano. Nel frattempo un doloroso colpo si abbatté sul 55° fanteria: i suoi reparti si erano imbarcati, per rimpatriare, sul piroscafo Principe Umberto; ma la sera dell’8 giugno, navigando nel basso Adriatico, molto insidiato dai sommergibili nemici, esso viene da uno di questi colpito in pieno con siluri. La nave affonda, trascinando seco nei gorghi 48 ufficiali e 1900 uomini di truppa.
Mentre si provvede a ricostituire il reggimento distrutto dalla subdola offesa nemica, la brigata riprende il suo posto di combattimento. Il 56° si trasferisce il 27 giugno a Staranzano, occupando trincee di seconda linea, quale riserva della 14a divisione; i battaglioni sono più volte impiegati separatamente nel luglio, nella zona di Monfalcone a q.70 a est di Selz, dove respingono con mirabili prove di valore e di tenacia forti tentativi di attacco del nemico.
Frattanto il 55° è stato ricostituito (parte dal Deposito di Treviso che ha formato il comando e un battaglione; il resto, due battaglioni, dal Deposito di Belluno); il 9 luglio è a Terzo e il 30 luglio si schiera col resto della brigata nel settore di Monfalcone (trincee della Rocca e della Mandria) alla dipendenza della 14a divisione.
E così ritroviamo i fanti della brigata Marche a combattere valorosamente su quell’Isonzo che avevano lasciato dopo i sanguinosi attacchi della 4a battaglia. Dal 4 all’8 agosto alcune compagnie, insieme ad altre truppe della 14a divisione partecipano a violenti attacchi contro le posizioni nemiche di q. 121 e 85 di Monfalcone.
Il 9 agosto la brigata, sostituita in linea da altre truppe, si porta a Crauglio e il 13 a Polazzo, passando alla dipendenza della 19a divisione; ma il suo riposo non è lungo, poiché già il 17 dello stesso mese risale le balze del Carso per schierarsi col 55° in prima linea nel settore di Oppacchiasella e il 56° in seconda linea; il comando della brigata è a Vizintini. La vita in queste trincee, anche quando non vi è una battaglia, è fatta di fatiche e di pericoli; quando poi scocca l’ora della 7a battaglia dell’Isonzo, la brigata è pronta a balzar fuori dalle sue tormentate trincee e piombare in quelle del nemico.
L’obbiettivo ad essa assegnato è un tratto di fronte nemica fra Oppacchiasella e Nova Vas.
Nel pomeriggio del 14 settembre, dopo un prolungato e violento tiro delle nostre artiglierie e bombarde, quattro battaglioni della "Marche" (I-II-III/56° e I/55°) si lanciano all’assalto.
I reticolati sono ancora efficienti; non per questo e nonostante la micidiale reazione del fuoco nemico, le brave truppe si arrestano. Le colonne d’attacco cercano di aprirsi la strada col lavoro eroico e durissimo delle forbici e perfino cercando un varco sulla fronte delle brigate vicine (p. es. della “Ferrara” schierata a sinistra) con audaci e perigliosi sfilamenti di fianco. Trovata qualche piccola breccia alcune colonne possono balzare sulle prime trincee nemiche, occuparle e catturarvi circa 200 prigionieri.
Ma i varchi sono pochi e angusti, il nemico li scopre, li sorveglia, interdice col fuoco l’accorrere dei rincalzi, mentre preme d’ogni lato con furiosi contrassalti e con fuoco massacrante i valorosi che son riusciti a passare e che alla fine sono costretti a ripiegare. Il 15, il 16 e il 17 si rinnovano collo stesso aspetto e collo stesso slancio gli attacchi della brigata Marche, ma i risultati non mutano; qualche elemento di trincea è strappato al nemico, ma questo in complesso resiste nelle sue posizioni fortissime. Le perdite sono di più che 1500 uomini fuori combattimento e la brigata, il 19 settembre, lascia la prima linea, per recarsi a riposo nella zona di Ajello - Crauglio dove rimane fino al 14 ottobre, giorno in cui ritorna in 1a linea e prende il posto della brigata Pescara, nelle posizioni davanti a Hudi-Log.
Quivi, dal 1° al 4 novembre, e cioè durante la 9a battaglia dell’Isonzo, la brigata Marche partecipa agli attacchi contro le forti trincee di Hudi-Log. Malgrado i tentativi siano rinnovati con ostinata tenacia, nessun notevole progresso può essere raggiunto sul terreno. Anche in questa azione le perdite della brigata oltrepassano i 2000 uomini complessivamente.
Il 6 novembre, ricevuto il cambio, il 55° e 56° si trasferiscono a Palmanova, donde proseguono, in ferrovia, per Edolo, ove sbarcano il 12 novembre. La brigata passa così alla dipendenza della 5a divisione, occupando col 55° fanteria le posizioni Sella del Tonale - Conca di Montozzo, e col 56° la seconda linea di fondo Val Giudicarie, fra Storo e Condino.

 

 

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Anno 1917

La brigata Marche, passata in una fronte montana assai più tranquilla, vi trascorre un anno intero, che può considerarsi per essa di riposo, specialmente quando sia messo a confronto delle vicende trascorse e delle prove date nei primi due anni di guerra. L’azione della brigata si esplica, più che altro, con azioni di pattuglie e ricognizioni.
A metà dicembre il 56° è trasferito nelle Giudicarie alla dipendenza della 6a divisione, e il 23 occupa le posizioni nostre sul fianco meridionale della Val Daone.
L'anno termina senza notevoli avvenimenti.

 

 

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Anno 1918

A metà gennaio il 56° passa dalla Val Daone alla Val Camonica, lasciando le sue posizioni al 30° fanteria, e viene così a riunirsi al 55° a Vezza d'Oglio. Successivamente, e cioè a fine febbraio, tutta la brigata viene sostituita dal 7° raggruppamento Alpini, e si riunisce ad Iseo, donde per ferrovia raggiunge Ala, il 7 marzo, passando alla dipendenza della 27a divisione.
Il 10 dello stesso mese assume la seguente dislocazione: 56° fanteria settore Serravalle Fortini (fra Serravalle e q. 1225); 55° tra Ala e Sdrussinà, quale riserva del XXIX Corpo d'Armata. Nelle successive settimane i due reggimenti si alternano nel settore provvedendo ad un normale servizio d’avamposti e di pattuglie ed a lavori d’afforzamento, finché il 12 giugno sono sostituiti in linea dai reggimenti della brigata Friuli.
Il 15 giugno, la Marche è raccolta nella zona Dossobuono - Sommacampagna; in vista degli avvenimenti sul Piave, viene poi avvicinata a quella fronte di battaglia. Il 17 è a Castelfranco, il 19 a Istrana, il 20 passa in riserva a disposizione del Comando Supremo, a S. Pelagio e infine il 30 a Pojanella. La bella battaglia è già vinta senza che la brigata abbia avuto occasione d’esservi impegnata.
Alla metà di luglio i fanti della brigata tornano in linea schierandosi sul Grappa. Primo a salire le pendici del monte è il 56° che, sostituendo reparti della brigata Pesaro, si schiera con un battaglione sul rovescio dei Colli dell’Orso, uno a Ca’ Bordignon e uno a Colli Vecchi, alla dipendenza della 58a divisione.
Segue il 55°, che il 22 luglio invia un battaglione in prima linea ai capisaldi 8, 9 e 10 del M. Grappa, passando agli ordini del comando “Nocciolo Grappa”.
Il 12 agosto il comando della brigata Marche assume il settore orientale del Grappa, dislocandovi i suoi battaglioni in questo modo: 55°: I cresta Grappa - Rivon; II rovescio di q. 1555 e linea Croce di Lebi; III caposaldi 4, 5 e 6 del Grappa; il 56° ha i suoi battaglioni schierati nelle linee chiamate punti di appoggio A, B e C del Grappa. I reparti sono impegnati nel servizio d’avamposti avvalorato da intenso e ardito movimento di pattuglie.
Il 19 agosto un reparto del 56° fanteria, con azione di sorpresa, occupa la posizione di q. 1457 e con poche ore di alacre lavoro la rafforza validamente.
Il nemico reagisce con fuoco d’artiglieria, ma senza riuscire a smuovere i nostri fanti.
Il 29 agosto avuto il cambio dalla brigata Modena, i reggimenti della “Marche” scendono in zona di riposo, accampando nelle vicinanze di S. Eulalia si portano poi a Sandrigo per un periodo di speciale istruzione.
L’ultima tappa della guerra viene compiuta sull’altopiano di Asiago; ma anche qui la brigata non ha occasione di essere impegnata. Il 20 ottobre il 55° si schiera sulla linea marginale di Campo Rossignolo a disposizione di una delle divisioni francesi operanti sulla fronte italiana, mentre il 56° si disloca fra Vittarolo e S. Giacomo di Lusiana, colla 27a divisione, che è tutta a disposizione del Comando Supremo.

Quivi rimangono fino ad armistizio concluso.

 

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