Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "MURGE"

(57° e 58° Fanteria)

Mostrina

 

Costituita il 26 febbraio 1917: il Comando di Brigata ed il 259°, già formato sin dal 16 febbraio 1917, dal deposito del 43° Fanteria; il 260°, costituito sin dal 15 febbraio 1917, dal deposito dell'89° Fanteria

 

anno 1917

anno 1918

 

Home

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1917

Nella seconda metà di febbraio, battaglioni delle brigate Toscana, Bergamo, Salerno, Acqui, Barletta e Catanzaro, raccoltisi nella zona di Castello, di Porpetto, di Fauglis e di Sevegliano, concorrono alla formazione della brigata Murge. Il 1° aprile essa viene assegnata alla 14a divisione ed in tal giorno il 259° si sposta a Castions di Strada e Morsano.
Il 10 passa alla dipendenza della 62a divisione ed ai primi di maggio si sposta verso Terzo, S. Martino, Polzin, e S. Stefano di Aquileja. Alla nostra offensiva di primavera la giovane brigata Murge partecipa, pagando con largo tributo di sangue il suo battesimo del fuoco. Essa è dapprima destinata, quale riserva del VII corpo d'armata, nella zona di Selz ove si schiera, col 259° ad ovest della strada Selz - Doberdò, all'altezza delle cave, e col 260° nelle trincee ad est di detta strada (QQ. 45 - 65 - 70), (62a divisione).
Il 23 maggio, poi, mentre il comando di brigata ed il 260° si portano verso le falde del Debeli, dislocandosi nei pressi di q. 144, il 259°, posto alla dipendenza della 45a divisione, si trasferisce ad est di Monfalcone, sistemandosi nelle caverne di q. 85. Il giorno successivo, il comando di questo reggimento ed i battaglioni I e III vengono messi a disposizione della brigata Arezzo, al viadotto ferroviario di Duino, mentre il II, dipendendo dalla "Toscana", per il margine settentrionale del Lisert, raggiunge il rovescio di q. 58.
Il 25 maggio, riparti dei due battaglioni concorrono efficacemente e con bello slancio con quelli della "Arezzo" alla conquista, dapprima di q. 145, ove si affermano, indi di q. 175 ovest di Medeazza, dalla quale, però, verso sera debbono ripiegare su q. 145 nord, causa le sensibili perdite subite.
Il 26, i due battaglioni, ridotti a circa la metà degli effettivi per l'azione del giorno precedente, hanno il compito di puntare verso le q. 145 sud e 199 e procedere, poi, all'attacco di q. 234 e di Duino. L'azione, iniziata con ardimento, è fin dall'inizio fortemente ostacolata dalla resistenza avversaria, purtuttavia i riparti attaccanti, di sbalzo in sbalzo e sempre sotto intenso fuoco, riescono a portarsi verso le pendici di q. 145 sud, a sud-ovest di Medeazza, da dove non è possibile avanzare ulteriormente dato l'incessante fuoco. Sulla posizione raggiunta essi resistono ai continui contrattacchi e la mantengono saldamente benché ridotti di numero, fino al sopraggiungere di altre truppe, dalle quali rilevate, si ritirano al sottopassaggio della ferrovia.
Nella stessa giornata del 26, il comando di brigata col 260° reggimento assume la difesa del sottosettore sud della 16a divisione (linea compresa fra le quote 145 e 146 di Flondar). Le truppe in linea che da poco hanno iniziato i lavori di rafforzamento, vengono improvvisamente e violentemente attaccate dal nemico, che, prontamente viene respinto, lasciando nelle nostre mani un centinaio di prigionieri. Eguale sorte subisce più tardi un suo nuovo tentativo condotto con maggiore accanimento.
In questo stesso giorno il 260° riesce ad affermarsi sulle pendici nord-ovest di q. 208, superando aspre difficoltà ed a costo di gravi perdite. Sulla posizione si rafforza saldamente ed esegue, nel contempo, le rettifiche di fronte necessarie.
Il successivo 27, il reggimento viene ritirato dalla prima linea e passa in rincalzo nei pressi di q. 92, ove attende ai lavori stradali e di rafforzamento.
Il 30 anche il 259° si porta in zona più arretrata, verso Monfalcone, ove occupa le trincee della Mandria. Il II/259°, che nei giorni scorsi ha validamente cooperato colla brigata Toscana, conquistando con ardito assalto alla baionetta, q. 110, nello stesso giorno, si riunisce al suo reggimento.
Le perdite subite dalla "Murge" in questi pochi giorni di lotta ammontano a 67 ufficiali e 1826 uomini di truppa, fra queste il comandante che, il 28 maggio, cade sul campo insieme a due ufficiali del suo comando.
Il 2 giugno, il comando di brigata col solo 260°, si trasferisce a Pieris, lasciando il 259° a presidio delle posizioni nel settore di Monfalcone (da "casa delle vedette" al mare). Dopo solo due giorni il 260° è richiamato in prima linea nel settore del Flondar, a q. 144 (M. Cosich), col compito di muovere alla riconquista di q. 146, dalla quale riparti della brigata Siracusa hanno dovuto ripiegare. L'azione, alla quale partecipano anche truppe del 245°, benché condotta con decisione ed audace slancio, non dà sensibili risultati, perché l'avversario oppone strenua resistenza. I nostri, però, riescono ad affermarsi a breve distanza dalla sua linea avanzata, ma il giorno successivo debbono ripiegare per l'aumentata pressione avversaria.
Il giorno 8 giugno, sostituita dalla Barletta si porta a Dobbia per fruire di un turno di riposo.
Il 259°, rimasto a difesa delle posizioni presso Monfalcone, portatosi il 4, dapprima al viadotto ferroviario di Duino e poi a cavallo della ferrovia stessa (I a nord, II a sud ed il III in rincalzo a q. 58) ebbe il compito di sferrare, il giorno seguente, l'attacco per rioccupare le posizioni delle qq. 100 e 43, S. Giovanni di Duino, dalle quali riparti della "Verona" avevano dovuto ripiegare. Ma l'azione della nostra fanteria venne paralizzata prima ancora del suo inizio, causa un violento bombardamento nemico.
La linea, però, venne saldamente mantenuta, malgrado le forti perdite subite. Alla sera il reggimento venne ritirato in zona più arretrata ossia nelle trincee della Mandria. Trasferitosi il giorno 7 a Dobbia il giorno successivo si riunisce alla brigata.
Il 17 giugno, il 259° si sposta da Dobbia alla posizione di q. 144 (dal lago di Doberdò – camminamento n. 2, immediatamente a nord di q. 144 fino al lago di Pietra Rossa) costituendo riserva divisionale.
Il 25, tutta la brigata è in prima linea nella zona di Flondar ove sostituisce la "Barletta". Essa assume la difesa del sottosettore della divisione che si estende dalla strada di Komarje - Brestovizza, compresa, alla q. 80. Il 5 luglio, la fronte assegnata alla "Murge" viene estesa dalla strada di Brestovizza a quella di Flondar esclusa, fino allora presidiata dalla brigata Bologna (28a divisione).
Fino al 18 essa attende alacremente a lavori di difesa e svolge ardite azioni di pattuglie. In tal giorno cede la linea alla brigata "A" (267° - 268°) e scende a riposo nella zona di S. Antonio - Papariano.
Nella seconda metà di agosto, allorchè viene ripresa la nostra offensiva, la "Murge" torna a presidiare la consueta fronte Flondar - Medeazza; col 259° sulle posizioni di q. 92, quale riserva divisionale, e col 260° su quelle di q. 121, quale riserva di corpo d'armata.
Il 19 essa ha ordine di spostarsi gradualmente in avanti, a q. 100 per occupare la vecchia linea già precedentemente occupata dalla 2a brigata bersaglieri che si è affermata su q. 130. Il II/259°, messo in tal giorno a disposizione della suddetta brigata, partecipa con essa alla conquista delle qq. 145 nord e 175. Più tardi anche gli altri due battaglioni del 259° vengono posti alla dipendenza dei riparti bersaglieri e, con brillante attacco, riescono ad occupare la q. 145. La posizione, però, è insostenibile causa il fuoco d'infilata, per cui si rende necessario ripiegare su q. 130 che viene solidamente rafforzata.
Il giorno 20, alla "Murge" che ha scavalcato la 2a brigata bersaglieri, impiegata quale riserva divisionale, viene affidato il compito di procedere dapprima alla conquista di 145 nord e di q. 175, e di puntare poi risolutamente sull'alture senza nome, a sud di Medeazza, e su q. 199 ed infine di svolgere azione frontale ed aggirare da nord verso sud allo scopo di impadronirsi di q. 145 sud.
Alle prime ore del 20 le truppe arditamente muovono alla conquista del primo obbiettivo, q. 145 nord, ma l'avanzata, quanto mai difficile, è fortemente ostacolata dal fuoco che batte i fianchi dei riparti attaccanti. Ma questi, accompagnati da tiri precisi della nostra artiglieria, dopo viva lotta riescono a fiaccare la resistenza avversaria e ad affermarsi sulla posizione conquistata. La perdita, però, di q. 146 sulla sinistra, subita dalle truppe della 33a divisione, rende insostenibile la nostra occupazione su q. 145 nord, per cui il III/259° che l'aveva conquistata dopo aver respinto ripetuti contrattacchi, bersagliato dal fuoco austriaco, deve ripiegare su q. 130.
Alla sera, però, dopo alterna sanguinosa lotta la q. 145 nord, che è stata nuovamente occupata durante il giorno ed ancora una volta perduta, con attacco vigoroso e deciso è conquistata dal III/260°, sostenuto da altri due battaglioni del 259°. Questi riparti si affermano e si riordinano sollecitamente per sfruttare il giorno successivo, i vantaggi conseguiti.
Il 21, infatti, la "Murge" riprende la sua azione offensiva attaccando, con esito felice, la q. 175 mentre riparti della 33a divisione si affermano su q. 146 bis.
Ma un violento contrattacco diretto su quella altura costringe i riparti laterali a ripiegare, obbligando in tal modo la brigata ad abbandonare la posizione che con ardito slancio aveva conquistato.
Il nemico, imbaldanzito dal momentaneo successo, incalza da vicino, occupa q. 146 e, dilagando per la selletta di Flondar, si dirige verso q. 130, con evidente intenzione di riconquistare le sue vecchie trincee e tagliare così la ritirata alle nostre truppe. Il pronto intervento dei riparti della "Murge" vale a sventare tale tentativo: l'avversario, furiosamente attaccato, è messo in fuga, inseguito e la situazione è ristabilita con la rioccupazione di q. 175.
Purtuttavia i nostri su tale posizione non possono sostenersi, sia perché incuneati nella linea nemica, sia perché battuti da intenso fuoco; sono perciò costretti a ripiegare su q. 145. La sosta, però, è breve ed a sera, riparti del 260°, approfittando dell'incertezza e della stanchezza nemica, benché stremati di forze, si lanciano nuovamente su q. 175, l'occupano di sorpresa mantenendola a prezzo di forti sacrifici.
La notte è impiegata nei lavori di rafforzamento per riparare le truppe dal tiro incessante dell'artiglieria che rende oltremodo difficili i rifornimenti e la riorganizzazione dei riparti.
Alle prime luci del 22, la nostra nuova linea è violentemente attaccata dal nemico, che su tre colonne avanza arditamente, ma a caro prezzo paga il suo ardire, perché le nostre truppe tenacemente resistono e con le mitragliatrici falciano le sue file, generandovi il disordine e la fuga.
Il comandante del corpo d'armata che già ha avuto occasione di elogiare la "Murge" per l'ammirevole contegno tenuto il giorno 20, anche in tal giorno le tributa uno speciale encomio.
Il bollettino del Comando Supremo, inoltre, pone in rilievo la bella condotta tenuta dalla brigata in questi giorni di lotta nei quali ha perduto 44 ufficiali e 1612 uomini di truppa.
Nelle notti sul 23 e 24, sostituita dalle brigate Toscana e Catanzaro, la "Murge" si trasferisce a Robbia, ove provvede al proprio riordinamento e fruisce di un adeguato riposo.
Completata la sua riorganizzazione torna, il 4 settembre, nel consueto settore ove si schiera col 259° nelle trincee del Debeli ed a q. 121; col 260° sul rovescio di q. 144 e di q. 121; quale riserva di corpo d'armata.
Ma la notte sul 5, passata alla dipendenza della 34a divisione, è chiamata in prima linea in sostituzione delle brigate Veneto, Arezzo e Salerno dislocate sulla strada Komarje - Brestovizza e su quella di Flondar, Medeazza esclusa. Senonché all'atto del cambio delle truppe in linea, il nemico, favorito dall'oscurità, riesce ad occupare di sorpresa la q. 146 in essa inclusa.
Data questa critica situazione, gli ulteriori movimenti di truppa presentano non lievi difficoltà; purtuttavia la brigata tenta di stabilire una nuova linea continua per far fronte agli avvenimenti che stanno per incalzare. Il nemico, infatti, all'alba del 5, dopo violento bombardamento sulle nostre posizioni, sferra un poderoso attacco più intenso sulla sinistra (strada Komarje) ed al centro. Mentre in forze attacca frontalmente la selletta di Flondar, con una colonna aggira l'ala sinistra del I/259° sboccando dalla selletta compresa fra q. 146 ed il cocuzzolo immediatamente a sud di essa.
L'accorrere pronto di rincalzi dà luogo ad una lotta aspra ed accanita ma di fronte alla superiorità delle forze nemiche ed alla situazione sfavorevole, il loro ardire s'infrange: il battaglione, (I/259°), subisce gravi perdite e parte di esso non può sfuggire all'accerchiamento, mentre l'altra parte ripiega su q. 120 e sulle trincee di partenza. Contemporaneamente l'attacco nemico su l'estrema sinistra della linea, costringe i nostri a ripiegare alquanto. Un contrattacco sferrato dal 259°, col concorso del 260° cozza contro poderosi mezzi di difesa.
Nel pomeriggio dello stesso giorno 5 viene ripresa l'azione con risultato più felice: l'ala destra (259°), sebbene molto ostacolata dall'avversario, riesce a guadagnare un centinaio di metri di terreno. Il I/260°, con magnifico slancio, può portarsi avanti e riesce a conquistare lo sperone a nord di q. 146 catturando un centinaio di prigionieri. L'azione a questo punto viene sospesa e la brigata ha ordine di ripiegare sulle posizioni di partenza ove si rafforza per resistere ad oltranza. Il giorno 6, poco prima dell'alba, precedute da nutrito fuoco, grosse pattuglie avversarie attaccano le nostre linee, ma vengono respinte dopo aver subito perdite sensibili. In queste sole due giornate la brigata ha perduto 17 ufficiali e 1304 uomini di truppa.
Segue un periodo di relativa calma sulla sua fronte che le permette di provvedere, con intenso lavoro, a rendere la propria linea convenientemente sistemata a difesa.
Il 27 settembre, sostituita dalla "Bologna" e dalla "Veneto" si porta a riposo nella zona Talmassons - Lestizza - Galleriano - Pozzecco (16a divisione), ove permane fino al 15 ottobre, giorno in cui, destinata a Vallarsa, inizia il trasferimento dalla stazione di Pasian Schiavonesco per Schio e di lì prosegue per Pieve di Torrebelvicino (Valle dei Mercanti) ove si attenda. Il 20, destinata ad assumere la difesa del settore Vallarsa, prosegue per Speccheri ed il 22 sostituisce in linea i quarti battaglioni dei reggimenti 158°, 66°, 65°, 157°, 80° e 219°, schierandosi nei due sottosettori destra e sinistra Leno: 259° (sbarramento Leno - strada Matassone - Zanolli - q. 1300); 260° (collegato col 259° da q. 959 - M. Trappola - Corno sinistro - Cima alta - Corno destro - Sogi Bassi - sbarramento della val Foxi).
Il 9 novembre, però, la "Murge" cede al 99° fanteria la linea avanzata di q. 1300 - Val Foxi, per assumere la difesa della linea di raddoppio: sinistra Val Foxi - M. Menerle - Ciore - Sommele - Cumerlotti - Loner settentrionale e la linea principale: Stradel - M. dietro il Gasta - Chiesa - Parmesan - Rivo Romini.

Fino alla fine dell'anno la brigata resta a presidio della suddetta fronte svolgendo attive azioni di pattuglie.

 

 

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1918

Il 4 gennaio lo schieramento delle truppe in Vallarsa viene così modificato: la zona avanzata di resistenza, suddivisa in due sottosettori, è affidata alla brigata Murge, mentre la linea principale di resistenza è presidiata dal 99° fanteria. In tal modo la nuova linea occupata dalla brigata risulta così delimitata: Matassone - sbarramento stradale Zanolli - selletta ad occidente del Matassone - Q. 1200 - pendici Coni Zugna - Q. 1300 - sbarramento fondo Leno - Q. 959 - M. Loner settentrionale - testata Val Gobre - Q. 1350 - M. Trappola - destra val Foxi - Sogi Bassi.
Fino al maggio la brigata seguita ad alternare i propri riparti con quelli del 99° reggimento nella difesa della linea principale di resistenza.
Il 10 maggio compie un ardito colpo di mano per impossessarsi di M. Corno Battisti (cima alta austriaca q. 1765) e possibilmente di q. 1801 a nord di detto monte. Già dalla sera del 9 le truppe destinate all'operazione lasciano le nostre linee dirigendosi verso quelle nemiche di M. Corno. Ultimato l'ammassamento fra i roccioni a nord del Corno destro, viene iniziata l'avanzata, difficile, aspra e lenta. All'ora fissata parte delle truppe irrompono nella linea nemica, alla Selletta, mentre altro nucleo di arditi di slancia all'imbocco della galleria di M. Corno, ne vince la resistenza e vi penetra intimando la resa ai difensori.
Riavutosi dalla sorpresa, l'avversario, reagisce, da q. 1801, con violento ma disordinato fuoco di mitragliatrici e di bombarde diretto sulla selletta ed all'imbocco delle caverne di M. Corno. La luce del giorno permette al nemico di rendersi conto della situazione e di impedire con fuoco furioso, l'attacco di q. 1801. Da questa posizione e da quelle laterali la reazione nemica è così intensa che per il momento non è possibile portare rinforzi ai nostri penetrati all'interno delle gallerie. Le truppe ammassate a nord-est e che costituiscono i rincalzi, debbono perciò successivamente ripiegare. Più tardi un plotone di arditi, dal Corno sinistro, tenta di raggiungere l'imboccatura delle caverne di Cima Battisti allo scopo di rinforzare il nostro piccolo presidio.
Il fuoco decima il riparto, nondimeno una decina di uomini ed un ufficiale riescono nell'intento. Durante la giornata due successivi contrattacchi, condotti dall'avversario con estrema violenza, vengono soffocati dal pronto intervento dei nostri e dal preciso tiro dell'artiglieria. Si provvede durante la notte a migliorare la nostra sistemazione difensiva.
Alla sera del giorno successivo, un improvviso concentramento di fuoco d'artiglieria sulla zona di M. Corno precede un nuovo contrattacco nemico che, con truppe scelte, avanza decisamente, riuscendo a spingersi innanzi malgrado l'energico nostro fuoco di sbarramento.
Un plotone di arditi, muovendo dal Corno sinistro, si lancia contro l'avversario ricacciandolo con gravissime perdite: la Selletta, il camminamento e le adiacenze della Cima Battisti sono cosparse di cadaveri. Nondimeno una ventina di Austriaci sono riusciti a mantenersi sulla Cima Battisti annidati fra le rocce ed in due caverne al di sopra del nostro presidio interno e degli imbocchi delle gallerie.
Ma il giorno 13, il comandante della 3a compagnia del III riparto d'assalto, seguito da appena quattro uomini, tenta di arrivare a Cima Battisti superando i 50 metri di roccia quasi a picco ivi esistente. Dopo quaranta metri di pericolosa ascesa stabilisce la prima cordata, poscia a mezzo di scala umana, sorpassa le ultime rocce giungendo presso la cima: quindi il piccolo nucleo, strisciando carponi, s'avvicina al muricciolo a secco del camminamento che adduce allo spiazzo antistante alle due caverne occupate dal nemico. Improvvisamente i cinque arditi balzano all'assalto sopprimono le vedette e catturano il presidio. Sopraggiunti i rinforzi, si procede alla sistemazione difensiva ed al rafforzamento di M. Corno conquistato con tanto ardimento.
Il 3 giugno, il comando di brigata con il 259° si trasferisce a Valdagno, cedendo il comando del sottosettore destra Leno alla brigata Treviso, alla cui dipendenza passa il 260°.
Il 18, tutta la brigata (alla quale si riunisce in tal giorno il 260°), si trasferisce a Schio da dove, per ferrovia, prosegue per Vigodarzere (259°) e Padova (260°). Il 21 giugno è tutta a Peraga, il 22 a Scandolara ed il 24, ricevuto ordine di portarsi nella zona di Carmignano di Brenta, si disloca tra Camozzole e Vegra.
Il 26 giugno, con successivo trasferimento, raggiunge la zona Nove di Bassano - Crosara (29a divisione) ove nei giorni dal 7 al 9 luglio, sostituisce riparti della 1a brigata bersaglieri nelle posizioni di seconda linea: Pralungo - Lora Bassa - Oliero - Campese.
Nei giorni dal 29 al 31 luglio è chiamata in prima linea, assumendo la difesa delle posizioni di Val Frenzela (Pizzo Razea - S. Francesco - Val Vecchia - Case Pirche - Torrion - M. Cornone - Due Pini) in sostituzione della "Treviso". Sulle nuove posizioni la "Murge" lavora alacremente per riattarle e rafforzarle.
Nella notte sul 4 agosto, dopo brevissimo ma violento bombardamento di artiglieria diretto su M. Cornone, un forte nucleo nemico tenta l'attacco della nostra linea della "Caponiera" (q. 1069) mentre un nucleo più piccolo tiene impegnata la linea dei Due Pini.
I nostri, con pronto ed energico fuoco riescono dapprima a contenere l'avversario, passati, poi, al contrattacco, lo disorganizzano e lo respingono.
Dopo breve sosta il nemico tenta nuovamente, e con maggior accanimento di strapparci le posizioni anzidette, ma anche questa volta, viene nettamente respinto.
Fino all'ottobre la "Murge", si alterna con la "Treviso" nella difesa delle anzidette posizioni della Val Frenzela svolgendo frequenti ardite azioni di pattuglie.
Il 22 ottobre, essa è destinata ad occupare le posizioni di prima linea del settore Asiago (sottosettore Col d'Echele - Col del Rosso - Case Ruggi - M. Melago - Case Gritti) (14a divisione) per partecipare all'imminente offensiva finale.
Il 1° novembre, infatti, muove dalle sue posizioni per raggiungere il primo obbiettivo che le è stato assegnato: Stoccareddo - Zaibena fino al corso del Frenzela. Con impeto travolgente il I e III/259° ed il III/260° raggiungono l'obbiettivo a ciascuno di essi assegnato, dopo aver superato un'ostinata resistenza da parte dei difensori. Nella stessa giornata, tornata la brigata alla dipendenza della 29a divisione, passa alla conquista del secondo obbiettivo: strada Campanella - Foza. Il I e III/259° ed il II e III/260° con rapida avanzata raggiungono la strada malgrado il fuoco di alcune batterie rimaste in azione sulla Meletta Davanti. Ma il III/260° risalita velocemente la Meletta, cattura armi e serventi. Da questo momento, mentre il 260° punta su Gallio e Val Campomulo, per inseguire l'avversario, il 259° risale la Val Miela. Il 2 la brigata prosegue col 259° per Malga Fratte - Tondarecar fino al Forcellona e Costa Alta; mentre il 260°, per Val Campomulo - Meletta di Gallio - Sbarbatal, avanza fino alla Marcesina.

 

Torna su