Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "PAVIA"

(57° e 58° Fanteria)

Mostrina

Sede dei reggimenti in pace : 27° Fanteria, Rimini - 28° Fanteria, Ravenna.
Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Ferrara, Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Ravenna, Siracusa, Trapani

 

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Anno 1915

La dichiarazione di guerra trova la brigata Pavia alla dipendenza della 12a divisione presso Udine, donde, il 24 maggio, procede su Medea e Versa. In giugno, per proteggere il fianco destro delle truppe attaccanti le alture del Podgora, si schiera nei pressi di Olivers (Cormons), spingendo reparti a Lucinico (Gorizia); invia poi, durante la prima battaglia dell’Isonzo (23 giugno - 7 luglio), due battaglioni del 27° a prendere parte all’attacco che la brigata Casale sferra contro le salde e ben munite trincee del Podgora, pilastro meridionale della testa di ponte di Gorizia. I reparti del 27° sviluppano la loro azione lungo le pendici sud orientali, digradanti su Lucinico, ma non riescono a superare le forti difese né a vincere la viva reazione del nemico.
La cooperazione delle truppe della brigata continua ad essere data largamente ancora nella 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio - 3 agosto) alla brigata Casale, che rinnova i suoi sanguinosi tentativi di attacco al Podgora. I battaglioni della Pavia si succedono, quali truppe di rincalzo, per alimentare l’azione della brigata contigua: poi, il 20 luglio il 28° fanteria attacca simultaneamente con due battaglioni a lato dei fanti della Casale e cattura al nemico 200 uomini ed una mitragliatrice; una compagnia si spinge arditamente fino in cresta, ma non può cogliere per intero il successo affermandovisi, ché un violento ritorno offensivo avversario la obbliga a ripiegare. I fanti dell’animosa compagnia ristanno ad un centinaio di metri dalle posizioni austriache, ove viene stabilita una nuova linea; e su questa, sospesi il 22 gli attacchi, le nostre truppe si rafforzano.
Nella notte sul 24, però, il nemico concentra sulle nostre posizioni un furioso bombardamento con artiglierie d’ogni calibro, battendo con particolare intensità il tratto di fronte tenuto dal 27° fanteria; il fuoco avversario, protrattosi per tutta la giornata del 24, non solo infligge gravi perdite, ma rende anche impossibile la permanenza nella 1a linea, che, verso sera, viene abbandonata. La difesa viene quindi stabilita in zona arretrata, meno soggetta al tiro avversario, sulla linea: pendici del Podgora - margine est di Lucinico.
Nei giorni dal 20 al 24 luglio il 27° reggimento ebbe fuori combattimento un migliaio circa di uomini e 24 ufficiali e il 28°, dal 20 al 21, ne ebbe 550 e 17 ufficiali.
Il 7 settembre, dopo circa 10 giorni di riposo presso Pradis, la brigata viene assegnata alla 4a divisione, che fronteggia il nemico sul Sabotino.
Ripresa da parte nostra l’offensiva (3a battaglia: 18 ottobre - 4 novembre) ed estesa con rinnovato vigore su quasi tutta la fronte dell’Isonzo, alla Pavia tocca l’oneroso e grave compito di conquistare il Sabotino, il fortissimo pilastro settentrionale della testa di ponte di Gorizia.
I fanti della Pavia, inizia il 21 la loro ardua azione, fortemente contrastata dal vivo fuoco dell’avversario, compiono eroici sanguinosi sforzi fino al 24 per strappare il formidabile baluardo agli Austriaci, che lo difendono con accanimento. I vigorosi assalti lanciati dalle truppe della brigata, permettono solo al III/28°, all’imbrunire del giorno 23, assieme ad un battaglione del 33° ed uno del 34°, di occupare alcuni elementi delle trincee del sentiero di q. 609, catturando un centinaio di uomini al nemico. Ma tate occupazione non può essere mantenuta, perché l’avversario nella notte, con un poderoso contrattacco, obbliga i nostri a ripiegare sulle trincee di q. 513.
Sulle aspre balze del Sabotino, già abbondantemente bagnate dal sangue di molte gloriose brigate, corse a profusione anche quello della Pavia, che nei quattro giorni di lotta assai aspra, dal 21 al 24 ottobre, perdette oltre 1400 dei suoi uomini di truppa tra morti e feriti e 45 ufficiali.
Alla fine del mese la brigata lascia il Sabotino, e si raccoglie sulla zona di Oleis - Cerovo - Medana, a ritemprare, con breve riposo, le sue forze: vi rimane circa 10 giorni e il 7 novembre ritorna in linea nell’antico settore di Lucinico.
Ripresa la nostra offensiva (4a battaglia: 10 novembre - 5 dicembre), lasciati il II e III/28° nelle trincee di Lucinico a disposizione della brigata Casale, agli attacchi della quale concorrono operando sulle pendici sud del Podgora, il Comando di brigata e il 27° reggimento si trasferiscono nelle trincee di Oslavia per partecipare ai combattimenti ivi in corso.
E' loro assegnato il compito di sostenere e coadiuvare l'azione che da più giorni svolge la brigata Granatieri di Sardegna contro l’altura di q. 188, ma i tenaci sforzi dei nostri non conseguono che successi locali, e ciò a causa della tenace resistenza avversaria, del persistente maltempo e delle asperità dell’impervio terreno. Il 27° fanteria nella giornata del 18 riesce infatti ad occupare alcuni elementi delle trincee avversarie presso Oslavia; il 19 compie un, altro lieve progresso; il 20, finalmente, con altri reparti raggiunge la linea q. 188 - Oslavia - q. 133 e cattura circa 300 prigionieri.
Il 23 novembre il Comando di brigata col 27° reggimento fanteria col I/28° si porta a Pradis per riordinarsi, date le gravi perdite subite nei combattimenti del 16 e del 23 novembre (circa 1000 uomini, dei quali 38 ufficiali).
In dicembre la brigata è di nuovo tutta in linea sulla fronte, Podgora - Lucinico, e il giorno 22 alcuni plotoni del III/28° con azione improvvisa irrompono nella trincea nemica, antistante alle posizioni a nord-est delle "Tre Croci" e se ne impadroniscono; verso sera ne sono però ributtati da potente concentramento di fuoco dell’artiglieria avversaria.

Così si chiude questo primo periodo di attività bellica della Pavia, che, la motivazione della medaglia d’argento concessa alle Bandiere dei suoi reggimenti definisce di "lunghe ed ostinate lotte sull’aspro terreno del Sabotino e del Podgora".

 

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Anno 1916

La brigata resta ancora nel consueto settore, tenendo alternativamente la linea con un reggimento. Alla metà di marzo su tutta la fronte italiana, ma specialmente sull’Isonzo, il Comando Supremo ordina di esercitare forte pressione sul nemico, con lo scopo di impedirgli spostamenti di truppe e di artiglierie contro la fronte francese, ove i tedeschi intensificano i loro attacchi contro Verdun. Sulla base di tali ordini anche nel settore del Podgora le nostre truppe cercano di impegnare l’avversario.
Nei giorni 13, 14 e 15 marzo il 27° fanteria, rinnovando più volte gli attacchi, riesce ad occupare un elemento di trincea del costone detto "Naso di Lucinico", mentre, nella piana omonima, reparti del 28° fanteria non cessano di disturbare ed assillare il nemico con vivace azione dimostrativa.
Ai primi di giugno il 27° si trasferisce nella zona di Plava e presidia le trincee di Zagora; il 28° invece rimane nel consueto settore.
Fino alla battaglia di Gorizia, 6a dell’Isonzo (6 - 17 agosto), la brigata riposa. Nella notte del 23 giugno tuttavia, due plotoni della 7a e due dell' 8a compagnia del 28° fanteria, in concomitanza ad azioni che svolgono sul S. Michele l'XI Corpo e a Monfalcone il VII, compiono dopo breve preparazione di fuoco, un audace colpo di mano sulle trincee del "Naso di Lucinico", catturando 34 nemici e una mitragliatrice.
Ai primi di agosto si trasferisce in linea nel settore di Lucinico per prendere parte alla 6a battaglia.
L’azione irruenta e travolgente delle nostre fanterie su tutta la testa di ponte di Gorizia si inizia alle ore 16 del giorno 6, dopo un poderoso fuoco di preparazione delle nostre artiglierie.
I fanti della Pavia, gareggiando con le altre truppe, attaccano con slancio le difese a sud-est di Lucinico, superano in meno di un’ora i primi due ordini di trincee e vi catturano 428 uomini con 8 ufficiali. Riordinatisi sulle posizioni conquistate e poiché devono tendere ai ponti dell’Isonzo (quello della ferrovia e quello in ferro più a sud), proseguono all'alba del 7 con rinnovato vigore nell'attacco, conquistando un terzo ordine di trincee; ed alcuni nuclei di animosi, a malgrado della violenta reazione dell’avversario, raggiungono le ultime difese, presso i ponti, ancora saldamente tenuti dal nemico.
Ma ormai la sua resistenza è fiaccata ovunque, ed esso invano si accanisce e si difende con estrema e disperata tenacia: non potrà più impedire alle nostre truppe di varcare l’Isonzo e di marciare alla conquista della città di Gorizia.
Alle ore 15 del giorno 8, truppe di entrambi i reggimenti, parte a guado e parte sul ponte, nonostante il tiro delle artiglierie e delle mitragliatrici avversarie, passano anch’esse il fiume e costituiscono sulla sponda sinistra una prima testa di ponte che, verso sera e nella notte, con l’affluire di altre truppe, viene ampliata fino a S. Andrea.
Espugnata la testa di ponte di Gorizia, la lotta prosegue: e alla Pavia viene assegnato il compito di operare in direzione di Vertojba (q. 133) col 28° e più ad est (q. 103) con l'altro reggimento. Mentre essa si concentra a Ciprianisce, vengono inviate ricognizioni verso gli obiettivi anzidetti; esse che danno modo di constatare come il nemico sia fortemente trincerato in posizioni già da tempo apprestate a difesa e sulle quali sono tempestivamente accorse nuove truppe. A malgrado della resistenza nemica, l’abitato di Vertojba viene conquistato il 9 agosto dal 28° fanteria, che si schiera lungo la linea segnata dal torrente Vertojba.
Il giorno 10 alla Pavia viene assegnato il solo obiettivo di q. 103 e del costone discendente su Biglia. I fanti vi concentrano tutti i loro sforzi, contrastati dalla resistenza nemica, favorita dal terreno e dai rinforzi sopraggiunti. I tentativi sono rinnovati l’indomani, ma anche in questa giornata l'avversario, trincerato dietro robusti reticolati e ben sostenuto da numerose mitragliatrici e dal fuoco dell'artiglieria, non consente ai nostri né il raggiungimento degli obiettivi, né ulteriori progressi.
Il 12 agosto la Pavia, alla quale dal giorno dell’inizio dalla battaglia sono state inferte circa 1500 perdite e 60 ufficiali, cede ad altre truppe la linea ed il compito di continuare nell'aspra lotta, e raccoglie i propri reparti ad ovest delle case di Vertojba tenendoli in rincalzo; il 13 si trasferisce nella zona tra Pubrida e Brattinis e il 23 in quella di Villanova dell’Iudrio per riordinarsi.
La gloriosa partecipazione della brigata alla grande ed ardua battaglia è ricordata nella motivazione della medaglia d’argento concessa alle Bandiere dei suoi reggimenti che, primi, portarono il tricolore d’Italia in Gorizia redenta.
Il 9 settembre la Pavia ritorna in trincea nel tratto di linea da S. Pietro a Vertojba, ove durante la 7a battaglia (14 - 18 settembre) esplica attività essenzialmente dimostrativa con impiego di pattuglie. Nella successiva battaglia (9 - 12 ottobre) la brigata si impegna a fondo, attaccando le posizioni nemiche di q. 103 col 27° e di q. 97 col 28° reggimento. L’azione ha inizio il giorno 10: i fanti della Pavia occupano d’impeto e quasi senza colpo ferire le prime trincee nemiche e vi catturano un buon numero di prigionieri; ma pervenuti sotto q. 86, presso Casa Nigris, sono arrestati dal micidiale fuoco avversario, contro il quale s’infrangono gli attacchi dei giorni 11 e 12. Le perdite subite dalla brigata nella sola giornata del 10, indicano quale sia stata la reazione nemica; esse, infatti ascendono a 900 uomini di truppa e 25 ufficiali.

Il 15 ottobre la brigata si reca a Pradis; indi, il 6 novembre, rientra in linea: ne è ritratta il 22, per ritornarvi poi il 2 dicembre; infine il 19 di questo mese si trasferisce nuovamente in riposo a Pradis, ove resta sino ai primi giorni di gennaio.

 

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Anno 1917

Il nuovo anno trascorre per la brigata in un’assoluta calma. Dopo essere stata quasi un mese (7 gennaio - 6 febbraio) nel settore di Liga (Anhovo e Gorenje Vas) con la 47a divisione e per un lungo periodo di riordinamento nella zona di Percotto, il 4 aprile, per ferrovia, si trasferisce nel territorio della 6a Armata (zona Caltrano - Calvene) ritornando a far parte della 12a divisione.
Il 2 maggio entra in linea nel sottosettore di Campiello ove, durante l’offensiva che le nostre truppe sferrano in giugno contro l’alta Val d'Assa e l'Ortigara, invia, nei giorni dal 10 al 18, in ricognizione verso il ciglione dell’Assa nuclei arditi del 27° reggimento.
Il 4 ottobre la Brigata, pur rimanendo nello stesso settore, passa alla dipendenza della 11a divisione e sino alla fine dell’anno non prende parte ad alcun avvenimento degno di nota. 
Il 9 novembre, in seguito agli avvenimenti sulla fronte Giulia, prevedendosi la possibilità di un attacco nemico anche sulla fronte dell’Altipiano, la nostra occupazione sulla linea di vigilanza: Cima Tre Pazzi - Val d’Assa - Croce - Mosele, viene alleggerita e la difesa stabilita sulla linea di resistenza Lemerle - Kaberlaba.

Fino a tutto il mese di dicembre la Pavia esplica la sua attività con pattuglie in ricognizione verso l’Assa, il fortino Holla, Roncalto, Cà Guardin Alti, al fine di prevenire qualsiasi mossa avversaria.

 

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Anno 1918

Nell’ultimo anno di guerra la brigata prende parte alla battaglia del Piave (15 - 24 giugno).
Lasciato l’altipiano di Asiago il 13 marzo, si raccoglie presso Padova, ove resta fino al giugno, ed all'orchè il 15 di detto mese ha inizio la grande offensiva nemica, riceve dalla 11a divisione l’ordine di recarsi a presidiare la linea di difesa Meolo - Vallio (campo trincerato di Treviso). La battaglia frattanto è in pieno sviluppo: l’avversario nel tratto fra Saletto e Fagarè, è riuscito ad irrompere attraverso la fascia difensiva, costituendovi un minaccioso saliente.
Nella notte sul 17, la brigata Pavia, inviata nel tratto S. Biagio - Bocca Callalta, compie il movimento tra notevoli difficoltà derivanti oltreché dalla stanchezza delle truppe, le quali sono da due giorni sottoposte a frequenti spostamenti, anche, e principalmente, dall'oscurità della notte, dalla pioggia dirotta e dalla dislocazione molto estesa precedentemente assunta dai suoi reparti lungo la linea del sistema difensivo Meolo - Vallio, e inizia alle ore 7 del 17 la sostituzione degli elementi della brigata Sesia.
Alla Pavia è assegnato il compito di contrattaccare l’avversario alle ore 16, per poter raggiungere anzitutto la linea dell’argine e successivamente quella del Piave, fino a ricacciare il nemico sulla sinistra del fiume. L’attacco, è diretto a nord della grande rotabile Treviso - Ponte di Piave, e la brigata per svolgerlo si suddivide in tre colonne puntando con due su Molino della Sega e con l’altra a nord di Fagarè - Bocca Callalta. I suoi battaglioni scattano con decisione e, superate successive resistenze, si affermano lungo la linea dei capisaldi Case Pasqualin - Torrente Zensonato - Case Martini.
Contro questa linea, il giorno 18, la pressione nemica si manifesta ancora minacciosa, e attorno ad essa si svolge, con alterna vicenda, una lotta assai vivace, che si protrae ininterrotta per tutta la giornata, durante la quale grossi pattuglioni avversari si infiltrano verso Molino Nuovo sul rovescio della nostra occupazione e, giunti fin presso la sede del Comando del 27° reggimento, determinano, con la loro pericolosa minaccia, l’inizio di un ripiegamento verso Meolo di alcuni reparti. Tale ripiegamento, anche per l'energia spiegata dal comandante della divisione accorso sul posto, è prontamente arrestato mediante l'impiego di rincalzi del 28° e di nuclei riordinati del 27°. La situazione, benché ristabilita nel suo complesso, richiede nuovi sforzi, perché il nemico persevera insistente nei suoi attacchi. Il 19 per poter riconquistare il terreno tra Molino Nuovo e il caposaldo di Case Martini, la brigata sferra un nuovo contrattacco, al quale concorre il 280° reggimento, messo a disposizione di essa. L’azione è strenuamente contrastata dall’avversario, al quale, solo dopo reiterati assalti viene ritolto il caposaldo di Case Martini, e catturato un centinaio di prigionieri, fra i quali un colonnello e parecchi ufficiali. Nel pomeriggio di questa stessa giornata infiltrazioni nemiche giungono a spingersi sulla grande rotabile Treviso - Ponte di Piave, fin presso gli sbarramenti del caposaldo di S. Biagio di Callalta; il pronto occorrere dei rincalzi scongiura la minaccia e costringe l’avversario a ripiegare, lasciando nelle nostre mani un centinaio di uomini e due mitragliatrici. Nei tre giorni, dal 17 al 19, la brigata perde oltre 1200 uomini di truppa e 38 ufficiali.
Il giorno 20 il nemico non desiste dalla sua pressione, e sferra continui attacchi, valorosamente contenuti dai nostri.
Il 21 la Pavia, lasciata la linea, si raccoglie a Carbonera (Treviso) e il 23 presso Camposampiero, per riordinarsi. Il 14 luglio si sposta a Castelfranco Veneto, di dove raggiunge, il giorno 23, la trincea di prima linea a M. Asolone, schierandosi, per ala, col 27° in corrispondenza di Val S. Lorenzo e col 28° in Val Damoro. Il 25 agosto ritorna presso Bassano in riposo, e alla fine di settembre si trasferisce nelle Giudicarie, ove, il 28 dello stesso mese, si schiera nel sottosettore M.Carone - M. Guìl - Punta dei Larici, sulla sponda occidentale del Garda. Ricognizioni di pattuglie, piccoli colpi di mano contro occupazioni avanzate nemiche lungo le pendici meridionali di Cima d'Oro (nord del lago di Ledro), lavori difensivi, caratterizzano l’attività dei battaglioni della brigata, alternatisi nel servizio di prima linea fino al 1° novembre.
Nel pomeriggio del 2 la lotta, iniziata dall’esercito italiano il 24 ottobre (battaglia di Vittorio Veneto), si estende anche sulla fronte della 7a Armata e la Pavia ha ordine di scavalcare il massiccio di M. Pan e scendere nelle conca di Riva, per dare appoggio all’ala sinistra della 1a Armata, operante dall’Altissimo.
La brigata, nella giornata del 2 novembre, è riunita tra Bezzecca e Tiarno; e, suddivisa in tre colonne, alle ore 17 muove all’attacco delle posizioni di linea d’Oro, del Tomeabrù e delle difese di Bocca di Trat.
I forti dislivelli da superare, le asperità del terreno e il buio della notte rendono lenta l'avanzata, talché solo nelle prime ore del giorno 3 i reparti più avanzati possono prendere contatto col nemico, che reagisce col fuoco di fucileria e di mitragliatrici. La resistenza avversaria è però vinta verso le ore 9: le vette del Tomeabrù e di Cima d'Oro sono oltrepassate; nella notte sul 4 la Pavia, che ha catturato oltre 500 prigionieri, si riunisce nella zona tra Campi e Pranzo, trasferendosi il giorno dopo a Ponte Arche (Trento).

 

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