Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "PIEMONTE"

(3° e 4° Fanteria)

Mostrina

Sede dei reggimenti in pace : 3° Fanteria, Messina — 4° Fanteria, Catania.
Distretti di reclutamento : Aquila, Cagliari, Catania, Firenze, Lecce, Livorno, Mantova, Messina, Spoleto, Vicenza

 

anno 1915

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Anno 1915

Sin dai primi giorni di maggio la brigata è schierata nel settore But-Degano (3°) e del Fella (4°) alla dipendenza del comando della zona Carnia.
In quel tratto di fronte non si svolgono durante l’anno azioni importanti; tuttavia, nelle poche occasioni che i reggimenti hanno di misurarsi col nemico, danno prova della loro forte tempra.
I primi reparti ad essere impiegati sono un plotone della II compagnia del 3° il 6 giugno, a rincalzo di unità alpine, e due plotoni della 13a compagnia dello stesso reggimento il 10 per l’occupazione del Freikofel. Il 30 giugno poi tre compagnie e tre sezioni mitragliatrici del 4° prendono parte col battaglione alpini Gemona a una brillante operazione offensiva, che fa cadere nelle nostre mani il Cianalot e i “Due pizzi” insieme a numerosi prigionieri austriaci. Il 31 agosto alcune compagnie del 4° partecipano ad un’azione tendente alla conquista delle posizioni di Findenegg Hütte nella valle del Seebach, ma l’azione, iniziata con slancio meraviglioso da parte delle nostre truppe, non può svolgersi completamente per le gravi difficoltà del terreno, l’intenso fuoco nemico e i solidi appostamenti difensivi che sbarrano i pochi tratti di passaggio obbligato.
Il 18 ottobre il nemico, dopo un violento bombardamento, sferra un attacco contro le posizioni di M. Carnizza, difese dalla 15a compagnia del 4°. Malgrado la violenza del bombardamento e dell’attacco avversario, protrattosi accanito per tutta la giornata del 18 e per quella del 19, gli austriaci debbono ritirarsi lasciando sul terreno numerosi cadaveri.

 

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Anno 1916

Il nuovo anno è un periodo di gloria per la brigata Piemonte. Fin dal febbraio essa lascia la zona Carnia e si trasferisce sull’Isonzo (Ravnilaz) alla dipendenza della 24a divisione, ma in maggio, cominciata la grande offensiva nel Trentino, i reggimenti, concentratisi nei pressi di Cittadella, ricevono ordine di accorrere sull’altopiano di Asiago, dove, il 7 giugno, passano a disposizione della 30a divisione ed entrano subito in azione nei pressi del M Kaberlaba. Lo stesso giorno il I battaglione del 4° contrasta con efficacia l’avanzata nemica e nella notte riesce, in uno al III battaglione del 43° fanteria, a rioccupare gran parte delle trincee perdute il giorno precedente da altri reparti e a ristabilire la continuità della nostra linea.
Il giorno appresso l’offensiva riprende accanita. Dopo breve bombardamento delle posizioni nemiche, effettuato dalla sola artiglieria da campagna, il I e II battaglione del 4° e il III battaglione del 3° col III del 43°, all’ora fissata, scattano con mirabile slancio verso le trincee nemiche, ma ben presto sul ristretto e scoperto terreno d’attacco si rovescia da ogni parte un violentissimo tiro di sbarramento che rende la situazione insostenibile.
I nostri, per quanto decimati, persistono nel tentativo di avanzata; qualche nucleo giunge fino alle trincee nemiche, ma è costretto a ripiegare sulle posizioni di partenza. Le gravi perdite del I e II battaglione del 4° (23 ufficiali tra morti e feriti, 253 uomini di truppa morti o dispersi, pochissimi prigionieri e 374 feriti) mostrano l’accanimento di quella sanguinosa giornata.
Nei giorni successivi i battaglioni del 4° e quello del 3° svolgono tenaci e sanguinose azioni di attacco per la riconquista delle trincee della parte alta del Lemerle; il 25 giugno, delineatosi il ripiegamento nemico verso la destra dell’Assa, la brigata raggiunge celermente la fronte Canove-C. Traverso e, dopo le prime operazioni di ricognizioni e di assaggio delle posizioni avversarie, la notte sul 1° luglio inizia il primo tentativo in forze per affermarsi sulla sponda destra dell’Assa tra Val Grabo e Roana.
I reparti che devono attaccare sono: II battaglione del 129° fanteria (32a divisione) fra Val Grabo e q. 940; II e III battaglione del 3° rispettivamente contro le q. 940 e 878; IV battaglione del 4° e il 5° bersaglieri a monte di quest’ultima quota. Mentre i reparti laterali puntano contro i rispettivi obbiettivi la 7a e 10a compagnia del 3° attaccano le due importantissime posizioni di q. 940 e 878, ma i reticolati intatti e una violenta reazione di fuoco di mitragliatrici costringono le due compagnie a ripiegare; né miglior esito hanno i tentativi sul resto della fronte. L’azione viene ritentata il giorno seguente ed il giorno 4: il II e III battaglione del 3° attaccano q. 940, il IV battaglione del 4° q. 878 ed il 43° fanteria la cortina interstante alle due quote. L’attacco riesce a superare in qualche punto i reticolati e ad infliggere gravi perdite al nemico, ma in complesso l’azione non riesce, e viene quindi sospesa. I reparti della Piemonte conservano in difficili condizioni le posizioni raggiunte sulle falde di q. 940 e 878; la brigata assume il comando dell’intero nucleo di destra dell’Assa composto dei battaglioni del 3°, 4°, 129° fanteria e 5° bersaglieri, ed inizia il rafforzamento di quelle posizioni senza prendere parte ad altri avvenimenti notevoli sino alla fine dell’anno.

 

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Anno 1917

Nei primi di giugno la brigata, che ha trascorso un periodo di calma nella zona M. Colombara-Casera Zebio (4° con la 13a divisione) e a M. Palo (3° con la 29a divisione), si trasferisce nel settore del M. Ortigara agli ordini della 52a divisione: il giorno 12 il 4° si trova sulla linea avanzata tra il Passo dell’Agnella e poco sotto la q. 2105 e il 3° in seconda linea; il 15 e il 16 riescono a respingere violenti attacchi del nemico preparati da intenso bombardamento e il 19 si lanciano alla conquista di q. 2105 dell’Ortigara.
Contro la forte posizione tre colonne devono convergere da punti diversi: da nord-est il II e IV battaglione del 4° rinforzati dalla 231a compagnia degli alpini Val Dora; da est il IX gruppo alpino; da sudest il I gruppo alpini. Lo sbalzo è magnifico: alle 6,45 precise le teste delle tre colonne giungono contemporaneamente sulle posizioni di q. 2105 e le oltrepassano infrangendo ogni resistenza nemica. Nella brillantissima azione vengono catturati oltre 1000 prigionieri di cui circa 200 dal 4° fanteria.
Le nostre truppe si rafforzano sulle posizioni conquistate, mentre si prepara un nuovo sbalzo contro la linea successiva q. 2093-q. 2060. Il 21 giugno la brigata si trasferisce a Cormons alla dipendenza della 48a divisione.
Iniziatasi, il 17 agosto, l’11a battaglia dell’Isonzo, il giorno 20 i battaglioni della brigata sono lanciati contro le ben difese posizioni di S. Marco. La tenacia con cui per otto interi giorni i magnifici fanti della Piemonte si aggrappano a quelle alture, contendendo a palmo a palmo il terreno all’avversario, sono riconosciuti dallo stesso nemico che ne fa menzione nella pubblicazione ufficiale riservata al comando supremo austriaco. Il giorno 28, dopo inauditi sforzi e sanguinose azioni d’attacco, il III e IV battaglione del 3° reggimento riescono ad aggrapparsi alla selletta tra q. 200 nord e 200 ovest e conquistano la q. 171. E se non è possibile realizzare ulteriori progressi, ciò è dovuto all’intensissimo fuoco di sbarramento e alla imponenza delle difese accessorie. Del resto quale sia stato lo spirito di sacrificio che ha animato i valorosi battaglioni della brigata Piemonte in quei fieri combattimenti, lo dimostra anche il numero delle perdite che nella sola giornata del 28 agosto, ammontano per il 3° reggimento a 17 ufficiali e 680 uomini di truppa e per il 4° a 14 ufficiali e a 314 uomini di truppa.
In seguito alla situazione creatasi sulla fronte Giulia negli ultimi giorni di ottobre di quest’anno, che videro il nemico imbaldanzito invadere il sacro suolo della Patria, la brigata Piemonte, nella notte sul 28 ottobre si distacca in perfetto ordine dal contatto nemico e ripiega in direzione di Palmanova.
In mezzo al trambusto causato dal movimento di uomini, di convogli e di materiali, che congestiona ogni strada della provincia friulana, il 4° reggimento alla dipendenza della 59a divisione e il 3° insieme al comando di brigata alla dipendenza della 48a, svolgono varie azioni di contrattacco per arginare l’avanzata nemica.
Il 30 ottobre il 3° fanteria punta da Palmanova a Pasian Schiavonesco per attaccare di fianco truppe nemiche in marcia da Udine verso Codroipo; ma giunto in vicinanza di Sclaunicco, trova il paese già occupato dagli austriaci. Ne segue un fiero combattimento durante il quale i reparti di testa vengono in gran parte catturati; il resto del reggimento, con marcia penosa attraverso i campi, riesce finalmente a portarsi sulla strada di Latisana.
Il 4° fanteria il 29 ottobre prende posizione a Villacaccia, dove resiste energicamente ad un attacco nemico; ripiega nelle prime ore del 30 su Rivolto e Zompicchio indi, sempre resistendo all’ avanzata avversaria, su Madrisio; il 31 tutta la brigata passa il Tagliamento e il 6 novembre si riunisce nella zona di Campodarsego per riordinarsi.
Nel dicembre è già di nuovo in trincea con, la 60a divisione nel settore di Campo Rossignolo e poi nel tratto Col di Vento-Col d’Astiago.

 

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Anno 1918

Iniziatasi l’offensiva nemica sul Piave il 15 giugno, la brigata, che ha passato i primi mesi dell’anno in prima linea nel settore C. Caporai-C. d’Echele-q. 1039 ed è stata dall’aprile al giugno nella zona di Bertesina, vien chiamata in quella di Castelfranco a far parte delle truppe che dovranno rintuzzare il poderoso urto nemico.
Nella giornata del 18 gli austriaci si impossessano della regione a nord del Montello. A scongiurare la terribile minaccia e a ricacciare il nemico dal solo punto, ove è riuscito a realizzare progressi apprezzabili, viene chiamata il 19 la brigata Piemonte, che riceve l’ordine di puntare senz’altro alla riconquista dell’abitato di Nervesa.
L’arduo compito affidato ai valorosi battaglioni della brigata Piemonte viene eseguito con mirabile ardimento. I battaglioni di testa riescono a spingersi verso gli obbiettivi assegnati; l’azione è condotta con sommo vigore e tenacia ed è animata dal magnifico esempio del comandante del Corpo d’Armata, tenente generale Giuseppe Vaccari. Fino al 22 gli attacchi si susseguono con eguale vigore e tenacia, contrastati sempre dalla più strenua e disperata resistenza, ma finalmente il nemico, stremato dalla dura lotta, comincia a rallentare la sua pressione ed è costretto a ripiegare sulla sinistra del Piave. L’abitato di Nervesa viene rioccupato e rioccupata è pure tutta la zona sulla destra del fiume.
All’inizio della nostra offensiva, che porterà le armi italiane a Vittorio Veneto, la brigata Piemonte riceve l’ordine di passare il Piave a immediato rincalzo della 57a divisione, che attacca la fronte Moriago-Collalto.
Due battaglioni della brigata passano il fiume il 27 e, verso sera, con reparti della I divisione d’assalto e della brigata Pisa, concorrono alla protezione del fianco orientale della nostra testa di ponte di Sernaglia, contrattaccata da rilevanti forze nemiche. Il resto della brigata passa il Piave nella notte del 28 sotto l’insistente tiro dell’artiglieria avversaria, che causa sensibili perdite e durante la giornata occupa le posizioni ad oriente di Sernaglia. Il 29 vengono occupate le località di Pieve di Soligo e Casale e il 30, per la rotabile Corbanese-Col Maggiore, tutta la brigata raggiunge la zona di Revine Lago e prosegue alacremente l’inseguimento del nemico attraverso le Prealpi Bellunesi: finché il 1° novembre il 3° si stabilisce a S. Felice, il 4° a Limena catturando nuclei nemici e qualche mitragliatrice. Il 9 la brigata è raccolta nella zona a nord di Belluno.
Per le prove di valore, fermezza ed ardimento date dalle truppe durante la guerra le Bandiere dei reggimenti della Piemonte vennero decorate con medaglia di bronzo al valor militare.

 

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