Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "PISA"

(29° e 30° Fanteria)

Mostrina

Sede dei reggimenti in pace: 29° Fanteria, Potenza - 30° Fanteria: Nocera Inferiore.
Distretti di reclutamento: Alessandria, Ancona, Cremona, Cuneo, Firenze, Girgenti, Milano, Nola, Perugia, Potenza, Sacile, Sassari

 

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

Home

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1915

Da Potenza e da Nocera Inferiore, sedi di pace dei due reggimenti, la brigata Pisa inizia il trasferimento in zona di operazioni il 25 maggio, e ai primi di giugno si trova tutta riunita nei pressi di Versa, alle dipendenze della 21a divisione. Entrata in Gradisca il 5 giugno dopo aver superate deboli resistenze, si schiera, in quella zona, sulla riva destra dell’Isonzo.
Il 25 giugno, durante la 1a battaglia dell’Isonzo (23 giugno - 7 luglio) la brigata, riuscita, dopo ripetuti tentativi vivacemente contrastati dal nemico, ad oltrepassare il fiume nei pressi di Sagrado, si spiega alle falde del M. S. Michele, fra Sdraussina e Castelnuovo.
Passata poi alla dipendenza della 19a divisione, il 30 giugno essa attacca le pendici del M. S. Michele e di S. Martino, conseguendo qualche vantaggio in direzione di "Bosco Lancia", ove si rafforza. Durante la 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio - 3 agosto), la brigata, nello stesso settore, rinnova gli attacchi contro il S. Michele: e, nonostante tutte le difficoltà e le gravi perdite (circa 1200 uomini fuori combattimento, dei quali 36 ufficiali), riesce a conquistare, nel corso della battaglia, alcuni trinceramenti sulle pendici occidentali del M. S. Michele, fino a q. 170.
Ai primi di agosto la brigata si trasferisce a S. Vito al Torre per riordinarsi.
Il 1° novembre, mentre è nel suo pieno svolgimento la 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) il 30° fanteria, inviato a Sdraussina, riceve l’ordine di attaccare in direzione di S. Martino. L’attacco viene condotto con slancio, ma vano riesce ogni sforzo sotto il tiro micidiale dell’artiglieria avversaria. Nei giorni successivi la brigata passa a disposizione della 28a divisione e viene schierata nel settore di Bosco Cappuccio. Ivi prende parte alla 4a battaglia dell’Isonzo (10 novembre - 5 dicembre), avendo come obbiettivo la conquista del tratto di fronte fra il trivio a sud di S. Martino e la cappella di S. Martino: l’assalto, più volte tentato con tenacia ammirevole nei giorni 10, 11 e 12 novembre contro la posizione detta "Il Groviglio" e contro il saliente detto "Dente del Groviglio", non dà alcun risultato a causa della resistenza accanita e del fuoco violentissimo del nemico. Anche i tentativi ripetuti dal 18 al 23 novembre non permettono di ottenere che lievi vantaggi verso il cosiddetto "Elemento Triangolare" ed il "Dente del Groviglio". Le perdite subite dalla brigata in tali cruente azioni ammontano complessivamente a oltre 1000 uomini fuori combattimento, dei quali 38 ufficiali.
Nella notte sul 28 dicembre la brigata, esausta per la lunga lotta, resa più dura dall’inclemenza del tempo, si trasferisce nella zona di Romans per un meritato riposo.

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1916

Il 13 gennaio la Pisa ritorna nel settore di "Bosco Cappuccio", ove i reggimenti si alternano nel presidiare il tratto di prima linea fra il "Bosco Cappuccio" e la "Chiesa diruta" di S. Martino. Quivi la lotta è continua, incessante, e piccole operazioni si succedono giornalmente per aumentare la nostra pressione contro le linee nemiche; le posizioni del "Groviglio", e dell' "Elemento Quadrangolare" sono teatro di lotta accanita, specie durante la nostra grande dimostrazione strategica che fu chiamata 5a battaglia dell’Isonzo (11 - 29 maggio) e nel corso dell’azione dimostrativa avversaria del maggio, diretta a mascherare l'inizio della poderosa offensiva in Trentino. In questo periodo molte fra le più agguerrite brigate dell’Isonzo vengono inviate a difendere il territorio minacciato, mentre le truppe rimaste nella tormentata fronte dell’Isonzo si limitano ad una vigile attesa, cercando di impegnarvi il nemico con azioni offensive locali, per impedirgli di spostare truppa verso il Trentino. Viene così attuata, il 28 giugno, sulla fronte della brigata una parziale offensiva per l’occupazione del tratto "Groviglio" - "Ridottino". Reparti del 30° attaccano il "Dente del Groviglio", ma invano, perché l’insufficiente preparazione d’artiglieria ha lasciate intatte le difese accessorie e le trincee avversarie.
Contemporaneamente reparti del 29°, dopo combattimenti accaniti, riescono a rioccupare e mantenere parte delle trincee dell’"Elemento Triangolare".
A sua volta il nemico, il 29 giugno, dopo intensa preparazione di artiglieria sulla zona di Sagrado e Sdraussina e contro i ponti dell’Isonzo, lancia nubi di gas venefici, sotto l’azione micidiale dei quali i pochi reparti del II e III/30° sono costretti ad abbandonare la "Buca Carsica" e la "Lunetta" che presidiano.
I superstiti della brigata, insieme con quelli della Regina, contrattaccano violentemente e riescono a trattenere prima, ed a ricacciare poi completamente il nemico. Nella tragica giornata la Pisa perde però 31 ufficiali morti, 51 feriti ed uno disperso, e 416 soldati morti, 171 feriti e 933 dispersi.
Dopo avere trascorso gran parte del mese di luglio in zona di riposo, la brigata Pisa trovasi già in linea nello stesso settore ai primi di agosto, allorché ha inizio la 6a battaglia dell’Isonzo (6 - 17 agosto).
Il 6 agosto, i fanti della Pisa conquistano la trincea nemica detta dell’"Elemento Quadrangolare"; il giorno 9, ripreso con rinnovata lena l’attacco del "Groviglio", se ne impadroniscono, proseguendo nell’avanzata anche il giorno dopo, tanto che il mattino dell’11, oltrepassato il Vallone, si spingono fin oltre Devetaki. Dopo una breve sosta, necessaria per rafforzarsi nelle posizioni raggiunte, il mattino del giorno 13 la brigata punta contro la linea Pecinka - Segeti e, dopo combattimenti vivacissimi che si protraggono per tutta la giornata del 14 agosto, riesce a raggiungere gli obbiettivi che le sono stati assegnati, catturando oltre 800 prigionieri. Le brillanti azioni svolte dalla brigata Pavia, che ha avuti 1700 uomini fuori combattimento, dei quali 54 ufficiali, sono rievocate nelle motivazioni delle ricompense al valore militare concesse alle Bandiere dei due reggimenti.
Dopo un breve riposo la brigata si schiera nuovamente nei pressi di Segeti ed ai primi di settembre prende parte alla 7a battaglia dell’Isonzo (14 - 18 settembre), attaccando la linea nemica Lokvica - Pecinka. L’azione si svolge fra il 14 e il 17 settembre con ripetuti assalti e combattimenti accaniti, ma gli sforzi della brigata riescono vani contro la resistenza del nemico che, protetto da robusti reticolati infrange ed arresta lo slancio dei fanti, dei quali oltre 900 vengono messi fuori combattimento. Dopo una sosta, l’azione viene ripresa il 10 ottobre (8a battaglia dell’Isonzo, 9 - 12 ottobre) e questa volta la brigata riesce ad occupare di slancio la prima linea nemica catturando circa 600 prigionieri. Il giorno 12 viene sospesa l'azione offensiva ed il 14 la brigata si trasferisce a Chiopris per riordinarsi. Il 3 novembre ritorna nel Vallone presso Devetaki, donde, fino a dicembre, invia alternativamente i reparti in prima linea nella zona di Castagnevizza.

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1917

La brigata passa l’inverno nelle zone di Chiopris e di Peteano - Sdraussina alternando i reparti nel servizio di trincea, nel settore del Volkovnjak: all’inizio dell’offensiva di primavera (10a battaglia dell’Isonzo: 12 maggio - 8 giugno) la brigata, alla dipendenza della 21a divisione, il 14 maggio procede all’attacco contro le trincee del "Dente del Fajti" riuscendo, nonostante la tenace resistenza del nemico, ad occupare la trincea di q. 196, che però è costretta ad abbandonare dopo breve tempo, per il violento tiro di distruzione dell’artiglieria avversaria. Il 15 ed il 16 maggio un nuovo attacco è lanciato contro le posizioni austriache tra il Fajti ed il Volkovnjak; ma le ondate d’assalto, decimate dal tiro di sbarramento dell’artiglieria e da nubi di gas asfissiante, sono infrante, ed i superstiti ripiegano sulle trincee di partenza.
La brigata perde in questi combattimenti oltre 1300 uomini, dei quali 24 ufficiali, e pertanto il giorno 20 viene sostituita in linea ed inviata a Farra per riordinarsi.
Il 4 giugno essa si trasferisce nella zona di Marostica, quindi nei pressi di Gallio, e il 24 luglio passa alla dipendenza della 57a divisione, nel settore di Camporovere. Sino alla fine di ottobre nessun avvenimento importante turba il regolare servizio di trincea, ma in seguito alla nuova situazione creata sulla fronte Giulia dall’offensiva austro-tedesca ed alla pressione che il nemico, verso i primi di novembre, va esercitando anche sulla fronte degli altipiani con intensità sempre crescente, sono da noi occupate alcune linee arretrate per meglio arginarne l’avanzata. Viene così disposto che la brigata Pisa si schieri il 10 novembre lungo il tratto Cima Echar - Costalunga - M. Valbella -Zaibena - il Buso e invii il I e II/30° fanteria a prendere posizione lungo la linea Gallio - M. Ferragh - M. Sisemol, contro la quale più energica si manifesta l’attività nemica.
Ivi, infatti, nella mattinata dello stesso giorno 10, il nemico riesce ad occupare le posizioni del Sisemol, ma nel pomeriggio i due anzidetti battaglioni con mirabile slancio lo contrattaccano e, dopo lotta vivacissima, lo ricacciano.
Il 13 novembre, sulla nuova linea di resistenza M. Sisemol - Capitello - Pennar i reparti del 30° respingono nuovi energici attacchi del nemico, infliggendogli perdite rilevanti.
La brigata rimane fino ai primi di dicembre nelle posizioni e ne rafforza la sistemazione difensiva, approfittando della scarsa attività del nemico, manifestantesi soltanto con tiri di artiglieria.

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 1918

Nessun avvenimento importante si verifica sull’altipiano di Asiago fino a giugno, epoca nella quale, essendosi iniziata la battaglia del Piave (15 - 24 giugno), la brigata Pisa viene trasferita a nord di Montebelluna, nella zona Altivole - Borghi, ove giunge il giorno 17, per prender parte al contrattacco per la riconquista della parte nord - orientale del Montello, occupata dal nemico fin dall’inizio dell’offensiva.
Il 19 giugno le truppe della brigata, assunta alle ore 12 la dislocazione loro assegnata a nord della strada Selva - Nervesa, ad oriente di Al Bole, alle 13 muovono su due colonne all’attacco contro la linea detta "della Corda" con obbiettivo finale il Piave. Nonostante il terreno insidioso e l’attività incessante e micidiale dei numerosi nidi di mitragliatrici che il nemico vi ha appostato, le colonne avanzano catturando un centinaio di prigionieri e materiale bellico: alle ore 24 il 29° ha raggiunto la linea che passa per C. Paveri, Lissolera e Buso delle Rane; il 30° col III battaglione non può progredire sensibilmente per la tenace resistenza del nemico, mentre gli altri due battaglioni, in rincalzo, seguono il movimento attestandosi sulla sinistra del Rio Giavera. Respinti i ritorni offensivi del nemico durante la notte, all’alba del giorno 20 viene ripresa l’azione; i due battaglioni del 30° rimasti di riserva, vengono destinati a sostituire il 113° fanteria, l’uno in scaglione avanzato (II) l’altro in rincalzo (I). I reparti attaccanti non riescono subito a superare la resistenza avversaria, ma alle ore 10 pervengono ad affermarsi saldamente sulla linea Paveri - Lissolera - rovescio di q. 166 e di q. 170. Ripresa l’avanzata alle ore 15, il 29° raggiunge di slancio il tratto q. 166 - q. 173 ed il 30° la linea da q. 173 lungo il Boiacco. Ivi i due reggimenti, che nella lotta hanno subito perdite sensibili (oltre 600 uomini, dei quali 24 ufficiali), si rafforzano, rettificando con azioni parziali le posizioni.
Il 23 giugno il nemico, energicamente incalzato dai nostri, abbandona le posizioni sulla destra del Piave, e perciò reparti della brigata si portano celermente sulla linea della Corda e raggiungono il fiume, ritogliendo all'avversario due nostre batterie di medio calibro e catturando circa 1100 prigionieri con numerose mitragliatrici.
Nella notte del 3 agosto la brigata si trasferisce nella zona di Volpago, per riordinarsi; il 4 settembre ritorna in linea nel tratto da C. Agostini alla strada 2, estendendo la fascia di osservazione fin sul greto del fiume; ivi resta sino al 2 ottobre, giorno in cui viene inviata a riposo a nord-est di Montebelluna.
Il 22 ottobre, nell’imminenza della battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre) la brigata Pisa si trasferisce sul Montello, agli ordini del XXII Corpo d’Armata, che ha il compito di passare il Piave, sfondare la fronte nemica fra Moriago e Colle di Guarda e puntare in direzione di Vittorio Veneto, per tagliare al nemico le comunicazioni.
L’azione, che avrebbe dovuto essere iniziata la sera del 25, viene rimandata a causa della piena del fiume determinata dalle persistenti pioggie. Il passaggio ha quindi inizio alle ore 2,30 del giorno 27 sopra un solo ponte costruito all’altezza di Biadene, non essendo stato possibile per la violenza della corrente gittare le passerelle progettate.
Il transito del 30° fanteria, che precede il 29°, si svolge lentamente, causa dei tiri dell’artiglieria nemica, i quali riescono infine a spezzare il ponte: il 29° può iniziare il passaggio soltanto alle 7,30, in pieno giorno, e quindi con difficoltà ancora maggiori; il nemico, aggiustato ed intensificato il tiro, riesce nuovamente ad interrompere il ponte.
Finalmente i reparti, superata ogni difficoltà, prendono posizione sulla sinistra del fiume: il 30°, schierato fin dalle ore 7 a sud della linea della Roggia, può subito procedere risolutamente su Fontigo, mentre il 29°, raccoltosi sull’altra sponda soltanto alle 9,30, si attesta sulla linea dei Mulini (Molino Frezze - Latteria). Alle 12,15 due battaglioni del 30° raggiungono Sernaglia e vi si rafforzano: il nemico cerca di contrattaccare, puntando anche contro la destra del 29° all’altezza della "Latteria"; ma gli impetuosi attacchi dei due reggimenti lo respingono. Il 28 i reparti si rafforzano sulle posizioni raggiunte, ed il mattino del 29, ricevuto l’ordine di procedere in direzione di Solighetto e Pieve di Soligo, avanzano e occupano dette località alle ore 14, senza avere incontrato resistenza; proseguono poi su Follina, che raggiungono alle 19, mentre il nemico in rotta si ritira ovunque in disordine.
Il 1° novembre il Comando del 29° è a Marcador e quello del 30° a Farra; ivi rimangono, avendo la 57a divisione, da cui dipende la brigata, ricevuto l'ordine di arrestarsi in attesa di ulteriori disposizioni.

Per le prove di valore, fermezza ed ardimento offerte dalle truppe della brigata durante la campagna, la Bandiera del 29° fanteria venne decorata con due medaglie d'argento al valor militare e quella del 30° con una medaglia d'oro ed una d'argento al valor militare.

 

Torna su