Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "PISTOIA"

(35° e 36° Fanteria)

Mostrina

Sede dei reggimenti in pace: 35° Fanteria, Bologna - 36° Fanteria: Modena.
Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Bologna, Campobasso, Como, Macerata, Massa, Modena, Napoli, Novara, Pavia, Siracusa, Trapani

 

anno 1915

anno 1916

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Anno 1915

Da Bologna e Modena, sedi ordinarie di pace dei suoi reggimenti, la brigata Pistoia si trasferisce sin dal 13 maggio alla frontiera e si disloca nella zona Percotto - Pavia d’Udine, alle dipendenze della II divisione.
Iniziatesi le ostilità, la divisione, dopo aver passato il confine il 24 maggio, procede verso la testa di ponte di Gorizia, ove è fermata dal nemico schierato su quelle alture, già organizzate a difesa. Alla Pistoia è affidato l’attacco del Podgora: il 10 giugno il 35° fanteria inizia con slancio l’assalto, ma il nutrito fuoco di fucileria ed il tiro aggiustato delle artiglierie avversarie arrestano le truppe del reggimento ai reticolati intatti, infliggendo loro perdite gravi (26 ufficiali e 600 uomini di truppa). L’abnegazione e lo spirito di sacrificio attestati con tanto tributo di sangue son ricompensati colla concessione della medaglia d’argento al valor militare alla Bandiera del 35°.
Riusciti vani i primi assalti, le nostre truppe si rafforzano nelle posizioni raggiunte e si dispongono ad un investimento metodico della testa di ponte di Gorizia. Compiuti i preparativi, con gli scarsi mezzi disponibili, si inizia, lungo tutta la linea dell’Isonzo, la serie degli attacchi per superare le difese avversarie. Ha luogo così fra il 23 giugno e il 7 luglio, la 1a battaglia dell’Isonzo, durante la quale l'assalto al Podgora (q. 240) è tentato dal 36° fanteria con un battaglione del 35° in rincalzo; ma anche questa volta l'insufficienza di mezzi per aprirsi i varchi attraverso le difese accessorie e la robustezza delle posizioni avversarie rendono vano ogni ardimento e gli attaccanti sono costretti a ripiegare nelle trincee di partenza, con sensibili perdite.
Nella seconda metà di luglio l’azione offensiva contro la q. 240 del Podgora viene ripresa (2a battaglia dell’Isonzo: 19 luglio -10 agosto); l’assalto, eseguito dal reggimento CC. RR., che ha in rincalzo il II/36°, frutta risultati di poco rilievo in confronto delle gravi perdite.
Fra l’agosto e l’ottobre le nostre truppe, mettendo a profitto l’esperienza acquistata a prezzo di tanto sangue nei primi mesi della campagna, apprestano con rinnovata fede nuovi mezzi per il proseguimento delle operazioni offensive necessarie per impadronirsi della linea dell’Isonzo. Nella seconda metà di ottobre si svolge la 3a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) e la brigata Pistoia, alla dipendenza della 12a divisione, attacca con 4 battaglioni in prima linea e 2 (I e II del 36°) in riserva divisionale le posizioni del Podgora fra Calvario - Cappelletta - q. 240. Dopo qualche azione dimostrativa, fra il 25 e il 29 ottobre, vengono condotti decisi assalti, che permettono ad arditi reparti del 35° fanteria di irrompere nelle trincee nemiche; queste, però, più volte prese e perdute nel corso di combattimenti accaniti, battute dal tiro violento dell’artiglieria nemica, debbono alfine essere abbandonate. Il 30 ottobre gli Austriaci attaccano alla loro volta le nostre posizioni sul Calvario, ma sono respinti. Nuovi assalti eseguiti dai fanti della Pistoia ai primi di novembre permettono loro di impadronirsi, il giorno 2, di qualche elemento di trincea. Rilevanti sono le perdite della brigata Pistoia durante la 3a battaglia dell’Isonzo: (2000 uomini e 8 ufficiali fuori combattimento). Fra il 10 novembre e il 10 dicembre (4a battaglia dell’Isonzo), con azione metodica e tenace si tenta di nuovo di avanzare, sgretolando gradatamente le difese nemiche; ma a malgrado dello spirito di sacrificio e della incrollabile tenacia che le anima, le truppe, stanche della lotta, che dura quasi ininterrotta dal luglio, ed avversate da condizioni atmosferiche pessime, conseguono solo lievi progressi, dopo aver sacrificato circa 1500 uomini dei quali 50 ufficiali.

Dopo un breve periodo di riordinamento nella zona di Pradis, la brigata rientra in linea ad Oslavia, il 10 dicembre.

 

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Anno 1916

In gennaio, durante un turno di trincea nelle linee di Oslavia, la brigata respinge brillantemente un attacco tentato dal nemico il 14 e 15 contro le posizioni di q. 133. Inviata a riposo il 26 gennaio nella zona fra Prì Fabrisu e Valerisce e viene poi trasferita il 10 febbraio nei pressi di Codroipo, alla dipendenza della 2a divisione.
Iniziatasi frattanto nel Trentino l’offensiva austriaca, la Pistola viene chiamata in quella zona per concorrere ad arginare l’irruzione del nemico che, superate le nostre linee avanzate, minaccia d'irrompere nella pianura Veneta: il 22 maggio la brigata inizia il trasferimento portandosi a Verona, il 26 raggiunge la destra dell’Astico; il 29 è nella zona di Thiene; il 2 giugno trovasi schierata a cavaliere dell'Astico, fra Rocchette e Caltrano, a sbarramento della valle, ed il 4 si sposta verso la linea Schiri - M. Cengio, ove il nemico è penetrato, fin dalla sera precedente, nelle nostre posizioni.
Ivi, appena giunti, due battaglioni del 36° prendono parte al contrattacco, ma l’azione non ha completo successo e, soltanto il 9 giugno, la brigata con un nuovo attacco, riesce ad occupare Schiri ed a progredire sul margine est di M. Cengio; in fine, il 25 giugno, avendo il nemico iniziata la ritirata, reparti del 35° reggimento, unitamente ad altri della 33a divisione (brigate Udine e Padova), rioccupano il pianoro del Cengio. Il 29 giugno la Pistoia, che ha subito in queste azioni perdite notevoli (circa 800 uomini dei quali 21 ufficiali), scende a riordinarsi nella zona di Cogollo, rimanendovi in riposo fino al 24 luglio.
Ritornata in Prima linea il 26 ed occupate le posizioni dalle pendici del Tonezza alle pendici di Rotzo, a sbarramento della valle d’Astico, il 29 luglio, mentre la 9a divisione svolge un attacco tendente alla conquista del M. Cimone, la brigata fa eseguire, da piccoli reparti, vivaci azioni offensive che portano all'occupazione di alcuni trinceramenti avanzati del nemico (osteria del Vento - C. Pierini) sulla strada di Tonezza. La Pistoia rimane poi in linea anche nei mesi successivi senza prendere parte ad avvenimenti notevoli, eccettuato un attacco tentato dal nemico contro le posizioni di Pedescala, nella notte del 21 agosto; questo periodo è tuttavia contraddistinto da attività di pattuglie, intensificata dal 10 al 12 ottobre per assecondare una operazione intrapresa dal V Corpo nella zona del Pasubio.

Dall’11 al 21 dicembre viene inviata nella zona tra Caltrano e Cogollo per riordinarsi, ed il 22 ritorna in linea nello stesso settore.

 

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Anno 1917

Nei mesi di gennaio, febbraio, marzo e fino al 19 aprile la brigata alterna i suoi reparti nel servizio di prima linea nel settore di Val d’Astico; fra il 9 e il 10 di maggio viene inviata per ferrovia nei pressi di Udine. Destinata al settore di Monfalcone, nella notte sul 22 maggio inizia il trasferimento alla fronte assegnatale (Flondar, q. 145) per prendere parte alla 10a battaglia dell’Isonzo (12 maggio - 8 giugno). Dalle nuove posizioni intraprende l’attacco dell’Hermada tra q. 289 e q. 234, nella direzione Flondar - Medeazza; ma il mattino del 26 il nemico, tentando prevenire la nostra azione, attacca la linea fra q. 146 e Flondar, presidiata dal 36° fanteria, il quale non solo resiste saldamente, ma contrassalta l’avversario e lo respinge, catturandogli 150 prigionieri. L’indomani (27) un violento fuoco nemico di sbarramento arresta i reparti della brigata, che tentano l’occupazione di q. 175; dopo una fiera lotta i fanti della Pistoia riescono solo a progredire di poco sulle pendici della contrastata quota. Nuovi tentativi, eseguiti nelle giornate del 28 e 29 non hanno miglior fortuna e i reparti, decimati dal tiro delle artiglierie, debbono infine ripiegare sulle posizioni di partenza, dopo aver perduto in quattro giorni di lotta ininterrotta più di un terzo dei loro effettivi (54 ufficiali ed oltre 2000 uomini di truppa). Nei giorni seguenti la brigata viene ritirata in 2a linea come riserva, ed il 13 giugno inviata a riposo, prima a Selz - Ronchi e poi nella zona Bertiolo - Lestizza (Udine).
Ma all’inizio dell'11a battaglia dell'Isonzo (17 agosto - 12 settembre) la Pistoia è chiamata a novelle prove. Inviata nel settore di Hudi Log, fra il 22 agosto e l’8 settembre, essa sostiene aspri combattimenti, riportando sensibili perdite (oltre 1000 uomini, dei quali 28 ufficiali); passa quindi a S. Pietro dell’Isonzo, quale riserva di Corpo d’Armata.
Ritorna in trincea nello stesso settore il 23 settembre e vi rimane fino a che, il 17 ottobre, non viene mandata a riposo a Villa Vicentina - Codroipo; il 27 ottobre è in Carnia nel settore Val Resia, allorché si manifesta la pressione del nemico che, fin dal 24, ha sfondate le nostre linee, incuneandosi profondamente nella fronte della 2a Armata.
L’avanzata nemica in val Raccolana mette in critica situazione le due divisioni schierate in quella zona (36a e 63a) ed il ripiegamento reso ormai inevitabile, viene effettuato sotto la protezione della brigata Pistoia, schierata sulle importanti posizioni di M. Sflincis.
Il 29 ottobre, abbandonata Resiutta e le difese di M. Sflincis, i fanti della Pistoia si ritirano in perfetto ordine verso Stazione per la Carnia, facendo saltare gallerie ferroviarie, ponti e fronteggiando validamente l’avanzata nemica. Il giorno 30 essa è schierata sulla destra del Tagliamento dalla depressione di Mena a Bordano, a cavallo di M. Festa e M. S. Simeone; ivi fra il 31 ottobre e il 3 novembre reparti rapidamente riordinatisi, si oppongono efficacemente ai ripetuti tentativi compiuti dal nemico per passare il fiume, ed il 4 novembre proteggono la ritirata della 36a e 63a divisione, che ripiegano nella conca di S. Francesco, in Valle Arzino.
Intanto gli Austro-tedeschi, superate le nostre difese sul Tagliamento a Pinzano, rimontano la valle Arzino alle spalle delle divisioni 36a e 63a; altre truppe nemiche, scese nel canale di Socchieve (Tagliamento) superano le difese di M. Verzegnis e per Val Preone, giungono da nord in Valle Arzino. Circondate da ogni parte, le due divisioni cercano il 5 novembre di aprirsi un varco combattendo: il 36° fanteria ed elementi della brigata Parma costituiscono la colonna di avanguardia, diretta su Clauzetto; mentre il Comando della brigata, col 35° fanteria ed altri elementi, forma la retroguardia nella conca di S. Francesco.
In questa tragica situazione il 36°, quantunque assottigliato e privo di rifornimenti da qualche giorno, trova ancora l’energia di attaccare con vigore a Pielungo; sopraffatto da forze superiori, riceve l’ordine di ripiegare e di avviarsi per la mulattiera di S. Vincenzo (Canale di Cina) verso Tramonti in Val Meduna, ove intanto era stato avviato il grosso delle due divisioni; ma inseguito e avviluppato da ogni parte, sprovvisto di munizioni, con le truppe stanchissime, viene quasi totalmente catturato.
Il Comando della brigata ed il 35°, in condizioni analoghe a quelle del 36°, sostituiti nella conca di S. Francesco da elementi della brigata Lombardia, si avviano pure il mattino del 6 per la mulattiera di S. Vincenzo, ma il nemico stringe da ogni parte i valorosi reparti, così che anche i resti del 35° e il Comando della brigata vengono sopraffatti e catturati dopo strenua resistenza.
Le Bandiere dei due reggimenti, il carreggio, parte delle salmerie, già inviate per il piano verso Maniago, sino dal 31 ottobre, vengono per via raccolti, assieme ad altri elementi, dal Comando del XII Corpo d’Armata ed inviati a Treviso e, successivamente, Cittadella, a Bolzano Vicentino.
Il 24 novembre gli ultimi superstiti della brigata iniziano per via ordinaria, il movimento per trasferirsi nella zona di Parma ed il 6 dicembre si stabiliscono a Monticelli, Villanova, Marano (Parma).
Un mese dopo, con complementi forniti dalla brigata Venezia, con battaglioni di marcia avuti dal reparto mitraglieri Fiat e dai depositi dei reggimenti, la brigata è ricostituita.

 

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Anno 1918

Dopo un lungo periodo di riordinamento e di istruzione la brigata, assegnata alla 26a divisione, ritorna in prima linea, fra il 26 aprile e il 4 maggio, nel settore di M. Altissimo (fra il Garda e la Val Lagarina); ivi trovasi allorché il nemico nel giugno 1918 sferra l’ultima grande offensiva dall’Astico al mare (15 - 24 giugno) che avrebbe dovuto annientare, nell’intenzione del comando nemico, l’Esercito Italiano ed obbligare l’Italia a ritirarsi dal conflitto. Il mattino del 15 giugno reparti d’assalto avversari, preceduti da un intenso tiro di preparazione di artiglieria, attaccano e conquistano la posizione di q. 703 (nord di Dosso Casina) tenuta da reparti del 36° fanteria. I difensori vengono in gran parte uccisi e catturati e solo il pronto accorrere dei rincalzi impedisce al nemico ulteriori progressi. Nella notte sul 18 il XXIX Reparto d’assalto tenta, col concorso di alcuni elementi della brigata, la riconquista della q. 703, ma l’azione, benché energicamente condotta, non riesce (viene poi rinnovata con successo il 4 agosto dall’anzidetto reparto d’assalto).
Il 18 luglio la brigata si reca per un periodo di riposo nella zona M. Postemone - M. Vignola e vi rimane fino ai primi di settembre; inviata poi, nel settore di Brentonico, si schiera col 35° a sinistra (sottosettore Castione) ed il 36° a destra (sottosettore Coste di Tierno). La monotonia del servizio di trincea viene frequentemente interrotta in questo periodo da continua attività di pattuglie: fronteggiano la brigata truppe di cavalleria appiedate, fra le più solide dell’Impero, e le difese nemiche su tutta la fronte sono rafforzate da reticolati percorsi da corrente elettrica, che rendono arduo ogni colpo di mano. Malgrado ciò il nemico viene continuamente molestato dai nostri, che frequentemente irrompono nelle sue posizioni. Infatti il 14 ottobre, in pieno giorno, una pattuglia del 35° fant. penetra nel villaggio di Sano, distante mezz’ora di cammino dalle nostre linee, e cattura una mitragliatrice: all'alba del giorno successivo il villaggio viene attaccato da un plotone del 36° e da un plotone del XXIX Reparto d'assalto: il presidio avversario è sopraffatto e i nostri, a malgrado del fuoco di sbarramento delle artiglierie nemiche, rientrano incolumi con 16 prigionieri.
Il 23 ottobre la brigata estende la sua occupazione anche al settore Fortini sulla sinistra Adige (da Serravalle al pianoro Fortini verso q. 1352), mandandovi il III/36°.
Il giorno seguente ha inizio la battaglia di Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre): durante la prima fase della battaglia, che si compendia nella asprissima lotta svoltasi sul massiccio del Monte Grappa per attirarvi le riserve nemiche, la I Armata dispone che i reparti in linea mantengano costantemente il contatto con l’avversario, per evitare che questo cerchi, con una ritirata improvvisa, di sottrarsi alla pressione dei nostri.
Pertanto all’alba del 27 ottobre i due plotoni d’assalto della brigata (8 ufficiali, 100 uomini) scavalcando il reticolato, non percorso in quel momento, a causa di un guasto, dalla corrente elettrica, piombano sul vasto abitato di Tierno, ne vincono l'ostinata resistenza e scacciano il nemico dalla metà occidentale del paese. I due plotoni rientrano quindi nelle linee di partenza, portando indietro i loro morti ed i loro feriti. Il diario del Comando del XXIX Corpo d’Armata e della 1a Armata notano concordi "il contegno degli ufficiali e della truppa è stato ammirevole”. Perdite: 3 militari di truppa morti; feriti: 2 ufficiali e 30 uomini di truppa.
Anche il 1° novembre la linea nemica viene energicamente attaccata alle pendici di M. Giovo.
Infine il 2 la brigata riceve l’ordine di attaccare alle 15 la fronte fra Tierno e Villa Salvotti col concorso di una compagnia del XXIX Reparto d’assalto, che deve agire lungo la riva destra dell'Adige verso Villa Salvotti.

Dopo brevissima preparazione d’artiglieria, alla quale il nemico vivacemente risponde, viene sferrato l'assalto. Il 35° occupa Sano e Tierno, catturando una cinquantina di prigionieri: una compagnia entra anche in Mori, ma, contrattaccata, deve ripiegare. Durante la notte l’oscurità assoluta impedisce di conseguire, in quel terreno rotto ed intricato, altri progressi; ma al primo albeggiare del 3, il 36° occupa, sulla linea di resistenza principale del nemico, Villa Salvotti, e vi cattura 200 prigionieri, un’altra cinquantina sono catturati a Mori Vecchio; la brigata avanza ancora, insieme col 17° gruppo da montagna, e raggiunge col grosso Villa Lagarina e con pattuglie Trento. Vengono catturati senza resistenza altre centinaia di prigionieri. Le truppe combattono e marciano senza tregua dal pomeriggio del 2; tuttavia un ordine del Comando del XXIX Corpo d’Armata richiede loro "un altro sforzo supremo", raggiungere cioè Trento per le undici dell'indomani: per l'ora stabilita la brigata, senza incontrare resistenza, occupa le alture di Piè di Castello (destra Adige) oltre Trento.

 

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