Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "RE"

(1° e 2° Fanteria)

Mostrina

Sede dei reggimenti in pace: 1° Fanteria, Sacile - 2° Fanteria, Udine.
Distretti di reclutamento: Arezzo, Barletta, Benevento, Campobasso, Como, Macerata, Massa, Napoli, Novara, Pavia, Sacile, Siracusa, Trapani e Udine

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

All’inizio delle ostilità la brigata trovasi nei pressi di Manzano-Dolegnano (Udine) e fa parte della II divisione.
Il 24 maggio occupa, senza incontrare resistenza, le alture di M. Quarin; la sera del 29 reparti del I° fanteria entrano in Cormons; il 5 giugno l’intera brigata raggiunge la fronte Valerisce-Gradiscutta, da dove si appresta ad investire il Podgora, uno dei più formidabili pilastri della testa di ponte di Gorizia.
Il giorno 9 giugno la brigata Re inizia contro le forti posizioni del Podgora, una lotta accanita e violenta che, intervallata da brevi pause, dura tutto il 1915. I risultati territoriali sono minimi perché il nemico ha rafforzato quelle posizioni, già forti per natura; ma lo tesso avversario riconosce nell’aspra contesa il valore dei fanti della brigata Re.
La lotta che la brigata Re sostiene senza interruzione e con alterna vicenda dal giugno al dicembre 1915, nelle prime 4 battaglie dell’Isonzo, è in modo speciale aspra e violenta per il 1° fanteria il 5 luglio al Grafemberg e a q. 157, per il 2° al Podgora il 19 dello stesso mese. Nella battaglia autunnale entrambi i reggimenti combattono con alterna vicenda al Fortino del Podgora, al Grafemberg, al Peuma, prodigandosi con abnegazione e valore e rendendo sacre quelle zone con l’abbondante contributo di sangue (1626 morti di cui 58 ufficiali, dal 18 ottobre al 5 dicembre).
Sulle alture di Oslavia il III battaglione del 2° fanteria, il 20 novembre, operando con la brigata Pavia, respinge con bravura un poderoso attacco nemico.

 

 

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Anno 1916

La brigata rimane ancora nel settore del Podgora fino a tutto il mese di gennaio senza prender parte ad avvenimenti degni di nota. Ma distacca sulle alture di Oslavia il II e III battaglione del 2° reggimento, i quali il 15 e 16 gennaio contribuiscono a ricacciare un attacco nemico diretto alla riconquista di quelle contrastate posizioni.
Alla fine del mese la brigata si raccoglie nella zona Dolegnano-Romans e vi resta attendendo al suo riordinamento fino al 23 marzo, giorno in cui viene trasferita nel settore di Tolmino.
Quivi, alla dipendenza della 7a divisione e alternando i suoi reparti in linea, nel tratto di fronte presso Volzana, rimane per circa otto mesi. Il 21 novembre è presso Campolongo e Villesse nel territorio della 3a Armata; il 28 si porta sul Carso e si schiera con la 47a divisione, nel settore Castagnevizza-Hudi Log, che tiene fino al 31 dicembre.

 

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Anno 1917

La brigata ritornata sulla fronte di Castagnevizza-Hudi Log dopo pochi giorni di riposo trascorsi presso Fogliano, vi rimane ad intervalli fino al 26 marzo. Scesa dal Carso si raccoglie nella zona Fogliano-Percotto-S. Maria la Longa per riordinarsi e mettersi in grado di partecipare all’imminente battaglia, 10a dell’Isonzo (12 maggio-8 giugno). Il 14 maggio, restituita alla 2a Armata (VIII Corpo), è assegnata alla 48a divisione, che le affida il compito d’impadronirsi di sorpresa e senza alcuna preparazione, del “Dosso del Palo” e delle quote 200 nord e 200 sud (S. Marco-Gorizia).
Il 17, il 2° fanteria entra in linea: tocca al suo II battaglione di iniziarne l’azione, mentre gli altri due sostituiscono nelle trincee i reparti della brigata Taranto. L’assalto si svolge sotto un violentissimo fuoco di mitragliatrici postate in caverne e con sanguinosi corpo a corpo; le prime ondate riescono dopo furiosa lotta a penetrare nella trincea nemica, ma l’avversario, che con intenso tiro di sbarramento inibisce ai rincalzi di alimentare e rinvigorire l’azione, riesce con ripetuti e ostinati contrattacchi a sopraffare l’attacco e riprendere la trincea.
L’attacco contro le quote 200 nord e sud viene ritentato il 23 maggio dal II battaglione del 1° reggimento ed il 24 vi aggiungono i loro sforzi il I battaglione del 1° e il III del 2° fanteria, ma l’audace tentativo, tendente a spingere più in alto, verso Dosso del Palo, la nostra prima linea, viene violentemente contrastato dalla forte resistenza nemica. La tenacia però vince ogni ostacolo ed il giorno 25 il I battaglione del 1° reggimento col concorso del 38° fanteria raggiunge la cresta del Dosso del Palo e vi si rafforza alacremente.
L’eroismo dei fanti della brigata Re, riconosciuto dallo stesso nemico, è ricordato nella motivazione della medaglia d’argento al valor militare concessa alle Bandiere dei due reggimenti, i quali nei giorni dal 17 al 25 maggio hanno rinnovato largamente il loro contributo di sangue, riportando 1141 perdite, di cui 49 ufficiali.
Il 1 giugno la brigata Re si trasferisce nella zona Oleis-S. Lorenzo di Nebola per riordinarsi; l’11 luglio è di nuovo in trincea nello stesso settore, che però l’8 agosto lascia per raggiungere Dolegnano e Ruttars e di qui, dopo due mesi di riposo, Globna.
Il 10 ottobre entra in linea nel settore di Ravne (Plava) con la 44a divisione (II Corpo d’Armata).
Il 25 ottobre, scatenatasi l’offensiva nemica, che porta l’esercito alle giornate di Caporetto, la brigata Re riceve l’ordine di iniziare il ripiegamento; il 2° si schiera quale retroguardia del Corpo d’Armata, sulla terza linea Baske-Kobilek-q. 652 con quattro battaglioni, lasciando gli altri due in riserva. I suoi fanti sostengono aspri combattimenti per assolvere a qualunque costo il loro compito, reso particolarmente difficile e gravoso dal nemico che incalza in forze. Due battaglioni del 2° reggimento, combattendo in modo mirabile, si oppongono sino a tarda sera all’avanzata dell’avversario e rendono, col loro sacrificio, agevole il passaggio dell’Isonzo ai reparti ripieganti, finché, accerchiati da forze rilevanti, vengono in gran parte catturati.
La brigata, passato l’Isonzo sul ponte di Plava il 27, nella notte raggiunge Russiz, il 28 è a Percotto, il 30 attraversa il Tagliamento sul ponte di Madrisio, il 6 novembre è al Piave e, dopo essere stata pochi giorni in linea nel tratto C. Serena-C. Faveri (Montello), nella notte sull’11 con gran parte dei suoi effettivi (3000 uomini circa) e tutte le mitragliatrici, si raccoglie nei pressi di Biadene in riserva al I° Corpo d’Armata.
Vi rimane però pochi giorni, giacché, messa a disposizione della 17a divisione (IX Corpo d’Armata), il 21 novembre si schiera con quattro battaglioni a presidio della seconda linea di resistenza, lungo il costone che dalle pendici orientali di M. Tomba (q. 868) scende normalmente al Monfenera fino a Pecolo Curto (mezzo chilometro circa a sud della cresta del Monfenera).
In questo settore la brigata dà prova del suo alto senso di sacrificio e di abnegazione, e riesce ancora ad opporsi al nemico ed arginarne l’avanzata. Nelle prime ore del 22, infatti, la prima linea italiana, situata all’incirca lungo la cresta del Monfenera, è sottoposta a violento bombardamento e quindi attaccata da truppe d’assalto e da battaglioni cacciatori della divisione tedesca “Jàger”. L’avversario soverchiata la difesa, occupa la posizione di C. Naranzine e dilaga verso il Tomba e più ad ovest. I nostri si difendono contrattaccando animosamente e riprendono, come attesta il diario della XIV Armata tedesca, il M. Tomba; ma la sua cresta, dopo alterna vicenda, resta in potere dell’avversario, mentre la nostra resistenza continua salda più ad occidente, a q. 877.
In conseguenza di questi avvenimenti la brigata Re viene ad avere l’avversario a tergo e sul fianco, in posizione dominante; ma in tale critica e difficile situazione essa continua a mantenere la seconda linea, sulla quale raccoglie anche gli altri reparti, che si ritirano dal Monfenera ed invia nello stesso tempo al contrattacco il III battaglione del 1° reggimento; il quale contenendo l’avversario, che ha già guernito la cresta del Tomba e del Monfenera, riesce a portarsi sin presso la cresta stessa. Il mattino seguente il I battaglione del 1° reggimento tenta anch’esso di ricacciare il nemico da q. 868. Data la difficoltà di ritogliere le posizioni all’avversario, ricco di mezzi e in forze preponderanti, la brigata riceve l’ordine dal Comando della 17a divisione di desistere da ogni altro tentativo e di trincerarsi a 200 metri circa dalla cresta. Essa dopo avervi organizzata, a malgrado della vicinanza del nemico dominante, una salda linea difensiva, il 6 dicembre viene sostituita da reparti della 47a divisione francese e si trasferisce nella regione di Ponte Vigodarzere, per riordinarsi.

 

 

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Anno 1918

Ritornata il 24 marzo in prima linea con la 70a divisione nel settore del Monfenera, la brigata Re vi resta, alternando il servizio di trincea con turni di riposo, fino alla cessazione delle ostilità.
Durante la battaglia del giugno, nel settore da essa presidiato il nemico si limita a tenere i nostri in allarme con azioni dimostrative e lancio di proiettili a gas lacrimogeno.
La battaglia di Vittorio Veneto trova la brigata Re in linea dal 23 ottobre sul Monfenera. Essa, che è stata circa tre mesi nella zona di Asolo per riordinarsi e ritemprarsi, è pronta a prendere parte alla lotta, che combatte con la 70a divisione, operante in direzione della conca di Alano.
Nelle prime ore del mattino del 24 i fanti della vecchia e gloriosa brigata raggiungono con numerosi nuclei lo sbocco ovest di Alano. Verso sera, respinti violenti contrattacchi nemici, si fermano sulla destra dell’Ornic in attesa di riprendere l’avanzata, ma questa subisce nei giorni successivi una breve sosta, per attendere lo sviluppo dell’azione che a sinistra altri reparti svolgono per la conquista dello Spinoncia. Nondimeno il 25 due compagnie del II battaglione del 1° reggimento in una al II battaglione del 95° fanteria, si spingono oltre C. Toere e rientrano nella notte con una ventina di prigionieri. L’avanzata vien ripresa il 26: la brigata va con grande slancio all’assalto e, benché l’artiglieria nemica tempesti con estrema violenza le pendici nord del Monfenera, essa supera ed oltrepassa, dopo viva ed aspra lotta corpo a corpo, le prime linee avversarie; anzi la 5a compagnia del 2° e la 5a del 1° fanteria, raggiungono ed occupano Alano, catturando numerosi prigionieri.
L’indomani i nostri proseguono ad avanzare; il nemico tenta resistere, ma i suoi reiterati vivacissimi contrattacchi s’infrangono contro la decisa e ferma volontà dei fanti del 1° reggimento, che nella giornata raggiungono Colmirano, e del I battaglione del 2°, che conquista la linea avanzata nemica presso C. Madal (q. 776).
L’avversario si accanisce contro la nuova linea C. Madal-Morene Tesser, occupata dalla brigata; ma, tanto il 29 quanto il 30, ai rinnovati e disperati sforzi nemici si oppone la tenace resistenza dei fanti del 1° e 2° reggimento, i quali durante l’aspra e dura lotta catturano all’avversario un migliaio di prigionieri e abbondante materiale bellico.
La brigata, che nei sette giorni di combattimento, dal 24 al 30 ottobre, ha riportato 1043 perdite di cui 48 ufficiali, il 31 viene inviata in zona di riposo. Per la mirabile condotta tenuta nell’ultima e vittoriosa battaglia le Bandiere dei suoi due reggimenti sono state decorate della medaglia d’argento al valor militare.

 

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