Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "REGINA"

(9° e 10° Fanteria)

Mostrina

Sede dei reggimenti in pace: 9° Fanteria, Taranto; 10° Fanteria, Bari.
Distretti di reclutamento: Bari, Belluno, Bologna, Cefalù, Firenze, Monza, Parma, Sacile, Salerno, Taranto

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

La brigata Regina venne destinata fin dall’inizio della guerra sulla fronte dell’Isonzo e quivi stette per due anni interi prendendo parte a tutti gli avvenimenti più importanti. In modo particolare essa lega il suo nome, alla zona del S. Michele.
Il 6 giugno la brigata inizia le operazioni, coll'attacco e la conquista di M. Fortin, durante I battaglia dell’Isonzo (23 giugno - 7 luglio), passa l’Isonzo a Sdraussina e conquista le pendici del S. Michele, dal fiume fin presso q. 170.
Il 18 luglio (2a  battaglia dell’Isonzo) il 10° fanteria, in una violenta irruzione conquista q. 170, vi cattura 350 prigionieri e tenacemente la difende contro i violenti contrattacchi nemici; lo stesso giorno il 9° fanteria strappa al nemico la trincea, denominata coi numeri 1, 2, 3, ed il margine del bosco Cappuccio.
Il 20 il II e III battaglione del 9° ed il I e III del 10° assieme al IX battaglione bersaglieri ciclisti attaccano le forti e ben munite posizioni avversarie della vetta del S. Michele e con mirabile slancio la conquistano catturando un migliaio di austriaci.
All’alba del 21 il nemico, forte di otto battaglioni, dopo un violento concentramento di fuoco contrattacca quella ch'esso chiama “l’indispensabile posizione del S. Michele”. Resistono eroicamente i battaglioni italiani, ma alla fine, stanchi dalla lunga lotta sostenuta sotto la incessante reazione nemica, privi di rinforzi abbandonano la cresta del S. Michele e ripiegano sulle posizioni di q. 170, dove il contrattacco nemico può essere arrestato.
Sulle posizioni di q. 170 e q. 140 i bianchi fanti della Regina non solo reagiscono agli ostinati contrattacchi del nemico, ma il 22, con pari costanza ne sostengono e infrangono uno più violento catturando agli assalitori un migliaio di prigionieri.
Quale sia stato l’accanimento nei cinque giorni di lotta, dal 18 al 22 luglio, lo dimostrano le gravi perdite riportate dalla brigata (36 ufficiali e 1233 uomini di truppa).
Un contributo di sangue anche maggiore essa dà nella 3a e 4a battaglia dell’Isonzo (18 ottobre-4 novembre; 10 novembre- 5 dicembre) - Già in linea dal 24 ottobre nelle trincee fronteggianti Cima 4, la brigata, ha per obbiettivo S. Martino del Carso, contro il quale nei giorni 24 e 28 ottobre - 1 e 2 novembre ripete, sempre col suo meraviglioso slancio, sanguinosi attacchi, che le consentono di portarsi fino a quasi 250 metri dall’abitato, perdendo circa 1500 uomini di cui 65 ufficiali.
Durante la 4a battaglia la brigata Regina è in posizione nelle trincee di “Bosco Lancia” e deve ancora una volta operare in direzione di S. Martino. Nei giorni 10, 11 e 12 novembre ne espugna, a prezzo di non lievi sacrifizi, il Fortino; il 18, 19 e 20, continuando nella lotta ostinata, occupa ancora qualche altro elemento di trincea e fino al 27 dicembre mantiene viva la sua pressione sul nemico. Dal 10 al 20 novembre la brigata ha perduto altri 1164 uomini, dei quali 42 ufficiali.

 

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Anno 1916

Dopo una breve sosta in zona di riposo la brigata, dal gennaio al marzo, alterna i suoi reggimenti nelle trincee del “Bosco Lancia” e riprende la sua attività guerresca, che si protrae per tutto l’anno con esemplare spirito aggressivo.
Durante la 5a battaglia dell’Isonzo, il 13 marzo elementi scelti del II battaglione del 9° danno l’assalto al Ridottino di q. 171 e l’occupano con la cattura di circa un centinaio di prigionieri; il 13 e il 14 è il III battaglione del 10° che, sostituito nella posizione conquistata il precedente battaglione, rintuzza e frustra i primi contrattacchi nemici. Senonché alle ore 22 del 14 l’avversario ne sferra un altro assai più vigoroso, tempesta la trincea con rabbioso tiro di artiglieria, lancia gas lacrimogeni e costringe i difensori a cedere. Il giorno seguente il III battaglione del 9° tenta indarno di riconquistare il Ridottino.
In seguito i reggimenti si avvicendano in trincea nello stesso settore e, tranne qualche piccola azione offensiva di carattere locale, tendente a saggiare il nemico, non si registrano avvenimenti notevoli fino al 29 giugno, giorno memorando nei fasti dei fanti della Regina, sorpresi dagli effetti letali dei gas asfissianti, nuovo inumano mezzo di lotta esperimentato dal nemico.
Preparato da lunga pezza, con meticolosa cura, l’azione coi gas venefici mirava a ricacciare i nostri soldati oltre l'Isonzo e a liberare il nemico dalla nostra continua e crescente pressione.
I gas velenosi furono lanciati improvvisamente poco dopo le ore 5 del 29 da appositi recipienti installati nelle trincee. Il settore della 21a divisione (S. Martino-q. 164) tenuto dalle brigate Pisa e Regina, viene investito in pieno; la densa nube bianco-giallognola di straordinaria potenza venefica, avanzando supera il rialto del Cappuccio e di q. 194 (ridotto “Regina”), discende ed invade le bassure, le conche, il bosco triangolare, il bosco Lancia e dilaga giù verso l’Isonzo e Sagrado, seminando nella sua micidiale corsa la strage e la morte.
La prima difesa nella zona della 21a divisione è opposta dal 10° fanteria, il quale ha in linea il I e III battaglione. Il comandante del reggimento ed il comandante della brigata accorrono subito verso la prima linea, sospingendo e rianimando gli uomini che storditi e attossicati retrocedono: questo pronto intervento rende possibile una prima difesa nel settore Regina (q. 194) nel quale l’avanzata del nemico è contenuta.
La prima ondata avversaria era infatti venuta avanti, e, procedendo a piccolissimi gruppi, aveva già occupato tutta la prima trincea seminata di uomini svenuti incapaci di ogni reazione. La seconda ondata spinge la prima: pattuglie nemiche scendono audaci per i camminamenti e, imbaldanzite dal primo successo, si avventurano più oltre: ma non fanno più ritorno. Superato infatti il primo momento di sbigottimento gli intrepidi fanti corrono alle difese. Le pattuglie italiane aggirano i nuclei nemici; la pressione si fa a poco a poco più incalzante; su tutti i settori i nostri riattaccano e premono sui fianchi e alle spalle gli invasori. Dopo accanita lotta, questi isolati, disorientati, avviliti, uno alla volta, cedono le armi.
Il comandante del 10° fanteria personalmente guidando al contrattacco i resti del suo reggimento e i rincalzi che il comando di brigata gli invia tempestivamente, rioccupa, così la prima linea e, ristabilita la situazione sul suo settore, tiene in iscacco il nemico anche in quello contiguo della brigata Pisa, finché, sopravvenute altre truppe, l'avversario è definitivamente respinto.
Le perdite inflitte al 10° fanteria nella calamitosa, ma gloriosa giornata, furono assai gravi e in massima parte dovute all’azione venefica dei gas:
Ufficiali : morti 34 - feriti 14
Truppa: id. 1286 - id. 162 - dispersi 170
Per le prove di valore ed ardimento date dalle truppe in questa azione e durante gli attacchi del 1915 e del marzo del 16, per cui i reggimenti della brigata “resero col loro sangue sacro alla Patria il M. S. Michele e le sue balze” fu concessa alle loro Bandiere la medaglia d’oro al valor militare.
Riprese le operazioni sulla fronte della 3a Armata la brigata Regina, che presidiava col 9° le trincee ove aveva subito l'ecatombe dei gas, partecipa alla 6a battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto), anche col 10° ricostituitosi in meno d’un mese. All'inizio fa solo azioni dimostrative. Ma nella notte sul 10 agosto strappa al nemico le trincee dello Sperone e del Fortino e, in seguito alla conquista totale della testa di ponte di Gorizia e delle quattro cime del S. Michele, essa si lancia all’inseguimento con l’ordine di avanzare senz’altro sulla fronte Vizintini-Devetaki. Il giorno 12 conquista Oppacchiasella, sul ciglio opposto del Vallone, nonostante il vivo fuoco dell’artiglieria avversaria.
Dopo un brevissimo periodo di riordinamento, il giorno 29 è ricondotta in linea nel settore di Oppacchiasella.
Il 13 settembre si riunisce nei pressi di Devetaki per prendere parte, insieme alla brigata Pisa, alla 7a battaglia (14-18 settembre), nella quale è ad esse assegnato come obbiettivo l’avvolgimento delle posizioni di Lokvica e la conquista del Pecinka.
Il 14, all’inizio delle operazioni, la Regina è schierata per ala a cavallo della rotabile q. 87-q. 187, in riserva; il 15 entra in azione senza per altro impegnarsi a fondo; il 16 insieme a reparti della brigata Pisa, alcune compagnie del 9° riescono ad oltrepassare i reticolati e a raggiungere le trincee nemiche, sulle quali gli avversari oppongono una fiera resistenza, che non può essere superata.
L’attacco vien rinnovato il 17. Mentre reparti del 10° tentano invano di vincere la resistenza avversaria, il III battaglione del 9° con un brillante assalto, conquista la trincea entro la quale, il nemico riavutosi dalla sorpresa della fulminea irruzione, li tempesta con vivo lancio di bombe a mano. Due compagnie del I battaglione, guidate dallo stesso comandante del reggimento, che è stato l’anima di tutto l’attacco, cercano di portare in tempo aiuto al III battaglione, che ripetutamente contrattaccato dall’avversario, è costretto ad abbandonare la trincea conquistata e tenuta per oltre due ore. Né il suo ripiegamento può essere arrestato dalle compagnie del I battaglione, le quali, scosse dalla perdita del colonnello Stennio (medaglia d’oro) caduto gloriosamente sul campo, ripiegano anch’esse.
Il tentativo, che nella sola giornata del 17 è costato al 9° reggimento 583 perdite delle quali 19 ufficiali, viene ritentato nell' 8a battaglia dell’Isonzo (9-12 ottobre) da tutta la brigata, rimasta ininterrottamente in linea. Le posizioni di Lokvica vengono investite con grande slancio e la prima linea nemica, nel pressi del villaggio omonimo, è occupata dai nostri il 10 ottobre, primo giorno di lotta. Il successo però non è duraturo, poiché prima di sera l'avversario contrattacca con forze soverchianti e costringe i reparti della Regina, dopo lunga e disperata lotta, a ripiegare sulle trincee di partenza; né i rinnovati attacchi del giorno seguente fruttano ai nostri alcun altro vantaggio.
Il 20 ottobre, la brigata Regina, lasciato il Carso così abbondantemente bagnato del sangue dei suoi prodi, raggiunge il settore But-Degano (Zona Carnia) alla dipendenza della 26a divisione.

 

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Anno 1917

Rimasta in Carnia circa quattro mesi, la brigata il 28 febbraio è ricondotta sulla fronte dell'Isonzo; il 20 marzo entra in linea ancora con la 21a divisione, nel settore Volkovniak e il 6 dello stesso mese viene attaccata con violenza dal nemico, il quale, dopo avere bombardato intensamente le posizioni di q. 126-Raccogliano, le assalta e riesce ad occuparle e mantenerle in gran parte, nonostante la strenua difesa e la pronta reazione del 10° fanteria.
La brigata perciò ripiega sulla linea Vertoce q. 284, da dove nella 10a battaglia (12 maggio-8 giugno) rinnova gli attacchi per riprendere le posizioni perdute. La sorte però non è propizia, nonostante gli accaniti attacchi sferrati dal 10° fanteria, il quale riesce solamente a raggiungere le pendici di quota 126, appoggiandovisi tenacemente. Tuttavia non potendo restare in così precaria e grave situazione, sottoposto al continuo e violento tiro avversario, il reggimento ripiega sulla linea di partenza. L’altro reggimento della brigata, il 9° fanteria, combatte intanto a fianco della brigata Pisa per la conquista di q. 263, ma, con pari avversa sorte, vede esaurito ogni suo sforzo per l’efficace resistenza del nemico favorito dalla bontà delle posizioni.
Sospesi gli attacchi, la brigata si riunisce a S. Maria la Longa, per riordinarsi; e dopo una quindicina di giorni passa nel territorio della 6a Armata a Bassano (il 1° giugno). Il 19 si raccoglie presso Malga Pastori, a disposizione della 52a divisione, e partecipa alla aspra lotta sul M. Ortigara, ove il giorno 19 il magnifico slancio degli alpini del I e IX gruppo e dei fanti della brigata Piemonte ci aveva procurato la conquista di q. 2105. La brigata Regina, lasciato il 9° fanteria con la riserva generale dietro Cima della Campanella, schiera il 10° lungo la linea: passo dell’Agnella-M. Ortigara-M. Ponari; il I battaglione prende posizione con gli alpini del battaglione Bassano nel settore centrale (q. 2101-2105) il II in rincalzo; il III col battaglione Stelvio in rincalzo dei battaglioni alpini Arroscia e Bicocca, nel settore di M. Ponari. 
Il 25 giugno il nemico, rimessosi dal colpo ricevuto, sferra un poderoso contrattacco: alle ore 2,30, dopo un violento bombardamento, irrompe fulmineo nelle posizioni occupate dagli italiani e prima che questi possano riaversi dalla sorpresa, riesce a penetrare in due tratti avvolgendo, quasi completamente, il saliente dell’Ortigara (settore del centro e di sinistra). Il II battaglione del 10° riesce a sfuggire all’avvolgimento e coi rimanenti reparti del reggimento e con gli alpini dello Stelvio contrattacca violentemente, riuscendo a contenere l’attacco del nemico.
Intanto la 52a divisione organizza un nuovo e più forte contrattacco al quale partecipa anche il 9° fanteria: alle ore 20 tre colonne puntano verso le posizioni perdute: a destra, i battaglioni alpini Spluga e Tirano col III del 90°; al centro i battaglioni alpini Cuneo e Marmolada col I e II del 9°; a sinistra i battaglioni alpini Ceva, Tirano, Stelvio col III del 10° fanteria. L’irruzione è magnifica lo slancio parimente mirabile, ma l'accanimento e la resistenza dell’avversario non vengono superati; sicché l’attacco, protrattosi per tutta la notte, viene sospeso al mattino.
Alla fine di giugno la brigata, sostituita in linea, si porta nelle immediate retrovie per riordinarsi; il 12 luglio ritorna in trincea a M. Zebio e vi rimane fino al novembre, epoca nella quale, a causa della ritirata dalla fronte Giulia, si rende inevitabile anche nella regione degli altipiani un nostro parziale ripiegamento.
La brigata Regina si schiera il 9 novembre sulla estesa fronte Meletta di Gallio-Meletta davanti-M. Fior-Castelgomberto e vi sostiene continui aspri combattimenti.
L’11 novembre il nemico attacca e conquista la Meletta di Gallio, ove è a presidio una compagnia del 9°, la quale, per altro, con pronto contrattacco svolto assieme a reparti arditi dell’altro reggimento e ad una compagnia mitragliatrici di brigata, riconquista la posizione. Attorno ad essa la lotta pare subisca una breve sosta, ma viene ripresa il giorno dopo con maggiore accanimento: infatti nella notte sul 13 gli austriaci, ritornati all’attacco, riescono ad accerchiare e sopraffare le due compagnie del 9°, presidianti la Meletta e, di fronte alla forte pressione avversaria, la difesa vien portata sulla linea M. Zomo-Stekfle-Sisemol. La brigata ha l'arduo compito di presidiarne e difenderne il tratto M. Zomo-Meletta davanti: per tutta la giornata del 13 essa è insistentemente tormentata da violento bombardamento avversario; verso sera gli austriaci, col favore della notte e di una impetuosa tormenta, sferrano un nuovo attacco sulla Meletta davanti e riescono ad aver ragione della difesa sopraffacendo i reparti del 9°, insieme ad elementi del 10°, coinvolti nella mischia.
La resistenza dei reparti continua invece tenace ed ostinata su q. 1704 Casera Meletta davanti, da dove, i reparti stessi, contrattaccando audacemente, riescono a riconquistare in parte le posizioni perdute.
Ciò non pertanto nella zona la situazione va sempre più diventando grave: il 15, di fronte ai continui poderosi attacchi del nemico, i nostri sono costretti, dopo una strenua resistenza, ad abbandonare la linea di Casera Meletta non senza però arginare e contenere l’avanzata nemica sul tratto che dalle pendici orientali delle Melette va a Castelgomberto per V. Miela e M. Fior.
Dopo un breve periodo di riordinamento (18 novembre- 5 dicembre), la brigata è di nuovo in linea. Il 5 dicembre il 9° va in rinforzo alla brigata Liguria sulla fronte tra M. Zomo e Meletta davanti; il 10° si schiera sulle pendici di M. Badenecche prima, e poi si porta a sbarrare Val Frenzela, per trasferirsi finalmente il 18 in Val Rovina. Il I e II battaglione, combattendo assieme alla brigata Toscana e contrattaccando più volte a Col del Rosso ed a Col d'Echele, riescono ad arrestare l’offensiva austriaca, il II battaglione invece lotta insieme col 5° reggimento bersaglieri per la riconquista di M. Melago. Quivi la lotta assume carattere di particolare violenza e si svolge sanguinosa nella notte sul 25, finché all’alba gli austriaci non sono ricacciati da quelle importanti posizioni.
La brigata il 30 dicembre si riunisce nella zona di campi di Mezza Via.

 

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Anno 1918

Non trascorre molto tempo che i reggimenti della “Regina” sono ricondotti in linea. Dal 1° gennaio al 21 maggio essi, ora con la 33a  ed ora con la 10a e con la 2a divisione, compiono, alternato con turni di riposo, servizio di trincea in vari settori (M. Echar, Col dei Nosellari, Col d’Astiago, sbarramenti di Val Brenta) senza prendere parte ad avvenimenti notevoli.
All’inizio della grande battaglia del Piave, la brigata trovasi in Val Rovina. Per quanto la potente offensiva austriaca sugli altipiani siasi, nel complesso, fin dal giorno 15 infranta contro il valore e la resistenza dei nostri e delle divisioni alleate, tuttavia nei giorni successivi si svolgono continui e forti contrattacchi per ristabilire interamente la situazione iniziale sulle posizioni di Costalunga, Col del Rosso e Val Bella, ove il nemico è riuscito a por piede.
I fanti della Regina vengono quindi ricondotti su quelle aspre posizioni, ove hanno già con tanta tenacia lottato per contrastare il passo all’avversario. Il 19 giugno si schierano sul tratto Costalunga - Busa del Termine e la loro attività aggressiva viene ripresa, dapprima con ricognizioni e poi con vigorosi attacchi, contro le posizioni di M. Val Bella.
Il primo assalto vien dato il 24 da tre compagnie del 10°, le quali riescono a penetrare nel fortissimo ridotto, ma sono respinte da un contrattacco in forze dell’avversario.
Il 29 il III battaglione del 9°, con una compagnia del 3° bersaglieri ed una czeco-slovacca, opera contro lo stesso obbiettivo, mentre altri reparti del XIII Corpo d’Armata tentano di ripristinare la situazione generale, strappando al nemico i trinceramenti di Col del Rosso e di Col d’Echele. Lo slancio dei nostri sul M. Val Bella è mirabile: il loro attacco, sferrato con decisione e prontezza, fa cadere nelle nostre mani le formidabili posizioni con circa 800 avversari; qualche breve elemento di trincea rimasto al nemico, gli viene infine ritolto il 2 luglio da alcune squadre di arditi del 10° in una improvvisa e rapida irruzione.
L’espugnazione del M. Val Bella ha fruttato alle Bandiere dei due reggimenti la medaglia di bronzo al valor militare.
Con queste azioni può dirsi chiuso il periodo di attività bellica della brigata Regina, la quale, benché fino all’ottobre compia delle piccole azioni offensive e di ricognizione (occupazione di Rivalto, di Col Sancin e dell'abitato di Sasso Stefani), tuttavia non si impegna più a fondo fino alla cessazione delle ostilità.
Essa, infatti, durante la ultima nostra offensiva (Vittorio Veneto: 24 ottobre-4 novembre) rimane sempre in riserva o di rincalzo ad altre unità; passa il Piave il 30 ottobre presso Abbazia di Vidor e il 3 novembre giunge a Pieve di Soligo, ove, avvenuto l’armistizio, rimane fino all’8 novembre.

 

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