Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "SELE"

(219° e 220° Fanteria)

Mostrina

Costituita il 23 marzo 1916: il Comando di Brigata ed il 219°, già formato sin dal 10 dicembre 1915, dai depositi del 30°, 63° e 64° reggimento fanteria; il 220°, costituito anch'esso sin dall'8 dicembre 1915, dai depositi del 9°, 10° e 47° fanteria

 

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Anno 1916

Il 19 marzo i reggimenti partono, il 219° dalle sedi di Salerno e Nocera Inferiore, e il 220° delle sedi di Bari, Grottaglie e Squinzano, per riunirsi, il 23, tra il Tagliamento ed il Meduna, e propriamente nella zona tra Valvasone e Provesano. Quivi si costituisce, lo stesso giorno, la brigata Sele (27ª divisione). Rimane nelle anzidette località, attendendo ad istruzioni, sino al 16 maggio. Sferratasi l'offensiva austriaca nel Trentino, nei giorni 17 e 18 si trasferisce a Schio, per via ordinaria e per ferrovia. Nella notte dal 19 al 20 i due reggimenti si schierano nel sottosettore di Val Pòsina, fra M. Forni Alti e M. Aralta, occupando le posizioni: Sogli di Campiglia, Colle di Xomo, Colle di Pòsina, Bellani e Bagattini. Un battaglione (II/220°) rimane a M. Novegno a scorta delle Artiglierie colà in posizione. La formidabile pressione nemica obbliga la 35ª e la 9ª divisione, operanti sulla sinistra, a ripiegare dalle posizioni che occupavano nell'alta Valle Pòsina e nell'Altopiano di Tonezza, rispettivamente su Carrè, Chiuppano e Cogollo. La brigata Bisagno, giunta in Val d'Astico, nei giorni 17 e 18, ne sostiene il ripiegamento, occupando poi la linea M. Aralta - Montagnola - San Rocco - M. Cimone - Pedescala, in collegamento con la "Sele" che, a sua volta deve, il 22, restringere la sua fronte sulla destra, limitandola alle falde occidentali di M. Aralta ed estenderla a sinistra sino ai Forni Alti, collegandosi colle truppe della 44ª divisione del settore Pasubio.
Il 23 riparti nemici si avvicinano a Colle di Xomo e a Colle di Pòsina, tratto più vulnerabile della fronte; viene subito richiamato da M. Novegno il II/220° che si dispone in riserva ai Sogli di Campiglia, dietro il I/219°, mentre, nello stesso giorno, il 217° fanteria (brigata Volturno) si sposta dal Pasubio per occupare, stando in riserva, il rovescio del Colle di Xomo.
Su, tutta la fronte vengono rinforzate le posizioni costruendo nuovi trinceramenti e difese accessorie, mentre si compie l'apprestamento della interruzione stradale sulla rotabile Colle di Xomo - Pòsina, che le truppe della 27ª divisione hanno incarico di far brillare nel caso che la pressione nemica sia insostenibile ed obblighi ad ulteriore ripiegamento.
Il nemico tenta, nei giorni 26 e 27, reiterati assalti contro le posizioni di Zamboni e Sogli di Campiglia, ma viene respinto con rilevanti perdite.
Il 28 torna all'attacco con forze soverchianti e riesce ad affermarsi sulle posizioni avanzate di quel sottosettore, obbligando il II/219°, che le presidia, a retrocedere sulla linea principale. Giunto in rinforzo il 201° fanteria (brigata Sesia), il giorno seguente le posizioni vengono quasi completamente riprese da riparti misti delle tre brigate (Sesia, Volturno e Sele), ma nella notte sono di nuovo perdute. Frattanto, in seguito al ripiegamento della "Bisagno" da M. Aralta, il I/220°, il cui fianco destro rimane scoperto, è costretto a retrocedere sin dietro la mulattiera Boni - Vaccaresse, sostenuto dal III/220° che si schiera fra detta mulattiera e Bellani.
I numerosi rinforzi giunti sulla fronte della 27ª divisione obbligano ad una nuova ripartizione della fronte stessa che viene suddivisa nei quattro sottosettori di M. Novegno (da M. Aralta al costone di M. Spin), di M. Alba (dal costone di M. Spin a Cima Fratte e Vallone di Fuccenecco), di Colle di Xomo (dal Vallone di Fuccenecco ai Sogli di Campiglia), di Campiglia (dai Sogli di Campiglia ai Forni Alti). Nei quattro sottosettori vengono suddivise le forze della divisione: brigata Sele, un reggimento della "Volturno" (217°) ed un reggimento della "Sesia" (201°). I rincalzi (2 compagnie del 220° e I/201°) sono schierati a M. Novegno e sul rovescio dei Sogli di Campiglia.
Il 1° giugno riparti del 220°, che occupano il tratto di fronte Balzan - Costa Perlona, premuti fortemente dal nemico, ripiegano su M. Spin scoprendo tutto il fianco destro del reggimento, ma il pronto accorrere dei rincalzi riesce a ristabilire il collegamento coi riparti laterali. Il 220°, che ha subito ingenti perdite, coi superstiti costituisce un battaglione e lo disloca a tergo del Colle Pòsina, in riserva divisionale.
Dal 2 al 5 giugno il nemico tenta continui attacchi sulle nostre linee del Colle di Pòsina, di M. Alba e di M. Spin, ma son sempre respinti con perdite rilevanti dai valorosi fanti della "Sele" e del 201°, al quale si aggiunge anche il 202°, accorso di rincalzo nelle linee del settore da Valli dei Signori ove trovavasi in riserva.
Il giorno 9 allo scopo d'impedire che l'avversario continui a spostare forze da Val Pòsina verso Asiago, e premere con esse sulle nostre forze dell'Altopiano, si dispone che le truppe della 27ª divisione conquistino Soglio della Rasta e M. Pusta, usando all'uopo le truppe dislocate, rispettivamente, nei sottosettori dei Sogli di Campiglia e di M. Alba, mentre la divisione di sinistra (44ª) attaccherà a fondo le posizioni della Lora ed il Parmésan, e quella di destra (35ª) tenterà di rioccupare il M. Priaforà. Alla brigata Sele è affidato il duplice compito di conquistare il Soglio della Rasta, in cooperazione con riparti alpini dislocati ai Forni Alti e di eseguire un'azione dimostrativa contro le posizioni di Maso e Zamboni. Il movimento in avanti della "Sele" è lentissimo, per le condizioni difficili del terreno tutto disseminato di boscaglie e dirupi e le truppe vi impiegano gran parte della notte.
Il mattino del 10, riparti alpini ed una compagnia del 219° sboccano di fronte alla selletta del Rasta (ad ovest di q. 1144), ma, appena allo scoperto, sono arrestati da fuoco intenso di artiglieria e mitragliatrici che non permette alcun ulteriore progresso e li costringe a ripiegare. Altre cinque compagnie della "Sele", destinate all'attacco frontale della posizione, giunte sul ciglio del Rasta, non riescono, per la stessa ragione, ad avanzare. Esse rimangono aggrappate al terreno, in attesa che gli alpini compiano l'aggiramento dell'obbiettivo, per poi, in ultimo sforzo, lanciarsi all'attacco. Ma il ripiegamento dei riparti laterali obbliga le cinque compagnie, che hanno avuto perdite ingenti a indietreggiare sino alle trincee di malga Campiglia. Anche l'azione contro M. Pusta è arrestata da fuoco violento e i riparti della "Sesia" debbono sostare sulle posizioni strappate al nemico (passi di Colle e Fuccenecco). Contrattacchi nemici, sferrati nei giorni 11 e 12, vengono tutti respinti; nostre pattuglie di esplorazione, col loro contegno aggressivo, tengono in continuo allarme il nemico sopra tutta la fronte.
Dal 13 al 23 si susseguono continue azioni dimostrative verso Zamboni, Maso, Fuccenecco, Molesini, Colle e Balan ed azioni energiche di pattuglie che disturbano i lavoratori nemici, sia di notte che di giorno.
Nei giorni dal 20 al 24, il comando di brigata ed il 219°, sostituiti in linea rispettivamente dal comando della "Roma" e da riparti della brigata stessa, scendono a Poleo per riordinarsi, mentre il 220° rimane in linea a Malga Campiglia (meno il III battaglione che si porta a Camparmò in riserva divisionale). Manifestatisi i primi indizi della ritirata nemica, il 26, il comando della "Sele" ed il 219° si trasferiscono al Pasubio sulla fronte della 44ª divisone. Alla dipendenza della brigata vengono messi i battaglioni alpini Exilles, Monte Suello che operano nella zona tra il Pasubio e il torrente Pòsina.
Poichè il nemico sembra siasi ritirato su tutta la fronte, il giorno successivo il I/219° è inviato a Corno Pasubio col compito di puntare su q. 2011 e precisamente sui Sogli Bianchi; il II/219° si reca al Passo dell'Ometto di rincalzo, mentre il III battaglione rimane in riserva sul Pasubio.
L'avanzata procede lentissima perché fortemente ostacolata dal tiro nemico, ma il 28 a sera il I/219° raggiunge i pressi q. 2059, mentre il battaglione alpino Levanna occupa M. Pruche e l'altura immediatamente a nord (q. 1203), ed il "Suello" raggiunge, vincendo, ogni resistenza, Doppio e Griso.
Il 30 il I e II/219° attaccano e conquistano la quota predetta che rafforzano immediatamente e cedono, il 1° luglio, all'85° fanteria allo scopo di poter proseguire l'avanzata su q. 2011 e sui Sogli Bianchi.
Il 2 luglio il nemico attacca in forze le posizioni conquistate. Malgrado la valorosa resistenza opposta, i riparti del 219° sono costretti ad abbandonarle, per ritrarsi sulla linea di resistenza Corno Pasubio - Palom di Pasubio che difendono poi accanitamente dai ritorni offensivi.
Il 4 la brigata Liguria dà il cambio al 219° ed il reggimento, col comando di brigata, scende a riposo a Dolomiti, dove il giorno successivo viene raggiunto dal I e II/220°. La brigata, cui manca soltanto il III/220° che agisce altrove, torna alla dipendenza della 27ª divisione. I due battaglioni del 220° che erano rimasti alla dipendenza della brigata Roma (27ª divisione) sulle posizioni di Malga Campiglia, hanno anch'essi preso parte con pari valore all'avanzata di tutta la fronte. Il 26 giugno il II attacca e conquista le posizioni nemiche di Soglio della Rasta e Tezza della Rasta; prosegue poi lungo la valle Mollestua sino al confluente col Posina ove è trattenuto da fiera reazione nemica. Il 27 però, questa vinta, si riunisce al I battaglione proseguendo l'avanzata per Grobe e Benetti. Il 28, occupata Ganna, si portano a Lambre e Ciparle in rincalzo ai riparti della "Roma" che operano a C. Betta verso M. Maio.
Il 30 il II/220° è a C. Betta, mentre il I concorre con la "Roma" all'attacco di q. 1449 (M. Maio). Il 1° e il 2 luglio i due battaglioni, col comando di reggimento, si trasferiscono, per Colle di Xomo e Forni Alti, alle Porte del Pasubio, in rincalzo alla "Palermo" e al 219° col quale si riuniscono il 5 a Dolomiti ed il 6 a Cerbaro.
Il 9 luglio il V corpo d'armata affida alla brigata Sele il compito di occupare le posizioni che dominano il passo della Borcola, ponendo alla sua dipendenza anche due battaglioni alpini M. Cervino, M. Berico, Exilles.
L'11 e il 12, mentre il battaglione Exilles si porta a Griso, gli altri riparti si schierano sul versante orientale di Val Posina alta, lungo la Val Grande, la Val Caprara, la Val del Pruche e la Val Sorapache. Essi debbono agire con le due ali in direzione delle alture poste a cavallo del passo della Borcola, e, più precisamente, con l'ala destra contro le alture a nord di Val Paileche e Val del Lovo e con la sinistra contro le alture a nord di Val della Caldiera, con obbiettivi, rispettivamente, M. Borcoletta e Costa della Borcola.
Frattanto, sulla destra, la 27ª divisione dovrà procedere all'occupazione delle alture di Corno del Coston, mentre sulla sinistra, la 44ª divisione, con azioni dimostrative, terrà impegnate, nella zona del Pasubio, le truppe nemiche colà dislocate.
Il 13 tutti i riparti riprendono lentamente l'avanzata mentre le nostre artiglierie di ogni calibro battono con ritmo continuo tutti gli obbiettivi da raggiungere. Il battaglione M. Berico ed il IV/86° occupano q. 1425 (tra Val Paileche e Val Grande): ad essi si aggiungono quattro compagnie del 220° e poi due compagnie del 219°. Ritorni offensivi dell'avversario sono, i giorni successivi, valorosamente respinti con perdite. Gli altri riparti di sinistra seguitano ad avanzare con difficoltà, pur riuscendo a guadagnare del terreno, specie in Val Caldiera.
Il 18 luglio, con nuovo sbalzo, i riparti operanti riescono a prendere possesso di un costoncino in posizione dominante poco a nord - ovest di q. 1425. Il 20 si riprende l'avanzata su tutta la fronte: mentre i riparti di q. 1425 occupano uno sperone di Cima Grama, gli altri, per le valli, giungono alle confluenze di queste con il Pòsina.
Il 21, il comando della brigata Sele, sostituito in linea dal comando dalla "Verona", scende a riposo nella zona fra Polco e S. Caterina (32ª divisione). Lo seguono vari battaglioni dei suoi reggimenti dei quali, però, qualche riparto rimane ancora sulle posizioni conquistate sino al 24 e 25 luglio. Il 26 tutta la "Sele" si trova riunita nelle anzidette località, poiché anche il III/220°, in quel giorno, la raggiunge. Questo battaglione, dal 24 giugno ha operato lontano dalla brigata. Da Camparmò ove trovatasi in riserva (27ª divisione), il 26 è messo alle dipendenze della "Sesia" e si porta, il giorno successivo, nel vallone di Mogentale per muovere all'attacco del fianco orientale di M. Maio. Il 28 occupa il costone che degrada verso Cavallaro, ed il 3 luglio, dopo azione accanita e cruenta, riesce ad avvicinarsi alla sommità della posizione (q. 1500). Il 12 il nemico tenta di scacciarlo dalle creste occupate e subito apprestate a difesa, ma viene respinto con perdite. Il 24 lascia la linea per raggiungere, il 26, come si è detto, il suo reggimento.
Il 30 la "Sele" è destinata alla 9a divisione. Fra il 31 luglio ed il 1° agosto si trasferisce a Velo d'Astico, col 219° tra Poggio Curegno, Velo d'Astico e San Rocco, e col 220° tra Santorso e Piovène. Il 1° e 2 agosto il comando della "Sele" si porta a M. Caviogio e vi sostituisce il comando della "Bisagno" e delle truppe che operano sul Cimone. I suoi reggimenti lo seguono e lo trasferiscono, il 219° a Malga Pierini poi sul Cimone (q. 1230) ove trovansi già riparti del 154° (brigata Novara) e della "Bisagno", e il 220° fra Meda e Poggio Caregno.
Il 4, previa preparazione d'artiglieria, i riparti del Cimone muovono all'attacco della q. 1217, già invano tentato il 29 giugno dalla "Bisagno", dagli alpini del "Val Leogra" e dalla "Novara". Ma il violento fuoco nemico e le munite difese accessorie ne arrestano lo slancio inchiodandoli al terreno ed obbligandoli a celarsi dietro le roccie. Verso sera l'azione languisce e le truppe, non più in grado di proseguire, rientrano nelle linee di partenza.
Nei giorni dal 10 al 12 il 220° sostituisce il 219° sul Cimone e sul Caviogio, mentre questo si disloca in riserva tra Scatolari, Barcaroli, Draghi, Bugni e Peralto.
Il 2 settembre tutta la brigata, sostituita dalla "Novara", scende a riposo. Il 219° si disloca a Salgarola, contrada Bosco, La Costa e S. Ulderico; il 220° alla Fabbrica Zanella, nei pressi di Rocchette.
Dal 21 al 23 la "Sele" torna sulla stessa linea dando il cambio alla "Novara". Due battaglioni, II/219° e I/220°, sono trasferiti il 21, rispettivamente, a Bedini e Schiri (20a divisione), alle dipendenze tattiche della brigata Pistoia.
Poco prima delle ore 6 del 23, il nemico fa brillare due poderose mine che squarciano e travolgono le nostre trincee della vetta del Cimone (q. 1230) ove, appena da pochi minuti, il I/219° ha dato il cambio ad un battaglione della "Novara" e alla 259a compagnia alpini. Tutti gli accessi della posizione sono sconvolti; la 1a, 2a e 4a compagnia del 219° rimangono annientate dallo scoppio immane: i superstiti ammontano a due ufficiali e ventidue uomini di truppa. Frattanto dalla q. 1217 l'avversario avanza lungo la sottile cresta resa anch'essa impraticabile dall'esplosione ma i pochi superstiti delle tre compagnie, raccolti nel lato orientale della posizione, contendono rabbiosamente al nemico la vetta ad essi affidata, seminata dei Cadaveri straziati dei loro compagni. Il numero degli assalitori ha però presto ragione del piccolo nucleo di eroici difensori che, minacciati anche dal lato occidentale, son costretti a cedere, non senza aver inflitto agli Austriaci ingenti perdite.
Il comando della "Sele", appena edotto dell'accaduto, dà ordine di sferrare il contrattacco. I primi due tentativi, iniziati dalla 3a compagnia del 219° dalla "quota neutra" del Cimone (q. 1156), causa il fuoco violento nemico e le difficoltà di accesso alla q. 1230, sono infruttuosi. Si ritenta la prova con forze superiori, dopo conveniente preparazione d'artiglieria. Vi partecipano due compagnie di alpini del "Val Leogra", la 3a del 153°, due compagnie del genio e il 13° riparto mitraglieri. Questi riparti sono posti sotto la direzione del comandante del 219°. Quattro volte gli alpini si lanciano animosamente verso la q. 1230, ma ogni volta il loro slancio è infranto dalle difficoltà del terreno, ridotto pressoché impraticabile dall'esplosione e dalla grandine di bombe a mano e di macigni con cui il nemico tempesta dall'alto gli assalitori. Si rinunzia pertanto ad ulteriori tentativi, e si riprendono le antiche posizioni del Caviogio e del Redentore, sorvegliando con piccoli posti il terreno fra il Caviogio ed il Cimone.
Dal 23 al 26 ottobre, il comando della brigata Sele ed il 219°, sostituiti in linea da riparti della "Novara", scendono a riposo a Rocchette, Lesina e S. Ulderico (contrada Bosco). Nei giorni 28 e 29 anche il 220° lascia la linea e si accantona fra Chiuppano e Carré.

Alternandosi in linea con la "Novara", la "Sele", sempre alla dipendenza della 9a divisione, passa il resto dell'anno senza compiere alcuna azione importante, ma esercitandosi nella consueta attività di pattuglie e concorrendo al rafforzamento delle posizioni. I due battaglioni della "Sele" (II/219° e I/220°) che, sin dal 21 settembre, erano stati messi alla dipendenza della brigata Pistoia (20a divisione), rientrano ai reggimenti, rispettivamente, il 13 ottobre e il 25 novembre, dopo aver compiuto turni di linea tra Bedini, Torre Alta, Pedescala e vallone dell'Assa, e turni di riposo a S. Agata.

 

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Anno 1917

Sino dall'aprile la "Sele" si alterna con la "Novara" nelle posizioni di prima linea del Caviogio, Redentore, Malga Pierini, val di Valeza, e val Riofreddo e negli alloggiamenti di riposo di Rocchette, Grumello, S. Ulderico e Carré, esercitando attiva sorveglianza ed inviando dai piccoli posti e dagli accessi del Cimone, ancora in nostro possesso, frequenti pattuglie che disturbano il nemico e gli impediscono ulteriori progressi oltre la sconvolta q. 1230.
Nei giorni 9 e 10 maggio riparti del 20° bersaglieri sostituiscono in linea e sui lavori il 220° che si porta a Contrada Maggiore. Resta in linea il comando di brigata ed il 219° che, meno il III battaglione, è sostituito dal 20° bersaglieri nei giorni 25 e 26. Lo stesso giorno 26 si trasferiscono a Piovène e a Campo Iolanda, e, nel pomeriggio, tutta la brigata si riunisce a Thiene, donde parte in ferrovia, il 27, per S. Maria la Longa e Strassoldo. La sera i due reggimenti sono accantonati, rispettivamente, a Trevignano e Claujano (27a divisione).
Il 2 giugno la brigata riceve ordine di trasferirsi a Valstagna. Si porta nei giorni successivi a Palmanova, da dove parte, in ferrovia, per la nuova destinazione. Il 5 è tutta riunita a Stoccareddo.
Il III/219°, rimasto in linea nel settore del Caviogio-Redentore con la 9a divisione, viene sostituito, nella notte sul 5 giugno, dal 221° fanteria, e raggiunge, il 9, il suo reggimento a Stoccareddo. Il 18 la brigata riceve ordine di trasferirsi ad oriente delle pendici di M. Longara, a nord di q. 1222, sulla strada di valle Campomulo, ove dovrà rimanere a disposizione del comando della 6a  armata. Il giorno successivo raggiunge, per via ordinaria, la nuova destinazione, ma, il 21, tornata con la 27a divisione, deve ancora spostarsi in Val Piana, e, tra il 23 e il 25, a Schio, Torrebelvicino, Valle dei Mercanti e Pieve. Passata alla dipendenza della 55a divisione, tra il 30 giugno e il 2 luglio si trasferisce in Vallarsa e si accantona nella zona fra Specchieri e Dosso di Parucca.
Nelle notti sul 3 e 4 luglio sostituisce la "Piceno" nella linea q. 1300-Mattassone-Fondo Leno-q. 1105-q. 1200-selletta M. Trappola-rovescio M. Corno-valle di Foxi-Sogli Bassi, in collegamento, a sinistra con la 59a, e a destra con la 44a divisione.
Nelle notti dal 15 al 18 la brigata viene sostituita in linea dai battaglioni del raggruppamento Miani. Il 219° si riunisce a Speccheri quale riserva; il 220° è adibito a lavori e dislocato in Val di Piazza, Raossi, Arlanck e nella zona fra Aste, Fontana e Staineri. Il 21 la "Sele" passa alla dipendenza della 44a divisione, il 26 parte per Dolegnano, il giorno successivo per Plava ed il 30, per Canale e Bodrez, giunge nel bosco del Semmer. La sera dello stesso giorno prosegue la marcia per Trusnje e Podlesce per sostituire le truppe della "Grosseto" nelle posizioni di Vrhovec e q. 920 (47a divisione). Il 31 il nemico attacca in forze l'estrema sinistra della brigata (Vrhovec), ma viene respinto con perdite.
Il 12 settembre la "Sele" passa alla dipendenza della 49a divisione; è sostituita in linea dalla 5a brigata bersaglieri, e si riunisce, dopo faticosa marcia, nei pressi di Vhr. La sera del 14 dà il cambio alle truppe della "Brescia" sulla linea q. 725, pressi di Okroglo, pressi di q. 814. E' collegata a destra con la 5a brigata bersaglieri, a sinistra con la "Lambro". In questo settore si distingue per attività e combattività. Il 24 respinge un attacco sferrato dal nemico contro la sua sinistra ed il giorno successivo concorre con la "Grosseto" a respingere altro attacco in forze tentato all'estrema destra.
Il 30 estende la sua fronte occupando il tratto Koprivsce-rovescio di q. 814, prima tenuto dalla "Lambro". L'8 ottobre, la "Sele", coadiuvata da un riparto d'assalto e da truppe della "Lambro", ha l'incarico d'occupare le quote 814 nord e sud. Il compito è assolto brillantemente dal riparto d'assalto e da un battaglione del 220°; gli obbiettivi sono raggiunti facendo buon numero di prigionieri, le posizioni subito rinforzate dagli altri riparti accorsi in rincalzo. Due ritorni offensivi tentati dall'avversario nel mattino stesso, sono respinti, ma non così il contrattacco sferrato nel pomeriggio con forze preponderanti. Gli Austriaci, che durante la giornata avevano potuto annidarsi sotto il roccione di q. 814 nord, irrompono sulla linea della quota sud, apprestata a difesa e presidiata dal 219°, riuscendo ad occuparla dopo breve lotta. Non sostenuti e minacciati sul fianco ed a tergo, anche i riparti del 220° ripiegano dalla q. 814 nord sulle vecchie linee. La stanchezza delle truppe e la mancanza di riparti freschi, sconsiglia ogni tentativo per ristabilire la primitiva situazione.
Il nemico, nel frattempo, ha dilagato nell'altopiano di Vhr e minaccia di aggirare i nostri alle spalle. La situazione gravissima consiglia l'abbandono della posizione: nella notte le truppe sfilano sull'altopiano e giungono allo Jelenik, ove si schierano sulla sinistra della 10a divisione.
Al mattino del 26, ritiratasi la 10a divisione, anche le truppe della 49a ripiegano su Plava ove passano l'Isonzo.
Il 27 si concentrano a Prepotto di dove, poi, proseguono per Orsaria. Nella giornata stessa, dopo faticosa marcia, raggiungono la linea del Torre, a Pradamano. Le truppe si dispongono sulla destra del fiume che difendono per tutta la giornata. Il mattino del 28 prosegue il ripiegamento: per Pavia d'Udine e Lanzacco la "Sele", unitamente alle altre truppe della 49a divisione, giunge a Mortegliano. Il mattino del 29 si schiera fra Pasian Schiavonesco ed il bivio a nord-ovest di S. Marco, a sbarramento delle strade che provengono da Udine; nel pomeriggio, passata alla dipendenza della 65a divisione, occupa il tratto di strada Pozzuolo del Friuli-Carpeneto, per evitare infiltrazioni di pattuglie nemiche e per proteggere il comando del XXIV corpo d'armata che risiede a Pozzuolo.
La fronte della "Sele" deve estendersi fino a Campoformido, ma il nemico ha già occupato il villaggio e preme fortemente sulle truppe della 67a divisione. L'ala sinistra della "Sele" diretta su Orgnano, non può raggiungerlo, e rimane scoperta. Necessita pertanto ripiegare sulla linea di S. Maria Sclaunicco-Sclaunicco che la "Sele" mantiene per tutta la giornata del 30. Ma la pressione del nemico si fa sempre più forte. Infiltrazioni numerose minacciano di tagliar fuori la brigata e gli altri riparti della 65a divisione impedendo loro l'accesso all'unica strada rimasta ancora libera, quella cioè di S. Maria di Sclaunicco-Lestizza-Talmassons.
La brigata Sele, per la strada suddetta, deve dirigersi al Tagliamento e passarlo sul ponte di Madrisio, o, su quello di Latisana. Il ripiegamento degli scarsi resti della brigata è solo disturbato di quando in quando da qualche pattuglia nemica che si spinge fino ad Ariis. Passato il Tagliamento, il 31, al ponte di Madrisio, la "Sele" prosegue su Casarsa ed il 2 novembre, a Ovoledo, ridotta a 800 uomini circa, torna a far parte della 49a divisione, la quale il 3, passa a disposizione del comando delle retroguardie: le truppe che ne fanno parte debbono formare il 2° scaglione di marcia della divisione speciale bersaglieri "Boriani".
In questa formazione, la notte sul 4, la "Sele" giunge a Puja, il 5 a Vazzola ed il 6 a Selva presso Volpago. L'8, a Venegazzù, passa alla dipendenza della 10a divisione che il 14 prosegue la marcia e giunge ad Arsego, il 18 a Villa Fora e Scandalò, il 19 a Conselve e Bagnoli di Sopra, ed il 21 nella zona fra Solesino e Vescovana. In questa zona, il 22, la brigata viene disciolta.

 

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