Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "TERAMO"

(241° e 242° Fanteria)

Mostrina

Costituita il 24 gennaio 1917: il Comando di Brigata ed il 241°, formato il 2 gennaio 1917,  dal deposito del 32° Fanteria; il 242°, costituito il 25 gennaio 1917, dal deposito del 40° fanteria.

 

 

anno 1917

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Anno 1917

Nella zona di Padova, a Battaglia, affluiscono, verso la fine di gennaio, i vari elementi destinati alla costruzione della brigata. Essa completa l'inquadramento e l'addestramento dei propri riparti ed il 12 aprile si raccoglie sulla sinistra del Tagliamento: dapprima nella zona di Codroipo (Intizzo - Biauzzo - S. Vidotto - Borgo Nuovo) e poi in quella di Pozzuolo del Friuli - Sclaunicco - S. Maria di Sclaunicco.
Il 4 maggio si trasferisce nei dintorni di Dolegna ed il 13, iniziatosi il periodo di operazioni nella zona di Gorizia, la "Teramo", accampata nella valle di Scrio, si porta in Val Grune, sul costone di q. 452. Il 15 maggio, mentre il comando di brigata ed il 241° ricevono ordine di raggiungere, per Plava - Zagora, i "fortini" di Zagomilla; il 242° viene posto alla dipendenza della "Firenze" che opera nel settore di M. Kuk.
Alla "Teramo" è affidata la conquista del Vodice. In questo fatto d'arme essa ha il battesimo del fuoco e nell'azione ha la parte predominante. La brigata vi opera col 241° che attacca dalle pendici sud - ovest di q. 529. La sella del Vodice, e col 247° (brigata Girgenti) che, sfilando lungo la carrareccia a mezza costa di q. 562 per collegarsi sulla cresta col 241°. Dopo intensa preparazione d'artiglieria, le fanterie muovono all'attacco.
L'azione del 241° è fin dall'inizio seriamente ostacolata dal nemico che dalla sella del Vodice, con fuoco di mitragliatrici, prende d'infilata i riparti avanzati, ma il loro slancio non si arresta e dopo viva lotta il 241° conquista ed oltrepassa il trincerone occidentale in Val Vodice, irrompendo poscia sulla Sella ove cattura prigionieri e materiale.
Sulle posizioni, tra q. 592 e la Sella, le nostre fanterie resistono eroicamente, benché ridotte di numero, ai continui contrattacchi che inutilmente mirano a rioccupare le posizioni perdute.
L'azione, per la conquista del Vodice, viene ripresa il 18 maggio; vi concorre il 242° che nei giorni 16 e 17 ha efficacemente e brillantemente cooperato colla "Firenze" al mantenimento di q. 535 di M. Kuk ed alla espugnazione della contrastata q. 611, caposaldo importantissimo del sistema. Compito della brigata è di attaccare, dalle pendici sud orientali di quota 592, la Selletta oltrepassando le case del Vodice e la Sorgente.
Al mattino del 18, il 241°, muove con bello slancio all'attacco, ma è duramente contrastato dal nemico che, favorito dalle sue robuste difese, oppone forte resistenza. Purtuttavia il ciglio tattico dopo viva lotta è raggiunto, e più tardi, col concorso di riparti alpini viene occupata anche una trincea trasversale della Sella che si deve poi abbandonare causa la forte pressione.
Il 19, la brigata, prosegue nella sua avanzata e dopo aver riconquistata la trincea trasversale, abbandonata in precedenza, assicura il possesso della selletta del Vodice dilagando a destra verso q. 652. Anche in questa giornata le sue perdite sono sensibili. Essa ha catturato 300 prigionieri di cui 10 ufficiali.
Al mattino del 20 la "Teramo", incalzando il nemico, occupa e supera l'abitato del Vodice e giunge, con elementi avanzati, alla testata delle due vallette del Rohot - Potok.
Nella stessa giornata, rinforzata dal 13° battaglione bersaglieri, deve puntare su Baska e Kobilek. Verso sera, le sue truppe muovono all'attacco, ma il nemico, accortosi del movimento, apre vivo fuoco di sbarramento che le cagiona gravi perdite. Malgrado ciò la brigata ha potuto progredire di circa cento metri e sulla nuova linea essa si organizza a difesa.
Il 22 la "Teramo", dopo sette giorni di aspra lotta, in cui assicura il possesso di tutti gli obiettivi assegnati, scende in Val Scrio per riorganizzarsi.
Essa ha perduto 96 ufficiali e 222 uomini di truppa.
Dopo pochi giorni e cioè il 30 maggio, è richiamata in prima linea sul Vodice (q. 652) ove si alterna con la "Elba" nella difesa di tali posizioni fino all'agosto.
Iniziatasi l'11a battaglia dell'Isonzo (17 agosto - 12 settembre) la "Teramo" ha il compito di allargare la propria occupazione sul Vodice in modo da assicurare l'assoluto possesso dell'intero massiccio. Come primo obiettivo le viene assegnata l'occupazione del costone occidentale del Vodice, e poi il proseguimento verso la testata della Valle di Gargaro fino alla strada tra quota 503 e quota 531.
Al mattino del 19, le fanterie scattano dalla base di partenza ma l'avversario oppone aspra resistenza. Ondate successive imprimono maggiore impulso all'azione. Pochi animosi del I/241°, ai quali si aggiungono altri del III/242°, riescono a giungere dopo viva lotta sulla linea nemica, ma mitragliatrici ben appostate troncano il loro ardimento e li costringono a ripiegare sulle posizioni di partenza. L'azione è ripresa più tardi con pari accanimento ma con eguale risultato finché giunta la sera viene sospesa.
Tra il 19 ed il 22 agosto la brigata attende al rafforzamento delle linee di difesa sul Vodice sconvolte dal continuo tiro delle artiglierie. Il 22, il 241°, posto alla dipendenza della brigata Girgenti, che ha il compito di attaccare q. 627 del Kobilek, si porta nel vallone Rohot - Potok ed il mattino seguente mentre il III del 241° con attacco fulmineo e travolgente s'impossessa delle linee nemiche di Bravterca, il II/241° estende verso oriente la sua occupazione catturando prigionieri ed ingente materiale.
L'azione subisce un momentaneo arresto, causa il fuoco avversario, ma alla breve sosta corrisponde un nuovo e brillante attacco condotto da riparti dello stesso 241°, contro la trincea sulla sella del Kobilek (q. 605). Essi, dopo aver ributtato l'avversario, occupano anche questo importante caposaldo catturandone il presidio e impossessandosi di 14 mitragliatrici ed alcuni canoni di piccolo calibro.
L'azione svolte dal 242° in questa giornata del 23, è stata anch'essa efficace poiché ha concorso al sanguinoso attacco principale contro il costone nord - orientale del Vodice. Durante la notte sul 24, il nemico, davanti alla crescente pressione delle nostre truppe, comincia ad abbandonare le sue linee più avanzate, cosicché nelle prime ore del 24 la brigata può facilmente dilagare dal costone orientale del Vodice sino a raggiungere la nuova linea che, partendo dalla q. 531, sbarra il vallone di Gargaro saldandosi a sud con riparti dell' 8a divisione.
Nello stesso giorno 24, il 241°, dopo aver allargato la sua occupazione del Kobilek, per Skrlji e Bizet punta su q. 551 e ne assicura il possesso. Sul far della sera, poiché risulta che il nemico sta fortificandosi a Na Kobil, tutta la brigata riprende la sua avanzata ed a tarda ora conquista detta posizione attestandosi sulla linea tra q. 778 e q. 765.
Il 25 agosto il 241° riceve ordine di occupare fortemente il ciglio settentrionale del vallone di Chiapovano nel tratto compreso fra l'altura di Na Kobil e Podlaka, nonché l'orlo meridionale del Vallone stesso cercando di affermarsi sulla linea Lanisce - q. 557. Iniziato il movimento si porta sino alla linea che va dalla carrareccia di Madoni all'estrema destra della 3a divisione, cioè poco ad ovest di Sveto, conquistando Madoni e catturandone il presidio. Ma le antistanti difese nemiche riescono ad arrestare l'avanzata del reggimento che si accanisce specie contro q. 800, senza che i suoi ripetuti attacchi siano coronati da successo.
Il 26, il 242°, che nei giorni scorsi era restato a presidio dell'ampliata posizione del Vodice, viene avviato verso il massiccio di Na Kobil a sostegno del reggimento fratello.
Nei giorni 27 e 28 agosto vengono compiute le necessarie ricognizioni per riprendere, con più successo, l'attacco a q. 800 ed il 29, infatti, la "Teramo" ripete il tentativo. Gli attacchi si rinnovano con maggiore tenacia, ma la brigata pur essendo riuscita ad aggrapparsi a pochi metri della sommità del cocuzzolo, dopo violento contrattacco, deve cedere alla pressione avversaria. Solo il 1° settembre, le è possibile affermarsi, con azione di sorpresa, sul ciglio del costone di q. 800.
Il 2, sostituita dalla "Venezia", viene inviata a S. Martino di Quisca per riordinarsi (13a divisione). Essa ha perduto 28 ufficiali e 729 militari di truppa. Il contegno tenuto dalla "Teramo" in questi giorni è ricordato nella motivazione della medaglia di bronzo che le verrà conferita quando nuove prove di valore essa aggiungerà a quelle già date.
Iniziatasi l'offensiva austro - tedesca, la brigata, il 25 ottobre da S. Martino di Quisca si porta a Vencò e quindi a Visco e, mentre il 242°, posto a disposizione della 30a divisione, si trasferisce a Verhovlje, il 241° si schiera lungo il costone di Breg, allo scopo di trattenere elementi nemici che eventualmente si fossero spinti in quella direzione provenienti da Valle Judrio.
Assolto tale compito raggiunge Pradamano ove si riunisce al 242°. Il mattino del 28 si dispone a difesa della linea Buttrio Pradamano, ed in serata, inizia il ripiegamento verso Talmassons. Il I/242°, che marcia in coda alla colonna, all'altezza di Pozzuolo del Friuli, s'impegna con pattuglie avversarie e dopo averle fugate raggiunge il proprio reggimento. Il 30 la "Teramo" prosegue per Codroipo ove il 242°, attaccato dal nemico, resiste all'urto e malgrado le perdite subite riesce a sfuggire all'accerchiamento. Nel contempo il 241°, giunto sul ponte della ferrovia che attraversa il Tagliamento, viene anch'esso assalito da numerose pattuglie che tentano inutilmente di sbarrargli la via. Durante la notte sul 31, la brigata, riesce a passare, ai ponti di Latisana e di Madrisio, il Tagliamento ed al mattino riprende la marcia verso S. Giovanni di Casarsa.
Il 3 novembre, con successivi trasferimenti, raggiunge Villanova - Fiumesino - Visinale ed il 4, ricevuto ordine di portarsi sulla destra del Piave, per Puja, Marron, Brugnera, Calderano, Gajarina, Codogné, Cimetta, Vazzola, passa, il 6, il fiume al ponte della Priula e si raccoglie dapprima a Volpago e poi, il 13, a S. Pelagio ove, fino al 2 dicembre provvede al riordinamento dei propri riparti.

In tal giorno, trasportata in autocarri a Meolo, torna in prima linea sul Piave sostituendo la "Bari" nel tratto di fronte ferrovia - Ponte di S. Donà - Porte del Taglio (61a divisione) ove trascorre il resto dell'anno apprestando a difesa la linea occupata e sventando le insidie del nemico che tenta più volte di passare il fiume.

 

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Anno 1918

Il 24 gennaio la "Teramo" cede la fronte alla "Catania" e si porta a riposo nella zona Fornaci - Pralungo - C. Levi - Lòsson - Madonna di Vallio (28a divisione) e vi permane fino al 4 febbraio, giorno in cui si sposta verso Robegano. Il 29 marzo si trasferisce ad Albaredo e successivamente, il 13 aprile, nella zona di Quartisolo.
Il 17 la brigata viene trasportata in autocarri sull'altopiano dei Sette Comuni ove si schiera a difesa della val Frenzela (M. Valbella - Col d'Echele). Iniziata la battaglia del Piave, la "Teramo" dalla zona di riposo ove era scesa il 19 maggio, riceve ordine di portarsi a raffittire l'occupazione della fascia marginale (Montagna nuova - Col d'Astiago - Forcella - Costone - Conco - valle Gomarolo - pendici Montagnola).
Da queste posizioni il 18 giugno passa in quelle di prima linea rilevando la "Padova" dal settore M. Melago - Pizzo Razea da dove tenta piccoli colpi di mano che portano alla occupazione di posizioni avanzate nemiche.
Il 29 giugno, alla "Teramo" viene affidata la riconquista di Col del Rosso e Col d'Echele, perduti dall'inizio dell'offensiva austriaca. Nelle prime ore del mattino le colonne d'attacco muovono dalla linea di partenza: q. 1282 di M. Melago - cima Cischietto - Sasso - Case Mori, e con ardimento si slanciano verso il primo obiettivo (Col del Rosso), ma il reticolato non distrutto ed il fuoco di mitragliatrici, le arresta. Tuttavia i tentativi per sormontare quella barriera si ripetono l'uno dopo l'altro con uguale tenacia, ma, purtroppo, senza adeguato successo.
Si tenta di attaccare frontalmente il "boschetto" e nel contempo aggirarlo sulla destra, ma è vano ogni sforzo e alla fine le truppe sono costrette a ripiegare sulle posizioni di partenza. 
Il giorno successivo l'azione viene ripresa con maggior accanimento. Dopo più intensa preparazione d'artiglieria i nostri, vincendo la strenua resistenza nemica e sostenendo con esso violento corpo a corpo, conquistano la prima linea del "boschetto".
La sosta è breve, dopo pochi minuti la "Teramo" si lancia nuovamente all'assalto per raggiungere la linea di cresta. Ivi il nemico annidato con mitragliatrici ben appostate oppone fiera resistenza alla nostra avanzata, ma ad un successivo attacco, sferrato con maggior accanimento, cede e Col del Rosso cade in possesso dei nostri che si affermano e si accingono a ributtar giù l'invasore dalle nostre linee. Giunti i rinforzi anche il pendio nord di Col del Rosso viene da essa occupato.
Sul Col d'Echele la lotta è più ostinata. Nuclei arditi, seguiti da altri riparti, avanzano verso l'obiettivo, ma sono ben presto arrestati da nutrite scariche di mitragliatrici e lancio di bombe a mano in corrispondenza della selletta di Caporai, trincea di cresta di Col d'Echele, q. 1039. Purtuttavia le fanterie avanzano, specialmente al centro, riuscendo ad aggrapparsi alla linea di cresta di Col d'Echele.
Riparti di entrambi i reggimenti, gareggiando in bravura e dopo aver rinforzati i nuclei operanti sulla sinistra, riprendono l'attacco. Si consegue in questa seconda fase notevole vantaggio superando le Case Caporai. Sulla destra, però, i nostri trovano serie difficoltà per il fuoco di numerose mitragliatrici proveniente da q. 1039 e da Cima d'Echele. Ma alla fine, dopo efficace e violenta azione della nostra artiglieria, i bravi fanti della "Teramo" si lanciano e per l'ultima volta all'assalto e con azione avvolgente da q. 1039, a destra, e da Case Caporai, a sinistra, anche Col d'Echele, verso sera viene riconquistato dopo tenace lotta durata nove ore.
L'eroica condotta della brigata in questa giornata merita la citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo.
Essa ha sofferto non lievi perdite ed ha catturato circa 1000 prigionieri, 59 mitragliatrici e vario materiale.
Il 6 luglio cede la linea al V gruppo alpini e scende a riposo nella zona di Fontanelle - Rubbia per passare poi in quella di Placa - Fortino. Fin verso la fine di ottobre la brigata si alterna in turni di prima linea, a presidio della consueta fronte Col del Rosso - Col d'Echele e con adeguati periodi di riposo.

Durante la battaglia di Vittorio Veneto, alla quale non ha occasione di partecipare, inizia una serie di trasferimenti i quali la portano nella zona a sud di Cittadella, S. Anna Morosina - Sega, ove trovasi alla data dell'armistizio "Badoglio".

 

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