Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "TEVERE"

(215° e 216° Fanteria)

Mostrina

 

Costituita il 20 aprile 1916: il Comando di Brigata ed il 215°, già formato fin dal 6 dicembre 1915, dal deposito dell' 81° Fanteria; il 216°, già costituito sin dal 9 dicembre 1915, dal deposito del 51° Fanteria.

 

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Anno 1916

Il 15 aprile i due reggimenti, partiti per ferrovia dalle sedi di Tivoli e di Perugia, raggiungono la zona Valdobbiadene - Pederobba.
Ivi permangono, svolgendo un intenso periodo di esercitazioni, fino al 1° maggio, giorno in cui la brigata, destinata in Val Cordevole, inizia il trasferimento per Agordo. Il 5 assume la difesa del settore val Biois ed affida al 215° il compito di presidiare, con i due battaglioni I e III i passi di S. Pellegrino e di Valles e con il II le località: "Casere Zingari Bassi" - Lago delle Pozze; il 216° resta ad Agordo a disposizione del comando di corpo d'armata.
I riparti in linea attendono a lavori di rafforzamento alle posizioni che occupano e di riattamento alle strade d'accesso verso le posizioni stesse.
Il 16 il nemico, preceduto da violentissimo fuoco d'artiglieria, attacca, durante la notte e sul mattino, le posizioni di fondo valle S. Pellegrino - M. Uomo e di Cima Costabella, ma ovunque è respinto con gravi perdite.
Un nuovo attacco contro Busa d'Orso, condotto con maggiore accanimento, riesce a far temporaneamente retrocedere i suoi difensori. Il II/215°, ricevuto ordine di rioccupare la posizione perduta, vi destina alcuni suoi elementi i quali, malgrado la reazione avversaria, ne assicurano nuovamente il possesso.
Il 22 maggio, il comando della brigata affida al I e II/216° la difesa dei passi della Rosetta, delle Comelle, di Pravidale, di Canali, di Cereda, e di forcella di Miel; ma il 24, per l'aumentata estensione della fronte assegnata alla "Tevere", tutto il settore val Biois viene suddiviso in due sottosettori: nord, affidato al 215° (passo di Valles - Col Margherita - valle S. Pellegrino - M. S. Pellegrino - Costabella); sud, affidato al 216° (Castellazzo - q. 2267 - Cimon della Pala - Rifugio Rosetta - passo Pravidale - forcella di Miel - passo Canali).
Le posizioni anzidette, oltre ad essere soggette a continuo tiro di artiglieria nemica, sono spesso attaccate dall'avversario, ma sempre con esito negativo.
Il 18 giugno, il settore viene nuovamente suddiviso in tre sottosettori; nord (Costabella - M. S. Pellegrino), centrale (Valle S. Pellegrino), sud (Valle Travignolo - Passo Pravidale).
Il 22 la "Tevere" cede il settore Val Biois alla 17a divisione per assumere la difesa del Gruppo Sottosettori di Val Biois, limitata, il 12 luglio, alla fronte: Passo di Valles - Valle S. Pellegrino - Cima Juribrutto.
Il 17, poichè il nemico occupa la linea: Cima Costabella - Passo le Selle - Rizoni - Dossaccio - Cima dello Stradon - Passo Colbricon - Alpe di Fassa, con posti avanzati, verso oriente, su Cima di Bocche e sulla Cavallazza, il comando della 17a divisione ordina di occupare le posizioni di Cima di Bocche, mentre le truppe dislocate in Val S. Pellegrino impegnano l'avversario per garantire il fianco destro dei riparti operanti in Val Travignolo.
Alla brigata Tevere, che per la prima volta deve misurarsi col nemico, è affidata la conquista di Cima di Bocche e del costone che scende per q. 2610 e q. 2143 in Val Travignolo, concorrendovi con due battaglioni, il I e il II/215° e sei compagnie del 216°; mentre un battaglione e due compagnie del 216° sono messe a disposizione della brigata Calabria operante in Val S. Pellegrino.
Il II/216° è al Passo di Valles a disposizione del comando del IX corpo d'armata. Poiché la conquista di Cima di Bocche deve aver luogo di sorpresa, i riparti della "Tevere", nella notte sul 19, avanzano fino al bosco, sulle pendici sud del costone Juribrutto e vi rimangono tutto il 19. Alla sera i suoi fanti iniziano, sotto una pioggia dirotta e nella profonda oscurità, la marcia di avvicinamento verso gli obbiettivi loro assegnati.
All'alba del giorno 20 luglio ha inizio l'attacco: il I/215°, attraverso un terreno difficile, giunge di sorpresa a q. 2544, e mentre una compagnia si rafforza, le altre due puntano direttamente sull'osservatorio di Cima di Bocche. La prima ondata giunge di sorpresa a circa 150 metri dal reticolato nemico, ma scoperta, è accolta da tale fuoco di mitragliatrici e fucileria da essere costretta, malgrado ripetuti attacchi, a ripiegare ed a rafforzarsi sulla nuova linea occupata.
Il II/215°, superate le insidie del terreno, raggiunge il costone di Bocche che guarda il Rio e vi si rafforza malgrado la viva reazione nemica. Con ripetuti attacchi, i fanti della "Tevere" ritentano, durante la giornata, l'occupazione di q. 2610, ma il loro slancio è infranto da violento fuoco.
Il 216°, alle prime luci del giorno 20, avanza anch'esso senza inconvenienti verso il costone di Val Miniera, ove si rafforza prendendo contatto a destra col 215° a q. 2117 ed a sinistra, in fondo Val Travignolo, con riparti della brigata Calabria. Durante la giornata le truppe dislocate lungo il costone di Val Miniera sono soggette a vivo bombardamento nemico che impedisce ogni ulteriore progresso.
Nella notte del 21 viene tentato nuovamente l'attacco contro le posizioni di Cima di Bocche. Vi concorrono tre compagnie del I/215° verso il costone di q. 2610.
All'ora stabilita la "Tevere" ritenta l'attacco contro gli obbiettivi assegnati, ma il nemico, che vigila attentamente, arresta i movimenti del I/215° e prontamente reagisce con violento fuoco d'artiglieria e di fucileria. Purtuttavia le prime squadre avanzano arditamente e mentre l'ala sinistra è a meno di 200 metri dalle linee avversarie, le pattuglie dell'ala destra raggiungono i reticolati dell'osservatorio e tentano di aprirvi dei varchi, ma il fuoco, sempre micidiale, costringe i superstiti a ripiegare sulle posizioni di partenza. Il II/215°, giunto sul costone di fronte a q. 2610, è anch'esso fatto segno ad intenso fuoco per cui deve sostare sulla posizione raggiunta.
Il giorno 23 luglio, allo scopo di isolare le truppe nemiche che occupano Cima di Bocche, il comando di brigata riceve ordine di occupare la forcella omonima ed a tal fine dispone che il II/215° da q. 2610 (Cima di Bocche), punti all'alba del 24, sulla mulattiera che risale la forcella e sulla stazione della teleferica di Forcella Bocche - Cima di Bocche e che, nel contempo, il I/215°, svolga azione dimostrativa dalle posizioni fronteggianti l'osservatorio di Cima di Bocche. All'alba i riparti attaccano risolutamente q. 2610, ma invano poiché il nemico interdice l'avanzata con poderoso fuoco di fucileria, mitragliatrici ed artiglieria infliggendo loro gravi perdite.
Il combattimento dura accanito tutta la giornata, ma con scarsi risultati: la colonna attaccante riesce a mantenersi e a rafforzarsi sulle posizioni immediatamente a nord - est del lago di Lusia.
Nei giorni successivi la brigata, constatata l'inopportunità di proseguire nell'impresa, si rafforza nelle posizioni raggiunte (costone est di Cima di Bocche - nord di q. 2387 - Malga Bocche q. 1681 - Paneveggio escluso). Essa ha perduto 21 ufficiali e 493 militari di truppa.
Il 4 agosto le viene nuovamente ordinato di occupare Forcella e Cima di Bocche; vi concorrono: il I/215° il quale in primo tempo agisce dimostrativamente contro le posizioni di Cima Bocche; il II/215° che, attaccando lungo la direttrice di quota 2610 - stazione teleferica, punta su Cima di Bocche; il II/216° al quale è affidata l'occupazione di Forcella di Bocche. Dopo intenta preparazione d'artiglieria, nel pomeriggio di detto giorno i battaglioni muovono verso i rispettivi obbiettivi, ma la natura del terreno prevalentemente rocciosa ed il fuoco incrociato delle mitragliatrici ne arrestano lo slancio. Sul far della sera hanno potuto guadagnare, subendo forti perdite, poco terreno.
Nei giorni 5 e 6 i tentativi, sempre sanguinosi, sono rinnovati: i riparti della "Tevere" si portano a pochi metri dal reticolato nemico, ma sono fermati da nutrito fuoco che consente agli attaccanti sensibili progressi. Viene così sospesa ogni ulteriore azione e le posizioni raggiunte vengono rafforzate.
La sera del 18 agosto, il nemico, approfittando dell'oscurità e della fitta nebbia, attacca in forze e con improvviso lancio di bombe a mano, la posizione occupata dal I/215°, a sud dell'osservatorio di Cima di Bocche, riuscendo ad impadronirsi di un tratto di trincea.
Vani riescono, il giorno successivo, gli sforzi per riconquistare il terreno perduto: la lotta per quanto condotta con massimo vigore tutta la giornata, non riesce a restituire la posizione perduta, per cui le truppe, alla sera, in vista delle forti perdite subite, ricevono ordine di desistere dall'attacco e di consolidare la retrostante linea occupata.
Fino al 12 ottobre la brigata alterna i suoi riparti in prima linea nelle consuete posizioni: costone di Cima di Bocche - testata Val Miniera - sud di q. 2387 - nord di q. 2182 - sud-est di Forcella Juribrutto, ove essi svolgono attive azioni di pattuglie respingendo continui attacchi nemici che inutilmente tentano di strappare ai difensori le linee più avanzate.
Verso la metà di ottobre il comando della 17ª divisione affida alla brigata Tevere il compito di occupare l'osservatorio di Cima di Bocche ed il "Montucolo Nero" (contrafforte ad ovest di q. 2544): caposaldi importantissimi.
Le avverse condizioni atmosferiche, neve e tormenta, impediscono di compiere tale occupazione nei giorni stabiliti, malgrado che le truppe avessero già occupate, in precedenza, le posizioni assegnate per lo scatto. Le condizioni del terreno vanno sempre più peggiorando per cui l'attacco simultaneo verso i due obbiettivi non è possibile tentarlo e si dispone di attaccare in un primo tempo l'osservatorio austriaco, tenendo impegnato il "Montucolo", verso il quale si sarebbe rivolto l'attacco in un secondo tempo.
Solo il 3 novembre, migliorate le condizioni del tempo, l'azione può essere iniziata.
Dopo adeguata preparazione d'artiglieria i riparti arditi del 215° e la 7ª compagnia del 216°, per un canalone che dall'osservatorio giunge al vallone di Juribrutto, si portano fin sotto le trincee nemiche. Il II/215°, manovrando su un terreno aspro, malagevole e battuto da fuoco di mitragliatrici, riesce, con la sua 7ª compagnia, a porre piede sulla cima dell'osservatorio pochi momenti dopo che le pattuglie degli arditi e la 7ª compagnia del 216° ne hanno assicurato il possesso.
L'avversario reagisce con violentissimo fuoco d'artiglieria che perdura tutta la notte ed invano si accanisce i giorni seguenti per rioccupare l'importante posizione, ma i fanti della "Tevere" bravamente la difendono con lotta corpo a corpo.
Fortissime sono le perdite da ambo le parti; il nemico, ributtato, lascia sul terreno circa duecento cadaveri. Ma il 7, mentre il I/216° sostituisce in linea il III/216°, il nemico, dopo aver concentrato sulla cima dell'osservatorio terribile fuoco di artiglieria, se ne impadronisce nuovamente.
Invano il presidio cerca un riparo nelle opere di difesa non ancora consolidate, ed anche vani riescono i contrattacchi, poiché alle difficili condizioni del terreno di aggiunge ora la neve e la tormenta che paralizzano ogni operazione.

Fino al dicembre la brigata permane nelle anzidette posizioni alternando i suoi riparti in turni di prima e seconda linea.

 

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Anno 1917

Durante la stagione invernale la "Tevere" continua a presidiare le consuete posizioni, lottando con il rigore del clima e mantenendo, con azioni di pattuglie, in continuo allarme il nemico.
Il 18 febbraio si schiera per ala nel settore: Juribrutto - Cima di Bocche - Lago Bocche - Malga Bocche - Paneveggio.
Il 5 maggio la "Tevere", destinata sulla fronte isontina, parte per la ferrovia da Feltre, diretta a S. Maria la Longa, donde prosegue, per via ordinaria, per la zona Porpetto - Castello di Porpetto - Gonars - Morzano (2ª divisione) ove attende ad un periodo d'intensa istruzione.
Nella notte sul 20, essa viene dislocata nella zona Visco - Crauglio e la notte successiva, in vista di un'imminente offensiva che deve svolgere la 3ª armata, si porta nel Vallone, a nord di q. 85, quale riserva di corpo d'armata.
Alla sera del 23 maggio è chiamata in prima linea nel settore del Dosso Faiti, in sostituzione dei riparti della "Ferrara" e della "Brescia", passando a disposizione della 22ª divisione, con la quale deve concorrere alla conquista del tratto di fronte compreso fra q. 464 e 378 e tendere quindi verso Golnek. Le truppe, benché giunte solo all'alba del 24 sulla nuova linea, muovono all'ora fissata all'attacco, ma le prime ondate vengono immediatamente fatte segno a vivissimo fuoco d'artiglieria e mitragliatrici smascheratesi improvvisamente da q. 378. Gravi sono le perdite.
Altri tentativi di avanzata vengono fatti successivamente e pur guadagnando terreno, non è possibile di raggiungere le posizioni avversarie, perciò le truppe nella notte vengono ritirate sulla linea di partenza.
Il giorno successivo il nemico, preceduto da violento fuoco d'artiglieria, tenta di attaccare le posizioni occupate dal 215°, ma ovunque viene respinto con gravi perdite.
In queste sole due giornate la brigata ha perduto 13 ufficiali e 734 uomini di truppa. Nella notte sul 25 la "Tevere" estende la sua fronte, dando il cambio alla "Lecce" e passa alla dipendenza della 58ª divisione.
Verso la fine di maggio l'avversario inizia un persistente tiro di demolizione sulle posizioni occupate dalla brigata, concentrandolo specialmente sul tratto Dosso Faiti (q. 432), "Dente" e sulle alture di q. 393 e q. 376. Nel pomeriggio del 3 giugno tale fuoco diventa violentissimo specie su Dosso Faiti e sul tratto fra q. 432 e Dolina dell'Acqua; alla sera attaccata dal nemico, la nostra linea di difesa, distrutta dal violento bombardamento di quattro giorni, non presenta alcun ostacolo all'avversario, nessuna protezione ai difensori, buona parte dei quali sono stati messi fuori combattimento.
Malgrado ciò, i riparti della "Tevere" riescono ad arrestare l'avversario ed a mantenersi sulle proprie linee. Poco dopo però questo, più forte in numero, riesce a sopraffare i difensori del "Dente" e di Dolina Acqua, ed a spingersi sul Dosso Faiti ove si rafforza saldamente. Ma i fanti della "Tevere" con audacia e con valore muovono, all'alba del 4 giugno, al contrattacco e, dopo accanita lotta, scacciano dalle nostre posizioni il nemico inseguendolo e gli infliggono gravissime perdite oltre alla cattura di 62 prigionieri e vario materiale. Queste due giornate di viva lotta costano alla brigata la perdita di 31 ufficiali e 1030 militari di truppa.
Il suo contegno la rende meritevole della citazione sul bollettino del Comando Supremo.
Il giorno 8, sostituita dalla brigata Pallanza, si trasferisce nella zona Sdraussina - Romans per riordinarsi e riposare.
Dal 20 al 22 luglio essa concorre ai lavori della terza linea di difesa del Vallone. Il 23 viene nuovamente riunita tra Medea e Chiopris, passando alla dipendenza della 21ª divisione.
L'imminente ripresa offensiva (11ª battaglia dell'Isonzo) chiama nuovamente avanti la "Tevere", che nella notte sul 17 agosto, torna nel settore di Dosso Faiti ove sostituisce la "Perugia". La brigata deve, il giorno 19, attaccare tutto il settore della divisione e cioè la linea compresa fra le pendici sud di q. 373 e quelle sud di q. 363. All'ora fissata i suoi fanti muovono all'attacco: il II/216°, sulla destra, seguito dalla 1ª e 2ª compagnia, dopo aver raggiunto, di sorpresa, la prima trincea nemica, a circa 20 metri sotto la q. 363, si slancia alla conquista della seconda, posta sulla cima; la quota viene occupata, l'avversario è messo in fuga ed in parte catturato; ma, riavutosi dalla sorpresa, passa immediatamente e con rilevanti forze al contrattacco. Invano resiste il II/216°, che perduto quasi tutti i suoi ufficiali, fra i quali il comandante, è costretto a retrocedere.
Con successivi assalti, condotti dallo stesso comandante di reggimento, ritenta di occupare la quota perduta; ma il nemico contrattacca nuovamente e con maggiore accanimento. Il I e II/216° oppongono energica resistenza, ma poi, ferito il colonnello, non appoggiati sulla destra e minacciati di aggiramento, sono costretti a ripiegare lentamente fino al caposaldo di q. 309.
A sinistra il I/215°, seguito dal II battaglione, dopo aver sorpreso anch'esso con rapido assalto il nemico, ne raggiunge la prima trincea sulla Sella, fra q. 363 e q. 378. L'avversario ben presto reagisce con precisi tiri di mitragliatrici e d'artiglieria. I due battaglioni aggrappati al terreno per alcune ore resistono tenacemente, favoriti dall'occupazione di q. 363, fatta dal 216° e da quella di q. 278 effettuata più tardi da truppe della 58ª divisione. Il ripiegamento dei riparti laterali li costringe poi ad abbandonare il terreno occupato.
Nella notte sul 20 la "Tevere", ritirata dalla prima linea, passa in riserva divisionale, lasciando il II/215° ed il III/216° a disposizione della brigata Piacenza con la quale ritentano, con scarsi risultati, l'occupazione dei noti obbiettivi.
Nella notte sul 22 la brigata riprese la primitiva dislocazione in prima linea: il 216° a destra con la linea più avanzata verso il caposaldo di q. 309, il 215° a sinistra.
Il 22 agosto essa ha il compito di stabilire il contatto con la 58ª divisione, che ha conseguito il possesso di q. 378 occupando e rafforzando una nuova linea che vale a collegare le vecchie trincee con le nuove posizioni occupate dai riparti laterali.
All'ora stabilita le truppe avanzano ed occupano la nuova linea che apprestano a difesa. Nella notte sul 24 la brigata, che ha perduto 42 ufficiali e 1478 gregari, sostituita dalla "Perugia" si trasferisce a Sdraussina per riordinarsi e per usufruire di un turno di riposo. Il 5 settembre, chiamata nuovamente in linea, torna nelle consuete posizioni del Dosso Faiti (58ª divisione) esplicando la sua attività con l'invio di frequenti pattuglie.
Il 26, rilevata dalla brigata Rovigo, si trasferisce nella zona di Versa, per poi passare, il 1° ottobre, in quella di Trivignano Udinese, Claujano, S. Stefano.
Il 15 tutta la brigata si riunisce a Sdraussina ed invia, alternativamente, i suoi riparti a Boschini Superiore, Rubbia ed a q. 87, nel Vallone, per lavori di difesa e di rafforzamento.
Il 25, all'inizio dell'offensiva austro-tedesca, la brigata ha sulla linea di difesa del Nad Logem due compagnie del 215° ed il III/216°; il resto della 216° ed il I e III/215° sono alla dipendenza della brigata Ancona, sulla 2ª linea di resistenza del Faiti, a q. 309.
Nel pomeriggio del 26, dopo un violento bombardamento durato tutta la mattinata, il nemico attacca le posizioni del Faiti e le occupa. La sua ulteriore avanzata è pero arrestata ad ovest dal III/215°, dal I/216° e da altri riparti della brigata Ancona. Nella notte si prepara e si inizia il contrattacco per ristabilire la nostra occupazione sul Faiti. Vi sono destinati il III/216° e la 1ª e 2ª compagnia del 215° agli ordini del comandante del 216°. L'attacco deve pronunciarsi fra q. 376 e q. 393. Con ardimento i riparti scattano dalle loro linee all'ora fissata, e giungono fino a Dolina dell'Acqua, dalla quale si accingono ad attaccare q. 393. Ma in seguito agli avvenimenti svoltisi sulla fronte della 2ª armata l'attacco non viene spinto a fondo.
Il 27 la "Tevere" ha ordine di ripiegare; il nemico che se ne accorge tenta incalzarla, ma è arrestato: il III/216°, che mantiene contegno aggressivo contro la q. 393, mancatagli la protezione sul fianco sinistro, in parte accerchiato, subisce gravissime perdite; il III/215°, dopo aver arrestato l'avversario, malgrado le perdite ripiega ordinatamente; il I/216° resiste sulla quarta linea fino alla sera e solo quando tutte le altre truppe si sono ritirate, inizia il ripiegamento degli altri riparti fino alla sera, e solo allora, secondo gli ordini ricevuti, abbandonano, ultime, le nostre posizioni sul Carso ad est del Vallone. Il ripiegamento della brigata ha luogo per la strada Cotici - Sdraussina - Ponte di Sagrado - Romans.
Il mattino del 28 ottobre è riunita a S. Vito al Torre, il 29 a S. Andrat. Qui essa riceve ordine di prendere posizione sul Cormor a protezione del ripiegamento delle altre truppe dell'armata ed a difesa del Ponte di S. Andrat (XXV corpo d’armata).
Il 30 la brigata prolunga l’occupazione della linea sul Cormor verso nord, oltre la strada napoleonica.
La "Tevere", alla dipendenza della 4ª divisione, raggiunge il Tagliamento che passa al ponte di Madrisio.
Il giorno 2 novembre si trova riunita a Pradipozzo, ritornando alla dipendenza della 58ª divisione. Nel pomeriggio del 2 novembre, in seguito ad ordine della 3ª armata, si porta a Tajedo ove costituisce, con altri riparti, riserva d'armata con l'incarico di proteggere il ripiegamento fino alla Livenza ed al Piave. Alla "Tevere" è affidata la difesa del tratto di fronte sulla destra del Tagliamento, da S. Vito a S. Giovanni, ivi rimane fino al 4. Il giorno successivo, dopo che tutte le truppe dell'VIII corpo d'armata hanno ripiegato, raggiunge Quartarezza percorrendo l'itinerario: Ponte del Partidor - Villafranca - Colle - Chions - Barco - Quartarezza. Ivi giunta riceve ordine di trasferirsi in autocarri sulla destra del Piave, ad Arcade, per il rafforzamento dei ponti della Priula.

Il mattino del 6 è riunita ad Arcade (48ª divisione). Il 7 la brigata schiera i suoi riparti sulla destra del Piave nel settore fra C. Breda - ponte della Priula - C. Tonetto, ove le truppe alacremente si rafforzano. Il 5 dicembre, sostituita da riparti della brigata Aquila, si trasferisce a riposo nella zona Spresiano - Visnadello.

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Anno 1918

Il 4 gennaio la "Tevere" è in linea sul Piave (zona di Nervesa) nel tratto di fronte compreso tra il ponte della ferrovia e C. Palazzon. Il 27, poiché la sua fronte viene ceduta alla 5ª divisione britannica, essa si traferisce in un primo tempo nella zona ovest di Treviso e quindi in quella di Trebaseleghe - Rustega - Massanzago. Il 18 marzo, dopo un periodo d'intensa istruzione, è richiamata in linea sul Piave ed assume la difesa del sottosettore di Arcade.
Il 24 aprile, sostituita dalla "Aquila", ritorna a riposo nella zona Visnadello - Povegliano. Il 2 maggio è sul Montello ed il 19 passa alla dipendenza della 58ª divisione. Il 23, sostituita dalla "Lucca", si trasferisce nella zona Cusignana - Giavera.
Il 5 giugno, in vista della prossima offensiva nemica, è destinata nuovamente sul Montello alla difesa del settore Fontane.
Scatenatasi, il 15, l'offensiva sul Piave, la brigata, in una mirabile fusione di energia e di fede con altri riparti, contende al nemico palmo a palmo il terreno.
Casa Facchini, C. Serena, Dolina Astico sono località ove i valorosi fanti della "Tevere" hanno paralizzato ogni ulteriore progresso nemico.
Il contegno del 215°, in questi giorni, merita la citazione sul bollettino del Comando Supremo.
Il 20 la brigata, che ha perduto, in questa battaglia, 42 ufficiali e 2128 di truppa, viene riunita per organizzarsi ad Albaredo di dove prosegue, il 24, per la zona Bessica - Cassola ed il 7 luglio è nella plaga di Signoressa - Falzè.
Nei mesi successivi compie turni di linea nel settore di Nervesa, alternandoli con adeguati periodi di riposo fino all'ottobre, allorché, suonata l'ora della riscossa, anche essa passa il Piave per infrangere e travolgere la resistenza nemica.
Il 22 la "Tevere" si trasferisce, dalla zona di Ruga -  Paderno, dov'era a risposo, sul Montello: in Val dell'Acqua, in attesa d'iniziare l'offensiva. L'operazione è ritardata fino al 28 ottobre, giorno in cui la brigata passa il Piave a nord di Villa Berti, presso Nervesa. Ad essa viene ordinato di fiaccare la resistenza nemica tra Mercadella e Villa Jacur e conquistare quindi le posizioni di S. Daniele, fino al trivio di q. 194.
Con slancio occupa le prime posizioni nemiche, quindi giunta all'altezza di val delle Zocche, il I/215°, convergendo a destra, attacca le pendici del costone di S. Daniele e rapidamente ne raggiunge la sommità; prosegue nella manovra sulla sinistra il III/215° risalendo per il costone culminante a q. 203, mentre il II/215° si slancia all'occupazione di Villa Jacur. Assolto questo primo compito, il 215° si attesta tra S. Daniele ed il trivio di q. 194. Dopo breve sosta sui primi obbiettivi, la brigata riprende l'avanzata verso le successive posizioni di Col della Guarda - M. Cucco su cui punta, occupandolo, il I/215° mentre il II ed il III si schierano da Col della Guarda a C. Antica.
Il mattino del 30 la "Tevere" riceve ordine di trasferirsi a S. Marco di Felletto ed il giorno successivo a Vittorio Veneto. Il 31 riprende l'avanzata su Fadalto dovendo iniziare l'attacco per espugnarlo. Le truppe del 216° assolvono bene tale compito e, malgrado il tiro d'artiglieria e mitragliatrici avversario, riescono ad occupare le prime case del paese, mentre il II e il III/215° rimontano le alture occidentali e per Col Visentin e M. Faverghera, puntano sul fianco destro e a tergo dell'avversario. Il I/215° e I/216° risalgono quelle orientali, a Busa Grande, e per Costa attaccano anch'essi al fianco sinistro ed alle spalle del nemico.
Allo spuntare dell'alba la colonna di destra cade sull'avversario e lo costringe alla resa, mentre quella di sinistra completa la sua manovra, con uguale azione avvolgente.

Occupato Fadalto, la brigata marcia verso Ponte delle Alpi ove giunge nelle prime ore del mattino del giorno 2 ed estende l'occupazione fino al Piano di  Vedola infrangendo le ultime resistenze nemiche. Il 4 novembre la "Tevere" è dislocata nella zona Ponte delle Alpi - Polpet, ove trovasi all'armistizio "Badoglio".

 

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