Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


BRIGATA "UMBRIA"

(53° e 54° Fanteria)

Mostrina

 

Sede dei reggimenti in pace: 53° Fanteria, Vercelli; 54° Fanteria, Ivrea.

Distretti di reclutamento: Catanzaro, Lodi, Lucca, Palermo, Savona, Varese

 

anno 1915

anno 1916

anno 1917

anno 1918

 

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Anno 1915

Gli ordini per l’inizio delle ostilità raggiungono i reggimenti, già in occupazione avanzata sugli alti passi cadorini di confine (a Chiapuzza, nell’alta Val Boite) alla dipendenza della 2a divisione.
Soltanto ai primi di giugno il 53° si trasferisce all’Ospizio Tre Croci (est di Cortina d’Ampezzo) con posti di osservazione al Col d’Ivrea, e in queste posizioni riceve il suo battesimo di fuoco dalle cannonate del forte austriaco di Som Pauses. Qualche giorno dopo, l'8 giugno, la 2a divisione muove all’investimento dello sbarramento di Som Pauses e il 53° fanteria concorre all’azione puntando da Val Grande contro la fronte Podestagno - S. Blasius; ma il fuoco dei trinceramenti nemici, robusti e in piena efficienza, ne arresta l’avanzata sulle posizioni del Lago Nero, dove il reggimento sosta e si rafforza.
Fino a luglio, quindi, si svolge una guerriglia di pattuglie e di ricognizioni, dirette specialmente alla Croda dell’Ancona, lungo la grande strada d’Alemagna, ed oltre il Lago Bianco, fra le quali una, con carattere più decisamente offensivo, alla Punta del Forame.
Il 28 luglio la brigata si trasferisce nel contiguo settore dell’Ansiei; il 53° occupa Forcella Bassa di M. Piana ed il 54° una posizione avanzata in Val Popena. Tale dislocazione è presa in vista del compito affidato alla "Umbria" nelle imminenti operazioni offensive contro lo sbarramento di Landro, per le quali il 53° ha per obbiettivo la conquista di M. Piana, mentre il 54° deve favorire il compito principale avanzando in Val Popena; le azioni cominciano il 3 agosto, ma non possono progredire con lo slancio e nella profondità desiderata perché le posizioni austriache, molto forti per natura, ben presidiate e organizzate, oppongono ostacoli insuperabili; la lotta si stabilizza assumendo talvolta anche carattere difensivo, soprattutto per i violenti ostinati contrattacchi avversari sul M. Piana.
Però l’11 agosto va noverata come bella e gloriosa giornata per la "Umbria"; due compagnie del 54°, spintesi lungo il costone occidentale di M. Piana, dopo aspra lotta, mettono piede in alcuni trinceramenti nemici, catturando una quarantina di prigionieri. Il valore delle posizioni conquistate è confermato dalla reazione del nemico, che nei giorni 12 e 13 tenta di ritoglierle, ma inutilmente, perché i suoi ripetuti attacchi s’infrangono contro la valorosa resistenza dei bravi fanti.
La nostra azione offensiva viene ripresa per tre volte ancora in quest’anno, ma nel suo complesso (salvo brillanti, ma parziali successi e nonostante il valore e la tenacia delle nostre truppe) essa si chiude senza aver potuto raggiungere gli obbiettivi principali che si proponeva. Il nemico vigila attentissimo e difende con grande ostinazione queste posizioni importanti, avendo a suo favore il terreno naturalmente forte e la maggiore esperienza di guerra. Le fasi più importanti di questo periodo sono segnate dalle seguenti date:
11 settembre: ripresa offensiva, nella zona del Forame, del M. Piana, del Forame e del Rautkofl, protrattasi, senza risultati notevoli, sino alla fine di settembre.
Dal 18 al 25 ottobre, nuovi attacchi contro M. Piana e Rautkofl, che, pur assumendo talvolta carattere d’intensa drammaticità, per l’estrema asprezza del clima e del terreno, ci danno solamente la conquista di alcuni elementi di trincea. Il 26-27 il 54° attacca con i suoi reparti nella piana di Carbonin (Schluderbach), portandosi fin sotto e dentro i reticolati del nemico, cui riesce a strappare un ridotto avanzato.

Sopraggiunto l’inverno, i combattimenti s’interrompono e la brigata trascorre un periodo di vigilanza, nei settori alternativamente delle valli Ansiei, Padola e Visdende.

 

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Anno 1916

Ai primi di marzo, benché ancora la neve sia alta sulle Dolomiti, si risveglia tuttavia l’attività offensiva da parte delle nostre truppe.
La brigata Umbria, dall’11 al 15 marzo spinge pattuglie ed esegue puntate offensive in Val Popena e sulle pendici occidentali di M. Piana. Successivamente, per rinforzare alcune posizioni nemiche, conquistate dalla brigata Como sulle pendici del Rautkofl, vengono inviate due compagnie del 54° fanteria a presidiarle.
Quivi, nella notte sul 7 aprile, dopo un violento bombardamento, il nemico attacca in forze: i difensori, dopo accanita, lodevole resistenza, sopraffatti dall’avversario, sono costretti a ripiegare.
In giugno, per alleggerire altra parte della nostra fronte, la pressione sul nemico si fa più intensa; alle truppe di questa fronte montana non tocca l'onore di prender parte ancora alle grandi battaglie, ma bensì il compito più modesto, ma sempre gravoso, di tenere impegnato il nemico, di molestarlo, cosicché non possa spostare liberamente le sue riserve.
Quasi giornalmente dalle trincee della "Umbria" si spingono audaci pattuglie in Val Rimbianco ed in Val Popena.
Il 24 agosto un reparto di arditi del 54°, con brillante azione di sorpresa, s'impadronisce di una trincea nemica avanzata sul costone orientale di M. Piana, detta il "Fosso Alpino" catturandovi 24 prigionieri e materiale di guerra; la nuova posizione viene subito rafforzata ed allacciata alle linee preesistenti.

Il resto dell’anno trascorre per la "Umbria" senza altri avvenimenti notevoli.

 

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Anno 1917

L’inverno è particolarmente lungo e rigido; nevi, valanghe e tormente impediscono per lungo tempo ogni attività bellica che non sia un’assidua vigilanza. Il 1° di febbraio la brigata, sempre restando nelle sue posizioni, passa alla dipendenza della 1a divisione.
Per lunghe settimane, perdurando relativa tranquillità su quella fronte, i reparti della "Umbria" si alternano nei servizi di trincea, eseguendo ricognizioni, servizi di pattuglie e soprattutto lavori difensivi per dare alla linea più completa efficienza.
Ai primi di agosto il 53° fanteria si trasferisce nella zona di Podestagno, lungo le pendici di M. Cadin - Col Rosà - Colletto Fiorenza - sbocco di Val Travenanzes.
Alcuni giorni prima della grande offensiva austro-germanica dell’ottobre, il nemico, nell’intento di distrarre la nostra attenzione e le nostre forze dal suo asse d’azione principale, esegue alcuni attacchi diversivi in alcuni punti della fronte. Uno fra questi, particolarmente violento e condotto in gran parte da truppe germaniche, viene sferrato sul M. Piana, presidiato da reparti del 54° fanteria.
All’alba del 21 ottobre, le artiglierie nemiche, con improvvisa attività, tengono per qualche ora sotto fuoco violento le nostre linee di Val Rimbianco, M. Piana e Val Popena; il 22 il bombardamento è ripreso con maggiore intensità, specie sulle posizioni di M. Piana, presidiate da reparti del III/54°. Dopo un’ora circa di fuoco, una poderosa ondata d’assalto, sostenuta anche da numerosi lanciafiamme, avanzando celermente, riesce ad impadronirsi di alcuni elementi di una posizione trincerata chiamata "La Ghirlanda"; ma i nostri fanti non tardano alla riscossa; il giorno 23, dopo breve ed efficace concentramento di fuoco sulle trincee perdute, il III/54°, sostenuto da altri reparti, si lancia impetuosamente al contrattacco e, dopo accanita lotta, ricaccia il nemico e occupa di nuovo la posizione. Per quest’azione la Bandiera del 54° fanteria è decorata di medaglia d’argento.
Il giorno 31 ottobre, in seguito agli avvenimenti sulla fronte Giulia ed alla ritirata della 2a e 3a Armata e delle truppe della zona Carnia, vengono emanate le disposizioni per il ripiegamento anche delle truppe del Cadore.
Il 3 novembre alle 22 avviene, senza incidenti, lo svincolo dal nemico e i reparti, incolonnatisi alla dogana di Misurina, prendono a marciare verso S. Vito di Cadore. L’8, a mezzo di autocarri, la brigata, sempre alla dipendenza della 1a divisione, è riunita a Montebelluna e il 10 è di nuovo di fronte al nemico, nel nuovo settore di Nervesa (da Nervesa a Croda della Spia).
L’azione del nemico si manifesta in questi giorni con raffiche di artiglieria, ricognizioni aeree e puntate di pattuglie sulla sinistra del Piave; i soldati della "Umbria" vigilano attentamente e curano il rafforzamento delle nuove linee.
Il 1° dicembre, ricevuto il cambio da truppe della 41a divisione britannica, la brigata si reca a Paderno d’Asolo, dove resta a riordinarsi fino al 10 dicembre.
Al termine di questo breve riposo, nella notte 11-12 dicembre la 1a divisione con le truppe delle brigate Umbria ed Emilia entra in prima linea nella regione Grappa - Tomba - Monfenera, in piena battaglia, passando al XVIII Corpo d’Armata. L’ala destra della brigata I e II/53° e III/54° - nel tratto M. Pallone - Monfenera non subisce che il contraccolpo dell’attacco nemico e cioè violente azioni di artiglieria che provocano notevoli perdite. L’ala sinistra invece - I e II/54° e III/53° - è chiamata celermente in linea fra il M. Spinoncia e la V. Calcino, dove la lotta è accanita. Nella giornata del 13 il III/53°, inviato ad alimentare la resistenza dello sbarramento di V. Calcino, dove già si prodigano altri battaglioni di fanteria e di alpini, si batte fieramente, sbarrando il passo al nemico, prodigando il sangue e la vita dei suoi migliori soldati. La giornata costa al battaglione oltre 300 uomini, ma il nemico è trattenuto e il bollettino del Comando Supremo fa speciale menzione del III/53° additandolo insieme ad altre eroiche truppe, all’ammirazione e alla gratitudine del Paese. I battaglioni del 54° partecipano con altri reparti ai contrattacchi sullo Spinoncia, dove la fronte di battaglia oscilla in mischie violente, e vi partecipano con tale vigore, da meritare a tutta la brigata la citazione nello stesso bollettino di guerra.

Nei giorni che seguono la battaglia rallenta gradatamente. Il nemico è stato decisamente fermato dal valore e dai sacrifici delle nostre saldissime truppe, che attendono quindi a rafforzarsi e riordinarsi.

 

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Anno 1918

Ai primi di gennaio troviamo dislocato il 53° su M. Pallone e Rocca di Forca, il 54° a Punta Brental ed Osteria di Monfenera; i reggimenti, a turno, scendono quindi per un periodo di riposo nei campi di Piè di Colle (Paderno).
Traverso lievi spostamenti nei vari settori e qualche periodo di riposo più lungo (per esempio dal 14 aprile al 30 maggio nelle colline Asolane) giungiamo così al giugno: la "Umbria" è in linea pronta per sostenere l’urto nemico nella battaglia del Piave.
Le rapide vicende della lotta sul Grappa non richiedono che i fanti del 53° e 54° siano impegnati a fondo nell'attacco nemico; non pertanto essi eseguiscono valorosamente quanto le circostanze impongono.
La brigata è cosi schierata: il 53° ha due battaglioni in linea da Valle Scura per Costalunga - M. Pizzo - Rocca di Forca e lungo le posizioni avanzate da Valle Ornic; il 54° ha un battaglione in linea da Osteria di Monfenera, per Punta Brental, a M. Pallone; gli altri battaglioni sono in riserva a Cima della Mandria e pendici meridionali di M. Pallone.
Alle ore 3 del giorno 15, gli austriaci scatenano la loro preparazione d’artiglieria; il 54°, dopo aver sopportato bravamente il tormento del fuoco nemico, sostiene e respinge l’urto di reparti d’assalto nemici contro alcuni posti avanzati (Casa Costa e Casa Vozzon) e verso un caposaldo chiamato "La Fossa". Gli attacchi si rinnovano anche nella giornata del 16, ma son sempre nettamente respinti.
Sulla fronte del 53° le fanterie austriache non si muovono, e nella notte sul 16 cessa quasi del tutto anche il fuoco d’artiglieria.
La battaglia è vinta in pochi giorni; la fronte italiana rimane intatta e le truppe fremono impazienti di ricacciare più in là il nemico, fuori dalle nostre terre.
Ma bisogna attendere che tutti i mezzi siano pronti, tutte le truppe riordinate e così trascorrono ancora parecchie settimane di inattività bellica con piccole azioni locali.
Il 19 luglio la brigata, sostituita in linea dalla "Udine", si reca a riposo nelle vicinanze di Cittadella.
Il 23 agosto il XVIII Corpo d’Armata, di cui la "Umbria" fa parte, torna in linea e i fanti del 53° e del 54° risalgono sul Grappa e si schierano per l’ultimo turno di trincea nelle posizioni Col dell’Orso - M. Solarolo. Il 16 settembre elementi del 53° partecipano ad un colpo di mano su posizioni nemiche fra i Solaroli e la località "Abete", conquistando la trincea della "Quota anonima del Solarolo". Il nemico però reagisce subito e dopo un violento bombardamento, esteso anche sui rovesci delle posizioni per arrestare i rincalzi, lancia forti ondate d’attacco che, dopo strenua lotta, riconquistano la posizione.

Il 6 ottobre la "Umbria" riceve il cambio dalla "Lombardia" e scende nel piano attorno a Crespano per riordinarsi. Il 28 ottobre, seguendo l’azione del XVIII Corpo d’Armata, passato a fare parte della 10a Armata, si sposta nella zona tra Venegazzù e Volpago e il 3 novembre in quella Valdobbiadene - Farra di Soligo, dove la raggiunge l’ordine della cessazione delle ostilità.

 

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