Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


Ortigara

 

Nicola BULTRINI Lucio FABI

PIANTO DI PIETRA
La Grande Guerra di Giuseppe Ungaretti

NORDPRESS Edizioni

Introduzione.

Di Ungaretti, poeta-soldato, le antologie letterarie evidenziano la scarnificazione del verso, il composto grido esistenziale, la celebrazione di un’idea di Patria, prima, e dell’uomo ingiustamente macellato poi.
Raccontano la guerra come elemento straniante e tragico ispiratore.
Ma non raccontano cos’abbia significato la trincea per il fante Ungaretti. Tralasciano la disperazione prossima all’esaurimento, le crisi di nervi, le allucinazioni, l’abuso di alcol per riuscire a dormire. Forse persino dimenticano che la morte gli si negò quando una pallottola nemica gli si conficcò nel fucile.
Qui si racconta il dramma di una vita sempre in tensione: nell’infanzia esotica del natio Egitto, nel precoce entusiasmo letterario, nella ricerca di risposte per il suicidio di un compagno d’arte, nella patriottica propensione alle armi, infine nello smarrimento esistenziale per la scoperta di un profondo “non senso” sotteso alle ragioni di ogni guerra. Allora, ecco piovere le richieste di aiuto, queste sì urlate, affinché il conflitto finisca o quantomeno gli sia sospeso, con licenze e allontanamenti dal fronte, carsico o francese che sia.
Fondante, per queste pagine, è il fitto epistolario che l’artista scambiò con gli amici e i futuri compagni di antologia.
Spaventa vedere un poeta piangere senza rime: questo libro spiega perché.

Veglia  - di Giuseppe Ungaretti

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto

attaccato alla vita.