Albo d'oro Caduti del Lazio nella prima guerra mondiale 1915 - 1918


4 novembre 1921

Io sono il Milite Ignoto

Evviva l'Italia

Non amavo la Patria

Talmente

Da morire in battaglia

La patria per me era Clara

La famiglia, gli amici

Le piante, le case

La gente che mi conosceva

Sono il Milite Ignoto

Sono morto in battaglia

Evviva l'Italia

 

un fremito di commozione percorse Piazza Venezia gremita di gente nella più grande manifestazione patriottica, che nella trasfigurazione simbolica del soldato sconosciuto, nell’ apoteosi di quella religione della Patria nel riconoscere valori, virtù, significati, memorie, trova una compartecipazione e una condivisione da parte della collettività senza precedenti.

Ma cosa era successo.

Nel 1920, l’allora colonnello Giulio Douhet propose, per primo in Italia, di onorare i caduti italiani della “Grande Guerra”, le cui salme non erano mai state identificate. L’idea era di trasportare da un campo di battaglia, in quello che era stato il fronte italiano, la salma di un soldato ignoto e di seppellirlo nella Capitale.

Nell’estate del 1921, venne approvata un'apposita legge (n. 1075 dell'11 agosto 1921, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno n. 197 del 20 successivo) che, all'art. 1, disponeva: "Il 4 Novembre 1921, nel terzo compleanno della Vittoria, alla salma sconosciuta di un soldato caduto in combattimento nella Guerra 1915 - 1918 sarà data, a cura dello Stato, solenne sepoltura in Roma sull'altare della Patria".

Il Ministro della Guerra, Luigi Gasparotto, fu delegato ad emanare le relative disposizioni per scegliere, tra i tanti caduti ignoti, undici salme, una per ogni settore del fronte. Nella scelta nulla doveva indicare il riconoscimento del caduto: né un lembo di uniforme, né un grado, né una mostrina o quant’altro. Primo atto fu quello di designare il generale Paolini - decorato con la medaglia d’oro -, alla Presidenza della Commissione insieme con il colonnello Vincenzo Paladini, capo ufficio onoranze ai caduti in guerra di Gorizia.
Inoltre, affinché tutto l’esercito, nei suoi vari gradi e nelle sue qualifiche, fosse rappresentato, fu deciso che nella Commissione ci fossero anche i relativi rappresentanti. La designazione di altri quattro componenti venne affidata a Luigi Spezzetti, sindaco di Udine, che designò rispettivamente il tenente Augusto Tognasso di Milano, il sergente Giuseppe De Carli di Azzano Decimo, il caporal maggiore Giuseppe Sartori di Zugliano ed il soldato Massimo Moro di Santa Maria di Sclaunicco
La Commissione iniziò la sua penosa opera per la scelta delle undici salme, fra le quali sarebbe stata poi scelta ad Aquileia quella deputata a rappresentare tutti i caduti della guerra.
Il numero delle undici salme  stava a rappresentare le località dei vari fronti sui quali si era combattuto, dallo Stelvio fino al Mar Adriatico (es. Trentino, Cadore, Alto Isonzo, Altopiani di Asiago, Pasubio, Grappa, Gorizia, San Michele, Montello Monfalcone e Basso Piave). Quando questo lavoro fu finito,  rimase ancora da stabilire quale delle undici salme prescelte fosse quella che avrebbe rappresentato il  “Milite ignoto”.
I feretri, tutti rigorosamente uguali, furono portati nell'antica basilica di Aquileia ed il 28 ottobre 1921, nel corso di una suggestiva cerimonia, una donna, una popolana, di nome Maria Bergamas - madre del volontario triestino Antonio Bergamas, caduto e mai più ritrovato -  fece la scelta. Passò davanti alla prima bara, si soffermò alla seconda, andò oltre e giunse di fronte alla penultima, cadde spossata ed in ginocchio abbracciò quel feretro chiamando il figlio caduto per nome. Così venne scelta la salma del caduto che rappresenterà il “Milite Ignoto“ che riposerà per sempre a Roma, all'Altare della Patria.
Le altre  dieci salme vennero poi sepolte nella terra consacrata di Aquileia.
Maria Bergamas, che rappresentò in quel contesto Maria Bergamastutte le madri, le spose e le donne d'Italia, quando anni dopo morì, venne sepolta  in quella stessa terra, per riposare, per sempre, con i "dieci militi ignoti".
La salma del Milite Ignoto venne rinchiusa in una seconda cassa di zinco e in una terza di quercia. I simboli che la ricoprirono furono: una bandiera, un elmetto ed un fucile.
Venne posta sull’ affusto di cannone e trasportata ad un vagone ferroviario appositamente predisposto ed ornato di fiori. Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima, attraverso campagne, paesi e città, in modo tale che fermandosi lungo il percorso ed in ogni stazione  permise alla popolazione di renderle onore. Furono molti gli Italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio per poter rendere onore al caduto.
Il 3 novembre, il treno arrivò nella Stazione Termini a Roma. Ad attenderlo, il Re, la famiglia reale e le più alte autorità dello Stato. Dodici decorati di medaglia d’oro trasportarono la salma all’esterno della Stazione, la deposero su un affusto di cannone e venne trasportata all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli dove fu salutata da un bagno di folla e vegliata dai commilitoni e da tanti semplici cittadini.
Il viaggio del feretro del “Milite Ignoto“fu un evento che scatenò un’inattesa ed eccezionale partecipazione popolare spontanea: le folle ammassate nelle stazioni ferroviarie, le donne piangenti chinate lungo i binari, tanta gente che in silenzio pregava con dignità i loro cari mai tornati. E poi tanti bambini e tanti giovani che lungo la ferrovia lanciavano fiori al passaggio del convoglio.
Il 4 novembre 1921, tra il suono di tutte le campane di Roma, il corteo lasciò la basilica di Santa Maria degli Angeli e, lungo via Nazionale, raggiunse Piazza Venezia in un tripudio di popolo. Tolto dall'affusto di cannone e portato a spalla da Medaglie d'Oro al V.M., salì al Vittoriano e sostò davanti al sacello aperto sotto la statua della Dea Roma mentre le bandiere di guerra di tutti i reggimenti resero onore.
Dopo il rito della sepoltura, venne letta la motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. concessagli alla memoria: "Degno figlio d'una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruenti battaglie e cadde combattendo, senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria". Il Re stesso inchiodò sul coperchio della bara la Medaglia con un martello d'oro.
Ad inumazione ultimata la lastra chiuse  il sacello. Su di essa, in latino, per sempre, l’epigrafe riporta la scritta "IGNOTO MILITI", e le date MCMXV e MCMXVIII, l’anno di inizio e l’anno della fine del conflitto.

Nel corso degli anni Trenta il feretro del Milite Ignoto venne traslato nella cripta interna del Vittoriano, denominata Sacello del Milite Ignoto, dove tutt’ora si trova. Parti della cripta e del sepolcro sono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne teatro degli scontri della prima guerra mondiale (tra cui il Grappa e il Carso).

Sacello

 

ALCUNI FOTOGRAMMI TRATTI DA UN RARO FILMATO DELLA FEDERAZIONE ARTISTICA CINEMATOGRAFICA ITALIANA E DELL’UNIONE FOTOTECNICI DONATO AGLI ORFANI DI GUERRA

 

Maria Bergamas Basilica Aquileia Addobbo Treno trasporto Milite Ignoto

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